venerdì 11 gennaio 2008

Politichiamo?

È un po' che non scrivo di cosa succede appena al di là della mia autoreferenzialità. Sarà perché sono in una fase di riflusso, che in genere mi dura un paio di mesi, sarà perché questo Partito Democratico è partito talmente male che non si può far altro che rassegnarsi.

Basterebbe elencare il vergognoso mercimonio sulla legge elettorale - che sembra si sprechi il fiato soltanto per arrivare all'ignobile referendum che tanto farebbe piacere al Valter -, le innumerevoli forzature e contro-forzature exdiessine, i giochi sporchi che quasi schifano un paladino del gioco sporco quale mi ritengo; o le cronache dalle varie regioni d'Italia, a proposito dei rifiuti.

Di cui, giusto per essere alternativo, non parlerò, anche se ora la questione inizierà ad interessare le regioni diverse dalla Campania, e presumibilmente anche noi lombardi affrettatici a dire no.

Si parlerà, dunque, di Fioroni e degli asili di Milano.

Io non so quanta rilevanza abbia assunto questo tema a livello nazionale, e credo che i miei lettori d'oltrePo mi sapranno dire, ma il discorso è interessante in generale e quindi, per prima cosa, facciamo un velocissimo ripasso della cronaca.

Ci sono ulteriori dettagli: gli asili di Milano in questione sono comunali e non statali, ma come scuole paritarie godono di forti (in realtà non so quanti) contributi da parte del ministero; il regolamento incriminato non è dell'altroieri, e non capisco bene perché si sia saltati su adesso.

Sul Metro di oggi (certo, non esattamente quella che si definisce una testata autorevole), stranamente il direttore Fusco pende dalla parte dell'assesrice Moioli - sulla quale in casa mia ho scoperto esserci una sorta di damnatio memoriae, colpevole di essere entrata nel centrodestra dopo la diaspora DC (non vorrei prendere una cantonata, ma era segretario bergamasco della DC nel '92, tipo), benché io ritenga non sia 'sto gran tradimento. Fosse stata basista magari, ma non mi risulta proprio. Dico stranamente perché mi era sembrato di vederlo pendere più a sinistra, recentemente.

Il punto è importante. I clandestini figli di clandestini, in che rapporto sono con i servizi pubblici fondamentali? Un clandestino può andare a scuola come gli altri oppure, non esistendo di fronte alla legge, non deve esistere di fronte ai servizi sociali? Non ho ancora sentito nessuno scandalizzarsi perché i clandestini vengono curati al pronto soccorso, o raccolti dalle ambulanze. E l'argomentazione è simile a quella del comune di Milano. Non pagano mica le tasse e finanziano il servizio sanitario nazionale, a differenza dei cittadini e dei regolari. Eppure si ritiene - giustamente - che prima venga la tutela della salute, e poi il resto. E dovrebbe essere lo stesso anche per l'istruzione. In fin dei conti, ho scoperto che perfino al Liceo in cui insegna mia madre c'è stato uno studente clandestino, ed ha frequentato regolarmente prima di farsi bocciare (non si può pretendere tutto), e la scuola superiore ha molta meno rilevanza sociale di un asilo. Perché siffatte sono le norme statali.

Essendo formalmente privati (benché gratuiti per gli utenti) gli asili del comune di Milano, sono certamente liberi di darsi le norme che meglio ritengono gli elettori della Moratti (e sono certo che, se si dovesse chiedere un'opinione ai milanesi, sarebbero in maggioranza d'accordo con il sindaco ed il suo assessore). Ma non possono essere pareggiati alle scuole statali, se non ne seguono le norme. Con tutte le conseguenze economiche della faccenda.

1 commento:

Cristian ++ ha detto...

Mi sembra doveroso ricordare (non a te, ma a tutti):

Art. 34
La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Art 33.
[...]
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
[...]

Appoggio il tuo post, ma ho qualche riserva sull'ultimo paragrafo.
Il problema, sostanzialmente, è quello (molto più vasto) dell'immigrazione clandestina e, ad oggi, non sè ancora stata trovata una soluzione soddisfacente, anche perchè, ammesso che si trovi una soluzione, dovrebbe poi essere applicata.