Tutti noi dovremmo essere quell'omino. Con la sua solida scala di priorità: prima di tutto, i campi hamiltoniani! (secondo me questa vignetta è ispirata ad una storia vera, e la storia vera è la storia di Magri!)
giovedì 10 aprile 2008
Blogging e realtà
Se non è degno di essere scritto, è degno di essere stato fatto?
Credo di sì, perché la vita non si compie nelle pagine di un diario, sia pure sui generis come uno di questi blog. Ma penso di no; perché siamo come personaggi su un palcoscenico, e se non diciamo la nostra battuta facevamo meglio a restare nel camerino.
Eppure ci sono cose che non si possono scrivere; ne parlavo ieri con una mia compagna di università, che mi interrogava e le cui domande cercavo di eludere; e che cercava le risposte tra il mio blog ed alcuni altrui. Alcune non si possono scrivere perché tirano in ballo persone che non possono, e non vogliono, essere esposte ai riflettori della rete, per quanto opachi come quelli che questa pagina offre. Altre non è bene scriverle, perché basta un dito per fare del male - a chi è fragile, ed a chi sembra solido e, vittima di tanta solidità, da tanta solidità è reso fragile - e perché, a volte, la parola data va mantenuta.
Ma poi voi, lettori, non lamentatevi che scrivo poco.
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mercoledì 9 aprile 2008
Pizzoccheri
Guarda tu se devo andare al bar dell'università per mangiarli...che tra l'altro erano due in croce (è anche vero che costavano talmente poco che ci mancava me li tirassero dietro, ma non erano un gran ché).
Ora, io credo che nessuno abbia bisogno di spiegazioni in merito a questo piatto della tradizione valtellinese, che è diventato un po' come la cotoletta per Milano ed il baccalà per Vicenza, e cioè che tutti dovrebbero saperne tutto, ma poiché non si sa mai, specie per i lettori extra-lombardi, ci spenderò due parole (e vi indirizzo già subito alla pagina di Wikipedia che ne parla).
Sono un piatto fatto da qualcosa di simile a "tagliatelle", però di grano saraceno - che si distingue per il colore più scuro, la grana più ruvida ed il sapore più pungente, tipico delle coltivazioni in ambiente montano, con patate, verza e formaggio, cotte in casseruola con burro ed aglio. Pur non essendo per niente valtellinese, nemmeno in un briciolo del mio DNA, mi sono sempre piaciuti, fin da quando - in terza elementare - sono andato in gita con la scuola a Sant'Antonio Valfurva, nei pressi di Bormio, ed abbiamo visitato una macina in cui si producevano artigianalmente. Mia madre, sapendolo, visto e considerato che in casa piacciono solo a me, e vengono mangiati, oltre che dal sottoscritto, soltanto da lei, me li prepara ad ogni morte di papa, e per giunta di quelli precotti...pertanto, con questo post rivolgo un appello per un piatto di pizzoccheri secondo tradizione, con le patate e la verza bollite, il Valtellina Casera fuso, il robusto sapore di aglio (che di per sé non mi piace, ma con i pizzoccheri ci va) e tutti gli altri carismi. Capito?
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martedì 8 aprile 2008
Fede e politica
Solitamente apprezzo molto il blog di Berlicche, perché lo vedo animato da una fede autentica e profonda, e dotato di buone doti di polemista apologetico.
Per questo motivo sono particolarmente scontento dei suoi ultimi post dedicati alla politica, complessivamente riassumibili nel concetto un buon cristiano deve votare Berlusconi. A parte la già di per sé stessa discutibile posizione - che, con tutta modestia, mi sentirei di negare senz'altro, tant'è che tutti i partiti cattolici della storia e d'Europa non sono mai stati di destra, ma di centro, e volente o nolente il PdL è di destra - quello che mi lascia più contrariato è il tono dei commenti e delle risposte a chi (senza essere necessariamente virulento, come alcuni in effetti sono) osa esprimere opinioni contrarie, o mettere in dubbio la moralità e l'adesione alla fede ed alla dottrina cattolica del nostro Unto del Signore. Con toni del tipo solo nel PdL c'è spazio di vita e di libertà per i cattolici, quasi che tutta la ricchezza politica del cattolicesimo sia stata tradita dai legittimi eredi della DC, ora variamente sparsi - per lo più, e certamente quasi tutti di quanti allora non erano in terza fila perché considerati meno adatti o abili - tra PD ed UDC. Mentre il Nostro, che ha sempre trafficato tra socialisti e massoni, sia ora il cavaliere della fede che nemmeno Abramo a detta di Kierkegaard.
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lunedì 7 aprile 2008
Guerrafondaio
Ho trovato questo notiziario on line che stuzzica il mio palato...Notizie inutili tipo il cambio di nome di un reggimento, o una missione dei nostri intercettori. Però è divertente.
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Sö e zö
Dovevano essere due giorni senza infamia e senza lode, un po' di impegni famigliari ed un po' di tempo libero, e questo settimana si è trasformato inconsapevolmente in un viaggio in automobile (nella foto la mia auto, cioè non la mia, ma una uguale) durato praticamente due giorni. Senza andare da nessuna parte.
Volevo realizzare un file di GoogleEarth con indicate tutte le strade percorse, su e giù per le valli bergamasche, ma poi ho visto che le indicazioni si sarebbero confuse tutte fra loro. Così ho predisposto un file solo, con segnati soltanto i punti toccati, in ordine di "toccaggio", che da soli bastano per vedere come si sia consumata benzina, con quel poco che costa.
Fortuna che per il giorno di sabato avevo declinato l'invito ad andare a Vinitaly, ché dovevo studiare - anche se in realtà ho più studiato i pezzi all'organo per la messa di domenica che fatto quello che dovevo fare per l'università, e sono uscito di casa soltanto dopo cena. Poiché Fabio era impegnato con una festa di compleanno a suo dire noiosissima, ma a cui non poteva mancare, e Geordie aveva declinato il nostro invito ad uscire perché duramente provato dal lavoro, ci siamo trovati soltanto io ed Epo, ed abbiamo preso le mosse per una serata tranquilla, andando al paludato (aggettivo tirato fuori dal cappello per rendere l'idea) pub Kavanagh di Albino (segnaposto 1), dove abbiamo bevuto giusto una birra che già il sonno ci assaliva. Optiamo, allora, per andare alla ricerca di posti nuovi, e che siano fuori dalla Val Seriana, e ci dirigiamo su Seriate; siamo arrivati nei pressi del Privilegio (segnaposto 2), che conosciamo perché ci lavora la sorella di Claudio, quando Claudio ci chiama informandoci che la sua cena in compagnia di morosa, amiche della morosa e di loro morosi (esattamente quello che si intende compagnia allegra, e lo stesso Claudio è della nostra idea) è terminata e stanno andando allo Smart (segnaposto 3) di Nembro, e ci invita a raggiungerli. Abbiamo fatto appena in tempo ad arrivare sul posto, che ci richiamava dicendo di aver cambiato programma e di aver optato per il bowling di Albino (segnaposto 4); ci rechiamo là, e nonostante io sia di poca compagnia e non giochi, la comitiva si divide su due piste, maschi e femmine, e si gioca una partita. In questo ambiente da minitamarri c'è anche un gruppetto di adolescenti che rivolge un appello tramite dj alle ragazze del nostro gruppo perché li vogliano conoscere, e l'immensa superiorità degli uomini della nostra compagnia fa finta di niente, salvo poi platealmente uscire con le giuste consorti. Niente di speciale; non fosse che ho già visto situazioni del genere degenerare in rissa, proprio ad Albino. Ritorno a casa, che quasi m'addormento in auto - fortuna che guidava l'Epo.
Anche perché avrei dovuto guidare parecchio anche l'indomani. Mentre tutta la famiglia si preparava per essere alla messa d'anniversario di matrimonio dei miei nonni per le undici e un quarto, io partivo per mio conto onde installarmi all'organo per le dieci e mezza, come d'accordo preso con il parroco di Brembate di Sopra (segnaposto 5). Che doveva essersi dimenticato qualcosa, tipo che la messa delle dieci va giustamente avanti fino alle undici meno dieci, e che quindi sono arrivato presto per niente. Il curato decide i canti che avremmo fatto, niente di particolarmente innovativo - per mia fortuna - e tutto molto alla portata, e raggiungo l'organo, che a differenza di quello di Rosciate non è sopra il presbiterio ma appeso a metà navata, poco prima delle undici. La mia prima impressione è che si tratti dell'organo dei Puffi. Si tratta di un organo Damiani del 1817, con la meccanica in vista dietro la grata della consolle, restaurato nel 1998 e recentemente risistemato durante i lavori di restauro della parrocchiale (lavori diretti da mia zia!); molto incisivo nei registri acuti, mi è sembrato un po' carente per quanto riguardava l'intensità dei bassi. Ma, forse, è questione di mio gusto. Certo, non avevo mai suonato un organo con una meccanica più rumorosa, cosa che era evidente specialmente sui brani un po' brillanti, come il Post Communio di Zipoli che ha concluso la celebrazione (ascolta il file midi). Inoltre, dopo essere stato in balia per tutta messa del cantore più lento che mi sia mai capitato, ho deciso di rivalutare in toto quelli che mi capitano, solitamente, a Rosciate. Prima di messa ho suonato il preludio in sol minore di Bach (non ho avuto tempo - né, sinceramente, voglia di sbagliare - per la fuga successiva) (qui il midi); poi abbiamo fatto Chiesa di Dio, l'alleluja di Taizé (Canto per Cristo), Le mani alzate all'offertorio (per il quale io avevo preparato un'altro pezzo di Zipoli, amen), il Santo Gen rosso, e Resta con noi Signore, la sera alla comunione; la quale, con la lena che ci metteva il baffuto cantore, è stata un vero strazio.
Dopo la messa, che si è prolungata parecchio, complici anche due battesimi, ci siamo trasferiti in massa (noi, i miei nonni con le loro sorelle) a Somasca (segnaposto 6), nota per la basilica di San Girolamo Emiliani e la casa madre delle Orsoline di Somasca (da non confondere assoltuamente con le Orsoline di Gandino, né con le Orsoline "vere" di Sant'Angela), per il pranzo. Pranzo che ho vissuto con un orecchio al telefono ed un occhio all'orologio, perché ero stato incaricato di presenziare, facendo le veci dei Giovani Democratici, ma che provengono dalla Margherita, ad un incontro dei circoli dell'Alto Sebino (dalla parte opposta della provincia!) che doveva iniziare alle 16.30; dopo aver provato a convincere l'onorevole che non era il caso che andassi, ed aver ricevuto, assieme al permesso per marcare visita, anche una lavata di capo, mi sono risolto a farlo contento e a partire; benché, per aspettare la torta, sia partito talmente tardi che all'ora in cui la riunione iniziava ero a Calolzio. Pur andando al limite del fisicamente possibile, specie sulla trafficatissima strada della Val Cavallina e dopo aver perso bene o male venti minuti a cercare il posto per le frazioni di piano e di monte di Costa Volpino, sono arrivato all'incontro (segnaposto 7) che ancora non era arrivato l'ospite d'onore (che poi era il motivo per cui dovevo presidiare), responsabile organizzativo del PD e più pericoloso diessino impenitente della provincia. Le nubi grigie che già avevo iniziato a subodorare sul lago di Lecco hanno iniziato a chiudersi, verso sera, e non ero partito da molto, verso le diciannove e trenta, per rientrare a casa che già gocce tiepide cadevano dal cielo. Gocce tiepide apprezzate in un primo momento, ma che presto hanno ridotto, insieme a moltissime loro gemelle, la visibilità ad un livello tale che attraversavo i paesi della valle sperando che nessuno fosse così stupido da attraversare, perché di certo non l'avrei visto se non quando me lo fossi ritrovato sul cofano. Arrivato a Trescore, vedendoci sempre meno, ho preso la via di Cenate e della Tribulina perché ero certo di trovare meno traffico, ed in sostanza perché è molto più bella, anche non vedendoci a un palmo dal naso, della statale del Tonale, nonché perché "cade" su Negrone e quindi Rosciate senza dover fare giri successivi, sempre piuttosto trafficati la domenica sera.
Spero che nessuno mi chieda se è valsa la pena andar su fino a Costa Volpino per venticinque persone se erano tante. Non potrei che mentire...
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domenica 6 aprile 2008
Questa primavera che sfugge
Era quello che mi passava per la mente questo pomeriggio, mentre nella mia automobile-sherpa salivo e scendevo le valli bergamasche - per far che lo scriverò nel consueto e successivo post sul fine settimana - ed incrociavo scorci insoliti ed altri a cui sono legato da anni.
A pensarci, può sembrare stupido, anche detto in forma edulcorata, come fa mio padre, definendolo interesse per il territorio; in sostanza, il gusto per la bellezza di una chiesa che si trova a mezza costa, o per un campanile che si apre tra i ciliegi; per il pascolo alla sommità del quale si ergono tre ripetitori - saranno brutti, forse, ma sono quella montagna - e per l'affioramento di roccia diversa che cambia il profilo della montagna. Per quei monti non meglio identificati (sono in provincia di Brescia, fuori dalle mie competenze) che imbiancati incombono sul lago.
È iniziato stamattina, che il forte vento aveva reso tersa, quando salendo da Brembate di Sopra a Cisano si distinguevano sul colle le frazioni di Palazzago, con Burligo e Roncallo Gaggio. Con i filari di viti che costituiscono lo zoccolo duro della produzione vitivinicola della Val San Martino, e che non ho mai capito perché non li avevo mai notati fino ad un paio d'anni fa. Con i ciliegi che punteggiavano tutto il versante a roèrs del Canto di Pontida.
C'erano il Monte Barro ed i Corni di Canzo che si infilavano in prospettiva sulla sponda destra dell'Adda, ed a sinistra, insieme alla strada che percorrevo, il San Martino e la Grignetta - con le sue guglie avvolte in vapori che non facevano prevedere un buon esito meteorologico per la giornata - di fronte ed angoli di Resegone che si intravedevano tra le pareti più basse ed incombenti del Magnodeno, ed il Lago di Lecco increspato dal vento che barbagliava del sole, finché è durato.
E c'è stata tutta la risalita della Val Cavallina, noiosa fino a Borgo di Terzo, poi strozzata dalla dolomia della Val Torrezzo all'altezza del Lago di Endine, trafficata sulla sponda destra e placidamente verde sull'altro versante, ancorché drammaticamente a roèrs. I Monticelli di Gandino ed il monte Sparavera, che pensare che si arriva a piedi da Rosciate, e per la Malga Longa c'è ancora un'ora di strada fa venir male, più sullo spartiacque seriano ma chiaramente visibili e gialleggianti per l'inverno appena passato. Il "bacino" di Sovere-Pianico, che i libri di geologia indicano come paleolago, e che ho sempre visto di sfuggita come un'improvviso "applacidamento" della valle, appena prima dello scollinamento sul Lago d'Iseo. Le indicazioni per la Valle del Freddo, sede di un curioso ed importante fenomeno di "aria condizionata" naturale, che fa crescere le stelle alpine a 500 metri.
Perfino la pioggia che insistente ha incominciato a cadere sulla via del ritorno, che - prima di diventare uno scocciante impedimento alla visibilità ed alla velocità di marcia - mi ha riempito le nari di quell'odore di temporale estivo, quando piove sull'asfalto rovente...è primavera, ed io dovrei essere in giro per le Prealpi a farmi le gambe. Dovrei ammirare le fioriture di crochi del Monte Torrezzo, o gli ellebori che spuntano sul sentiero per Selvino. Dovrei salire il Resegone dal versante di Bergamo, o fare finalmente l'Albenza e l'Ubione per concludere la "prima fila" di monti bergamaschi, quelli che affacciano sulla pianura.
E mi capiterà di svegliarmi un mattino che sarà già giugno, e si dovrà salire quote più impegnative e stare all'aria più fresca; ma la quiete di queste basse, facili, snobbate cime...
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sabato 5 aprile 2008
Dice la sua
Chiara elenca in un post i punti di domanda che spesso le affiorano in mente, e - certo con un colpo di genio - Ronkas le risponde.
Leggendo soprattutto le sue prime risposte, la mia prima idea è stata quella di lasciargli un commento in cui le contestavo; poi, ho pensato che da una parte avrei abusato della sua ospitalità, dall'altra che non avrei avuto lo spazio di trattare le domande come alcune di loro meritano. Del resto, le prime attività di stamattina mi hanno messo, contro ciò che c'è di buono e giusto ma grazie alla dinamica del l'avevo detto, di buon umore, e quindi non ho voglia di sprecarlo subito andando ad immergermi nelle varietà PN, o peggio nei compiti di Oleari.
Si pensa che l'isolamento sia una cosa negativa?
La prima risposta sarebbe: e chi lo pensa? Poi, in effetti, basta guardarsi intorno, osservare la smania di relazioni delle donne e degli uomini, ed in effetti viene il dubbio che, se ci si dà tanta pena per evitare l'isolamento, almeno almeno l'idea che sia di per sé negativo e vitando non sia così peregrina. Rimangono, però, due fatti. Il primo, che l'isolamento non è - non sempre, almeno - una situazione da cui fuggire, ma spesso è indispensabile per ritrovarsi. Sfido chiunque a capire chi è, cosa sta facendo e cosa vuole fare durante una cena con i soci. Secondo, che sì, lo credo anch'io, saremo premiati per il bene che abbiamo fatto piuttosto che per il male che abbiamo evitato di fare, ma non per questo siamo autorizzati ad andare in giro a ferire il prossimo. E ci accorge da soli quando non è giornata, ed a stare con gli altri non potresti fare loro che del male.
Si collega il silenzio con la tristezza?
Io, a dire il vero, ho sempre collegato il silenzio alla riflessione. È vero, d'altronde, che quando uno scoppia di felicità non si siede a riflettere, generalmente, ed è uno che ha delle storie che, solitamente, tende a perdersi in pensieri. Comunque boh, tristezza e felicità sono due categorie molto lontane dal mio modo di vedere il mondo - non che non veda dove possano trovarsi, ma mi sembrano inadatte a fondare ontologia ed etica (con buona pace di Aristotele). Inoltre, ho l'impressione che tanto pensiero, comune ma anche colto, le innalzino a tal punto quale orizzonte di riferimento che, a torto, uno tende a ricollocare ogni cosa sotto le ali dell'una o dell'altra. Un po' come in Italia si assolutizza destra e sinistra con gli effetti esilaranti messi in luce da Giorgio Gaber in Destra Sinistra.
Si presume che parlare=sentirsi a proprio agio?
Questo non è vero in generale. Ad ogni modo, di solito si ritiene che quando uno si senta a proprio agio tenda a lasciarsi andare, e quindi - se in compagnia - si metta a parlare. Poi ci sono contesti in cui il parlare non è segno di spontaneità, e spesso vedi che è proprio chi parla, da come parla, che si sente talmente a disagio da trovare nelle parole - spesso a vanvera - una via di fuga dalla situazione.
Si confonde riservatezza con timidezza?
Non volevo scrivere è colpa dei tempi, ma le ultime risposte sono sintetizzabili in questo modo. Se siamo immersi in un sistema di ostentata ed esasperata gioiosità e compagnoneria, la persona riservata è fuori posto, direi quasi fuori tempo, e non può essere accettata come "normale". Per questo si tende a sovrapporla a quella che può essere considerata una patologia, o (mi si prenda il termine con le pinze) una devianza dallo standard, cioè la timidezza. Non è tempo per i timidi, ma per gli squali.
Ci si ostina a pretendere che siamo tutti uguali?
Perché è decisamente più facile orientarsi in un mondo fatto sulla propria misura che dover considerare di adattarsi diversamente alla misura di ciascuno degli altri.
Perché scrivo su un blog
Perché è molto spesso parlare senza dire, e quando si dice qualcosa viene facilmente perso nel flusso. E rimane un'estetizzante vuota vetrina.
Perché si prova invidia?
Perché il bene degli altri, in fin dei conti, non è una nostra priorità. E ci comportiamo come se esistesse una quantità finita di bene; per cui, una goccia in più per il mio fratello è una in meno per me.
Perché si fa del male?
Questa è dura. Si fa, in effetti, male alle persone a cui non siamo legati, ed è un conto; semplicemente, si mette al primo posto sé stessi, e costi quel che costi. Ma ben più misterioso e grave è quando si fa male a chi ti è vicino, a cui non vorresti fare male, e ti risolvi a farlo. Perché un bambino di tre anni dice "ti odio" alla mamma? La mia impressione è che, alla fine, siamo tutti come quel bambino. Abbiamo ricevuto una carezza che non volevamo, ci sentiamo traditi per un nonnulla, pensiamo di poter fare da soli, di avere il diritto di farlo. La radice del nostro Male.
Perché ti va sempre via la voce?
Canti troppo, secondo me.
Si crede che sia importante qualcosa per gli altri poiché lo è per noi?
Perché è molto difficile uscir fuori di noi, e guardare tutto con sguardo obiettivo, e vedere noi stessi con lo stesso sguardo che gettiamo sugli altri. Siamo immersi nel nostro mondo; gli altri singolarmente sono un altro universo, ma non abbiamo modo di "misurarlo" se non dal nostro sistema di riferimento. Se non lo facciamo, è come se esistessimo solo noi. Ma se lo facciamo, lo facciamo da una prospettiva sbagliata - sbagliata per loro, ma non per noi.
La scuola non funziona coerentemente?
Perché, le persone sì?
C'è gente che non ordina secondo ragione [inserire la cosa disordinata]?
Lo fa per metterci alla prova, ovvio. Vuole vedere se perdiamo la pazienza.
Le nuvole fuggono ogni malumore?
Evidentemente ci sono tipi diversi di meteoropatia. Ci sono nuvole e nuvole. Di certo, i cumuli bianchi che sembrano di cotone, quelli che ci si metteva ad indovinarne le figure, non fanno per me. Sono come dei putti cinquecenteschi. Di cattivo gusto.
Siamo come un paio di forbici?
Non condivido questa metafora. Sulle prime, l'avevo letta come "siamo bravi a separare quello che è unito", e mi ci trovavo di più. Due tendenze divaricate nel genere umano, sinceramente, non le vedo con così importanza. Piuttosto, molto meglio essere il perno, che è la parte che sostiene gli sforzi delle forbici ed è l'unica che rimane ferma. Le lame, l'impugnatura...sono solo folclore, o quasi. Parlando in fisichese, i momenti delle forze sono tutti calcolati sul perno.
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venerdì 4 aprile 2008
Manifesti elettorali
Non è una vera campagna elettorale se non si riesce a trovare il tempo di affiggere i manifesti per Scanzorosciate ed i paesi limitrofi.
Consapevole di questo fatto, e rinfrancato per essere arrivato a casa relativamente presto, e - soprattutto - calorosamente esortato da mio padre, ieri sera sono andato, insieme con gli altri volontari, a fare un giro di affissioni, per le frazioni di Scanzorosciate ed a Gorle - già che eravamo in giro ed avanzava la colla.
La pattuglia di attacchini di quest'anno è decisamente svecchiata rispetto al solito, complice anche la fusione con i DS; per cui il lavoro lo si fa tra giovani, con mio cugino, Paolo (figlio di un consigliere comunale DS) e Lorenzo (anche lui di provenienza diessina; direi il più a sinistra del circolo).
La politica d'immagine, senz'altro sicuramente ben studiata, ci ha consegnato dei manifesti forniti soltanto del simbolo, perché quelli di tipo - cosiddetto - faccione non sono stati ristampati, preferendo evidentemente imprimere nelle teste degli elettori il nuovo simbolo - scelta condivisa con altri partiti, perché forse solo la Lega e l'Italia dei Valori mettono in vista i leader.
Nonostante i pareri non sempre unanimi sulla considerazione da usare nei confronti dei regolamenti che prescrivono ad ogni partito o lista un tabellone e solo quello, alla fine non credo si sia esagerato né in un senso (senza riempire Scanzorosciate di manifesti) né nell'altro (cioè rispondendo, se del caso, alle provocazioni di chi aveva danneggiato i nostri manifesti).
Bella differenza tra Scanzorosciate e quel paese di semicittadini che è Gorle, dove nemmeno la Lega esce dagli spazi e sembra che i manifesti siano stati disposti in modo da dare meno nell'occhio possibile; addirittura i maifesti che inneggiano all'apertura della galleria di Monte Negrone, fiore all'occhiello del governo di centrosinistra per la nostra zona della bergamasca, e che la Lega vede come il fumo negli occhi erano stati rispettati - mentre, a Scanzo e soprattutto per le frazioni, se ne rinvengono frammenti gettati in ogni dove. La Lega li vede come il fumo negli occhi, dicevo, perché, prima del governo Prodi, dell'impegno di Di Pietro e dei parlamentari bergamaschi del PD, il commissario straordinario per l'opera era un noto leghista, solitamente considerato affidabile anche dagli avversari, ma anche costui non era riuscito in nulla se non nel prendere i soldi del commissariamento e lasciare i valseriani in braghe di tela. E sai com'è, quando il partito del nord fa come Bassolino che prende i soldi e lascia tutto com'è, l'elettore medio se lo lega al dito se qualcuno glielo ricorda.
In un paio d'ore ci siamo sbrigati - iniziando alle dieci meno un quarto fino intorno alla mezzanotte -, una media non all'altezza di quando si andava con motivatissimi veterani, ma almeno non siamo diventati scemi a furia di scendi, incolla, attacca, reincolla, riparti - a cui, invece, dovremmo prepararci per venerdì prossimo, ultimo giorno di campagna elettorale.
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giovedì 3 aprile 2008
Si può fare
Sì, conosco l'obiezione. Che non c'è contenuto politico, che certamente un comizio di Bertinotti o di qualche suo socio sinistrorso avrebbe parlato più alle menti, e che questo è solo folclore o poco più. O che il Nostro rincorra il Silvio sul piano dell'immagine, con tanto di testimonial (una volta Berlusconi aveva Mike Bongiorno e tutta la scuderia Mediaset, oggi noi possiamo usare Giobbe Covatta o Neri Marcorè). Che, in realtà, tante buone intenzioni non fanno la politica.
Nonostante queste obiezioni, però, continuo a ritenerlo una cosa ben riuscita.
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Inquinamento da stampante
Non credo faccia bene stare per ore seduto accanto ad una stampante laser che lavora in continuazione. Perché, è noto, il laser usato per fissare il toner sulla carta...
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Etichette: tutor, università
Nella tana del lupo
Una delle migliori trovate del corso di Meccanica Quantistica, oltre ad i più volte citati compiti a casa, è senz'altro quella dei turni di correzione dei compiti altrui. Considerato che siamo in sedici a frequentare il corso, e che in quattro alla volta si fanno le correzioni, si capisce come sia un onere impegnativo ed abbastanza frequente. Anche perché non è che ciascuno corregga quattro compiti (troppo poco controllo incrociato), ma ogni compito viene corretto due volte. Se, a questo, si aggiunge che - complici le vacanze pasquali - si erano accumulati due compiti, diventa abbastanza semplice capire com'è che ieri sera sono arrivato a Bergamo alle nove meno un quarto.
Da un lato, bisogna dire che l'esperienza non è stata del tutto sgradevole. In primo luogo, l'essere chiuso in uno studio del piano dei teorici dà - anche solo dal punto di vista dell'immagine - una certa soddisfazione, che si sommerà ad un'altra, ben più importante, se il mio relatore di tesi continuerà a dirsi convinto del nostro teorema (suo, a dire il vero, ma considerato che a scrivere sono io...). E cioè di andare a discutere una tesi del terzo anno, non sperimentale, con delle novità. Poi, nel momento di dare il voto, il Temibile è più umano di quanto tutti noi fossimo disposti a concedere e - anche se non distribuisce trenta, nonostante (a volte) qualcuno di noi li proponga - in diverse occasioni interviene ad ammorbidire e ad innalzare i nostri giudizi senza appello (sia buono...).
I correttori, cioè noi quattro, del tutto inesperti di correzione di compiti di meccanica quantistica, non sono stati del tutto efficienti; in altre parole, ci abbiamo messo una vita a correggere, anche perché qualcuno di noi (e sa di chi sto parlando) difetta completamente di fiducia e si incaponisce a voler comprendere calcoli palesemente assurdi - che poi danno risultati giusti, a dire il vero. Nonostante la nostra pessima partenza - perché due devono correggere un pacco di compiti, gli altri l'altro, siamo comunque riusciti - anche se con voti dati un po' a caso, specie per un esercizio - a finire in una sera (quasi i bidelli ci cacciavano...), mentre i nostri colleghi dovranno tornare ancora settimana prossima, essendo arrivati a metà dell'opera.
Se penso che, tra un mese, ci saremo ancora dentro...
Come è ovvio, finire dopo le sette comporta tutta una catena di ritardi e cambi di programma che ne basterebbe la metà. Alle otto c'era in programma, a Gorle, una cena elettorale, mentre alle nove meno un quarto, all'oratorio di Scanzo, ci sarebbe dovuto essere l'incontro per gli educatori degli adolescenti onde preparare l'incontro di domani ed il nuovo capitolo sulle dipendenze (nonostante il mio voto ferocemente contrario, ma del resto non sono io ad avere queste responsabilità). Un bel treno in ritardo di quel poco che è bastato a perdere la coincidenza a Carnate, ed eccomi arrivare a Bergamo non prima delle nove meno dieci - in modo da perdere l'autobus e dover aspettare, virtualmente, in stazione - assediato da un questuante squilibrato che voleva vare conversazione - fino alle dieci meno venti. Nonostante le mille proteste, ho costretto mia madre a passare a prendermi, ché, se avesse dovuto aspettarmi prima di mettere a posto la cucina, sarebbe stata molto più in fastidio.
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Etichette: meccanica, università
martedì 1 aprile 2008
DNA personale
Tramite il professore sono venuto a conoscenza del test per il DNA della personalità (qualsiasi cosa significhi) che ha dato per me il prevedibile responso
realista riservato. Probabilmente, questa mappa che riproduco deve rappresentare iconicamente le mie risposte, benché me ne sia abbastanza oscuro il funzionamento. (anzi, mi correggo: muovendovi sopra il mouse vi dice il responso parametro per parametro)
Fate anche voi il test!
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Etichette: nugae
Fine settimana
Per farsi un'idea di quanto stretto sia stato, compresso tra i compiti di Oleari e la tesi da scrivere, perché non sembrino inutili le ore passate a tu per tu con il relatore, si consideri che, da domenica ad oggi, questi sono gli unici venti minuti scarsi che posso dedicare al blog. Si spera di recuperare qualcosa stasera.
Se, da un lato, questo comporta che non potrò scrivere romanzi, dall'altro viene a mio vantaggio il fatto che, essendo appunto detto fine settimana stato "mangiato" dagli impegni settimanali, in realtà non c'è molto da scrivere.
Ad esempio, il sabato è incominciato alle 17.30, perché prima di allora, lo stare seduto alla scrivania a cercare di sviscerare, tra quelle tre truffaldine righe di Magri la dimostrazione tutta intera non ha saputo certo di riposo, o di relax in senso più lato. Perciò, soltanto l'andare a suonare messa, che sarebbe un impegno ma si rivela spesso la ora-ora e mezza (se si considerano anche un minimo di prove libere) più riposante e rigenerante della settimana, mi ha salvato dalle mie derivate di Lie generalizzate - questa mania di generalizzare le cose complicate ad altre estemamente più complicate mi porterà alla pazzia.
Dopo cena, il sabato sera si è presentato più fiacco del solito. Claudio impegnato ad un compleanno, così come Fabio da qualche parente. Il Geordie è un gigantesco punto di domanda, ma suonava Gigi D'Agostino nei paraggi ed immagino ci sia andato, sento l'Epo che, sì, in effetti dopo deve raggiungere Claudio, ma un'oretta un giro al bar (il Jam a Nembro, tanto per cambiare) si poteva fare. Anche perché la cosa più interessante della settimana è la festa di compleanno di Davide Fantoni, un collega educatore, che offre da bere a volontà in uno dei locali più underground del paese vecchio di Scanzo (Taverna dell'orso, clima da ciocca perenne). Dopo aver evitato di restare indietro già al bar dell'oratorio, e poi al Jam, il whisky servito a profusione (nei bicchieri dell'acqua, e come se fosse acqua) ha reso interessante la compagnia anche se, in un primo momento, era sconosciuta o quasi. Più tardi, ad ogni modo, sono arrivati Fabio e sua cugina, in fuga dalla zia, ed anche mio cugino Davide con la sua ragazza, già ben carburati da una degustazione di vini in un'azienda agricola dei paraggi.
Ad ogni modo, la serata è servita per liberarmi da un po' di senso di colpa etilico, nel senso che non è vero che io beva chissà quanto. Ed a farmi venire curiosità di come certa gente possa restare in piedi.
Cambio dell'ora, ed al mattino ci si sveglia troppo tardi, almeno in base ai miei standard. E si viene subito precettati per i mestieri in casa,tralasciando colpevolmente gli impegni accademici. Quando ci si libera, non si riesce a scrivere poco più di un paragrafo di tesi, a proposito della scrittura in componenti della derivata di Lie generalizzata in un algebroide PN. Ed a scriverla è peggio che leggerla.
Il fine settimana non finisce con il pranzo di domenica. Ma, del resto, non riesco a leggere il pomeriggio né con disincantato distacco, né con ironia più o meno sottile. Dunque, è come se lo finisse.
Con mille scuse ed un fatevi gli affari vostri ai lettori curiosi.
Pubblicato da
Cassa
alle
12:17
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