martedì 10 marzo 2009

Giovani per il Partito Democratico

I miei lettori più assidui si saranno accorti - con sospetto, magari - che è da diverso tempo che sulle mie pagine non trovano spazio le considerazioni politiche, che un tempo erano tanto frequenti dall'aver fatto diffondere, in università, l'equivalente antonomastico Casati-politica. In realtà, diversi fattori hanno concorso da un lato a non farmi trovare tempo ed argomenti da affrontare, dall'altro a sconsigliarmene l'opportunità, essendo stato abbastanza delicato il processo costitutivo dei Giovani Democratici e non essendo il caso che io intervenissi per così dire a gamba tesa nel dibattito; preoccupazione forse eccessiva, visto che al congresso mi sono stati fatti i complimenti per l'intervento in stile SG (ah, che facezia! - mi sa che non hanno frequentato molti congressi ex o post democristiani). Dunque un paio di riflessioni sul ruolo dei giovani nel partito, e del Movimento Giovanile nei confronti del Partito.

Io non so se sia vero, o sia soltanto retorica, che con il Partito Democratico molti giovani si sono avvicinati alla politica. Ne ho qualche esperienza, per quello che è successo al mio paese o per quello che si vede nel gruppo giovani della provincia, dove spesso approda qualcuno fiero di non provenire da un'esperienza precedente. Diamolo per buono; come bisogna "dare per buono" che, almeno un anno fa, con la sua nascita, il PD abbia riacceso "nell'aria" un certo interesse per la politica ed un certo entusiasmo per l'area di centrosinistra che prima era decisamente sotto i tacchi.

Anche nei quadri e nei dirigenti del partito, allora, c'è stata una massiccia iniezione di forze nuove ed anagraficamente giovani; basta pensare al trentenne Martina, segretario regionale, ed a tutta l'iniezione di giovani portavoce dei circoli territoriali. Iniezione talmente innovativa, per chi era abituato alla consueta gerontocrazia, da aver messo in secondo piano per molti mesi l'esigenza di un movimento giovanile di partito. Iniezione, e qui vengono le dolenti note, vista talvolta con sospetto da quanti, nei movimenti giovanili dei partiti fondatori, costruivano il loro cursus honorum dalla gavetta della spillatura di birra fino al "vertice" della direzione provinciale o regionale dei giovani, per poi riuscire ad introdursi, allo scoccare degli statutari trent'anni, nei quadri del partito vero. Molte incomprensioni degli ultimi mesi vengono proprio dal confronto delle due esperienze e dalla loro non semplice convivenza. Nella quale i "partitocratici" vedono con sospetto il movimento giovanile come "riserva indiana" (è l'infelice termine politichese), come una manovra del partito adulto per far giocare i bambini al partito come le bambine all'asilo giocano alle mamme, ed i "giovani veri" guardano di sottecchi i "partitocratici" perché vedono dietro di loro l'ombra e la mano dei grandi ("big", in maniera ancora più infelice era il lessico in voga tra i GdM) che vogliono assicurarsi la fedeltà dei notoriamente irrequieti movimenti giovanili.

Queste sono paure che bisogna avere il coraggio di superare; non perché tutte siano del tutto infondate, ma perché è sotto gli occhi di tutti che nessuno dei due approcci è in grado, esclusivamente, di affrontare il rinnovato e rinnovando atteggiamento dei giovani nei confronti della politica, della politica di centrosinistra in particolare, della politica del PD nello specifico. Pensare che basti l'iniezione di giovani della prima ora del PD per mantenerne vivo lo spirito innovativo e generazionale è chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà che il partito ha vissuto da un anno a questa parte, e non voler vedere che la società è molto più vasta e meno definibile dei giovani che in buon ordine si impegnano sul loro territorio e nelle amministrazioni locali. Pensare che i "veri giovani" siano quelli che non vogliono "sporcarsi le mani" con cose pratiche, ma amano discutere del nulla per ore, fare un po' di casino alla prima manifestazione che capita ed appropriarsi del proprio spazio, andando a bussare alla porta del partito per chiedere fondi e per far riconoscere i propri dirigenti nell'organizzazione del partito vero con più o meno pretenziosi documenti di cittadinanza è dimenticare al tempo stesso che il fine della politica è il servizio per il bene comune, il che implica un lavoro pratico costante ed impegnativo, e che il mondo è pieno di associazioni, ma che se si aderisce ad un partito allora si deve esserne membri a tutti gli effetti, con i giusti diritti ma anche con tutti i doveri.

La sintesi che è stata trovata all'interno dei GD di Bergamo tra queste due istanze promette di costruire e rafforzare un movimento giovanile di partito e nel partito - anzi - sulla soglia del partito, aperto ad accogliere chi non ne fa ancora parte e ad avvicinare il partito stesso, spesso chiuso nella sua noiosa autoreferenzialità, al complesso e ribollente contesto sociopolitico odierno. Non è però, con la formula del "ma anche" che possiamo costruire l'identità dei Giovani Democratici bergamaschi, poiché abbiamo sperimentato in questo difficile anno del PD che il "ma anche" scivola facilmente nel "quindi niente". Dobbiamo profilare davanti al nostro sguardo un traguardo ed una strada da seguire; dobbiamo costruire un'identità ed una missione chiara per il nostro movimento giovanile.

È quantomai necessario e fondamentale ricordare che siamo giovani nel Partito Democratico: niente fraintendimenti, zone grigie o rischiosi doppi canali. Per quanto possa sembrare attraente, un modo diverso di presentarci sarebbe in primo luogo un inganno, secondariamente deleterio nei confronti di quanti hanno già messo la faccia con il partito ed hanno bisogno che il movimento giovanile stia al loro fianco, non che ne prenda pretestuosamente le distanze e li abbandoni al proprio destino. I giovani impegnati nel partito sono una risorsa ed una ricchezza che dobbiamo riconoscere ed a cui deve andare il nostro sostegno
Da questo primo punto fermo segue che siamo giovani per il Partito Democratico, e questa nostra condizione porta con sé una duplice responsabilità. Da una parte, che non dobbiamo chiuderci nell'autoreferenzialità della Giovanile, per quanto dolce e bello possa essere ritrovarsi tra pari; dall'altro, che il nostro contributo deve essere importante, e che per questo bisogna munirsi per parlare con voce autorevole nei confronti del partito adulto; e per farlo, è necessario un occhio di riguardo alla formazione, è necessario mettere a frutto le competenze che nella vita accademica e professionale molti di noi hanno ottenuto ed otterranno; e capacità e volontà per non demordere se, di fronte, si troverà un muro di gomma, perché deve essere consapevolezza del partito intero che i giovani non sono lì per giocare, ma per portare il loro vivo contributo.
E questo ci porta alla terza direzione della nostra prospettiva: noi dobbiamo essere Giovani democratici nonostante il Partito Democratico, cioè in piena autonomia politica. Per quanto la forma organizzativa rispecchi il contenuto politico, non sono uno che si appassiona alle richieste di autonomia organizzativa del movimento giovanile nei confronti del partito, che spesso è un modo in cui il partito, anche furbescamente, opera per anestetizzarci. L'unica vera autonomia di cui abbiamo bisogno e che richiediamo e che richiederemo, se necessario puntando i pugni, è l'autonomia politica, nella lealtà della dialettica interna del partito. La cosa più grave e più deleteria è che il partito metta, per così dire, il movimento giovanile in "amministrazione controllata", rendendolo funzionale alle sue logiche interne, che non temiamo di chiamare correntizie.

La politica del futuro è nostra, dobbiamo pretendere fiducia e dimostrare di meritarla.

2 commenti:

Giosuè ha detto...

Perdonami la schiettezza, ma come può l'Uomo della Strada (che vede complotti anche dove non ce ne sono...) accettare la tua affermazione sulle "facce nuove" quando, scorrendo il "direttivo" del PD del tuo paese (http://www.dsbergamo.it/pd/scanzo02.pdf), trova sì dei giovani, ma figli, nipoti (non sono sicuro della cosa ma, da un'occhiata veloce all'elenco telefonico, non mi pare siate molti con quei cognomi nel vostro comune), insomma, parenti più o meno stretti di vecchie conoscenze della politica locale (vedi www.comune.scanzorosciate.bg.it -sindaci dal 1866 e giunta comunale- per un confronto)???
A proposito invece delle "facce nuove" a livello provinciale, se dovesse limitarsi a certe "coincidenze" (così le voglio definire) poc'anzi descritte, lo stesso Uomo della Strada avrebbe sicuramente alcune perplessità:
- come potrebbe essere certo che le "facce nuove" siano effettivamente animate dal sacro fuoco della politica e non siano personaggi selezionati tra "amici" più o meno stretti della "vecchia guardia" per dare l'impressione, ahimè solo effimera, di un cambiamento di rotta rispetto al passato (come una vecchia automobile solamente riverniciata e senza alcun intervento sulle parti meccaniche che un venditore ci vorrebbe vendere affermando che consuma come una appena uscita dal concessionario)?
- come può essere certo che un certo numero di queste "facce nuove", complice la loro buona fede e la loro inesperienza (ingenuità???) sul lato strettamente politico (le due cose pare siano direttamente proporzionali...), non venga strumentalizzato dai "volponi" di turno per dimostrare la loro "potenza" all'interno del gruppo, spostando in modo più o meno occulto le maggioranze e modificando a proprio piacimento gli indirizzi politici, soprattutto in un contesto, come quello del PD, particolarmente eterogeneo? Del resto (purtroppo) la storia della politica, nemmeno troppo tempo fa, ci ha insegnato che per la sete di potere si era (bada che uso il verbo al passato perchè mi auguro che certe cose appartengano al passato...) disposti a iscrivere al partito di turno anche i morti (!) pur di prefiggersi certi obiettivi...

PS: nell'altro commento, ovviamente leggasi "stricto sensu" (senza "in")...

Cassa ha detto...

La tua schiettezza è tutt'altro che sgradita, e merita una risposta altrettanto schietta.

La mia prima tentazione è stata rispondere a tutte le tue domande non può. Come non possiamo essere sicuri noi, a livello provinciale, che chi si fa vivo ed inizia a partecipare al nostro movimento qualificandosi come "avvicinantesi per la prima volta al PD" sia effettivamente "nuovo", non sia stato spinto da altri, non sia o non possa essere manovrato da altri.

Poi ho deciso, a costo di correre qualche rischio, tra cui non ultimo quello di essere pedante e noioso, di rispondere in modo argomentato ai tuoi tre diversi punti.
Per prima cosa quello che mi viene più facile, su Scanzorosciate. Né io né mio cugino rientriamo nelle "facce nuove" dei giovani democratici, perché abbiamo le radici solidamente piantate nel terreno del cattolicesimo democratico e della sinistra democristiana, e - lui meno, io di più - abbiamo anche alle spalle una non indifferente esperienza nei Giovani della Margherita. Il genere di facce nuove cui faccio riferimento andrebbe inteso come "non appartenenti ai movimenti giovanili dei partiti fondatori".

Per quanto riguarda la seconda questione, a mio avviso scende troppo nel personale perché non solo l'Uomo della Strada, ma anche Quello della Scrivania, alla cui categoria mi ascrivo, si possa raccapezzare bene. Per la mia esperienza, alla porta di un movimento giovanile di partito bussa un'umanità varia ed impossibile da incasellare. Si va dall'agitato studente delle superiori che pensa di aver avuto la vocazione alla politica tra le manifestazioni e le occupazioni, al puro arrivista che si butta anima e corpo fino ad ottenere un qualsiasi, anche piccolo, riconoscimento e lì si installa, da persone di grande preparazione, e la cui preparazione sempre si approfondisce, che sono oggettivamente in grado di dare un prezioso contributo alla politica, non solo da giovani, ad altri che magari hanno un gran cuore ma sono oggettivamente più limitati; dal giovane che viene accompagnato alla politica per tradizione familiare a quello che, venendo con noi, compie un vero e proprio parricidio. Quello che è certo, indipendentemente dalle motivazioni iniziali, è che per durare al di là della fiammata iniziale è necessario essere veramente appassionati, altrimenti presto ci si stanca, magari stanchi disillusi e schifati. Càpita. Ma, soprattutto, in politica presto anche i figli più devoti ammazzano i padri, e vanno per la loro strada.

Il terzo ed ultimo punto, in effetti, è il più delicato. Anzi, ti dirò di più, è il vero intento polemico di questa nota - che, su Facebook, è stata letta e variamente apprezzata dai miei "colleghi", e mi sa che solo i due o tre di loro più accorti se ne sono resi conto. Ci sono facce nuove facilmente manipolabili. Ci sono facce vecchie che si fanno manipolare più che volentieri, sperando di acquisire meriti nei confronti degli adulti che permettano loro di essere cooptati a comode poltrone. Fortunatamente, sono una minoranza. Verso cui, ti assicuro, stiamo in guardia.