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lunedì 4 febbraio 2008

Hanno aggiornato GoogleEarth

Bisogna accontentarsi di poco, essendo l'unica buona notizia di oggi.

I signori di Google Earth hanno aggiornato il database online. Questo li ha portati, oltre ad inventarsi un sacco di località inesistenti - o meglio, ad interpretare malissimo antidiluviane tavolette dell'IGM, ed equiparando come località comuni (Scanzorosciate), frazioni (Negrone), semplici cascine (Giustiniana), toponimi mai esistiti se non nella testa di qualche militare di passaggio (Fabbrica, Ponte...) e toponimi "non umani" (Fiobbio - che è un torrente - Costa del Gavarno - che è una collina) - ad aggiornare le foto caricate su Panoramio, e di conseguenza ad inserire finalmente le tre che ho scattato ed a proposito delle quali avevo ormai perso ogni speranza.

I toponimi citati nel post si possono vedere cercando in Google Earth "Scanzorosciate" e guardando un po' nei dintorni (io abito tra "Fabbrica" e "Fiobbio", benché i signori di Google non abbiano pensato di mettere "Rosciate"); per quanto riguarda le mie tre foto, i posti in cui si trovano sono indicati in questo file (non ve lo devo insegnare, si carica una volta acceso il programma). Bisogna zoomare molto e portare un po' di pazienza, perché non ho ancora capito come mai altri "pallini azzurri" di Panoramio appaiono prima e per i miei ci devi praticamente cadere sopra. Le gambe che si vedono sulla diga del Lago di Aviasco sono di mio fratello.

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venerdì 11 gennaio 2008

A zonzo per Milano

Dovevo andare semplicemente alla Vibrarecords di Milano a cercare un album dell'improbabile "artista" Kaos. Tra l'altro, come si può facilmente arguire, non per me. Peccato avessi fatto male i miei conti, e mi fossi preso l'impegno quando pensavo di essere libero questa mattina e di dover lavorare questo pomeriggio, mentre era l'esatto opposto. E, dopo aver pranzato alla trattoria dei cinesi di via Breda, che si mangia non male (tutto sommato) e, soprattutto, si paga quasi niente, mi sono portato in zona Porta Vittoria (che è nella zona sud-est di Milano, ultima fermata urbana del Passante ferroviario) in cerca del negozio (ormai, tra accompagnato e per analoghe commissioni, ci sarò andato tre-quattro volte, ed infatti questa è stata la prima volta che non mi sono perso neanche per un secondo).


Peccato che, una volta arrivato, mi sia accorto che apriva alle 15.00 ed io avevo ancora una mezz'ora abbondante di tempo da perdere. Ho letteralmente girato a caso sulla insignificante via Monte Nero, talmente insignificante che mi sono fermato a guardare le vetrine di un'armeria. Nel mentre che giravo senza meta, sono incappato in una parete di vecchi mattoni, e questa parete di vecchi mattoni aveva tutta l'aria di essere un qualcosa di monumentale, ed infatti sono arrivato alla Rotonda della Besana.


Monumento, questo, che dal punto di vista di mera priorità turistica non si può dire sia la cosa da vedere a Milano. Ma assume per me una certa rilevanza, a causa dei motivi che andrò brevemente a spiegare. E quindi non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di farci un giro.


Trattasi dell'antico cimitero dei poveri di Milano, cui si è posta mano a partire dalla fine del '600, costruito in un tardo barocco molto misurato. Al centro di una spianata c'è una chiesa a quattro bracci, sormontata da cupola ottagonale, in intonaco panna; oserei dire asburgica. Intorno alla spianata c'è la rotonda vera e propria, un ampio camminamento porticato (è un po' di tempo che non mi occupo di architettura, quindi non pignolatemi troppo sui nomi) di forma pseudo-quadrata, costruito su un'alternanza di concavità e convessità.


Motivi della mia predilezione per il posto sono



  1. Il fatto che il barocco, specie se non è un sovrabbondante Bernini, ma qualcosa di più misurato, mi piace, e questo già basterebbe, essendo la rotonda della Besana il più singolare prodotto architettonico del periodo a Milano


  2. Il fatto che, l'anno scorso, quando ancora uscivo con Quella di Milano (sigh sigh sigh), si girava un po' alla ricerca di posti insoliti (abbiamo in carnet un condominio liberty sede della prima società cinematografica arrivata a Milano, per dire), e questa rotonda di via Besana era nella mia lista. Rimpianti di un tempo che non sarà più.


Beh, a parte questo, valeva la pena - anche se non sono entrato nella chiesa che ora rovinano con improbabili esposizioni di arte contemporanea. Sono uscito dal lato opposto della rotonda, con il concreto rischio di perdermi. Però ho visto il famoso palazzo di giustizia di Milano che si vede sempre al telegiornale, e che io ormai pensavo fosse solo un'invenzione dei media. E sono stato in giro per niente perché l'album era esaurito. Otèr.

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domenica 15 aprile 2007

Canto Alto

Essendo incominciata, un po' in ritardo ma già troppo calda, la bella stagione, cosa ci può essere di meglio che utilizzare i venerdì, che l'università squisitamente ci lascia liberi, per girare in montagna, in quasi assoluta solitudine?

Essendo ancora le prime uscite, giro quasi "dietro casa", e benché già questa settimana volessi buttarmi su un monte che non è proprio una passeggiata, alla fine sono stato ridotto a più miti consigli e ho fatto la tipica passeggiata da cittadino (cioè da residente a Bergamo) e sono salito al Canto Alto (comune di Ponteranica, 1146 m s.l.m.).
Non essendo, come è chiaro, la prima volta che ci salivo (e credo di aver perso il conto, dovrei essere a tre o quattro), mi sembrava poco significativo ripetere la salita "classica", da Monterosso (quartiere di Bergamo) via Maresana e Canto Basso, né tantonmeno la salita "breve", che ho sperimentato quasi con delusione l'anno scorso, da Monte di Nese (frazione di Alzano L.do). Premesso che ci sono altri sentieri d'accesso che non ho ancora valutato, in particolare da Sorisole, ho pensato di salire da Cler di Sedrina, ma la mia scarsa confidenza con la Val Brembana mi ha portato a parcheggiare a Botta di Sedrina, dalla parte opposta di un monte.

(foto aerea della vetta)






La causa principale di questo errore va ascritta al fatto che, salendo da Sedrina, la prima tappa è la località dei Prati Parini, ameni pascoli punteggiati da roccoli in ottimo stato di conservazione, tipica meta da pic-nic, e alcuni vecchi cartelli stradali davano l'indicazione per i Prati Parini partendo da Botta; nel salire lungo il sentiero, che essendo prima mattina era all'ombra e saturo di umidità, mi sono reso conto che c'era qualcosa che non andava, perché non c'erano segnavia sui sentieri e il tutto era affidato al naso del camminatore, ma fintantoché bisognava andare in salita, e puntare più o meno nella direzione dove sapevo essere questi Prati Parini, sono andato su senza problemi. Quando poi, raggiunti i Prati, mi sono immesso sul sentiero CAI che sale da Cler, ho preso tranquillamente un buon passo e sono arrivato in vetta in tempi brevi (1h30' da Botta, 40' da Prati Parini, benché i segnavia dessero un tempo doppio). Su in vetta c'era poco di che godere: l'umidità della pianura copriva il panorama che di solito è ben ampio, a 360° - non si vedevano nemmeno le cime dell'Alben e del Grem; ed inoltre c'era abbastanza sole da far preferire stare riparati all'ombra di una roccia. Sembrava sarei riuscito ad essere a casa intorno a mezzogiorno, ma non avevo fatto i conti con i sentieri. Nessun problema fino ai Prati Parini, ma da lì bisognava scendere a Botta abbandonando il sentiero segnato e ripercorrendo il tragitto dell'andata. Giammai! La mappa del Parco dei Colli di Bergamo che mi sono portato dietro (molto saggiamente) è nuovissima, quindi potevo benissimo individuare un nuovo sentiero per scendere a valle. Già mi ero accorto di un "buco" della mappa, nella salita, per cui sapevo che avrei attraversato il letto secco di un ruscello benché sulla mappa non fossero segnati sentieri: al di là di questa valletta, poi, mi sarei ritrovato sul sentiero segnato. A complicare la vita, però, arriva il gruppo Falchi di Sedrina, che ha allestito, lungo il sentiero nel "buco" della mappa, un'area campeggio e barbecue, e che segnala che, abbandonando il mio sentiero e scendendo sulla sinistra, sarei arrivato comunque a Botta. Proviamola, mi dico, e lascio il sentiero vecchio per quello nuovo (che, come insegna il proverbio, non è mai molto saggio). Dopo aver percorso tutta l'area picnic per cercare il sentiero che scende a valle, e non avendolo trovato, mi dedico alla divertentissima, ma lunga, attività del fare il punto sulla mappa, per essere sicuro di dove mi trovassi e scegliere la direzione verso cui cercare il sentiero (infatti la zona è fittissima di sentieri, e andando dalla parte giusta ne avrei trovato uno, prima o poi: non volevo darmi per vinto e tornare sul vecchio sentiero, che tra l'altro, ad occhio, girava un po' troppo largo e quindi mi faceva perdere tempo). Aiutandomi col torrente, la presenza di pascoli o bosco, e l'indicazione di inesistenti ruderi, mi accorgo di dove sono: e puntando una particolare direzione avrei seguito un sentiero segnato sulla mia mappa. Dopo aver girato un po' a caso in quest'area picnic (estesa e sparsa tra pascoli e bosco, su un dislivello di almeno sessanta metri) trovo una traccia di sentiero che corrisponde alla direzione della mia bussola, e la prendo. In breve tempo diventa un sentiero un po' più serio, il che mi rassicura sulla bontà della mia scelta. Ma, ad un certo punto, la tragedia - che mi potevo aspettare avendo letto la cartina: un crocicchio di sentieri senza alcuna indicazione (cartello, freccia indicatrice, che altrove erano state sprecate, migliore o peggiore stato del tracciato) di quale prendere. Uno, allora, di solito pensa: prendo il sentiero che va in discesa, e più o meno andrà bene. Ecco: c'erano tre sentieri che partivano in discesa e che divergevano. Una possibilità su tre, la prima la sparo a caso: mi butto a sinistra. Dopo cinque minuti mi accorgo di due cose: la prima è che non sto perdendo quota abbastanza velocemente, e tra gli alberi intravedo, sotto di me, i posti da cui ero partito, la seconda è che sto puntando diretto la Valle del Giongo, escursione molto interessante ma che non volevo fare, essendo mio interesse rientrare in paese. Se, per disgrazia, fossi sceso nella valle, avrei dovuto risalire per raggiungere l'auto: decisamente sgradevole. Torno indietro, e decido di affrontare seriamente la scelta, con cartina e tutto il resto. Altro tempo perso, e mi accorgo che è giusto il sentiero in mezzo. Questo parte in ottimo stato, e poi assume sempre di più l'aspetto di un canale spontaneo in cui scorre acqua in caso di pioggie ingenti. Per fortuna era secco, ma la terra era talmente liscia che bisognava scendere quasi "sciando" sulla terra, appoggiandosi alle racchette e procedendo a balzi. Come se non bastasse, incrocia almeno altre cinque tracce - canali di scolo che fanno perdere completamente l'orientamento, tra ricongiungimenti, percorsi alternativi e vicoli ciechi. Nel dubbio io procedo balzando sempre più in discesa, cercando di non pensarci troppo, anche perché mi accorgo che sto scendendo nella direzione giusta: di fronte a me, dall'altro lato della valletta che sto scendendo, ci sono le baite che ho costeggiato in salita, quando avevo affrontato l'altro versante. Praticamente "piombo" sul sentiero dell'andata, a pochi metri dalla mia auto, dove - appena partito - mi ero posto la domanda se quella traccia sulla destra era un sentiero vero oppure il segno fatto dal transito di motocross indisciplinate. La mia discesa è durata due ore, e mezzogiorno è già passato - l'ho sentito suonare dalla Parrocchiale di Botta mentre ero fermo al crocicchio, cercando di fare il punto. Però sono arrivato ancora abbastanza presto, e soprattutto ho fatto sentieri non banali - che penso siano percorsi solo da qualche residente della zona che va a far legna nel suo tratto di bosco.



Foto della vetta del Canto Alto:


Percorso seguito all'andata (quello di ritorno non è molto distante, ma dopo i Prati Parini si mantiene più sulla destra, per ricongiungersi all'altro proprio alla partenza)



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venerdì 9 febbraio 2007

arch. Mangoni

Tutti certamente sanno che Mangoni di Elio e le Storie Tese è architetto, ma la cosa inquietante che ho scoperto oggi (avendo più di una settimana per preparare l'orale di analisi e, dunque, un sacco di tempo libero, perlomeno rispetto a quello cui sono abituato) è che non deve essere un architetto qualsiasi, perché pare proprio che QUESTO complesso residenziale sia di sua progettazione:


Tra l'altro, per chi fosse interessato, si trova a Milano in via Nervesa, come si arguisce da questa immagine satellitare:

Il complesso è facilmente raggiungibile a poche centinaia di metri dalla fermata Lodi Tibb. della linea gialla della metro.

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martedì 23 gennaio 2007

Sfondo desktop

Benché sappia perfettamente che la cosa non interessa a nessuno, fingerò (tipica finzione narrativa) che qualcuno mi abbia chiesto cosa rappresenta lo sfondo desktop che uso in laboratorio d'informatica (cioè questo)



Il nome usato da KDE è Stelvio, ma la cosa non ci soddisfa. Andiamo a cercare, ed ecco che troviamo informazioni a proposito del Lago di Resia, in Val Venosta: di cui ecco le informazioni reperite


La località è qui localizzata sulla mappa:



La cosa più interessante è che ho trovato (vizio mio) una bella foto aerea da cui si scorge inequivocabilmente la cima del campanile che spunta dalle acque del lago. Tra l'altro, la foto deve essere stata presa in un periodo di abbondanza di acqua, perché si vede il lago lambire la strada, cosa che ritengo ai giorni nostri non proprio comune.


Poiché ritengo che sia quantomeno originale, come immagine, devo assolutamente mostrare anche questa:




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domenica 14 gennaio 2007

Turista in terra di Bergamo

Quando uno pensa di conoscere bene casa propria...

Naturalmente ci sono sempre un'infinità di posti in cui uno non è mai stato, anche dietro casa; ad esempio, con tutte le volte che nel camminare ho attraversato i confini della riserva naturale della Valpredina (5-6 km da casa), mai una volta che sia andato a visitarla, l'ho sempre passata di sfuggita. Oppure sei uno di quelli che sa tutto di ogni via di Clusone, e poi magari si perde nel centro storico di Villa di Serio (2 km da casa) - questo riferimento è rivolto a miei amici ed amici di amici.



Così questo pomeriggio, con una compagnia di baldi giovani - di cui la metà NON conosceva la strada! - sono andato a Sarnico, sul Lago - che da noi per antonomasia è quello d'Iseo - a trovare il curato che per un anno è stato a far servizio da noi a Rosciate.



Prima cosa da dire su Sarnico: se uno ci passa lungo la strada, magari non spessissimo, come capita a me, non si accorge di essere in un paese di lago. L'entroterra è, infatti, anonimo come quello dei paesi che lo precedono, e niente fa sospettare di essere sul Sebino (tranne i cartelli con su "Comunità montana del Monte Bronzone e del Basso Sebino"). Diventa più caratteristico (senza, comunque, essere fantastico) scendendo verso la chiesa parrocchiale e l'oratorio, con il centro storico di strette vie in selciato, ma ancora non ti dice di essere sul lago. Ad uno inizia a venire il sospetto quando, di colpo, si trova davanti ad una discesa ripida che si butta verso sud, e tale discesa c'è indipendentemente da quale sia la viuzza che si percorre. Si arriva poi in qualche piazza, ché tanto una vale l'altra, con questo mitico lungolago tanto decantato che, immagino, solitamente abbia l'aspetto di una strada con un marciapiedi, peraltro assai trafficata. Stasera, fortunatamente, c'era una qualche festa di paese (penso S. Mauro) e quindi Sarnico era tutto in festa, con palazzi storici illuminati, raffigurazioni delle vicende del paese e bancarelle. Insomma, un casino che non si riusciva neanche a camminare, e niente di molto diverso oltre il celebre ponte che divide BG con BS, portando a Paratico, perché anche dall'altra parte c'era una fila di bancarelle con la solita gente che va su e giù senza comprare niente.

Tra l'altro, bancarelle anonime, quante ne ho viste decine di altre volte nelle fiere dei vari paesi della Val Seriana (e anche il giorno di S. Martino a Tregnago (VR)); che gusti che ha la gente...come andare al mercato il giovedì mattina, solo che essendo sera fa più freddo.



Guadagnamo comunque una ripresa aerea del centro storico di Sarnico. Si osserva il dedalo delle viuzze che porta al lungolago, se si osserva bene il campo dell'oratorio appena dietro il centro storico e più in lontananza, verso ovest, il centro sportivo.

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giovedì 4 gennaio 2007

A proposito di aerofotogrammetrica


Scoperta di Microsoft Live Earth, che leggo fare concorrenza a Google Earth. Ottima risposta alla ricerca ed alla navigazione delle immagini aeree, ma la mappatura della Lombardia è poco aggiornata (a occhio, soffre di almeno un decennio d'età). Tutt'altra cosa il servizio cartografico della Lombardia, ma lì sono molto più pignoli sul diritto d'autore e la pubblicazione. Quindi mi vedo costretto a pubblicare una vecchia immagine che mostra la mia localizzazione precisa in questo momento (molto meno suggestiva dell'immagine qui accanto, ma più precisa).

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