martedì 17 aprile 2007

Dietrologia sul Partito Democratico - 1

-introduzione-
Un giorno, alcuni democristiani si riunirono a Nemi, sui Colli Albani. Non potevano riunirsi a Roma, perché era il periodo di Tangentopoli, e se qualcuno li avesse visti insieme, probabilmente li avrebbe bersagliati con monetine e ricoperti d'insulti; comunque erano dei democristiani molto importanti. Era già un decennio che si erano accorti che qualcosa non andava; da quando alle politiche dell' '83 avevano avuto una grossa debacle. Che questa storia di Tangentopoli e di quel maledetto Di Pietro avrebbe fatto danno, lo sapevano da mesi. Che l'elettorato, per colpa del Corriere tradizionalmente moderato ed ora sulle barricate, avrebbe voltato le spalle allo scudocrociato, non c'era bisogno che glielo dicesse qualche sondaggista. Che, nelle difficoltà, la Balena Bianca avrebbe finito per dividersi, anche se sui giornali non c'era scritto niente loro lo sapevano bene; anzi, si guardavano in cagnesco, perché sapevano che si sarebbero divisi tra loro. In compenso, avevano dei nemici ancora più acri: in particolare Mario Segni, che stava per imporre il sistema maggioritario.
Si erano riuniti, perché sapevano che la politica è un lavoro di pazienza; e che gli italiani hanno sempre alzato la voce, ma poi preferiscono essere conservatori; e che, se non domani, dopodomani avrebbero rimpianto la moderazione. E che, come diceva il principe Salina nel Gattopardo, bisogna cambiare tutto, se si vuole che le cose non cambino.
I problemi erano due (forse tre, a detta di quello di loro che veniva dal Veneto): primo, non c'era più il motivo geopolitico di tenere il PCI - nel frattempo avviato ad un'evoluzione nominalistica - fuori da tutti i governi; secondo, ormai erano passati cinquant'anni, pressappoco, dalla fine della guerra, ed era anche legittimo che i missini potessero, a loro volta, evadere dalla conventio ad excludendum in cui erano stati cacciati. È inutile sottolineare come fossero persone diverse a valutare aperture a sinistra o a destra, ma la DC era sempre stato un partito con molte correnti. Il veneto, inoltre, faceva presente che la Lega Lombarda e la Liga Veneta non si potevano liquidare in due parole, come pareva che tutti volessero fare.
Bisognava trovare il modo di verificare chi poteva assumere responsabilità di governo, e chi no. Chi avrebbe fatto il bene del Paese, chi il suo personale, chi di nessuno. Era il tempo per l'illusione della "gioiosa macchina da guerra" e della "discesa in campo"; un'illusione che sarebbe potuta durare anni - in fin dei conti non controllavano, ancora, i risultati delle elezioni - ma che sarebbe finita.

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