domenica 16 marzo 2008

Palme


Benché sappia che, tradizionalmente, tra il lunedì ed il martedì dedico un post riassuntivo alle imprese del fine settimana, la domenica delle Palme è tanto particolare, nella parrocchia di S. Maria Assunta in Rosciate, che senz'altro, se ne scrivessi tra due giorni insieme al resto, dovrei riassumere oltre misura e si perderebbe lo spirito più originalmente rosciatese della cosa.

Iniziamo con un po' di amarcord: da bambini noi si aspettava con ansia la domenica delle Palme perché, a gruppi di tre, si portava in giro per il paese, lungo le vie assegnateci, un pesante cesto con i rami d'ulivo preconfezionati da distribuire alle famiglie. Si aspettava con ansia questo giorno, e per non essere costretti, come le altre domeniche, a rientrare a casa immediatamente dopo Messa e poter quindi rimanere più a lungo con gli amici, e perché - nonostante ci fossero precise norme volte a scongiurare questo fatto - a volte ci scappava qualche offerta che non sempre finiva integralmente nelle casse della parrocchia. Tant'è che, mi hanno detto oggi, ora si vieta di ricevere qualsiasi offerta e si chiede alle famiglie, se ritengono, di portarla direttamente in chiesa.

Ma questi sono poco più che ricordi. Ormai la distribuzione non la fanno più i bambini dei primi anni delle elementari, ma quelli delle medie e della quinta. Abbandonata, almeno parzialmente, questa tradizione, non significa che a Rosciate ci si aspetti una Domenica delle Palme (con annessa processione) scialba e scipita. Au contraire!

Il nostro parroco ha, dai tempi del suo insediamento ormai sette anni or sono, rivoluzionato lo stile della processione, rendendo un chiassoso e divertente corteo quella che era una compassata teoria di fedeli. Anche quando, come oggi che piove, la processione per le vie del paese salta (con grandi ringraziamenti da parte di quanti hanno fatto tardi la sera prima e la domenica mattina presumono di poter dormire), i bambini, i ragazzi, ed un certo numero di genitori e nonni divertiti si sono schierati tra i banchi con lunghi rami d'ulivo, pronti ad agitarli e ad urlare a squarciagola Viva Gesù! rispondendo alle "invocazioni" del parroco, che - esaltandosi in questo gioco a chi grida di più - quasi mi butta fuori le orecchie dall'altoparlantino che c'è alla postazione dell'organista. Invocazioni e grida che non si limitano alla prima parte della messa, come liturgia vorrebbe, ma proseguono per tutta la celebrazione tanto che non usiamo più nemmeno leggere la passio, che dovrà attendere venerdì. Si usano, infatti, le letture dell'introduzione durante la Liturgia della Parola (come dovrebbe essere fatto alla messa del mattino, e non a quella del giorno) - salvo incomprensioni con il salmista, per cui oggi abbiamo sentito letture gioiose di potestà e regalità del Cristo e un salmo che ripeteva Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?, e si tralascia di concludere la celebrazione con la commossa meditazione della morte di Gesù per la nostra salvezza, ma si esce ancora agitando rami d'ulivo ed inneggiando al Figlio di David.

Discorso a parte - e solo per oggi - vale la questione dell'accompagnamento dei canti. Non ho fatto in tempo ad alzarmi, stamattina, che mio fratello mi dice di aver ricevuto da Lucio, il sacrista, un messaggio che diceva mancassero i consueti animatori dei canti e di andare io. Senza specificare se a cantare (cosa già in generale assolutamente vitanda, ed in particolare stamane con la raucedine che m'è rimasta) o a suonare l'organo, dacché in teoria avrebbe dovuto esserci l'organista titolare (che cerca sempre di sbolognarmi il ruolo, e mi dice di andare al coro, e tutto il resto, ma finché rimarrà tanto più bravo di me non è proprio il caso) o - al limite - quello che suona la chitarra. Fattosta che arrivo in chiesa che non c'è nessuno, ed il parroco dice che avrebbe intonato lui i canti e avrei suonato io. Prendo il mio posto, suonando un po' di tutto per cercare di sovrastare le voci dei ragazzini sovraeccitati che erano arrivati prima per la processione poi saltata. Ho suonato fino all'inizio della messa, e poi i canti liturgici (non i migliori, ma meglio di quelli del sabato sera) ed i consueti offertorio e sull'uscita. Fatto salvo che il parroco è riuscito a dimenticarsi del canto finale, ed essendomi io già lanciato ho suonato Osanna al figlio di David, che non è un capolavoro di armonia, senza nessuno che cantasse. Decisamente grottesco - salvato in corner da una fughetta di Handel introdotta arbitrariamente con improbabile slittamento di tonalità.

La parte più difficile del mio ruolo, specie in occasioni come quella odierna, è non scompisciarmi come l'assemblea alle uscite bizzarre del parroco - onde non essere visto da tutti. Ma come si fa, se ad un certo punto, rivolgendosi al concelebrante, fa Don Giovanni, hai detto "Viva Gesù" a voce alta? Perché non ti ho sentito. E, se non lo dici, guarda che ti sgrido davanti a tutti!?

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