sabato 20 dicembre 2008

Jews in Space

È un modo stupido di buttare il sabato mattina, con il covariante bilineare da consegnare entro martedì. Però Mel Brooks mi ha sempre fatto passare un gran bel buon tempo. E questo spezzone è fenomenale.

Da La pazza storia del mondo parte I

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venerdì 19 dicembre 2008

Il Teorico /4

Episodio IV
Istituto di Dinamica Celeste, 6° giorno dopo l'Equinozio di Primavera

Il sole era coperto da una densa caligine quando il dottor B., sentendosi scosso da qualcuno, si risvegliò di soprassalto. Accanto a lui, con le stesse sue occhiaie di chi non aveva dormito che qualche ora buttato sulle carte e sul duro legno della scrivania, il dottor G.
«Hai visto?»
Il dottor B. si strizzò gli occhi, si mise le mani nei capelli, e le ritrasse coperte da un liquido scuro e appiccicoso. Nel dormire aveva rovesciato il calamaio; con lo sguardo percosso per un secondo dal panico gettò lo sguardo sulla scrivania, e per miracolo l'inchiostro non aveva macchiato le osservazioni su cui aveva passato la notta. Una buona metà del suo articolo in lavorazione I moti della Terra visti dall'Antiterra - Introduzione non pedagogica sarebbe stata da riscrivere, ma almeno non aveva vegliato per nulla.

«Visto cosa? Quanto può essere scritto male un quaderno delle osservazioni?»
«La stella nuova!»
Il dottor G. sventolava il quaderno delle osservazioni di quella notte - ad un primo sguardo, non scritto meglio di quello della notte precedente.
«No, ascolta...non ho ancora finito...è un'impresa titanica capire cosa hai scritto, perché lo hai fatto e cosa intendevi! Lasciami un po' di tempo, o siediti a spiegarmelo.»

Il dottor G. era proprio uno dei più giovani. Tutto acceso d'entusiasmo, quasi non riusciva a mettere in fila due parole, preso com'era dalla sua "stella nuova". Le osservazioni di quella notte ne avevano confermato la presenza.
«È grandissima e luminosissima!»
E gli agitava sotto il naso il quaderno delle osservazioni.
«Ascolta, siediti un attimo. PRIMA, mi vuoi dire dove sono Marte, Giove e Saturno, nel tuo quaderno?»
«Ecco, dovrebbero...» e il dottor G. sfogliò velocemente i due quaderni «...non ci sono!»

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Puntata n.3
Puntata n.2
Puntata n.1

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mercoledì 17 dicembre 2008

Il Teorico/3


Episodio III
Istituto di Dinamica Celeste, alba del 6° giorno dopo l'Equinozio di Primavera

Stava albeggiando sui tetti di Susa, quando il dottor B. decise di rinunciare a trovare i pianeti sul quaderno delle osservazioni. Era una delle prime cose che aveva notato, che mancavano le posizioni dei pianeti; ed aveva, di conseguenza, deciso di non occuparsi della questione, almeno finché il dottor G. non avesse sistemato i dati; perché uno non si può dimenticare dei pianeti. Poi gli era venuto uno scrupolo - aveva, cioè, notato che il dottor G. non scriveva mai, accanto alle coordinate, quello a cui facevano riferimento; e quindi, magari, tra quelle paginate di numeri erano nascosti i pianeti che non apparivano a vista.

Decisamente, le tavole non erano fatte bene. E il dottor G. poteva, come minimo, utilizzare una convenzione di scrittura che gli evitasse di dover riconvertire le coordinate nelle prime in quelle delle osservazioni, o viceversa. E, così, qualche ora era passata nel fare conversioni. Dopo, aveva dovuto giocare al "trova le differenze", o meglio al "trova le uguaglianze", per mettere la sua bella didascalia ad ogni oggetto osservato. Più facile a dirsi che a farsi, perché i pianeti e le stelle si spostano, durante la notte (Aristarco di cui aveva letto qualcosa aveva un'idea diversa in merito, ma decisamente irrilevante ai fini dell'osservazione), e non è che sulle tavole ci sia la loro posizione minuto per minuto; va quindi calcolata la traiettoria, e vanno cercati sulle tavole in tutte le posizioni possibili, perché figurati se il dottor G. ha scritto l'ora in cui osservava questo o quel quadrante.

E, poiché chi cerca trova, Venere era stato individuato. Almeno lui! Ma ormai albeggiava sui tetti di Susa, e né di Giove, né di Saturno, né di Marte c'era traccia. Questa doveva essere, dunque, l'anomalia a cui il suo collega faceva riferimento. Anomalia nefasta, senza alcun dubbio. E poi c'erano ancora molti oggetti non identificati, tra i quali doveva nascondersi la famosa nuova stella del dottor G.; ma c'era da controllare meglio: concentrarsi sui pianeti fantasma gli aveva fatto perdere molto tempo, e trascurare le stelle. Un altro momento, però. Già si era addormentato sulla scrivania, con il capo appoggiato sulle carte.


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Puntata n.2
Puntata n.1

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martedì 16 dicembre 2008

Ordinario buon tempo

Se penso che di questo fine settimana, così come del precedente, c'è in giro una caterva di foto che meglio di mille parole lo descriverebbero (e molto più velocemente), mi scappa la voglia di scrivere - anche perché dovrò risegnalarle ai miei lettori tra qualche giorno o qualche settimana, all'ennesimo riversamento dalle macchinette dei miei amici al mio PC ed indi in rete.

Ma sarebbe un peccato mancare di segnalare un paio di eventi, di fatti e di posti che hanno un'utilità non dico generale, ma che comunque potrebbero incontrare interesse.

Venerdì sera, beh, era il venerdì del film per il gruppo adolescenti (venerdì-film che stiamo subdolamente cercando di diradare, perché rimane pochissimo del contenuto e rovina il continuum degli incontri), e dopo mesi in cui eravamo riusciti a stopparlo, il don ha rotto gli argini ed ha proposto Paranoid Park.
No, se qualcuno fosse curioso della mia impressione sappia che non mi è piaciuto. Però (e solo chi ha orecchi per intendere intenderà) mi ha fatto morire dal ridere, e per il contenuto in sé e per il contesto, «è stata una tua idea», e non posso aggiungere altro. Dopo, come è tradizione, sono andato con Fabio all'Ein Maß, per scoprire di aver finito tutte le birre scure della lista (ok, non tutte tutte, ma quella che manca costa venti euro il mezzo litro, e la salveremo per un'occasione speciale). Dunque, abbiamo deciso che l'indomani saremmo andati all'Abbazia di Sherwood, che è un po' fastidiosamente distante, essendo a Caprino, ma che è assai rinomata e mi era stata in più occasioni raccomandata per la quantità e la qualità delle birre proposte.

E questo, difatti, è stato il programma di sabato sera, dopo aver sottratto Fabio ai suoi "compiti istituzionali" di direttore dell'oratorio (ci sarà mica bisogno che sia lì a far da balia a quelli che guardano un film, no?) ed essere stati raggiunti da Geordie con la sua auto rombante. Lì, sistematici al bancone come quelli veri, ma solo perché non volevamo attendere che si liberassero i tavoli, abbiamo iniziato, storditi dall'ampissima varietà di birre che la carta metteva a nostra disposizione. Abbiamo preso una birra di Natale, poi una delle più amare che avete, poi una addizionata di fave di cacao, poi una con un interessante bouquet di frutti bianchi, poi...boh (in realtà, credo basta, perché qualcuno di noi - non io - ne aveva abbastanza, e alla sete era subentrata la fame, e con le patatine fritte le facoltà degustatorie segnavano inevitabilmente il passo). E siamo tornati in paese, per recuperare Emanuele (e per portare me a casa, ché dopo la mezzanotte inevitabilmente mi spengo) e permettere al resto della compagnia di continuare la serata.

Era bene che andassi a letto presto, anche perché avevo in programma di testare le ciaspole portatemi da S. Lucia, ed a tale scopo avevo pianificato un'uscita interlocutoria insieme a Michele, per la mattina dell'indomani. Siamo saliti ai Piani dell'Alben, di cui abbiamo praticamente battuto palmo a palmo una buona metà, tra boschi roccoli e casette distrutte durante la guerra e poi ricostruite con un dubbio gusto goticheggiante. Arriveranno le foto, spero. Siamo scesi in tempo per pranzo; e nel pomeriggio mi sono nuovamente incontrato con Fabio e Geordie - incastrati per oltre un'ora a preparare le lettere di auguri natalizi del parroco - e siamo in seguito saliti a Selvino per un distinto tè delle cinque (anche se anche di Selvino va ricordata una chicca, accennando ad un paio di ragazzine quindicenni che hanno sorriso al nostro indirizzo mentre passavamo per la via «cosa ridi che sono tuo padre?») seguito dalla Aviatico-Orezzo-Gazzaniga, che è sempre la migliore strada per scendere da Selvino.

E poi, a sera, la preghiera per i giovani, di cui s'è già parlato.

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lunedì 15 dicembre 2008

Se non in patria

dal Vangelo di Marco, traduzione ritmica di Silvano Fausti


E diceva loro Gesù:
Non c'è profeta disprezzato
se non nella sua patria
e tra i suoi conginuti
e nella sua casa
E lì non poteva fare nessun prodigio.
...
E si meravigliava della loro non fede.

Per il testo completo (CEI 1974), Mc 6,1-6a


Passo meditato nella preghiera per i giovani di ieri sera. Nei capitoli precedenti, Gesù è passato per la Palestina sedando tempeste, scacciando demoni, risuscitando la figlia di Giairo e guarendo l'emorroissa, da Signore del mondo, della Vita e della morte. Ma qui, a Nazaret, si rivela impotente di fronte all'incredulità di quanti lo conoscevano. Perché tanto potere alla nostra libertà? Perché siamo più forti di una tempesta, perfino della morte?

Queste erano le provocazioni (o meglio, una delle proposte, quella su cui mi sono concentrato) lasciate alla meditazione personale.
Se avesse voluto che il Suo creato fosse "perfetto", avrebbe dovuto fare a meno di creare gli uomini liberi. Ma l'Amante non può sopportare che l'amato non gli corrisponda liberamente, dunque la Sua sarà sempre una proposta. Ma nel creato non vi è solo l'Uomo; e creando tutto per l'Uomo, ha scelto la possibilità di far andare in rovina tutto il resto della Sua opera. Avevo bisogno, le settimane scorse, di poter toccare la sensibilità degli Orientali per la missione di Cristo, di cui sottolineano un aspetto diverso rispetto al "nostro" per salvare l'Uomo, ma per rendere l'Uomo Dio. Forse, tanta importanza all'Uomo perché è c'è l'Uomo nei "piani", e al centro del progetto rendere l'Uomo più che un'Immagine, un Libero e Perfetto Amante come il suo Creatore.
E così il Male che non era nei piani è nulla di fronte a Lui, come la nebbia estiva che sparisce al primo accenno dell'alba. Perfino il più grande Nemico, la Morte, si deve chinare ai Suoi piedi.
Ma l'Uomo no. Non è il Nemico, ma per lui c'è posto nel Fine (con un azzardato ma non troppo salto, un posto nella musica della Grande Fine come scrive Tolkien).
Dio non contravviene ai propri decreti, come dicevano una volta con un linguaggio che oggi suona fuori moda.
Io non so quale sia, delle tre proposte di meditazione, quella che il curato ha seguito con più attenzione. Penso, però, che difficilmente avrebbe scelto un brano finale diverso se non avesse percorso binari simili a questi.

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domenica 14 dicembre 2008

Mangiarsi le mani

Immaginarsi la scena: il giovane Cassa in quinta superiore, che dall'alto della superiorità di quelli di quinta su tutti gli altri, insieme ad alcuni amici e compagni di classe, tollera ed accoglie la compagnia delle ragazzine adoranti (non adoranti lui personalmente, ma più che altro l'idea di uno di quinta superiore), tra le quali una in particolare incontra il suo gusto.

Ma il giovane Cassa, onesto e saldo nella consapevolezza della propria carta d'identità e del Codice Penale, ritiene non sia consigliabile e retto dar seguito all'inclinazione ed esplorare fino in fondo le possibilità che la situazione offre.
Al contrario, alcuni dei suoi amici manifestano opposto consiglio, ed uno in particolare mostra inopinata perseverenza, e tutt'oggi continua la relazione che gli aveva meritato l'epiteto di don Bosco.

Solo che, ad incrociare ogni tanto le foto che mostrano come sono oggi quelle che erano ieri, il vecchio Cassa è un po' preso dalla voglia di mangiarsi le mani. Anche perché non aveva visto sbagliato (o non cambia i gusti, che è lo stesso).

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sabato 13 dicembre 2008

Il Teorico/2


Istituto di Dinamica Celeste
notte del 6° giorno dopo l'Equinozio di Primavera

Nata una nuova stella, figurarsi! Per prima cosa, lo sanno anche i bambini che i cieli sono immutabili, e che gli unici a muoversi sono (come dice il nome stesso, tra l'altro) i pianeti. Quanto alle comete, non è neanche sicuro che siano oggetti celesti: potrebbero benissimo essere fenomeni atmosferici, né esistono evidenze che non lo siano.
E, così maledicendo il nuovo arrivato del piano di sotto, il dottor B. riprese per l'ennesima volta in mano le tavole e le effemeridi, ed iniziò a confrontarne i dati. Perché quelli che passano i loro giorni ad aguzzare gli occhi contro il nero del cielo pensano che tutti sappiano riconoscere a vista oggetti ed astri dalle pagine di coordinate angoli numeri, e che basti depositare sulla scrivania del vicino un pacco di tabelle perché l'altro trovi al volo l'anomalia, che poi effettivamente ci sia non è nemmeno detto.
Così, il dottor B. passa la notte a cercare di riconoscere, tra i punti segnati dal dottor G., quale sia una stella e quale stella sia, quali costellazioni di quelle visibili abbia effettivamente visto, se e dove e come ci sia lo strano fenomeno della cosiddetta stella nuova.

Non che sia facile; a parte la pessima grafia, che aveva già notato, il dottor B. deve anche considerare che le tavole astronomiche sono state realizzate osservazione dopo osservazione, e quello che in una sera qualsiasi si vede in cielo è molto meno di quello che le tavole riportano. Ché poi bisognerebbe essere sicuri che le tavole siano accurate, e finché nessuno propone un modello sicuro per i moti celesti è tutt'altro che scontato.

Questo è esattamente il tipo di cose che gli Sperimentali tentano di dimenticare, e spesso ci riescono benissimo.
Se sapessimo con ragionevole certezza come si debbano muovere, da una notte all'altra, da un mese all'altro, da un anno all'altro, questi benedetti cieli, la stella o il pianeta che oggi è qui, tra la cintura e la spada di Orione, sapremmo dove andarlo a cercare domani, e non penseremmo mai che, per qualche motivo, la stella A (75°N, 12°22' E) oggi non si vede, ma si vede la stella B (75°2' N, 12°21' E) che ieri non era visibile, e magari sono la stessa che si è spostata.

Esiste, quindi, la possibilità che le tavole su cui i dottori confrontano quello che si vede con quello che si deve vedere siano sbagliate.
Ma è solo una preoccupazione molto marginale; sembra quasi inventata da uno Sperimentale che sbaglia gli esperimenti. Infatti, nelle osservazioni del dottor G. c'è uno strafalcione enorme. Incredibile come quello sia riuscito a farlo. A meno che le condizioni meteorologiche fossero insolite. Perché qui mancano non già delle stelle fioche e quasi invisibili; ma dei pianeti.


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Puntata n.1

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venerdì 12 dicembre 2008

Notazione di Leibniz

Questo post è inteso per far arrabbiare i matematici.
Ok, non è proprio così, diciamo che vuole decantare la notazione di Leibniz per le derivate rispetto a quella di Lagrange o di Newton, e tutto per la sua elegante consistenza formale.

Come pochi dei non addetti sanno, "formale" in matematica è alla stregua di un insulto, e si legge più o meno come "non rigoroso". E, come tutte le cose non rigorose, l'uso che farò nel seguito della notazione farà venir la pellagra a più di una persona, e probabilmente anche a qualche mio professore. Intendo, infatti, dimostrare la parte "facile" del compito per gli studenti volonterosi, e cioè che l'energia libera per particella, come funzione del volume specifico, è una funzione convessa come lo è la densità d'energia, come funzione della densità; ma ci restringiamo agli intervalli per cui esiste la derivata seconda.

Diamo per buone le premesse: la densità d'energia è convessa, cioè
$\frac{d^2g}{dn^2}>0$

inoltre, la relazione tra densità e volume specifico è $n=1/v$ e l'energia per particella è
$f(v)=vg(\frac{1}{v})
La notazione di Leibniz mi permette, al contrario delle altre notazioni classiche, di ottenere immediatamente le formule per la derivata rispetto ad una diversa variabile (ricordiamo che io voglio riscrivere $\frac{d^2f}{dv^2}$ in termini di $\frac{d^2g}{dn^2}$, di cui conosco la positività). Avrò perciò

$\frac{d^2f}{dv^2}=\frac{d}{dv}(g+v\frac{dg}{dv})$
$=\frac{d}{dv}(g+v\frac{dn}{dv}\frac{dg}{dn})$
$=\frac{dg}{dv}+\frac{dn}{dv}\frac{dg}{dn}+v\frac{d^2n}{dv^2}\frac{dg}{dn}+v\frac{dn}{dv}\frac{d}{dv}(\frac{dg}{dn})$
$=(2\frac{dn}{dv}+v\frac{d^2n}{dv^2})\frac{dg}{dn}+v(\frac{dn}{dv})^2\frac{d^2g}{dn^2}$
Senza colpo ferire, abbiamo ora un termine proporzionale a $\frac{d^2g}{dn^2}$ ed un secondo termine, che adesso miracolosamente sparisce. Poiché, infatti, $\frac{dn}{dv}=-1/v^2$ e $\frac{d^2n}{dv^2}=2/v^3$, i termini fra parentesi scompaiono e rimane
$\frac{d^2f}{dv^2}=\frac{1}{v^3}\frac{d^2g}{dn^2}$ che dimostra la tesi (essendo che il volume specifico è, naturalmente, positivo).

Ora, con questo calcolo non è dimostrato tutto, perché c'è, appunto, un insieme di misura nulla in cui la derivata seconda di $g$ non è definita. Ma altrove il calcolo è fatto senza sporcarsi minimamente le mani; e non sarebbe stato facile, usando apici o puntini (rispettivamente, Lagrange e Newton)...

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giovedì 11 dicembre 2008

Il Teorico/1

Istituto di Dinamica Celeste
5° giorno dopo l'Equinozio di Primavera


Il dottor B. continuava a lavorare alla sua lavagna, nonostante il sole fosse tramontato, i suoi colleghi se ne fossero già tornati alle proprie case, e la luce nella stanza non fosse abbastanza forte per i suoi occhi, invecchiati troppo presto nel passare gli anni su formule, calcoli, diagrammi. E faceva anche freddo - si risparmiava il più possibile sul riscaldamento, non erano tempi facili. Non erano mai tempi facili per la ricerca, in effetti. Non per quella pura, almeno: i governanti preferivano investire in armamenti. Comunque, i suoi colleghi avevano buon tempo.

«Fatelo vedere al Teorico!»
Ci vuole poco: tu fai osservazioni inaccurate, non sai cosa hai visto, passi tutti i tuoi quaderni delle osservazioni (scritti come neanche un cane dislessico) a qualcun altro, gli dici "guarda un po' questi dati che mi sembrano un fenomeno strano" e te ne vai a casa in pace, al caldo del tuo caminetto. Tanto è sempre il dottor B., che è un Teorico, a sbrogliare la matassa. Che poi ci sono due tipi di Teorici: quelli che cercano di intepretare le cabale degli esperimenti e delle osservazioni, e quelli che fanno previsioni. E il dottor B. sarebbe, per formazione, del secondo tipo. Della serie: "non è previsto, lo vedi nel tuo telescopio, pulisci le lenti e guarda meglio".

Ora, ad esempio, quel bel tomo del dottor G. sostiene che sarebbe nata una nuova stella.

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La foto della lavagna è di

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martedì 9 dicembre 2008

Test: che eretico sei?

QUIZ: Sei un eretico?


You Scored as Chalcedon compliant
You are Chalcedon compliant. Congratulations, you're not a heretic. You believe that Jesus is truly God and truly man and like us in every respect, apart from sin. Officially approved in 451.


Chalcedon compliant 100%
Pelagianism 50%
Monophysitism 42%
Nestorianism 33%
Modalism 33%
Apollanarian 33%
Adoptionist 25%
Gnosticism 25%
Monarchianism 17%
Albigensianism 0%
Donatism 0%
Socinianism 0%
Docetism 0%
Arianism 0%

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lunedì 8 dicembre 2008

Cena malata

L'idea è partita più o meno a metà strada, durante il ritorno dalla neve di sabato mattina; e l'abbiamo subito ritenuta una valida alternativa ai consueti sabato sera. Una cena (dall'originale costinata ad una versione più elaborata, ma la sostanza cambia poco), come al tempo stesso nostro costume ma usanza da diversi mesi disattesa - a parte la 24 ore di Ardesio di quest'estate, che non conta esattamente come cena, il precedente pranzo era stato a Pasquetta. Certo l'euforia dell'improvvisata, ma il difetto delle cene pensate all'ora di pranzo è la difficoltà a radunare i partecipanti. Pertanto, nonostante si siano sfruttati tutti i mezzi più moderni (o, forse, anche per questo), alla fine eravamo in quattro. Geordie il nostro ospite (per motivi termici e tecnici, in casa e non nella cucina teatro di tante altre cene analogamente degenerabili e degenerate), Pedro, Fabio (l'ideatore, ed il cuoco) ed io (più appropriatamente messo a fare il pelapatate).

A metà pomeriggio andiamo a fare la spesa, e ci troviamo sballottati dalla folla shoppingnatalizia; emergiamo con un sacco di soldi in meno ed un carrello pieno di stupidaggini (tipo "patatine" di mela o polvere di Wasabi «così facciamo come in Jackass»). Troviamo il tempo di farci stare la messa-laboratorio liturgico di Scanzo (come osservatori esterni), e poi conveniamo da Geordie's. Iniziamo a spadellare tardi, e di conseguenza mangiamo; il menu prevede, dopo un aperitivo lungo che serviva per riempire lo stomaco in attesa del cibo vero, pasta zucchine gamberetti e zafferano, spiedini e patate arrosto, strudel, torta, le bibite con la biglia di Abbondio e molto più vino di quello che siamo riusciti a bere.

Oltre a cenare, abbiamo deciso di fare un tuffo negli anni '90 guardando il film delle Spice Girls che, giustamente, se non guardiamo adesso, quando mai avremo un'altra serata da perdere così?. Dopo essere annegati nel trash e nel Martini Dry, la parte più difficile della serata è stata rientrare ciascuno alla propria casa al gelo dell'una del mattino (perché sarà un quarto d'ora a piedi, da Geordie's al paese vero), senza essere colti da congestione.

Abbiamo un mezzo impegno a replicare durante le vacanze di Natale, per recuperare qualcuno degli assenti. Se qualcuno fosse interessato si faccia vivo...

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domenica 7 dicembre 2008

Nìf

Le decisioni prese il venerdì sera, davanti ad un boccale di birra d'abbazia, sono sempre quelle di cui ci si pente meno. Questa settimana, la decisione presa è stata «Domani andiamo a fare un giro e finalmente vediamo un po' di neve vera» - a Bergamo ha solo spruzzato la settimana scorsa, come si dice, e piovuto questa.

Qualche piccola resistenza va smussata, ed è opportuno rinunciare agli obiettivi presenti nella mia testa, e si scende al compromesso secondo il quale la decisione è mia, così come la responsabilità in caso di poco gradimento.

Visto che sono anni che mi si ricrimina aver mentito a proposito della lunghezza di un'escursione (ho detto cinque, erano otto), ho ridimensionato i programmi ed anche spostato di una buon'ora in avanti l'orario di partenza presunta. La neve di più facile accesso, retaggio della mia infanzia, è quella di Valcava, cinque cascine e dieci seconde case (di quando negli anni '60 ci si illudeva dello sviluppo turistico della bassa montagna) a cavallo tra la Val San Martino (quella che da Erve e Vercurago scende a Pontida) e la Valle Imagna. Si sale da Torre de' Busi, per dodici chilometri di stretta strada contorta. Valcava sorge sui rilievi che si innalzano dalla piana di Almenno, a serrare verso sudovest la Valle Imagna, e che si innalzano, dapprima con la placida costiera dell'Albenza, poi sempre più aspri e rocciosi fino alle bastionate del Resegone, a fare da estremo limite alle Alpi verso la pianura; tanto che, subito dopo la partenza da Rosciate, già li si vedono innalzarsi, con la sommità imbiancata.

Già avvicinandosi, e più ancora percorrendone i tornanti, si capisce come non sia solo la cima ad essere imbiancata, ma anzi l'innevamento sia più che sufficiente, per vedere la neve. Inoltre, lasciatici alle spalle la nebbia rada che invade la pianura (che si concretizza, per noi, in cappa di grigio sopra Scanzo e visibilità a settanta metri a Pontida), la giornata è limpidissima e si vede tutta la corona delle Alpi Occidentali, dal Monviso al Rosa, innalzarsi dal grigio della Pianura Padana. Arrivati al valico, infilo gli scarponi «Ecco! Lo sapevo che tramavi qualcosa. Io non vengo!» e, seguendo un anziano con gli sci da fondo che subito dopo essersi messo sul sentiero di cresta (molto ampia e pianeggiante) è sparito dalla nostra vista, ci incamminiamo nella selva di ripetitori (che permettono a mezza bergamasca di vedere la televisione) verso il Linzone. Dove il sentiero è già battuto la neve è compressa e si cammina quasi agevolmente, mentre avventurarsi nella neve fresca è utile solo allo scopo di inzupparsi, essere ridicoli e prendere un gran freddo.

Dopo aver fatto una passeggiata, aver sudato un bel po' ed aver visto il sole sparire dietro un nuovo strato di nuvole formatosi nell'oretta che ci siamo fermati, abbiamo deciso di scendere verso la Valle Imagna, incuranti delle indicazioni in senso contrario di un motociclista che era salito da là, e pregava che la discesa dalla parte opposta fosse migliore. Noi, chiaramente, imbocchiamo la strada, che in linea teorica è molto più larga di quella di Torre de' Busi, ma in pratica era praticabile (dove lo era) solo una carreggiata, perché l'altra non era stata sgombrata dalla neve. Costa Imagna, poi la Roncola, Almenno e ritorno a casa, in abbondante anticipo per pranzo.

Segnalo il file di GoogleEarth con il tracciato della passeggiata, e l'album fotografico (è su Facebook, credo sia comunque visibile da tutti). Nell'immagine un'idea dell'ambiente. Tutte le foto sono di Fabio©.

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sabato 6 dicembre 2008

Rorate coeli

Scusate preventivamente per lo sfogo, ma...

Non solo non sono un idealista, ma sono uno che non ha nessun problema a darlo a vedere.

Qualche problema mi fanno, al contrario, quanti non lo sono, non lo possono essere, perché non lo si può essere, e si nascondono dietro parole che lo trasudano.

Che i cieli piovano dall'alto!

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venerdì 5 dicembre 2008

Reaper

Io trovo tempo per guardare la televisione la sera praticamente una volta a settimana, cioè il giovedì quando, ormai da tempo immemorabile, si passano un paio d'ore al bar dell'oratorio. Da qualche settimana, la mia attenzione è stata attirata dal telefilm, in onda su MTV, da cui il post prende il nome.

Ok, non sono la persona più adatta per parlarne, anche perché tra una cosa e l'altra inizio a guardarlo a metà puntata il che, considerati i miei standard da telespettatore, è abbastanza. Lo cito, giacché è insostituibile fonte di risate. Quindi lo consiglio.

Ogni episodio viene seguito dal commento di Fabio e mio, che invariabilmente include il dialogo qui proposto in versione adattata. Al lettore il divertente compito di individuare chi dice cosa:
«Che donna veramente splendida, la tale. Io, al posto del protagonista, non esiterei un secondo ad intraprendere una relazione affettiva con lei.»
«Devo riconoscere che, adottando il tuo punto di vista, si giunge alle tue conclusioni. Ma va considerato che l'altra è la figlia del DIAVOLO. Io non avrei dubbi; e la mia deliberazione è affatto diversa dalla tua.»

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