lunedì 10 marzo 2008

Equazione delle onde

Per qualche motivo che non colgo appieno, ho scoperto di essere nella blogroll di Pensieri Sottili, un interessante blog il cui autore posta un'ottima e semplice divulgazione di aspetti di teorie fisiche, con particolare attenzione - mi sembra di cogliere - alla relatività. Immagino, ma non posso esserne certo, che abbia intercettato alcuni vecchi post con qualche dimostrazione di fisica e li abbia ritenuti adeguati. Questo fatto mi dà la stura a riportare la derivazione dell'equazione delle onde della fisica matematica
$\frac{del^2 u}{del t^2}-v^2\frac{del^2 u}{del x^2}=0$
non alla consueta maniera di D'Alembert - da cui, tra l'altro, l'equazione prende il nome - ma nel formalismo di Lagrange.

Oggi Noja, al corso di Istituzioni di Fisica Matematica, l'ha presentata per il caso della corda. Sono certo che si può procedere analogamente per la membrana, il che renderebbe la cosa un po' più stimolante, ma arrivo decisamente stanco a stasera e quindi farò una cosa facile.

Il problema di base dello scrivere l'equazione delle onde è il fatto di operare su un sistema continuo, mentre sappiamo che le equazioni di Newton, alla base della dinamica, descrivono un sistema di punti materiali. È, pertanto, necessario trovare un modo di operare il passaggio al limite del continuo a partire dalla meccanica dei punti materiali. Il metodo che utilizzeremo sarà quello di risolvere l'equazione di Lagrange per un sistema di $N+2$ corpi puntiformi di massa $m$, equispaziate lungo $x$, tale per cui $N$ particelle sono libere di muoversi lungo l'asse $z$ e le particelle 0-esima e N+1-esima sono vincolate a $z=0$. Osserviamo immediatamente che i gradi di libertà sono, appunto, $N$ - $N$ particelle possono avere un moto rettilineo lungo $z$. Chiamiamo $u_i$ la coordinata di configurazione della i-esima particella.

Vogliamo risolvere l'equazione di Lagrange per gli N+2 corpi, e vedere "l'effetto che fa" se facciamo un passaggio al continuo ragionevole. Per risolvere il problema, ricordiamo che
$\frac{d}{dt}\frac{del cc L}{del dot q_i} - \frac{del cc L}{del q_i}=0$
dove la funzione lagrangiana $cc L = T-V$
Dobbiamo scrivere, quindi, l'energia cinetica e l'energia potenziale del sistema. L'energia cinetica è quasi banale. Infatti, si tratta di N masse che si muovono con velocità $dot u_i$, per cui avremo
$T=sum_{i=1}^{N}\frac{1}{2}m dot u_i^2$
L'energia potenziale si calcola considerando le masse legate da molle con costante elastica $k$ e lunghezza a riposo (per semplicità) pari a 0. Avremo, così,
$V=sum_{i=0}^N\frac{1}{2}k(a^2+(u_{i+1}-u_i)^2)$
dove abbiamo utilizzato il teorema di Pitagora e l'informazione che la distanza in ascissa tra le masse è sempre pari ad $a$. Abbiamo, perciò,
$cc L = \frac{m}{2}sum_{i=0}^N dot u_i^2 - frac{(N+1)ka^2}{2} - frac{k}{2}sum_{i=0}^N(u_{i+1}-u_i)^2$

Risolvendo l'equazione di Lagrange per la particella i-esima, abbiamo che
$m ddot u_i = k[(u_{i+1}-u_i)-(u_i-u_{i-1})]$
Passiamo ora alla parte più delicata della derivazione, cioè il limite del continuo. Per prima cosa, riscriviamo in modo apparentemente strambo l'equazione, cioè come
$\frac{m}{a}ddot u_i =ka\frac{(u_{i+1}-u_i)/a-(u_i-u_{i-1})/a}{a}$
Per prima cosa, notiamo che la sostanza è sempre la stessa, abbiamo solo diviso i due membri per $a$, dopo aver moltiplicato il secondo per la stessa quantità. Osserviamo cosa succede per $a->0$. Perché l'equazione non "esploda", è necessario chiedere che anche $m->0$, in modo che $m/a->\rho$, dove $\rho$ è un numero finito, con le dimensioni di una densità. Allo stesso modo, perché il prodotto $ka$ rimanga finito, dobbiamo richiedere che $k->oo$. Chiamiamo $ka=\tau$, che ha le dimensioni di una forza. Osserviamo ora che i termini del membro di sinistra possono essere letti come una discretizzazione della derivata seconda, essendo il limite (ricordiamoci che $a->0$) del rapporto incrementale delle derivate prime in punti prossimi.

A questo punto, decidendo di chiamare $u(x,t)$ la funzione che interpola le posizioni $u_i$, otteniamo l'equazione
$u_{tt}-v^2u_{x x}=0$
dove abbiamo chiamato $v^2=\frac{\tau}{\rho}$ la velocità con cui - è possibile dimostrare - si propaga il segnale lungo la corda.

Che dire? Viva Lagrange!

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Brevi da casa

Il gatto è stato riportato a casa, infine. A parte il fatto che è visibilmente dimagrito, è ancora incontinente per tutto quello che gli hanno combinato tra metti e togli cateteri, mostra un'insana ed eccessiva voglia di compagnia, ha iniziato a miagolare come non ha mai fatto, e si è mangiato in dieci minuti la razione di cibo di tre giorni, direi che sta bene. Per ora.

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domenica 9 marzo 2008

La morte /2

Che lo sappiate o no, oggi è la V domenica di Quaresima. A parte che sono legato per motivi tutti egoistici e miei perfino alla parola quaresima, il tema che viene affrontato oggi dalla liturgia è la morte e la risurrezione. Dato poi che oggi era giorno di messa per adolescenti, il curato ha preparato un'omelia delle sue, che al solito pubblica sul giornalino dei cinque oratori. Poiché è occasione più unica che rara che sia d'accordo teologicamente con l'intepretazione del Vangelo di don Alessandro, una volta che succede va ricordata comunque; inoltre, penso anche che sappia rispondere molto meglio di quanto abbia fatto io in merito al rapporto tra fede nella Risurrezione e dolore per la scomparsa dei propri cari. Magari opero qualche taglio, che non sa di censura ma di spuntatina dovuta al fatto che è un po' troppo lungo.

E poi, ritorna la vita
È il cuore del mondo colpito nel suo aspetto più sacro. È la vita ferita nei suoi affetti di parentela, amicizia, amore. Maria e Marta, sorelle, ripiegate dallo stesso dolore sul cadavere del fratello, unico residuo del passaggio muto della morte. Gesù e i suoi discepoli, lontano, impotenti, raggiunti dall'eco della tragedia. Un popolo in cammino, una processione cupa e silenziosa, un corteo da Gerusalemme a Betania (molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del fratello).

La morte muove, il dolore spinge le persone ad uscire dal proprio isolamento, tentativo minimo di pareggiare i conti con una vita immobilizzata, schiacciata, sepolta dietro una pietra nel cuore di una montagna.

Il dolore cammina, si affida ad una voce e raggiunge Gesù che, proprio per scappare dalla morte, si era rifugiato lontano dalla Giudea. Gesù accoglie la notizia e si ferma. Aspetta. Lui, Signore anche della morte, non si lascia prendere dal panico (e per noi questo silenzio, questa assenza, questa lontananza rimane l'Incomprensione di un Dio che ci sembra troppo assente: noi impauriti dalla morte). Gesù attende due giorni, come se lasciasse alla morte l'illusione di sedersi sul trono degli eventi, come se creasse lo spazio nel cuore degli amici di fare i conti con il dolore. Che da sempre e per sempre segnerà le vicende dell'uomo.

Poi Gesù si mette in cammino. I discepoli prigionieri di un grande equivoco non comprendolo la profondità degli avvenimenti e si espongono a prove di coraggio verbale che il tempo da lì a poco penserà a sconfessare: "Andiamo anche noi a morire con lui!"; loro che dopo poco, davanti allo sguardo duro della morte, si addormenteranno e fuggiranno.

Il dolore e la speranza di Marta si mettono in cammino incontro al Gesù che viene. E sboccia un dialogo fatto di paura e tenerezza. Di incomprensione e di speranza. "Non sarebbe morto!" dice Marta, "Risorgerà", risponde Gesù. Parole di morte si lasciano fecondare da parole di speranza. "Credo che tu sei il Signore!" Marta, nel cuore del suo dolore, dell'incomprensione per un'assenza che non avrebbe voluto, si affida alla promessa di vita di Gesù. È il primo grande insegnamento di questa pagina di Vangelo: abitanti del dolore, segnati dalla fragilità, colpiti al cuore dal grande Nulla che sembra seguire ogni esperienza di morte siamo chiamati a metterci in cammino incontro al Signore che viene, per lasciarci trasformare in testimoni di speranza del presente. Non solo che la morte sarà vinta l'ultimo giorno ma che la morte non è definitiva già da adesso. Chiamati con Marta ad essere testimoni della Speranza presente nella vita presente. La morte è già vinta. Quando corro incontro al Signore. La morte dei miei peccati, delle mie paure, dei miei fallimenti, dei miei egoismi. Lascio entrare lo sguardo di Gesù e sento che posso risorgere ogni volta a vita nuova, e sento che la Speranza deve costituire il centro del mio essere uomo.

Anche Maria parla di morte e di assenza. Ma subito le lacrime hanno il sopravvento. E Gesù piange con lei. Una donna svuotata e colpita si rivolge a Dio e Dio trattiene con incredibile dolcezza la preziosità del dolore. Che è il volto dell'amore quando è sincero. Lacrime che lasciano parlare il cuore e Gesù parla con Maria mischiando le sue lacrime con quelle della donna. E il dolore condiviso, l'amore che si incarna nel dolore sono la testimonianza della profondità dei legami: "guarda come lo amava!"Un Dio che non trascura il nostro dolore ma lo condivide. Un Dio che conosce il patire, la ferocia dell'assenza, il mistero del morire. Un Dio che è compassione, che non ci regala risposte astratte ma che conosce per esperienza il nostro soffrire. Il pianto di Dio che ama l'uomo fino alle lacrime. Amore viscerale per ogni aspetto della nostra umanità: gioia e dolore, sorrisi e lacrime.

don Alessandro Dehò

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Lo sgarbo di Sgarbi

La questione segnalatami da Cristian nel commento merita un piccolo post. Uno di quelli di stronzate, sia chiaro.A proposito, non è che condivida questa idea di trasformarmi in un juke-box polemico - quindi, Cristian, datti una regolata.

Visto che l'indirizzo che segnala nel commento non funziona, per prima cosa diciamo che il link da leggere è questo. Avevo sentito la notizia, non avevo però colto che la proposta fosse di farlo alla Bicocca. Il primo commento è lo stesso di Cristian. È un'ideona! Anzi, a mio avviso non ci sarebbe bisogno nemmeno di alcun intervento urbanistico (né di andare in giro per Milano a raccogliere signorine per concentrarle tra via Sarca e la stazione del treno). Basterebbe semplicemente far pagare un biglietto per entrare a Scienze della Formazione Primaria, o di Sociologia, o - ancora - di Psicologia.

Più seriamente, non sono assolutamente dell'idea che le case alla Bicocca siano scatole di scarpe senz'anima. Anzi, è stato proprio un magnifico intervento di risanamento urbanistico.
E poi ci sarebbero i discorsi sulla dignità della donna, sulla qualità della vita, sulla criminalità e lo sfruttamento. Ma, si sa, lasciano il tempo che trovano. Finché Marcello si oppone, comunque, sappiamo che l'intera comunità ciellina milanese non permetterà che questo accada.

Viva CL, dunque! Ovviamente scherzo, non vandalizzatemi il blog!

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sabato 8 marzo 2008

Giocare al politico

È sempre un po' questa l'impressione che ho quando, come appunto stamane, mi tocca di partecipare a qualche riunione di partito un po' più importante di quelle cui attendo di solito. Sarà la tenuta standard (da un giovane ci si aspetta più una giacca di velluto che l'onnipresente blu notte), sarà il giornale sotto il braccio - perché c'è comunque un'ora abbondante di viaggio in treno da riempire né si sa su cosa potrebbe cadere il discorso -, sarà il telefono a cui sono più attaccato che in tutti gli altri giorni della mia vita messi insieme - che sia per restare in contatto con gli assenti, dare e ricevere istruzioni, mettersi d'accordo con quelli che incontrerò - ma a volte mi spavento da solo, incrociando la mia immagine riflessa nelle vetrine.

Le cose non saranno mai al tempo stesso stimolanti - era pur sempre la prima volta vera - e tragiche - sapendo come è andata a finire - quanto al Congresso di Napoli dei GdM, durante il quale eravamo arrivati a minacciare il commissariamento. C'è sempre quel filo di adrenalina, però, quando scorri i documenti che altri vorrebbero farti approvare e scopri gli spiragli attraverso i quali si riuscirebbe a far approvare tutto ed il contrario di tutto, con cui bloccare il processo costitutivo od insediare, da subito, segretario e segreteria senza uno straccio di elezione. C'è la questione mai risolta, se ci si debba sentire più prossimi ai compaesani exSG od ai milanesi exGdM, con cui a suo tempo siamo stati in pessimi rapporti.

In ogni caso, siamo vicini agli exGdM di Brescia, ma lo siamo sempre stati - e quindi poche sorprese. E, negli ultimi mesi e nonostante le resistenze, agli amici milanesi molto più che ai compagni bergamaschi. Ed alla fine siamo riusciti a portare a casa la scadenza degli organi provvisori anche in caso di mancata costituzione - prima che il provvisorio diventi definitivo ed il definitivo onorevole, come la Pina Picierno capolista in Campania - ed il bresciano Anelli nell'Ufficio Organizzativo Regionale - nonostante le sue iniziali ritrosie e resistenze.

Nella foto, l'ultimo congresso del PPI

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venerdì 7 marzo 2008

Smentite e cambi di programma

Ci sarà un motivo se sfogo il nervosismo battendo con la forza di un ossesso sulla tastiera - già abbastanza provata da sfoghi analoghi - del portatile di mio fratello. Da persona perennemente impegnata in una titanica e dagli esiti altalenanti battaglia contro il caos della vita di tutti i giorni, odio (odio,visceralmente ODIO) i cambi di programma.

Mi è stato spesso fatto notare che la cosa è indice di poca elasticità mentale, e sono anche disposto a riconoscerlo: purché non si cambino i programmi; e, al contrario, oggi ne sono saltati parecchi.

Iniziamo con il pomeriggio - non perché al mattino tutto sia filato liscio come l'olio, ma perché - forse - l'essere più addormentati favorisce la tolleranza. Dovevo andare verso le 16.00 al CAI, per rinnovare l'iscrizione per l'anno corrente ed iscrivermi al Corso d'Escursionismo Avanzato (indispensabile perché i miei mi diano il permesso di fare le escursioni che ho in mente). Con la piccola condizione che aspettassi mio padre per il cambio-auto, cioè portarlo con la mia (che in questi giorni usava) dal meccanico onde lui potesse recuperare la propria.
A parte il fatto che, al solito, ha ritardato di un'ora, è venuto a casa con in mente un complicatissimo ed inutile piano ad incastro per fare tutti gli scambi di automobile necessari - e senz'altro anche di più - e, con tutto questo, ho perso metà pomeriggio. Con in più la beffa che i posti per il corso del CAI chissà da quando erano esauriti.
Torno a casa, pensando di trovarci il gatto - mia madre e mia sorella erano andate a recuperarlo dal veterinario prima che partissi - e scoprendo che avrà un surplus di ricovero fino a lunedì (e qualcuno vorrebbe anche che andassi a prenderlo io, ma ho lezione dalle 10.30 alle 17.30 a Milano, ed una riunione a Bergamo alle 19.00). Piccolo dettaglio, ma altra cosa non prevista da aggiungere al conto.

Non avevo aggiunto che, per meglio godermi il fine settimana, avevo usato tutti i buchi di tempo liberi del pomeriggio per mettermi in pari con gli appunti della settimana. Ma, poco prima di cena, ricevo in rapida successione una mail dal mio ex segretario provinciale ed una sua telefonata che mi precetta per il Coordinamento Regionale dei Giovani Democratici di domani mattina - ovviamente in centro a Milano. E, come se non bastasse, dovevo andare a catechismo per discutere di quell'odioso ed assurdo film di settimana scorsa. E, colpo di scena ed al tempo stesso di grazia per la mia necessità di ordine, cambio di programma ed incontro di tutt'altro tipo - la suora si era improvvidamente dimenticata di mandarmi la solita mail con il programma, e mercoledì non ero andato all'incontro degli educatori per concomitante riunione politica - che, vertendo sui momenti e gli stili della solitudine di Cristo nei Vangeli, necessitava di un minimo di preparazione, e che invece ho dovuto improvvisare.

Ci vuole tanto a fare quello che si è deciso?

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giovedì 6 marzo 2008

La mia minicittà

Ho trovato, tramite il blog di Kalash, questo stranissimo sito in cui uno può registrarsi e fondare una città. Poiché aveva tutta l'aria di una cosa riposante, nel senso che per giocare basta farle un po' di pubblicità, ho fondato anch'io la mia, che si chiama Roxia in onore del gentilizio da cui ha preso - ragionevolmente - nome il paese di Rosciate. Vi si può accedere cliccando su questo link oppure sull'antipixel che ho aggiunto alla sidebar di destra - avete notato bene, sto cercando di uniformare i vari bottoni usando sempre la stessa grafica, ché lo trovo più discreto.

Mi raccomando, visitate la mia città: così facendo aumenterà di popolazione e bellezza, e dopo potremo passare a migliorare industria, commercio ed infrastrutture.

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I giovani al voto

Ieri sera sono tornato dalla riunione del circolo PD di Scanzorosciate-Gorle abbastanza convinto - benché le cose non siano così chiare, a suo tempo mi ero fatto i miei conti -, come la vulgata sostiene, che le preferenze dei giovani premino il PD al contrario del PdL. E poi, stamattina, leggo sul corriere di questo sondaggio che, se da un lato vede i giovani interessarsi più del passato, dall'altro sembra che premi i partiti più radicali (radicali in varie direzioni, per esempio l'UDC sulla questione cattolica) - clichet certamente appropriato, ma tanti saluti alla retorica del PD il partito dei giovani (che, comunque, riscuote diversi punti più del PdL)

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mercoledì 5 marzo 2008

La fama della fisica nucleare

Prima lezione di Fisica Nucleare (in effetti, l'aneddoto risale a lunedì).
Come un po' tutti all'università, il professore esordisce spiegando come la Fisica Nucleare, in Italia, non sia tenuta in grandissima considerazione. Come fossimo ai primi posti per la produzione di energia elettrica da fissione nucleare, negli anni '70, e come la fobia delle radiazioni, seguita a Chernobyl, abbia portato alla chiusura delle centrali esistenti. Come l'unico reattore nucleare attualmente in funzione, in Italia, sia all'Università di Pavia. Come il suo gruppo sia apparso il mese scorso un po' su tutti i giornali per aver smentito la tesi dell'avvelenamento di Napoleone, misurando la quantità di arsenico presente nei capelli imperiali.

Dopo questa introduzione divulgativa, cambia il tono del discorso, che diventa simile a voi potete avere legittime e diverse opinioni sul nucleare. A me importa che sappiate quello che insegno. E che sappiate che molte cose che vengono dette sono stupidaggini. Ad esempio, la dose massima di radiazione annua che uno potrebbe ricevere è meno di quella naturale che si assorbe stando a Roma, dalle parti del Vaticano. Ogni essere vivente è un discreto portatore di isotopi radioattivi (in particolare ${::}^{40}K$, ma tutti sanno del ${::}^{14}C$). Una roccia vulcanica è più radioattiva di una sedimentaria, quindi sono più al sicuro io a Rosciate del rifugista del Brunone sul Redorta (questo era noto, ne avevo perfino discusso con l'ex rifugista). E, tutto sommato, un discorso rassicurante.

Fino a quando si mette a raccontare un aneddoto relativo a Chernobyl (a proposito della quale è di recente uscito un articolo su Le Scienze che sostiene essere sostanzialmente passato il periodo di crisi biologica della zona, e che attualmente ci sono un sacco di animali prolifici e contenti - ancorché con DNA mutato e con più alta variabilità rispetto a quelli normali - che prosperano per la mancanza di uomini). Il professor Fiorini si trovava, in quella mattina di aprile 1986, a Roma per un concorso. Tornando a Milano, si accorge che sugli schermi dei rilevatori di radiazioni dell'università sono apparsi dei picchi di unknown isotopi. Entro sera, i picchi erano chiaramente leggibili, e risultavano corrispondere ad energie di isotopi prodotti da fissione. Le notizie, che intanto avevano iniziato a circolare, relative ad un guasto in una centrale sovietica non identificata, di cui non si conosceva la gravità, furono velocemente messe in relazione con la presenza di queste particelle di fallout. Nel frattempo passavano le ore ed i giorni. Il computer, programmato per mantenere i grafici sempre della stessa dimensione, continuava a riscalare, ed i picchi della consueta radioattività naturale diventavano sempre più piccoli, fino a sparire al confronto con quelli "nuovi". Il nostro professore ed i suoi colleghi non riuscivano a dormire di notte; avvicinando la gola ai rilevatori di radiazioni potevano misurare la quantità sempre crescente di iodio radioattivo che si accumulava nella tiroide - l'organo più a rischio - Poi, verso maggio, i livelli di isotopi radioattivi iniziarono a scendere, fino a riportarsi nei valori dell'accettabilità.

Cosa ci insegna questa storia? In primo luogo, che se il prof. Fiorini voleva convincerci che fallout is good for you, non ha fatto centro. In secondo luogo, che i nostri amici ed ex colleghi Daniele e Luca, che lavorano per una ditta che smantella materiale radioattivo e vanno in giro con i contatori geiger a fare la guardia agli operai, magari guadagnano molto ma, in fondo, non li invidiamo. Ma ci si può consolare facilmente: più un isotopo ha vita media lunga, meno intensa è l'energia che lascia in giro. Quindi, alla fin fine, è meno pericoloso. Pertanto, meglio il plutonio (vita media di 25000 anni) che il ${::}^{60}Co$ con cui McArthur voleva seminare il Mare della Cina durante la guerra di Corea, che ha una vita media di 5,3 anni.

PS: Mentre stavo facendo colazione mi è tornata in mente una - speravo - dimenticata traccia di Gabry Ponte che mi faceva morire dalle risate allora e l'ha fatto anche stamattina; s'intitola - e mi sembra molto appropriata - La Radioattività. Dice: La vispa Teresa avea tra l'erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta. E tutta giuliva gridava a distesa: l'ho presa! L'ho presa!. E s'introduceva un vocione che faceva: L'hai presa, cretina, e bene ti sta - gridò farfallina - la radioattività. Non sai che nei prati i più ionizzati siam noi poveretti, i piccoli insetti? Confusa, smarrita, Teresa arrossì. Dischiuse le dita...e in sei mesi morì! MOOLTO divertente.

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martedì 4 marzo 2008

Weekend is burning

Di venerdì sera s'è già detto. Dopo aver visto il film sono andato a casa; anche perché sono stato male un po' per tutta la settimana e venerdì stavo - se possibile - ancora peggio. Sabato mattina, finalmente, un po' di studio come si deve - e che, a posteriori, forse non valeva la pena, visto che non mi sono schiodato dal 29 in meccanica quantistica; e analogamente il pomeriggio. Alleggerisco la serata andando a suonare la messa vespertina, come al solito. Il parroco mi lascia un po' frustrato perché non vuole cantare Apri le tue braccia, che invece ha una linea melodica non cantata, alla mano sinistra, che la rende piacevole suonare. Ed in cambio, contro il parere del foglietto, vuole la noiosissima Padre, perdona - la mia vendetta si consuma dopo la comunione, quando per riempire il silenzio attacco con un versetto di Zipoli (da quando ho comprato le Sonate d'Intavolatura non suono altro) con accordi arditi, e finisco con il Dopo la comunione co' flauti.

Nel dopocena si consuma la follia del fine settimana. Ci troviamo più o meno al solito orario in oratorio - a dire il vero, io arrivo un po' prima e così faccio in tempo a prendere il primo (che si rivelerà, mio malgrado, anche l'ultimo) bicchierino della serata; perché Fabio arriva e fa la pazza proposta di, perché no, fare un giro a Milano. Ad essere sinceri, non è una delle cose che mi accende più d'entusiasmo scendere a Milano anche l'unico giorno della settimana in cui non sono obbligato a farlo, ma il suo entusiasmo è abbastanza contagioso e mi convince. Risulta, però, più difficile convincere l'Epo, che a Milano (o meglio, in Brianza) c'è già stato anche la sera prima perché ha - diciamo così - un accenno di relazione con Tarantino. L'Epo era meno dell'idea anche perché, a fare due conti, tra Daniele che se fossimo partiti a quell'ora non ci avrebbe raggiunti ed il fatto che Fabio voleva essere a casa non troppo tardi, c'era il rischio che a Milano si facesse un vago mordi e fuggi senza concludere niente. Nel novero delle stranezze alternative lui lancia Crema (forse un po' troppo strana, a dire il vero) ed io il Lago - ma non il solito Sebino - ma, alla fine, complice il fatto che non si voleva sembrare troppo autoritari e si faceva i possibilisti, Fabio che il possibilista non lo faceva l'ha, alla fine, spuntata. Problema, però! Che si fa a Milano? Dove si va?

Alla fine ha prevalso il sentito dire del fighettismo ed abbiamo cercato di raggiungere Corso Como (nel video una caricatura, che l'anno scorso ha riscosso un certo successo, di giovane milanese) - avendo solo io, e solo molto vagamente, idea di dove potesse essere. E ci è andata anche bene; perché la ricerca del parcheggio chi ha portati in Via Sarpi (c'è una suggestiva immagine di questa China Town meneghina, che magari recupererò in futuro) che non è troppo distante da dove volevamo andare - come ricordavo, tra Porta Garibaldi e Parco Sempione; viaggio a Milano inutile, in sostanza. Per la scarsa compatibilità di posti in cui io entrerei - di solito bar o enoteche con arredamento minimale e costi stratosferici - con quelli in cui entrerebbe Fabio - posti affollati - o Epo - discoteche. E, a proposito di discoteche, io non so se la clientela fosse effettivamente di pettinati come reclamizza il sito, ma il posto in cui Epo voleva entrare mi sembrava rivoltantemente fighetto e musicalmente insulso. Il tutto correlato da delle ragazzine che festeggiavano i (penso) 18 anni nel modo più signorile ed elegante possibile, cioè girando fuori dal tettuccio di una limousine bianca in Corso Garibaldi, in zona altrimenti pedonale. Tra l'altro, una più ubriaca delle altre ha avuto da ridire sul mio cappello - di cui, invece, vado orgoglioso; al che, anche per non creare tensioni, io ho risposto con il più mellifluo e gelido ghigno-fintosorriso di cui fossi capace, mentre il finissimo Fabio suggeriva veementemente di rispondere un più netto tua madre ingoia. Alla fine siamo stati in una gelateria da asporto bianchissima (arredamento bianco, led biancoazzurri ad illuminare a giorno il locale) - e bisogna dire che il gelato era buono. Forse un po' caro (anche se in realtà non conosco i prezzi milanesi standard), ma ottimo.

La serata ha anche permesso di commentare in loco la questione del Bosco di Gioia (di cui i miei compaesani sono venuti a conoscenza tramite EelST, e che possiamo vedere prima e dopo la cura - la seconda immagine è, ovviamente, in fieri - per mano della Giunta Regionale lombarda), e di apprezzare in diretta la verità alla base di Cani e Padroni di cani, degli stessi EelST - e di questo dovrebbe esserci un video, da qualche parte.

Più drammatico è stato venir via da Milano, perché l'Epo alla guida notturna per il centro non è certo un campione di coraggio, ed in un paio d'occasioni abbiamo dovuto raggiungere un incrocio due o tre volte (perché non è che a Milano ad ogni incrocio si possa andare a destra, sinistra o dritti, anche ammesso che le strade siano solo quattro) prima di imboccare la strada...sbagliata; tanto che, invece della rassicurante Via Palmanova che porta direttamente in Tangenziale Est, da piazza Loreto siamo finiti alla stazione di Lambrate (che a me non tornava, ma l'Epo si era convinto) e dunque sulla Cassanese verso Segrate e Pioltello...per fortuna che in un modo o nell'altro abbiamo raggiunto Bergamo.

Domenica, invece, niente da segnalare. Nel modo più assoluto. Tranne il gatto che stava male, ma questo già si sa. Rimarrà ricoverato fino a venerdì, almeno. È da ieri che mia madre va ripetendo che, con gli stessi soldi, si sarebbe comprata cento gatti nuovi. Pace.

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lunedì 3 marzo 2008

E.R. felina

Rimando il tradizionale post del fine settimana (a proposito del quale ho già la testa rutilante di idee) per una questione più contingente. Tra i vari abitanti della casa - sovraffollata ancorché grande - c'è il gatto (di cui si può vedere una foto d'archivio), che da sabato mattina soffriva di qualche disturbo. Anzi, da ben più di qualche disturbo - ma, si sa, i gatti non hanno certo il dono della parola, e più che miagolare oltre il consueto non faceva. E non mangiava. Ha avuto, tra sabato e domenica, qualche alto e basso; ma, in sostanza, in un quadro clinico in costante peggioramento. Si era pensato a qualcosa di gastrico, o a qualche intossicazione - perché mangia tutto quello che gli capita a tiro, e soprattutto beve tutto quello che trova. Poi, non è che in questa casa si ponga grande attenzione alle persone, quando stanno male, figuriamoci al gatto.

Ieri sera non si è fatto trovare, e stamane non usciva dalla cuccia. Poi sono andato a Milano, e non sono tornato fino al pomeriggio inoltrato. Ed il quadro era decisamente critico. Praticamente apatico, buttato sul pavimento - lui che cerca sempre il posto più morbido! - nei rarissimi tentativi di spostarsi trascinava le zampe posteriori. Si è riusciti a convincere mia madre a portarlo a farlo vedere - e che la filosofia del gli passerà lo stava portando a tirare gli ultimi. Il veterinario di Scanzo era chiuso - ed abbiamo chiamato quello di Albano. Visita d'urgenza; il gatto è messo nella sua gabbia da trasporto, non troviamo la grata per chiuderla, ma il gatto non fa altro che gemere di tanto in tanto e, ammesso che i gatti abbiano qualcosa per la testa, non gli passa neanche per l'anticamera del cervello di uscire. Le due veterinarie depositano il gatto sul tavolo medico ed iniziano ad intervistare mia madre e me per l'anamnesi - e quello esce con una via di mezzo tra un gemito ed un ululato che in un primo tempo viene attribuito al cane tenuto in degenza. Una delle due si alza e va a controllarlo - ed inizia la scena epica.

Non fa in tempo a toccarlo che chiama l'altra. Mollano tutta l'anamnesi e prendono i ferri. Avevamo ipotizzato, a dire il vero, fosse un blocco intestinale, e non eravamo arrivati lontano. Trattavasi di un blocco dell'uretere dovuto ad un calcolo, con conseguente costipazione della vescica ed alcalosi da accumulo di urea - il gatto, a detta della veterinaria, era in semicoma e non avrebbe superato la notte. Considerato che l'appuntamento era stato in origine fissato per domani pomeriggio, e successivamente anticipato ad urgenza solo perché domani nessuno poteva portarlo, direi che gli è andata bene. Vorrei sorvolare sui dettagli dell'intervento, non perché non li conosca - anzi, ho contribuito a tenere fermo il gatto mentre gli applicavano il catetere e gli mettevano i punti, quindi ho visto più che bene, ma sull'assurdo comportamento dei veterinari. Queste dovevano essere talmente abituate ad avere a che fare con padroni ansiosi che ci hanno invitato ad uscire, se l'operazione ci avesse impressionato, e qualsiasi cosa facessero (dall'operare senza anestesia, a disinfettare questo e non quello) ce la spiegavano come se volessero giustificarsi. Mi hanno anche chiesto se fossi un medico - al che ho dovuto deluderle rispondendo che ero un semplice studente di fisica; e si sono messe a spiegare come e perché si formano i calcoli, come se io - e soprattutto mia madre - fossimo nati ieri.

Intanto il gatto è ricoverato - ha avuto anche un simpatico shock termico ed è stato messo sotto la lampada a infrarossi, con la flebo nella zampa - come un malato vero. Comunque se la caverà. E magari la prossima volta ci pensa due volte prima di essere goloso di patatine fritte.

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domenica 2 marzo 2008

Il caso Maiani

Non ricordo se Cristian fosse o meno presente durante l'orale di Elementi di Struttura della Materia, quando Benedek ha parlato della questione. Probabilmente sì, perché in un recente commento mi ha sollecitato a parlarne; in quanto si tratta di un nuovo capitolo della questione Sapienza.

Il Nostro è un luminare della fisica teorica delle alte energie. Ha sviluppato, negli anni '70, la correzione al modello Standard che ha previsto l'esistenza del quark charm, è stato per anni direttore del INFN, poi del CERN, e di recente è stato nominato presidente del CNR.

La qual cosa ha suscitato polemica politica, in Commissione al Senato, perché Maiani è tra i firmatari della lettera con cui i professori della Sapienza avevano chiesto al rettore di ritirare l'invito al Papa per l'inaugurazione dell'Anno Accademico. Polemica politica, ovviamente, agitata dal centrodestra, ed ultimamente rinfocolata dall'onorevole Gabriella Carlucci che è arrivata ad usare i più bassi mezzi polemici (accusandolo, come se lei ne potesse sapere qualcosa, di incompetenza scientifica); ovviamente, attorno al Nostro è prontamente sorto un quadrato di colleghi accademici ed una ben più folta schiera di polemisti laici. Mi si chiede di commentare, ad ogni modo.

Non vorrei prendere la brutta piega degli opinionisti televisivi, a cui si chiede di commentare tutto di tutti, anche e soprattutto quello su cui non sono competenti, ma credo di non sconvolgere nessuno se dico che il CNR non è certo l'etereo olimpo della scienza italiana. È un ente, illustre quanto si vuole, emanazione dello Stato (istituito, si pensi, durante il periodo fascista - con il tempo avrà anche perso in dirigismo, ma non è cambiata la sostanza). Al punto che il presidente è di nomina politica. E questo è il punto, ed anche il motivo per cui si è fatta polemica.

Come organismo statale o para-statale, con la dirigenza di stretta nomina politica, è chiaro che la politica entri nel merito delle scelte. Direi, forse forzando un po', che il ruolo politico, almeno per i dirigienti, è preponderante. Che i presidenti, essendo il compito del CNR coordinare la ricerca italiana ed indirizzarla allo sviluppo ed al progresso industriale, è bene che siano politicamente fidati - ancorché ottimi scienziati, anche per avere il necessario rispetto dei colleghi (il concetto di comunità scientifica copre, in realtà, faide inconfessabili). Non ci trovo niente di sconvolgente, nella polemica. Forse mi lascia perplesso che il centrosinistra abbia ritenuto politicamente furba una nomina del genere, ancora calda di polemica. Ma, del resto, il curriculum accademico del Nostro è invidiabile, come la carriera alla direzione di prestigiosi enti di ricerca. E, in fondo, la Ricerca è a Mussi - non bisogna scandalizzarsi più di tanto di chi possano essere gli scienziati di fiducia.

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Propositi bloggheresi

Sono stato a lungo soddisfatto del mio layout. In particolare, all'attenzione che ho posto nell'evitare di affastellare mille cose nelle sidebar, come tanti fanno, perché la prima cosa è la chiarezza. Da qualche tempo, però, ho l'impressione che manchi qualcosa. L'idea sarebbe quella di incrementare l'integrazione tra il mio blog e tutti i vari Cassa in giro per le varie trovate del web 2.0. Ed anche una favicon, perché la "B" di Blogger è troppo anonima. Al limite, una "C" di Cassa. Quando e se avrò tempo, questa è la strada .

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Un film che mi ha lasciato qualcosa

Detto con tutto il sarcasmo possibile; facendo il verso a quelle che si sentono fuori dai multisala, oppure il lunedì mattina sul treno, che commentano Into the wild. Tutte balle.

Devo ancora capire appieno le oscure corde che si tendono dentro don Alessandro quando si tratta di scegliere il film per concludere il "capitolo" della catechesi per gli adolescenti. Da un lato, è ovvio che non avrebbe alcun senso proporre un blockbuster hollywoodiano, dall'altro che un film troppo pesante renderebbe ancor più incontenibili i ragazzi che, durante le proiezioni, danno il peggio di sé. Ciò non toglie che, quasi sempre, il nesso tra film e tema sia labile, generico o - al contrario - troppo parziale. Nonostante questi limiti, a volte ci si azzecca. Nel senso che il film è bello e/o interessante. Altre volte si fa fiasco. Come questo venerdì.
Attenzione! Continuando a leggere, spoiler e commenti scorretti.

Buon compleanno, Mr. Grape! è il tipico film vuoto. Certo, questo e quel personaggio sono soli. Se ci fai caso, anche quell'altro e l'altro ancora. Anzi, a ben vedere, sono tutti soli. Ma - a ben vedere - tutti sono soli, film o non film. Poi, può avere un certo interesse cinematografico vedere Di Caprio quando sapeva recitare, ed un certo interesse estetico un Johnny Depp giovanile e robusto - se sei una sedicenne con il có a viòle. Ciò non toglie che i personaggi siano persi in un'autocommiserazione totale ed odiosa; che la madre courage di trecento chili diventa un personaggio sopportabile solo da morta, e comunque rimpiangi che non muoia in un modo più doloroso. Che il fratello ritardato sia picchiato troppo blandamente, nell'unica scena in cui le prende - non è che ce l'ho con lui, ma è insopportabilmente stato allevato nel cuìsmo più totale da una madre indegna; e gli effetti della cattiva educazione si vedono su tutti. Che, con le schifezze che tutti ingurgitano, e che mi hanno fatto star male per loro, l'unica ad averne i segni sul corpo è, appunto la madre; che si capisce dalla prima scena che lei vorrebbe consumare, ma il nostro Depp passa tutto il film senza fare una mossa. Salvo poi sciogliersi verso la fine, per far contenti gli sponsor del plaid.

Chissà cosa ci riserverà il tema dipendenza, il prossimo...

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