mercoledì 28 maggio 2008

Ritagliarsi tempo

Arrivo mercoledi', ma ormai abbiamo imparato che i primi due giorni della settimana sono i peggiori, questo semestre, e che quindi - salvo casi speciali - non c'e' modo di dedicare al fine settimana il tempo che scriverne richiede.

Questo in particolare, poi, stretto tra i compiti di meccanica e l'esame di laboratorio d'elettronica di ieri, per fare le cose come si doveva sarebbe dovuto essere speso soltanto su libri, dispense e calcoli. Invece, complici i doveri del vivere sociale che impongono di vedere gli amici della compagnia, si e' risolto come gli altri, tranne che per il senso di colpa crescente man mano che passavano le ore.

Dopo una settimana, terribile sotto ogni punto di vista eccetto che per l'ottimo ed insperato esito dell'esame di Fisica Nucleare, pesante a dir poco, venerdi' c'e' l'incontro in Oratorio per la formazione degli animatori del CRE. Benche' abbia ormai decisamente passato l'eta' per la formazione, in qualche modo bisogna pur passare, anche solo per fare un saluto, annusare che aria tira, ed eventualmente dileguarsi. Sulle prime sembrava che quest'ultima parte del progetto sarebbe stata difficile, perche' sono stato incastrato nel compito di allestire la mostra fotografica sul CRE dell'anno scorso, ma problemi tecnici con un hard disk esterno hanno fatto sfumare il programma e, dunque, insieme ad un paio di amici siamo passati in birreria per bere un bicchiere o due. Decidendo di lasciare, per una sera, la Kasteel che ormai stava diventando un'abitudine, passiamo su una birra rossa "dal sapore deciso e speziato", che a me piace parecchio ma a Fabio risulta troppo amara. La serata passa tranquilla, anche perche' per gli altri e' stato un giorno di lavoro o studio, e per me di montagna.

Avendo rinunciato all'invito per andare a Milano ad un'iniziativa del PD, posso dedicare tutto il sabato all'elettronica - ed a cercare di capire quei transistor che mi faranno dannare ancora per parecchio tempo - senza neanche bisogno di andare a Messa perche', essendo il giorno della processione del Corpus Domini, ci sarebbe stato il primo organista. Decidere cosa fare la sera, invece, e' stato un momento di passione. Avevo trovato il modo di evitare il senso di colpa, rispondendo positivamente a quella che, a tutta prima, mi era sembrata una balzana idea da parte della mia collega di laboratorio, e cioe' di unire gli alcolici all'elettronica, ma mi sono dovuto fermare contro la ferma ed immotivata inamovibilita' di mio fratello, che ritiene essere un suo diritto l'auto il sabato sera. Sono cosi' uscito con la mia consueta compagnia, salendo per prima cosa alla festa di Gavarno, ormai agli sgoccioli, per vedere gente e fare cose; peccato che, alla prima birra piccola, Fabio - che, come quasi sempre, preoccupato per i risvolti della sua salute, in settimana era riuscito a far impazzire i medici che l'avevano messo sotto antibiotici per una mano gonfia (e io, invece, farei una risonanza) - accusa balurdu' e, nonostante avesse dichiarato che quella era la sua serata, inizia ad insistere di portarlo a casa, e non erano nemmeno le dieci e mezza.
Dopo averlo inutilmente tentato di convincere che si sentiva male perche' aveva bevuto troppo poco, io ed Epo abbiamo deciso di essere piu' ragionevoli e di convenire che l'accoppiata alcol-antibiotici non e' foriera di buona salute; e lo abbiamo convinto ad andare al Jamaica, dove avrebbe potuto mangiare sana frutta, ed avremmo bevuto fuori da quelle pignatte il cocktail rigorosamente analcolico. Arrivati a Paladina, sulle prime siamo preoccupati per la gran folla che attende di entrare - era, infatti, molto prima del nostro orario abituale - ma, vedendoci solo in tre, un buco si trova subito e passiamo davanti ad almeno una ventina di liceali in assetto da cena di classe che ci squadrano feroci. Il posto a cui siamo accompagnati e', comprensibilmente, una specie di sotto-soppalco con lampadine dalla malata luce rossastra, ma la cosa ironica e' che siamo seduti accanto a mio cugino con la sua ragazza, che ci avevano salutati a Gavarno poco prima che ce ne andassimo. Va bene l'analcolico per i malati e gli autisti, ma io non mi posso esimere dal bere, e cosi' aggiungo al vino bevuto a Gavarno un rum - in quel locale non hanno whisky ne' gin, inconcepibile!, e poi mi unisco al succhiare fuori dal vaso quella specie di granita sciolta con frutta che e' la specialita'-franchising dei Jamaica. La sorpresa e' che la versione analcolica e' piu' buona, e di molto, di quella alcolica, che probabilmente lo e' resa tramite aggiunta di varechina fermentata - mentre qui si sentono bene i sapori dei vari frutti, ed e' anche meno appiccicaticcio. Dopo la solita, inutile trafila di quella cameriera mi ha guardato - no ha guardato me - no sono io che guardo lei che a volte riesce ad appassionare i miei soci, e dopo aver bevuto e mangiato due pignatte fruttate, avendo cosi' dato fondo ai nostri pseudodollarijamaicani-buoni sconto, abbiamo rumorosamente - io mi chiedo quelli che abitano nei dintorni come facciano - fatto ritorno all'auto e di li' a casa.

Domenica mi sveglio con la certezza che sarei morto, a fare i compiti di meccanica che avevo trascurato per preparare gli esami, e non mi alzo dalla scrivania per tutto il giorno, eccetto che per la pausa-Messa. Devo senz'altro essermi perso qualcosa della parte teorica, perche' la maggior parte di quegli esercizi mi sembra assurda, cosi' come mi sembra assurda la richiesta di risolvere con i metodi di approssimazione quello che sono in grado di risolvere esattamente. Ovviamente, non ci penso nemmeno al tempo per copiare in bella gli esercizi. Per prima cosa, trovare un risultato. Si avvicina l'ora di cena, ed il mezzo impegno che mi ero preso di andare a cena a Gavarno, essendo la serata conclusiva della festa. Dopo aver tirato in la' piu' possibile, con gli amici di mio fratello alla porta che facevano fretta per essere portati su, mi sono risolto ad andare sapendo che mi mancava una meta' dell'ultimo esercizio; ed ho fatto bene, perche' altrimenti mi sarei perso la polenta con tomino all'aroma di tartufo, che ho mangiato come antipasto mentre aspettavo la pizza. Finito di mangiare, senza neanche aspettare il carrello dei dolci ed il litro di limoncello che, in questi casi, facciamo girare - si vede quanta fretta avessi - torno a casa per morire, definitivamente, schiacciato da compiti sicuramente sbagliati, ancora da copiare, sparsi in un'indicibile disordine tra fogli volanti, quaderni di altre materie, block notes che avevano tutt'altro scopo.

1 commento:

Cristian ++ ha detto...

al Jamaica a Paladina?
Fosse stata una settimana ci saremmo visti... ma non è che poi avete optto per la pignatta alcolica?
Ciao