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mercoledì 26 gennaio 2011

Urlare contro la TV

In effetti non c'è molta differenza tra Berlusconi che chiama in trasmissione per urlare contro Gad Lerner e mio padre che in cucina urla contro Rotondi a Ballarò.

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mercoledì 24 novembre 2010

Ein volk

Per il Corriere è un sincero democratico

Mah. L'altro ieri, dopo trenta secondi di Parlamento Europeo, già era insopportabile. Questo, prima degli aneddoti. Dopo, era peggio. Il servizio di Corriere.tv si chiede come mai il poveretto venga spesso associato al nazismo o al fascismo. Sarà il fervore degli interventi (da leggersi: essere sempre incazzoso), il fatto che per i non germanofili un tizio che sbraita in tedesco è un topos, che essere d'accordo con lui è difficile se non si vive nella repubblica di Weimar sotto le minacce dei frei korps. Sarà che tutti lo odiano perché sono cattivi.

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sabato 18 settembre 2010

Con metodo democratico

Dalle colonne dei quotidiani nazionali abbiamo letto insigni opinionisti tuonare, a suo tempo, contro il modus operandi leninista con cui la maggioranza del PDL ha, di fatto, espulso Fini e le sue posizioni (per la formalizzazione c'è ancora da aspettare qualche settimana).

Oggi leggo che, nella migliore delle ipotesi, Veltroni e i critici del PD avrebbero fatto meglio a lavare i panni sporchi in casa, e mi puzza di leninismo anche questo; almeno quanto "profuma" (o puzza, a seconda dei gusti) di DC il documento con firme annesse, per far cadere nel dibattito interno una posizione dotata di una certa forza (facciamo un quarto dei parlamentari, ma un po' di firme che mancano mi lasciano perplesso. Ad es. Merlo, non me ne voglia, stando a quanto scrive oggi su Europa e, soprattutto, ad uno scambio di idee avuto qualche mese fa).
Solo che c'è una maggioranza PD che l'unico scambio di idee ammesso era all'interno del Comitato Centrale, rigorosamente sotto segreto.

Tirando le somme ed al netto del clamore mediatico, si tratta solo di una posizione politica, che adesso si sa non essere marginale ma significativa, soprattutto tra gli ex (ex?) popolari. Se non ci fossero tanti personaggi pavidi o troppo curiali, sarebbero anche di più le firme ("condivido il contenuto ma non i tempi ed i modi dell'iniziativa"), perché credo - e spero per il PD - che la condivisione delle posizioni espresse nel documento (rimando a leggerlo sul post) sia più ampia di quella dei firmatari. Poi si possono aggiungere tante cose: la mania di protagonismo di uno che non ha avuto il coraggio di rimanere segretario quando era controcorrente, il fatto che tatticamente si possono avere valutazioni diverse sul fatto che fosse o meno il momento di uscire con una posizione del genere (secondo me sì, ma otèr), e che Bersani comunque è un bravo segretario (diciamo che lo penso a giorni alterni, e sottolineo il comunque)...ma questo non dovrebbe diventare un giudizio di valore sul contenuto del documento.

Sarebbe come se avessi detestato il documento dei cd. giovani turchi (che precede quello di Veltroni/Fioroni/Gentiloni, e che quindi è stato lui a dar fuoco alle polveri) perché l'hanno scritto dei giovani dalemini, e non perché il famoso discorso di Krushev al congresso del PCUS fosse più moderno...

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venerdì 17 settembre 2010

Tre parole (definitive) su Adro

Partito: da parte, fazione.


Pubblico: da populicus, che appartiene a tutto il popolo, quindi: comune a tutti


Ci sono solo due tipi di stato in cui un partito si identifica non già con il governo, ma con il popolo e lo stato stesso: così, per dare un colpo al cerchio e un altro alla botte, sono chiaramente i regimi totalitari di tipo fascista ed i regimi del socialismo reale: stati a partito unico. Riempire di simboli di partito edifici, piazze, strade, scuole è stato normale, in questi paesi e a suo tempo. Anche perché in quel momento fasci littori, croci uncinate, falcimartelli e stelle erano simbolo non più e non solo di un partito, ma dello Stato (che ha tutto il diritto di "marchiarsi" in giro).

Ora, quando io andavo al Liceo c'era ancora questa ossessione per i comunisti infiltrati nella scuola pubblica che adesso mi sembra un po' svanita, più che altro perché, agli adolescenti, della politica a scuola non gliene può fregar di meno. Ossessione esagerata ed irrazionale, come tutte le ossessioni, ma non campata per aria. Illis temporibus, comunque, c'erano le mille galassie tra l'anarchico ed il marxista-leninista che volevano portare la politica (ma sarebbe stato meglio dire: l'ideologia) in classe, e fare dibattiti, e discutere, e fare cose, e invitare ggente, ed un gruppo numericamente molto più sparuto, ma elettoralmente assai forte (del resto, se volevi votare qualcosa di meno a sinistra di Togliatti non avevi scelta) di ragazzi legati ad AN che, invece, facevano loro cavallo di battaglia "fuori la politica dalla scuola"; che poi era un concetto espresso male, perché in concreto la roba era "divieto di volantinare e di affiggere manifesti all'interno della scuola", che in realtà era già previsto nel regolamento.

Tutto questo per dire tre cose:

  1. Domani ad Adro, alla manifestazione contro l'idea balzana, e senza messi termini illegale, di riempire una scuola con i simboli del partito di maggioranza relativa (perché poi, ad Adro, la Lega è sì forte, ma comunque solo al 45%, con il PDL al 30), mi sembra sia sacrosanto andarci, indipendentemente dal partito di appartenenza (a meno che si sia della Lega: per carità di patria, dico, perché la legge e la logica, in realtà, varrebbero anche per loro), ed anzi e meglio senza bandiere di partito. Ma vaglielo a spiegare ai GD lombardi che si divertiranno a sventolare anche («per far più rabbia ai leghisti!») le inguardabili bandiere della pace.
  2. Questa è la settimana del ministro timido: oltre che con la Libia, anche con la Lega. Perché, se a caldo il ministro della P.I. aveva condannato la decisione del sindaco di Adro, quando gli è stato fatto notare che era della sua maggioranza si è rimangiata tutto, facendo sfoggio di benaltrismo e citando (mai visti, ma questo va da sé: il sonno della ragione genera mostri) simboli comunisti che avrebbero, nei decenni di egemonia democristiana, riempito le scuole di ogni ordine e grado. Altro discorso (che non c'entra con quello in oggetto, ma tirato in ballo da diversi leghisti per alzare il polverone) il fatto che ci siano stati molti insegnanti di sinistra; che, tra l'altro, mi sembra siano riusciti a formare una società perfettamente anticomunista, bravi!(sinceramente: ci vorrebbe tanto una classe docente alla Stracquadanio...)
  3. E, tutto sommato, questi sono i sintomi che la Lega non si è ancora riuscita ad inserire seriamente nel sistema democratico. Ora, visto che quello che la "tiene dentro" è in pessime acque, potrà agitar trasferimenti dei ministeri ma, sarà pure al culmine del successo, io la parabola la vedo già discendente. Sopravviverò (sopravviveremo) a lei ed a Silvio.

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mercoledì 8 settembre 2010

Per un bene più grande

Qualcuno dovrebbe spiegare a questi signori che sono la più solida delle stampelle dell'ormai traballante Silvio. In realtà, sono moltissimi i commentatori che l'hanno fatto e continuano a farlo, parlando ad una platea di sordi e scrivendo per venticinque lettori ciechi.

Poi mi viene in mente che, probabilmente, il punto non è questo. I signori hanno bisogno di stare bene (niente di più importante del benessere psicofisico, lo dice anche il TG1), e per farlo devono sentirsi i migliori, piccoli antistorici emuli del Migliore; e, pur di stare bene, in pace con sé stessi ed i propri simili, in fondo vale la pena di perdere tutte le elezioni da qui a vent'anni. Tanto è da qui a settant'anni fa che lo fanno...

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domenica 27 giugno 2010

Prima Repubblica

Premessa: venerdì, durante il week-end di formazione dei GD di Bergamo, ho preparato un gioco di ruolo (che è stato partecipato con, mi sembra, un certo entusiasmo) il cui scopo era formare un governo ed ottenere la fiducia dal Parlamento, secondo la prassi e con i protagonisti della Prima Repubblica (nel senso che ciascuno dei partecipanti doveva identificarsi con un partito e (eventualmente) una corrente. Riporto com'è andata, sostituendo ai nomi dei concorrenti i nomi "veri". Sembra divertente.

Le elezioni del 25 giugno 2010 riservano diverse sorprese al mondo politico italiano, ma quella che non sembra poter essere messa in discussione è la nettezza dei risultati: infatti, la Democrazia Cristiana è il primo partito con il 52,6% dei consensi, il che le fornisce i numeri sufficienti per non dover cercare alleati, cosa mai successa nella storia repubblicana. Secondo partito è, a sorpresa, il Movimento Sociale Italiano che ottiene il 16% dei voti validi. Segue il Partito Socialista Italiano (14,3%) che supera il Partito Comunista Italiano fermo al 13,8%. Ai partiti minori restano le briciole: l'1,8% per Democrazia Proletaria e l'1,4% per il Partito Liberale Italiano.

La nettezza dei risultati dei partiti nasconde però un grosso problema per il partito di maggioranza, che si trova fortemente polarizzato tra l'ala conservatrice degli andreottiani (32% del Consiglio Nazionale) e quella della sinistra sociale (Forze Nuove ha la maggioranza relativa con il 32,6% del Consiglio Nazionale). Il centro doroteo si ferma al 19,5%, la sinistra de La Base al 14% mentre i morotei raccolgono le briciole. Negli altri partiti, si osserva per la prima volta la corrente lombardiana, di sinistra, giungere alla guida del Partito Socialista superando l'ala craxiana, mentre il Partito Comunista è in mano ai miglioristi di Amendola (ed è di fatto irrilevante la sinistra di Ingrao e Cossutta).

Che formare un governo, a dispetto dei numeri, non sarà semplice emerge dal Congresso della Democrazia Cristiana, in cui viene eletto come segretario di compromesso Aldo Moro, privo di una maggioranza, mentre il partito passa momenti di fortissima tensione per le pressanti richieste di Carlo Donat-Cattin di inserire nel programma di governo il matrimonio per gli omosessuali: proposta questa, irricevibile per Andreotti e Forlani, e che lascia molto freddi anche gli altri leader. Il congresso DC si chiude con un fragile accordo per il riconoscimento di diritti e doveri alle coppie conviventi.

Nel frattempo, iniziano le consultazioni per la nomina del nuovo governo. I partiti minori, demoproletario e liberale, si dichiarano fuori dai giochi ed indisponibili a sostenere qualsiasi maggioranza; mentre il PCI, il PSI ed l'MSI si sono accordati per la formazione di un governo che conterebbe sull'appoggio determinante dei voti portati in dote da Carlo Donat-Cattin (che in Parlamento conta su più voti di ciascuno dei partiti dell'eventuale coalizione), pronto a spaccare la Democrazia Cristiana perché ostile all'idea di autosufficienza che ha caratterizzato la stagione congressuale. Il programma che una così composita maggioranza di governo promuove prevede la nazionalizzazione delle attività produttive, l'aumento della pressione fiscale sulle rendite ed i ceti improduttivi e la contestuale diminuzione per le fasce deboli, l'estensione del matrimonio per le coppie omosessuali, un convinto europeismo. Più problematica la posizione sull'energia nucleare, visto che si fronteggiano i socialisti decisamente favorevoli e comunisti e neofascisti contrari. La Democrazia Cristiana offre, invano, la Presidenza del Consiglio al Partito Socialista, dopo il fallimento dei tentativi di Forlani di stringere un accordo con l'MSI, rendere non più necessari i voti dei deputati fedeli a Donat-Cattin e garantire per l'Italia un governo di centro-destra.

Il Presidente della Repubblica affida, così, l'incarico di formare il governo ad Enrico Berlinguer, esponente del Partito Comunista Italiano. Il governo che si presenta al parlamento per ottenere la fiducia vede, inoltre, i socialisti Lombardi agli Interni e Craxi agli esteri ed Almirante, del Movimento Sociale, all'Economia. L'accordo tra i partiti della maggioranza prevede, inoltre, l'elezione alla presidenza della Camera del comunista Amendola. A sorpresa, però, sfruttando l'istituto del voto segreto, Benigno Zaccagnini, de La Base (ok, licenza poetica), riesce a convincere l'intero gruppo democristiano a portare presidenza della Camera il collega di corrente Ciriaco De Mita, al tempo stesso come garante dell'opposizione e risarcimento per la spaccatura del partito causata da Donat-Cattin.

A questo punto il Partito Comunista, ritenendosi sottorappresentato, invoca la sospensione della seduta del Parlamento e la ridefinizione dell'accordo tra i partiti della maggioranza. Il PCI chiede al PSI di rinunciare ad uno dei due ministeri per permettere la nomina di un ministro comunista, ma a questo punto il PSI, pesantemente corteggiato dalla Democrazia Cristiana, lascia il tavolo. Il governo Berlinguer, oltre ai voti favorevoli del Movimento Sociale, del Partito Comunista e di Forze Nuove, la corrente ormai ex-DC di Carlo Donat-Cattin, riesce ad ottenere l'appoggio esterno di Democrazia Proletaria, ma l'abbandono del PSI gli impedisce di riscuotere la fiducia. Riprendono così le febbrili trattative tra i partiti e le consultazioni al Quirinale. PCI, MSI, DP e Forze Nuove tornano a proporre Enrico Berlinguer, mentre la Democrazia Cristiana torna ad offrire la Presidenza del Consiglio al PSI, nella persona di Bettino Craxi. Il Partito Socialista, subendo gli insulti degli ex-alleati, acconsente in cambio di un ulteriore ministero di peso, gli Interni, che sarà destinato a Lombardi. La coalizione DC (priva di Forze Nuove)-PSI non ha, comunque, i numeri necessari a governare: interviene in suo soccorso il Partito Liberale, che con i suoi dieci parlamentari permette a Craxi di ottenere la fiducia, in cambio del ministero dell'Economia che viene affidato alle liberistiche cure di Renato Altissimo.

La Camera concede la fiducia ed il cosiddetto "Gruppo Democratico" (formato, invero, da partiti con differentissimi concetti della democrazia) che doveva riunire PCI, PSI, Forze Nuove e MSI rimane lettera morta. Come al solito, Democrazia Cristiana al governo: emblematica della situazione politica la fotografia che ritrae Giulio Andreotti sorridere sornione alle spalle di Craxi. Per quale motivo, si dirà, se sembra proprio essere dover l'unico insoddisfatto della soluzione, dato che la sua corrente, pur essendo ormai maggioritaria, non ha ottenuto nemmeno un posto (ministero ai dorotei, presidenza della Camera alla Base, segreteria ai morotei)? Ha finalmente avuto tutte le necessarie assicurazioni circa la propria scalata alla Presidenza della Repubblica, allo scadere del settennato dell'attuale Presidente.

Ok, ci vuole una canzone

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lunedì 24 maggio 2010

Di mafia e Sicilia

Quando uccisero Falcone avevo sei anni. Non ricordo praticamente nulla della strage, ma ricordo bene che elessero Scalfaro Presidente della Repubblica. Ascoltavamo la seduta delle camere riunite al giornale radio. In casa fummo contenti dell'elezione, questioni di corrente facevano sì che mio padre non amasse Andreotti. Meglio di Forlani, comunque.

Poche settimane fa era l'anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato. E contemporaneamente di quello di Aldo Moro. Tra l'altro, l'anno era lo stesso, il 1978. So che è estremamente sgradevole classificare i morti, figuriamoci le vittime. Ma qualcuno dovrà rendere conto del fatto che ormai non si parla (almeno dalle mie parti politiche, ma altrove non se ne parla e basta) che del primo, e si dimentica il secondo. Il primo era un discretamente oscuro candidato consigliere comunale di Democrazia Proletaria (vi scuso se non ne avete mai sentito parlare), il secondo il Presidente della Democrazia Cristiana. Il primo ebbe il coraggio di denunciare mafia e mafiosi, avendone in famiglia; il secondo è di fatto il padre ideale di quello che oggi è il Partito Democratico, e comunque dell'assunzione di responsabilità politica dei comunisti. E fu ucciso (fino a prova contraria, a me piace parecchio anche la dietrologia) perché c'erano comunisti che questa responsabilità non volevano assumersela. Poi ditemi voi.

PS: il 9 maggio sarebbe anche la Festa dell'Europa, ma dai tempi della Margherita nessuno ne parla più. Già, belle cose.

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sabato 28 novembre 2009

Quando sei nato non puoi più nasconderti

...anche se ci provo, ad esempio lasciando in coma il blog per oltre un mese. Un mese ed oltre passato a studiare per l'esame di Applicazioni Fisiche della Teoria dei Gruppi, che non sarebbe nemmeno troppo difficile, non fosse che il professore sono dieci giorni che mi tiene sulle spine, e «Le telefonerò per avvisarla di quando posso farle l'esame. Posso chiamarla fino alle undici?». È anche ricominciato il semestre, e seguo finalmente il corso che attendevo con ansia da quando ho visto la riorganizzazione della Laurea Magistrale, e cioè Meccanica Superiore. Un corso che non farà saltare di gioia il ministro Gelmini, visto che siamo due studenti per due professori (ma è tutta colpa dei matematici che non amano la fisica matematica e, fosse stato per loro, avrebbero mandato il corso deserto); ma che fa saltare di gioia me, e per il corso e per la compagnia qualificata.

Ma questa routine è ben poco accanto a quello in cui sono stato incastrato - e possiamo anche, col senno di poi, congratularci a vicenda che sia stata una bella mossa - e cioè sono stato eletto Coordinatore del Partito Democratico di Scanzorosciate e Gorle, proprio questo mercoledì. Tutto assolutamente concordato, anzi. Richiesto. Quasi imposto. In effetti, faccio un po' di fatica ad immaginare quei circoli dove ci si scontra all'arma bianca per eleggere il coordinatore. Da noi è quasi solo una questione di disponibilità. Che non ho saputo negare di fronte alle richieste di molti amici (loro magari si offendono, preferendo compagni) del circolo.

Adesso, tra le mille altre cose da fare, c'è anche questa. Che va fatta bene, ché già ogni giorno c'è sempre il rischio che la più parte dei miei compaesani rifluisca nelle rassicuranti tiepide acque delle "radici", e ci mancherebbe prestare il fianco.

A parte che non starei lì a farmi colpire.

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martedì 27 ottobre 2009

Democratico, popolare, liberale

Pare che finalmente Rutelli si sia convinto a mollare gli ormeggi, per la costruzione di un partito riformista «autenticamente democratico, popolare e liberale». Il finalmente non va letto con quel sorriso d'esultanza, palese o implicito, che molti lasciano trapelare su Facebook o nei commenti riportati in calce all'articolo sui quotidiani online.

Da parte mia, avrei voluto esserci, al teatro Parenti di Milano, per vederglielo dire dal vivo, e - certo - per sentire Dellai che, dopo aver inventato la Margherita, ora guida l'Unione per il Trentino che è, a mio avviso, il più significativo esperimento (ma un esperimento che è il secondo partito della provincia, proprio dopo il PD) di partito-calamita del voto moderato di centro e centrosinistra, con il suo impianto cristiano-democratico e la sua capacità di mettere all'angolo Lega e PDL.

Pace, non sono potuto andare a Milano; per fortuna che Sky ha fiutato l'aria che tirava ed ha proposto la diretta del convegno (penso che ora lo stia rimandando in loop, ma non esageriamo), così mi sono sentito più o meno tutto quello che c'era da sentire, e condivido le preoccupazioni; soprattutto quella, non rivolta soltanto al gruppo dirigente, ma a moltissimi militanti ed elettori, per cui si tratta di persone che negli ultimi vent'anni hanno cambiato quattro partiti ma pensano ancora di essere nello stesso. In totale buona fede, e buona pace del fatto che diventano ogni giorno di più minoritari; se si aggiunge che ormai i voti si prendono dalla mezza età in su (e basterebbe guardare i giovani venuti alle primarie a Scanzorosciate, per confermarlo), non ci attende nulla di buono. Niente di buono ma, certo, molto rassicurante.

Quanto a me, non sono mai stato rutelliano, andando la mia fiducia ad altri personaggi dal passato più lineare. Bisogna, però, ammettere che la stagione della Margherita, senza dubbio foriera di innovazione sul piano politico e senza la quale il PD non avrebbe certo visto la luce, è da ascrivere in gran parte a suo merito, per la capacità di progettare il futuro. Chicca: nella foto, scovata su un vecchio server della Margherita, il congresso fondativo di Parma, nel 2002. Il giovane che, al centro, protende la mano per stringerla al Francescone è un giovanissimo (16 anni) Cassa.
Detto questo, però, ritengo che un minimo di apertura di credito alla nuova linea politica del PD vada concessa. Se non altro, non posso dire di non condividere i toni, a tutta prima pacati e responsabili, di Bersani, molto più di quanto condividessi le urlate di Franceschini, che continuo a ritenere un espediente tattico per smarcarsi da quello e per attirare frange movimentiste in vista delle primarie; espediente non riuscito, o perlomeno non a sufficienza. Dietro i toni rassicuranti, però, non si può fingere di non vedere dove vuole andare a parare. Ma nel PD tutti sanno fare il proprio mestiere, ed io ritengo che Bersani sarà convinto, con le buone o con le cattive, a fare in modo che il PD sia ancora accogliente per chi non viene dalla radice comunista, e non ne vuole sapere di esservi innestato sopra. Diciamo così, conviene anche a lui, conviente a tutti. Perché, vecchio refrain, comunque vada noi vinciamo.

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lunedì 11 maggio 2009

Respingimenti

Brutta parola, tra l'altro (dal puro punto di vista dell'italiano).

Comunque, come si suol dire nell'ambiente internettiano, quoto Fini; ha ragione. Il diritto internazionale permette di respingere gli immigrati clandestini. Guardate, si potrebbe tirare in ballo discorsi antropologici, etici, morali, storici, e chi più ne ha più ne metta.

Ma non ce n'è bisogno. Perché, allo stesso modo, il diritto internazionale impone di accogliere chi gode, ai sensi delle norme internazionali, del diritto d'asilo. Allora, qualcuno mi spiega come si fanno ad identificare 'sti clandestini ed a scoprire se godono o meno di questo benedetto diritto d'asilo, mentre si è impegnati a riaccompagnarli a bordo delle motovedette a Tripoli? Già ci si mette una vita nei Centri di Permanenza Temporanea dove, giova ribadirlo, si dovrebbe fare questo: identificarli e rispedire indietro chi non gode dello status di rifugiato.

La mia impressione è che sia un fuoco di paglia, tutta 'sta storia. Che ai soliti annunci segua una minima azione del governo, e quando la gente si sarà dimenticata della questione troveranno qualcos'altro per cercare di drenare consenso. Ciò non toglie che, ora, bisogni darsi una mossa e far capire che basta affrontare la questione come una faccenda di diritto internazionale, per vedere come la tattica dei "respingimenti" faccia acqua.

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mercoledì 6 maggio 2009

Papi

Diamo per scontato che la vicenda di questi giorni non raggiunga, se non nel furore di qualche dipietrista, il sospetto di pedofilia. Non che ci possa giurare, ma non è certo una buona base su cui impostare il discorso.

Mi sembra molto più sospetto cercare di capire chi sia il vero "papi" della fanciulla, cui il Silvio fa un'improvvisata così, per amicizia.

Visto che non è, come si è detto, l'autista di Craxi, in quanto l'autista di Craxi ha preso la parola ed ha smentito, e la persona è di fin troppo oscuri natali per poter immaginare come stiano davvero le cose.

Il mio Maestro insegna che a pensar male si fa peccato, ma...

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mercoledì 25 marzo 2009

Quarta Fase - La vendetta


Dal Corriere della Sera di oggi, articolo di Maria Teresa Meli. Fonte: Rassegna stampa PD

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giovedì 12 marzo 2009

IDOLO!


Non vorrei portargli sfiga, come si dice, e probabilmente è un po' troppo irruente rispetto al mio modo di vedere la politica, ma Matteo Renzi ha tutte le carte in regola per diventare il mio idolo.
Benché faccia molto piacere che Franceschini e con lui il PD e con lui - si spera - l'Italia abbia riscoperto La Pira.

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martedì 10 marzo 2009

Giovani per il Partito Democratico

I miei lettori più assidui si saranno accorti - con sospetto, magari - che è da diverso tempo che sulle mie pagine non trovano spazio le considerazioni politiche, che un tempo erano tanto frequenti dall'aver fatto diffondere, in università, l'equivalente antonomastico Casati-politica. In realtà, diversi fattori hanno concorso da un lato a non farmi trovare tempo ed argomenti da affrontare, dall'altro a sconsigliarmene l'opportunità, essendo stato abbastanza delicato il processo costitutivo dei Giovani Democratici e non essendo il caso che io intervenissi per così dire a gamba tesa nel dibattito; preoccupazione forse eccessiva, visto che al congresso mi sono stati fatti i complimenti per l'intervento in stile SG (ah, che facezia! - mi sa che non hanno frequentato molti congressi ex o post democristiani). Dunque un paio di riflessioni sul ruolo dei giovani nel partito, e del Movimento Giovanile nei confronti del Partito.

Io non so se sia vero, o sia soltanto retorica, che con il Partito Democratico molti giovani si sono avvicinati alla politica. Ne ho qualche esperienza, per quello che è successo al mio paese o per quello che si vede nel gruppo giovani della provincia, dove spesso approda qualcuno fiero di non provenire da un'esperienza precedente. Diamolo per buono; come bisogna "dare per buono" che, almeno un anno fa, con la sua nascita, il PD abbia riacceso "nell'aria" un certo interesse per la politica ed un certo entusiasmo per l'area di centrosinistra che prima era decisamente sotto i tacchi.

Anche nei quadri e nei dirigenti del partito, allora, c'è stata una massiccia iniezione di forze nuove ed anagraficamente giovani; basta pensare al trentenne Martina, segretario regionale, ed a tutta l'iniezione di giovani portavoce dei circoli territoriali. Iniezione talmente innovativa, per chi era abituato alla consueta gerontocrazia, da aver messo in secondo piano per molti mesi l'esigenza di un movimento giovanile di partito. Iniezione, e qui vengono le dolenti note, vista talvolta con sospetto da quanti, nei movimenti giovanili dei partiti fondatori, costruivano il loro cursus honorum dalla gavetta della spillatura di birra fino al "vertice" della direzione provinciale o regionale dei giovani, per poi riuscire ad introdursi, allo scoccare degli statutari trent'anni, nei quadri del partito vero. Molte incomprensioni degli ultimi mesi vengono proprio dal confronto delle due esperienze e dalla loro non semplice convivenza. Nella quale i "partitocratici" vedono con sospetto il movimento giovanile come "riserva indiana" (è l'infelice termine politichese), come una manovra del partito adulto per far giocare i bambini al partito come le bambine all'asilo giocano alle mamme, ed i "giovani veri" guardano di sottecchi i "partitocratici" perché vedono dietro di loro l'ombra e la mano dei grandi ("big", in maniera ancora più infelice era il lessico in voga tra i GdM) che vogliono assicurarsi la fedeltà dei notoriamente irrequieti movimenti giovanili.

Queste sono paure che bisogna avere il coraggio di superare; non perché tutte siano del tutto infondate, ma perché è sotto gli occhi di tutti che nessuno dei due approcci è in grado, esclusivamente, di affrontare il rinnovato e rinnovando atteggiamento dei giovani nei confronti della politica, della politica di centrosinistra in particolare, della politica del PD nello specifico. Pensare che basti l'iniezione di giovani della prima ora del PD per mantenerne vivo lo spirito innovativo e generazionale è chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà che il partito ha vissuto da un anno a questa parte, e non voler vedere che la società è molto più vasta e meno definibile dei giovani che in buon ordine si impegnano sul loro territorio e nelle amministrazioni locali. Pensare che i "veri giovani" siano quelli che non vogliono "sporcarsi le mani" con cose pratiche, ma amano discutere del nulla per ore, fare un po' di casino alla prima manifestazione che capita ed appropriarsi del proprio spazio, andando a bussare alla porta del partito per chiedere fondi e per far riconoscere i propri dirigenti nell'organizzazione del partito vero con più o meno pretenziosi documenti di cittadinanza è dimenticare al tempo stesso che il fine della politica è il servizio per il bene comune, il che implica un lavoro pratico costante ed impegnativo, e che il mondo è pieno di associazioni, ma che se si aderisce ad un partito allora si deve esserne membri a tutti gli effetti, con i giusti diritti ma anche con tutti i doveri.

La sintesi che è stata trovata all'interno dei GD di Bergamo tra queste due istanze promette di costruire e rafforzare un movimento giovanile di partito e nel partito - anzi - sulla soglia del partito, aperto ad accogliere chi non ne fa ancora parte e ad avvicinare il partito stesso, spesso chiuso nella sua noiosa autoreferenzialità, al complesso e ribollente contesto sociopolitico odierno. Non è però, con la formula del "ma anche" che possiamo costruire l'identità dei Giovani Democratici bergamaschi, poiché abbiamo sperimentato in questo difficile anno del PD che il "ma anche" scivola facilmente nel "quindi niente". Dobbiamo profilare davanti al nostro sguardo un traguardo ed una strada da seguire; dobbiamo costruire un'identità ed una missione chiara per il nostro movimento giovanile.

È quantomai necessario e fondamentale ricordare che siamo giovani nel Partito Democratico: niente fraintendimenti, zone grigie o rischiosi doppi canali. Per quanto possa sembrare attraente, un modo diverso di presentarci sarebbe in primo luogo un inganno, secondariamente deleterio nei confronti di quanti hanno già messo la faccia con il partito ed hanno bisogno che il movimento giovanile stia al loro fianco, non che ne prenda pretestuosamente le distanze e li abbandoni al proprio destino. I giovani impegnati nel partito sono una risorsa ed una ricchezza che dobbiamo riconoscere ed a cui deve andare il nostro sostegno
Da questo primo punto fermo segue che siamo giovani per il Partito Democratico, e questa nostra condizione porta con sé una duplice responsabilità. Da una parte, che non dobbiamo chiuderci nell'autoreferenzialità della Giovanile, per quanto dolce e bello possa essere ritrovarsi tra pari; dall'altro, che il nostro contributo deve essere importante, e che per questo bisogna munirsi per parlare con voce autorevole nei confronti del partito adulto; e per farlo, è necessario un occhio di riguardo alla formazione, è necessario mettere a frutto le competenze che nella vita accademica e professionale molti di noi hanno ottenuto ed otterranno; e capacità e volontà per non demordere se, di fronte, si troverà un muro di gomma, perché deve essere consapevolezza del partito intero che i giovani non sono lì per giocare, ma per portare il loro vivo contributo.
E questo ci porta alla terza direzione della nostra prospettiva: noi dobbiamo essere Giovani democratici nonostante il Partito Democratico, cioè in piena autonomia politica. Per quanto la forma organizzativa rispecchi il contenuto politico, non sono uno che si appassiona alle richieste di autonomia organizzativa del movimento giovanile nei confronti del partito, che spesso è un modo in cui il partito, anche furbescamente, opera per anestetizzarci. L'unica vera autonomia di cui abbiamo bisogno e che richiediamo e che richiederemo, se necessario puntando i pugni, è l'autonomia politica, nella lealtà della dialettica interna del partito. La cosa più grave e più deleteria è che il partito metta, per così dire, il movimento giovanile in "amministrazione controllata", rendendolo funzionale alle sue logiche interne, che non temiamo di chiamare correntizie.

La politica del futuro è nostra, dobbiamo pretendere fiducia e dimostrare di meritarla.

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sabato 28 febbraio 2009

Elezioni Universitarie a Bergamo

Nelle giornate di giovedì e venerdì si sono tenute le elezioni degli organi accademici all'Univerisità degli Studi di Bergamo. La mia percezione è che - a differenza della scorsa tornata, in cui i partiti politici di centrosinistra avevano seguito più da vicino composizione delle liste e campagna elettorale - quest'anno si sia lasciato ampio spazio di autonomia all'associazione studentesca Officina 33, che finalmente si è liberata dall'abbraccio soffocante dei Collettivi Studenteschi.

I risultati sono positivi - che è un modo moderato per dire che hanno vinto, anche se i dati pubblicati sul loro sito sono ancora provvisori, mentre l'università tace - anche nella ultradestrorsa sede di economia, in cui si sono tenute ottime posizioni.

I più doverosi e sentiti complimenti a tutti i ragazzi dell'associazione, ed auguri di buon lavoro allo squadrone degli eletti.
Ma non sarei io se non mi mettessi subito a giocare con i numeri. Vorrei portare l'attenzione dei miei lettori bergamaschi (per carità, anche degli altri, ma non credo siano poi così interessati) sullo spostamento dei voti dal 2007 a ieri. In particolare, incredibile ridimensionamento della quota di rappresentanza del Movimento Universitari Padani, e travaso dei voti sulla lista Azione Universitaria, o Destra Universitaria (in facoltà diverse le denominazioni cambiano). Officina 33 guadagna dappertutto, passando ad economia dal 23 al 37%. Vorrei però farvi osservare i risultati di Lingue e Letterature Straniere, perché è l'unica facoltà in cui si sia presentata Liberamente, lista legata a Comunione e Liberazione. A differenza dell'ultima tornata, dove con il nome Listaperta erano stati presentati candidati un po' per tutti gli organi. Da un lato, questo indica senz'altro una compressione della presenza ciellina nell'università, e può benissimo trattarsi semplicemente di un fatto "generazionale"; se tra due anni il gruppetto di Comunione e Liberazione che ora è negli ultimi anni delle superiori si iscrive a Bergamo le cose cambieranno. Intanto, però, nella sola sede in cui si presenta, Liberamente porta a casa senza colpo ferire la maggioranza relativa. Staccate di pochi voti Officina 33 e poi Destra Universitaria.

Dire a nuora perché suocera intenda

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venerdì 20 febbraio 2009

Apnea


Per prima cosa mi scuso con i miei lettori - sempre meno, specie man mano che i post si fanno più radi - ma questa settimana è stata molto simile a quella che penso essere l'anticamera dell'inferno.

Da un lato, le ultime lezioni del semestre che, in teoria, doveva finire una settimana prima, ed i professori per terminare i corsi hanno raddoppiato le ore di lezione, realizzando improponibili incastri ed ottenendoci tour de force inimmaginabiti. Tanto che eravamo soggetti, noi teorici, non solo alle ironie dei colleghi sperimentali, ma addirittura a quelle degli altri insegnanti. Adesso, martedì dovremo affrontare l'esame di Fisica Atomica e Molecolare con uno dei corsi studiati meno bene della storia - ed esercizi per lo scritto che sembrano del tutto estranei alla teoria del corso.

D'altro canto, con insospettabile ed ironica coincidenza di tempi, questo sabato si svolgerà l'Assemblea Provinciale dei Giovani Democratici, e direi che il clima è di tutt'altro tenore a quello che si respirava quando, ormai due anni fa, curai l'organizzazione del Congresso dei Giovani della Margherita. Un infinito numerabile di riunioni per trovare la giusta alchimia - in onore della quale ho messo la foto, che sta a voi scoprire di chi è - e questo va bene. Un po' meno bene che non si riesca mai a chiudere un accordo che l'accordo vada rimesso in discussione. E mai da noi.
Adesso sembra che le cose abbiano iniziato a marciare sul giusto binario, ed almeno il congresso di domani dovrebbe filare liscio. I nodi, se ci sono, verranno al pettine dopo.

Poi certo, qualcuno potrebbe chiedersi perché, col Partito che si sfascia, affannarsi tanto per il Movimento Giovanile. Sono possibili due risposte, credo. La prima è che bisogna diffondere un mood di normalità, ed evitare il più possibile l'impressione di «Tutti a casa!» che si respira; la seconda è, più o meno, «Già...»

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lunedì 29 dicembre 2008

Politicamente corretto


A quale grottesco culmine può arrivare il politicamente corretto...un'iniezione di sarcasmo è d'uopo (non parliamo delle valutazione in senso stretto, per la quale pur non condividendo in pieno ritengo di citare Distanti Saluti segnalato da Farfintadiesseresani)

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mercoledì 26 novembre 2008

Ordine


L'occupazione del Lussana è dunque durata solo una notte. Nella foto, il Preside finalmente orgoglioso di sé stesso - ed immagino anche della polizia, giacché è stata la prima volta, a mia memoria, che è intervenuta subito alle sue richieste e non dopo giorni di inutili tira e molla.

Ai miei tempi, come chi è vecchio usa dira, procrastinavano in continuazione adducendo motivazioni di ordine pubblico; come se quattro-cinque anni fa gli occupanti si comportassero diversamente, ed usmando la mala parata non abbandonassero il campo. Tra l'altro, avendo come fonte Bergamo News, che da quel poco che ho sbirciato non mi sembra brilli per imparzialità, ma non ho approfondito, si nota subito la palese contraddizione da parte del Movimento Studentesco (che, al solito, solleva polveroni) che denuncia la chiusura del dialogo da parte della scuola, che non avrebbe concesso un'assemblea richiesta per discutere delle leggi Gelmini (che con le scuole superiori c'entrano ben poco, ma queste sottigliezze non sono mai entrate nella testa degli studenti, vedi proteste contro l'allora ministro Moratti per i Buoni Scuola della regione Lombardia), assemblea che salta fuori essere stata approvata il 13 novembre (il tutto scritto a due righe di distanza). È evidente che o ci sono dei retroscena che il cronista ritiene non rilevanti alla comprensione della vicenda, o la vicenda è montata. O, più probabilmente, entrambe le cose.

In conclusione, gli occupanti non sanno che fortuna hanno avuto, che non ci fosse un Parietti scatenato contro di loro. Probabilmente si trova ancora qualcuna che ne ha un brutto ricordo...

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martedì 25 novembre 2008

Giovinezza

Ok, il riferimento fascista nel titolo serviva solo per catalizzare attenzione e polemica. In realtà c'entra poco - o meglio, se giovinezza fa rima con sconsideratezza un motivo c'è, come sosteneva il mio prof di italiano di seconda liceo, per cui le rime tradivano un legame semantico.

In ogni caso, quei che gai^ vivono la propria lieta stagione hanno deciso di occupare il Liceo Lussana, questo pomeriggio. E, ragazzi (non lo dico solo perché sono un micatantocriptoreazionario), lasciate perdere e qualcosa di buono, per la vostra scuola (se è vero che ci tenete) riuscite ad ottenerla. Le ho vissute anch'io (sempre dalla parte giusta con il senno di poi e sbagliata agli occhi del mondo di allora) a suo tempo, e immagino l'imbarazzo dei rappresentanti di istituto (ammesso non c'entrino, non ho ancora abbastanza informazioni) che non so se nei venti giorni che saranno passati dalle elezioni abbiano già assunto "pieni poteri" o meno, e le irripetibili imprecazioni del preside quando la DIGOS arriva, controlla la situazione e se ne va lasciandogli la povera amata scuola in balia dei sovversivi, e le inutili dissennate discussioni del Comitato Occupante per stilare il documento di indirizzo politico (nota: se ci tenete a fare un salto nel delirio anni '70, mi pare che sul sito dell'UDS (un sindacato studentesco) si trovi una guida per l'occupazione, con tanto di comitati centrali e servizi d'ordine).

Se non fosse che farebbe più matusa di quanto io non sia, passerei l'analogo informatico delle ore, e cioè le pagine, a raccontare episodi ed aneddoti delle nostre passate battaglie. Nostre, perché eravamo un bel gruppo variegato, dal togliattiano di ferro che la coscienza di classe si matura tramite l'istruzione e quindi le lezioni non vanno interrotte, al rampollo della famiglia di destra. Nostre, perché quasi mi solletica la voglia di andare ancora a ficcarci il naso. Anche solo per conoscere poi 'sta Camilla Calderoli (quel Calderoli è lo zio) di cui molti mi parlano bene e che non ho mai visto. E mi dicono sia un peccato.

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venerdì 7 novembre 2008

Io sono più a sinistra di te!

Folla di studenti e pendolari che il sottopasso della stazione di Greco vomita, come ogni giorno, nel mezzo del quartiere Bicocca. I volti ancora assonnati, le conversazioni tra due o più a mezza voce, il monotono incedere dei passi vengono disturbati da un megafono che gracchia slogan improvvisati (con le frequenti e sgradevoli pause dovute al macinio di neuroni del parlante, per decidere che frase a effetto estrarre dal proprio repertorio). Ci sono tre manifestanti i cui abiti (abiti? si chiamano così?) indicano chiaramente il loro aver dormito in un centro sociale, in un liceo occupato o in un comodo appartamento del centro, mentre la badante filippina "destirava" i vestiti per dar loro un aspetto vissuto, i quali sorreggono un lenzuolo che ci avvisa della nostra (altrui?) imminente sommersione da parte di un'onda, ed il quarto strepita nel megafono. Spandendo foschi presagi di sventura su noi, i nostri figli, i figli dei nostri figli. Lo studente accanto a me alza lo sguardo al cielo, ed aggiunge sarcastico nei secoli dei secoli. Amen., e poi dribbla il volantino che gli stanno consegnando. Il dottorando che ormai vediamo da anni installato al quinto piano sibila un commento poco oxfordiano sottovoce, e si infila come un bulldozer tra striscione e dimostrante. Gli altri, semplicemente, ignorano. Se volevano si formasse un corteo con cui unirsi alla manifestazione in centro, sono senz'altro rimasti delusi. Meno di sei studenti hanno ritenuta degna di nota la manifestazione (e nel conteggio includo i lenzuolosorreggenti); il settanta per cento dei rimanenti sono rimasti scocciati per il rumore (nonostante sia a Milano, il quartiere è silenziosissimo); tre hanno cambiato idea, ed ora sono a favore della legge 133. E della depenalizzazione dell'abigeato, per quello che conta.

Mi dirigo, lasciando la voce e le polemiche svanire lentamente alle mie spalle, verso il blocco di scienze, il bar dell'U3 ed il caffè del mattino.

Incontro Perri e la sua "coscienza politica", ovvero Ilaria, e scopro che, nell'ordine:

  1. Quei "signori" piantano casino perché non si sentono rappresentati dagli interlocutori istituzionali, ovvero ListeDiSinistra.
    Del resto, loro sei non rappresentano nessuno. E non riesco a capire l'utilità di cercare di coordinare le attività con sei teste calde.
  2. La parziale marcia indietro del governo a proposito della legge 133, con le modifiche annunciate ieri, è solo un'operazione di facciata
    Come buona parte della politica italiana tutta. Io tenderei a sottolineare che è un miglioramento, o quantomeno un segno d'apertura.
  3. Sull'università non si può intervenire con correzioni ed aggiustamenti finanziari, ci vuole una riforma complessiva
    Probabilmente vero; come è probabilmente vero che non ci sia cosa in Italia che non trarrebbe giovamento da una riforma complessiva. Come è probabilmente vero che i problemi dell'università non sono solo problemi di soldi, su cui la legge interviente. Come è probabilmente vero che a furia di "faremo riforme complessive" va a finire che non si fa nulla.

Piuttosto, io credo che con la mossa di ieri il Governo abbia inteso offrire la possibilità alle università di scendere a compromessi (e, dunque, mostra la propria disponibilità a fare altrettanto), in quanto il clima di muro contro muro delle due settimane passate, oltre a far letteralmente precipitare la fiducia nei sondaggi (e sappiamo come il nostro Cavaliere Mascarato ci tenga ai sondaggi) da tipo il settanta al cinquanta per cento, impediva quello che è il momento peculiare (e che a qualcuno risulta sgradevole, ma ci faccia il callo) della politica, che è mettiamoci d'accordo. Adesso, un passo indietro gli uni un passo indietro gli altri, e si sistema l'ennesima toppa sul sistema universitario. Una toppa che speriamo copra il più possibile. Ad ogni modo, chi di dovere ha capito l'andazzo, vedi il rettore del Politecnico di Torino che si è detto disposto a mettersi attorno ad un tavolo; ed è quello che faranno anche gli altri rettori, che alla fin fine non avevano digerito che li si toccasse nel portafogli. Ed il rischio per i nostri amici manifestanti è che si ritrovino in brache di tela, perdendo da un giorno all'altro il sostegno che fino ad oggi hanno avuto da parte delle università. E già c'è chi li delegittima a sinistra (vedi il poco mosso di stamane), e non avranno altra scelta che rituffarsi tra le dispotiche braccia dei vari Movimenti, Collettivi e Reti se non scenderanno, con variabile disciplina ed intento, allo stesso tavolo dei rettori. Braccia da cui si sono liberati, almeno da noi in Bicocca, solo recentemente, ed altrove addirittura solo in teoria.

Pertanto, io cercherei di far passare il sedersi ad un tavolo del governo che fino a tre giorni fa andava per la sua strada come una grande vittoria (ed una vittoria lo è, anche se magari non grande) e di capitalizzare il consenso; possibilmente stornandolo da quei casinisti buoni solo di farsi caricare dalla polizia per aver tentato di occupare le stazioni ferroviarie (piazzale Cadorna prima, Roma Ostiense oggi). O a quelle associazioni studentesche che tendono ad avere grandi consensi, ma che in questo frangente sono state in disparte (pur condividendo il merito della protesta), per non urtare ministri amici. Con tutto quello che di buono ne potrebbe conseguire.

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