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lunedì 8 giugno 2009

Segretario

È vero, come dice mia madre, che chi si loda s'imbroda. Ma, in effetti, questa volta ha vinto (insieme ai colleghi ed ai rappresentanti di lista della sezione 4) la prima manche (c'è anche domani, come ci ricordano i vigili) della gara delle sezioni, ovvero chi completa per primi lo spoglio. Certo, non eravamo una delle sezioni più numerose; ma neanche una delle più corte...

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venerdì 1 maggio 2009

Micromusic

Ieri sera; dopo la serata conclusiva del torneo di calcio di Rosciate organizzata con sdilinquente sentimentalismo da mio fratello; su istigazione di Geordie, subito rilanciata da Fabio; cui mi sono associato volentieri; al Polaresco di Bergamo (ché così ci sono stato, ed effettivamente non è il mio genere di locale); micromusic, cioè musica realizzata con sintetizzatori anni '80, usando Commodore64, Gameboy ed altre amenità da modernariato elettronico; due gruppi di interpreti, Cobol Pongide e Chip and Fish 8 bit, l'uno di Roma gli altri di Torino; due stili diversi ed entrambi apprezzati, l'uno per l'ingegno compositivo l'altro per l'immediatezza d'ascolto; l'album dell'uno comprato e dell'altro scaricato; sprazzi da youtube per rendere l'idea.


Chi deve intendere intenderà...che sia questa la musica perfettamente sintetica che andavo cercando?

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domenica 26 aprile 2009

Pampuro - le foto ed i video

Sono state caricate su Facebook le foto della gita a Pampuro e Verona di settimana scorsa.

Inoltre, sul canale video di YouTube sono disponibili i video girati nell'occasione (di cui ne riporto uno in anteprima)

Per gli altri video cercare qui e qui

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lunedì 20 aprile 2009

Pampureggiando

Ogni compagnia di amici ha i suoi tormentoni. La nostra, probabilmente, ne ha di più. Si va da sciallo che sarebbe stato inventato dal Gil (sarebbe "Gilles", ma "les" non si pronuncia...) a B.O.R.S.I.N.G.L., acronimo sempre integrabile di nuove lettere (per ora siamo a Betlemme Oratori Rosciate Sarnico Insieme Nomadelfia Gandosso Libici - quelli di Ritorno al Futuro). Uno dei più celebri è Pampuro, inteso come posto fuori mano, difficile da raggiungere, e dove si invita a recarsi i propri interlocutori. Il fatto divertente è che Pampuro esiste, of course, ed è una minuscola frazione del comune veronese di Sorgà, ad un tiro di schioppo da Mantova. La vista aerea ne mette in luce l'estrema piccolezza e sperdutaggine, considerato che Pampuro sono solo quelle cinque case all'incrocio tra via Belgioioso e via Zavatta.

Il fatto ancora più divertente è che venerdì sera, davanti ad una buona birra, ci siamo finalmente risolti ad andarci; ed anche Geordie, che non era con noi, subito informato ha raccolto l'invito con entusiasmo; e, dunque, accorpando alla pampureggiata la consueta sosta a Verona per i dischi di Vibrarecords e - molto opportunamente - per una pantagruelica mangiata, subito dopo il pranzo di sabato ci siamo messi in viaggio, confidando nel navigatore (ma, dimenticandoci la via precisa e non mettendo nella giusta luce il fatto che Sorgà, pur avendo meno abitanti di Rosciate, è straordinariamente esteso) che ci ha condotti di fronte ad un negozio di strumenti musicali, fortunatamente a Sorgà capoluogo. Di lì, un po' confidando nel mio senso d'orientamento e un po' chiedendo ad un fruttivendolo che sembrava uscito, così come la località in cui eravamo, da un film di don Camillo (ma eravamo a trecento metri dal primo cartello indicatore per Pampuro, 2 km) che pronto ci chiede anche «Cercate qualche posto in particolare?» e noi quasi a scoppiare a ridergli in faccia, abbiamo raggiunto la nostra agognata meta (la foto in alto a sinistra testimonia il raggiungimento del nostro obiettivo).

Ora, poiché elencare tutto ciò che non c'è a Pampuro sarebbe troppo lungo (ma posso darvi un assaggio: per quanto ci risulta, non c'è alcuna base militare segreta), elenco dopo il "Leggi tutto" tutto ciò che c'è, aiutandomi in questo anche con un depliant ivi reperito.

Elenco di cose che ci sono a Pampuro:

  • La chiesa, in corso di restauro, dedicata a S.Gaetano
  • Un piccolo cimitero sempre aperto, di cui i residenti hanno il telecomando del cancello
  • Il "bar ostaria" La casa del vino, anche enoteca, che offre trippa e baccalà, stando ai cartelli (alle quattro del pomeriggio non ci è sembrato di dover assaggiare)
  • Un campetto da calcio
  • La pro loco, nelle vecchie scuole elementari (se vi chiedete a che serva, siamo in due)
  • Il gruppo podistico "I s'ciopadi", che organizza una marcia non competitiva per il 21 giugno: partecipate numerosi!
  • Un mobilificio (ma la showroom è a Castiglione Mantovano)
  • Un ferraiolo (vendita lavorazione e posa in opera ferro e rete elettrosaldata per c.a.)
  • Una cascina in rovina che sarebbe un bellissimo oratorio
  • Una fermata dell'autobus (linea Verona-Isola della Scala-Sorgà-Villimpenta-Nogara)
  • Un monumento ai caduti (con una notevole sproporzione prima-seconda guerra - troppi nella seconda)
  • Un fazzoletto di verde pubblico con due vecchie altalene
  • Campi coltivati, in particolare risaie (siamo nella zona di produzione del riso vialone nano veronese, insomma!)

Dovrebbe esserci anche il fiume Tione, ma - pur avendolo visto da Google Earth - avendolo cercato invano, deduco sia una truffa mediatica.

Ad ogni modo, ora dobbiamo trovare un altro paese-feticcio

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domenica 8 marzo 2009

Esercizi spirituali, s-cécc

Da un lato, per affrontare certe esperienze bisogna partire con una grande disponibilità a mettersi in gioco; disponibilità che fino a quest'anno non ho mai avuto, perché sì - gli anni scorsi cadevano sempre in mezzo alla sessione d'esami, ma forse quest'anno no? Gli è che bisogna sapersi dare delle priorità, e fino a che punto si è disposti a giocarsi per quello che si ritiene importante.
Dall'altro, in evi remotissimi avevo già vissuto l'esperienza degli Esercizi Spirituali; esperienza misurata all'età che avevo, ma impostazione affatto uguale. Anche perché, a ben vedere, i "nostri" preti escono dal seminario, e l'esperienza di esercizi che si fa lì è abbastanza uniformante. E quindi, va bene mettersi in gioco, ma più o meno sapendo - intuendo - percependo dove si sarebbe andati a parare. Perché, comunque, non è da me fare qualcosa - qualsiasi cosa - alla cieca. In questo dovrei forse imparare dai miei amici che sono venuti invece così, gratis.

Si parlava di preti - ed il primo scherzo da prete me lo tira don Poletti, un po' il boss delle politiche giovanili del vicariato; perché, per l'inatteso concorso di giovani agli esercizi, ci sono problemi di camere, e qualcuno s'ha da offrire per rinunciare alla camera singola, che garantisce discrezione e concentrazione, e si chiede a noi di Scanzorosciate, tra gli altri, e per alcune considerazioni capita, tra gli altri, anche a me. In camera con un amico, fin troppo socio, che si è capito da subito che sarebbe stato difficile fare trentasei ore di silenzio.

Dopo che, a cena, le suore iniziano a viziarci con dosi pantagrueliche di cibo, ed al tempo stesso ad intimorirci elencando spietate i mille allarmi che avremmo fatto scattare qualsiasi cosa avessimo toccato nell'eremo, incontriamo la prima meditazione e facciamo la conoscenza con il predicatore, don Loran vicerettore del teoquadriennio, e quindi in un certo modo il capo dei miei compagni di un tempo. Primo pensiero: se è prete da soli cinque anni e già gli è stata affidata questa responsabilità, si prevede una carriera non indifferente.

Attrazione turistica principale di Bienno, dove ci troviamo, è la statua dorata del Sacro Cuore che incombe sulla Valcamonica, in kitschissimo stile anni '30, a qualche minuto di salita dall'eremo, ed il giorno di sabato, dopo le intense meditazioni del mattino (che, per me, due meditazioni nel giro di due ore sono troppe, ma su questo in Co.Vi.Gi. non c'era consenso) ed il solito abbondantissimo esagerato pranzo, per alleggerirsi prendo l'iniziativa di salirci. Me ne sono partito in solitudine, sono salito per vie traverse ed ecco, proprio in vista del piedistallo, una cuffia bianca che garrisce al forte vento della valle. La suora ed il don mi precedono. Risalirò più tardi nel pomeriggio, dopo la confessione, insieme a Fabio - che ormai smania per parlare in libertà, e mi sembra più opportuno condurlo fuori, ché almeno e l'apparenza è salva e nessuno è disturbato.

Nonostante il cambio d'aria, sia a cena che nell'immediato dopo cena il silenzio scricchiola; anche perché, a mio modesto parere, un conto è la funzionalità del silenzio per le meditazioni ed il raccoglimento, un conto è il silenzio per il silenzio, che sarà anche un esercizio di continenza ma dopo un po' diventa sterile. Perché fare le facce a cena, ma non parlare, è più stupido che fare quattro parole, per quanto superficiali. Veglia serale ed adorazione notturna, dopo aver scelto (scelto!) il turno più assurdo, dalle tre e mezza alle quattro (che poi si prolunga, ma tanto svegli per svegli), che così fa dormire, almeno me che sono un abitudinario, malissimo, ed alle quattro e mezza la tentazione di stare in piedi e chi s'è visto s'è visto è forte. Anche se poi decido di riposare, ché l'ultima mattina necessita di attenzione, per il potente volo che dalla Creazione conduce fino alla Ricapitolazione di tutto in Cristo.

Nel video, una delle aguzz...suore che ci riempivano di cibo, che si cimenta nel tormentone degli esercizi, s-cécc!

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lunedì 9 febbraio 2009

Riserva OrSI

È diverso tempo che non scrivo dei miei fine settimana, perché spesso ormai galleggiano in una tutto sommato tranquillizante abitudinarietà. E la cosa degna di maggior nota sarebbe il catalogo delle birre provate e l'assottigliarsi della lista delle mancanti.

Ma questo fine settimana c'è stata la cosiddetta riserva OrSI, cioè il ritiro per i giovani degli oratori di Scanzorosciate, ed essendo cosa che avviene solo tre volte l'anno è senz'altro un evento. E, credo, è anche un'esperienza di formazione e di fede importante.

Per via di alcuni problemi di "riflusso" genericamente distribuiti tra gli stessi giovani educatori, ed in mancanza di riscontro da parte degli adolescenti di quinta superiore che, pure, erano stati caldamente invitati a partecipare (ma su questo fatto esprimerò due parole a margine), abbiamo incominciato sabato pomeriggio con i Primi Vespri della domenica, e con un parzialmente abortito tentativo di canto per i salmi (dopo l'imbarazzantissimo inno di lunedì scorso, quello l'abbiamo imparato, ma per il resto ci vorrà tempo). Dopo la presentazione del tema abbiamo cenato, e - esauriti i pochi servizi, anche perché quando si lavora in quindici ci vuole poco a sistemare una sala da pranzo ed una cucina - iniziato con la meditazione (la lezione, più propriamente) serale.

Verso le ventitrè scendiamo dal salone alla sala da pranzo per passare un po' di tempo insieme, chi a giocare a carte chi nell'appena scoperto e nuovissimo Gioco della Bibbia, una sorta di Trivial Pursuit con domande che nemmeno un ebreo osservante che impara a memoria la scrittura...del tipo "Quanto è alto il monte Garizim" o "Quanto pesavano i capelli di Sansone"; gioco che, nonostante gli avversari compiessero scorrettezze come farsi dare il passo biblico in cui trovare la risposta, e il gioco passando dall'essere una prova di conoscenza all'essere una prova di "sfogliamento veloce" della Bibbia, sono riuscito a spuntarla (con una certa dose di buona sorte, anche). Ah!
Compieta e riposo. Riposo, non so per gli altri - o meglio, ho registrato che qualcuno rumoreggiava, ma si sa che dopo l'una di notte mi shutdowno e crollo addormentato, mentre gli altri tardavano a coricarsi nei tre cameroni dei russatori, degli asociali e dei normali (anche se "normali" è una parola un po' grossa).

Pur svegliato alle sei del mattino dal don che andava a celebrare messa prima e dalla suora che scendeva per andare ad aprirgli la porta del convento, e successivamente ridestato con buona approssimazione in un intorno sinistro dell'ora della sveglia, mi ritrovo sveglio pronto e moderatamente arzillo (il quale è un aggettivo che mi spesso mi si addice, come a Baldini) alle otto meno un quarto a colazione. Ed alla messa delle otto e trenta di Scanzo, alla quale avrei anche strimpellato su quell'orrendo moderno organo pneumatico se solo avessi trovato nei paraggi le partiture dei canti.
Dopo messa torniamo al Noviziato per la seconda e più sostanziosa parte del ritiro, introdotta dalle Lodi alle quali ormai abbiamo trovato un modus vivendi per quanto riguarda il canto. Di nuovo nel salone, mentre si apre una giornata radiosa, per la meditazione sulla vita spirituale e l'ora di riflessione personale. Rapida condivisione e conclusione ed abbondantissimo pranzo.

Come opportuno, nel dopo pranzo c'è la pausa, che di fatto si riduce nel passare un'oretta da casa a controllare la posta elettronica, perché sono partito sabato sera che iniziavano ad esserci problemi e, nei due giorni, ero stato talvolto raggiunto da telefonate allarmate riguardo quella che ormai chiamo realtà terz'ultima.
Senza indugiare troppo nella pausa, perché alle diciassette e trenta era stata convocata, sempre in Noviziato, una riunione organizzativa per la festa di Carnevale, e poco conta che con tutta probabilità io non ci sia, è necessaria la presenza di tutti (specie dal punto di vista politico, avendo io insistito con gli altri educatori per trovare momenti da dedicare al Carnevale alternativi all'incontro settimanale di catechesi, che è più importante - «Fossero anche le sei di mattina del martedì», avevo detto). Mentre alcuni si ingozzano con una merenda che è durata oltre un'ora, più che altro a base di Oro Saiwa e Nutella, aspettiamo e facciamo un censimento mentale degli adolescenti che si fanno vivi per collaborare al Carnevale. La riunione, in linea teorica, era aperta agli adolescenti di terza quarta e quinta, in quanto quelli più giovani dovevano lavorare direttamente con i propri educatori, si ritiene durante gli incontri consueti ma, accanto ad alcune rappresentanze piuttosto sparute delle altre classi se ne presentano tre anche di seconda. Che fossero loro più entusiasti di noi per il Carnevale, è evidente. Che molti di noi educatori abbiamo sollevato o potremmo sollevare dubbi di contenuto, e non solo di forma, sul Carnevale, cerchiamo di non farlo trasparire troppo ma nei fatti è così. Ma, già qualche settiamana prima, avevamo optato per l'opportunità di farlo. Ma ritenere che una cosa sia opportuna non significa, ovviamente, esserne entusiasti. Anche perché, se quelli hanno l'entusiasmo ma non la minima capacità organizzativa, o peggio sprecano le proprie energie per polemizzare per la solita triatriba Scanzo-Rosciate-Negrone, alla fine chi deve metterci le mani siamo sempre i soliti, anche se magari quel giorno non ci saremo neanche.

Venuta la sera, organizziamo una pizza con gli adolescenti che sono venuti alla riunione e con i giovani, quelli che si sono fermati dopo un giorno intero di ritiro e quelli che, essendo tornati a casa dopo pranzo e non avendo partecipato alla riunione, stanno arrivando alla spicciolata.

Cena rapida, perché alle nove meno un quarto inizia la preghiera mensile per i giovani, che conclude la riserva ma è, per sua natura, aperta anche e soprattutto a chi non ha partecipato o non fa l'educatore degli adolescenti. Preghiera, ancora, aperta anche ai nostri adolescenti di quinta e che ha, però, visto la presenza solo dei due che hanno partecipato alla riunione e si sono fermati per cena e già che erano lì.

Ed ora le due parole che avevo preannunciato in merito agli adolescenti di quinta superiore. Avevamo caldeggiato la loro presenza, anche perché ci sembra che, nonostante gli incontri settimanali del venerdì siano spesso interessanti e profondi, non ci sia mai tempo di portare avanti un discorso sufficientemente continuativo - e, in effetti, per quanto si possa tirare in lungo non è esattamente consigliabile finire un incontro alle undici, quando tutti devono andare a scuola l'indomani; inoltre, poiché auspichiamo che né il gruppo né i contenuti degli incontri vadano persi quando, da giugno, sarà terminato il gruppo adolescenti e loro dovranno scegliere se, ed in che forme, impegnarsi in parrocchia e nell'oratorio, se prendersi carico degli adolescenti o dei ragazzi delle medie, o fare il cammino per i giovani in ricerca (anche se io spero che, dopo questi due anni di cammino serio, sia più il momento della decisione che quello del solito sono in ricerca), o ancora semplicemente il percorso delle preghiere mensili. E ci sembrava bello, visto che ormai sono più giovani che adolescenti, condividere con loro anche la riserva, che per noi è il momento più forte dell'anno. Ma, nonostante le ripetute sollecitazioni, nessuno è voluto venire. Anche, e soprattutto, quelli che viaggiano circonfusi da un'aura di superiorità morale o intellettuale; che, non solo adducendo ragionevolissime giustificazioni, ma appellandosi anche alla legislatura, alle precedenti sentenze ed alla libertà dei Figli, hanno praticamente sbattuto la porta in faccia alla proposta, a nostro avviso (e nostro avviso parziale e maligno, certo), perché il loro sabato è sacro neanche fossero ebrei. E sopravanzati da quanti, magari meno spirituali, ma se c'è da preparare la festa di Carnevale... ed alla riunione sono venuti, per fermarsi a cena ed alla preghiera, non si sono visti nemmeno a sera.
Ora, il punto non è che io mi metta a lanciare maledizioni dal pulpito per il gusto di farlo, o perché voglia che tutti pedissequamente si conformino alle propopste che facciamo loro, ma perché ritengo davvero che tali proposte siano bene per loro, per oggi e magari anche per il domani, che non si possa vivere degli entusiasmi del CRE una volta l'anno e dell'uscita invernale ma che si debba assumere una scelta che è importante anche e soprattutto quando è faticosa e si preferirebbe uscire a bere con gli amici o correre dietro alla ex morosa tornata libera da pochi giorni. Si capisce, da querste righe, che non voglio nascondere come domenica fossi veramente amareggiato. Amareggiamento che, fortunatamente, è rientrato, avendo sentito qualcuno di loro comunque interessato al Carnevale o a quello che abbiamo fatto. Ma non cambia la convinzione che abbiano perso un momento importante, e che avrebbe potuto far loro del bene.

Pace.

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domenica 28 dicembre 2008

Per eccesso di zelo

Nessuno crede più alla storia de "usciamo a fare un giro". In compagnia conviviamo, sia pur tra alti e bassi, in cinque-sei ciascuno con un modo affatto originale e suo personale di intendere le attività per una sera del fine settimana. Poi, nella maggior parte delle occasioni, o si scende a compromessi o si rinuncia a qualcosa, a turno, per quieto vivere. Ma, in media, c'è sempre qualcuno più esigente che trascina gli altri anche in terreni per loro infidi e non frequentati. Di solito la faccenda si conclude con un retrogusto di rimpianti; a volte, come si dice, spacca.

Per venerdì, come si è già accennato nel post precedente, avevamo dato mandato a Claudio di organizzare una rimpatriata con alcune loro vecchie amiche dei tempi dell'Antares; sovra tutti, hortante Epo che da qualche mese a questa parte è in preda ad una sorta di furor per cui deve fare, sbrigare, conoscere, girare. Appuntamento all'analogo valligiano della Caféteria (o, almeno, questa è la spiegazione che ci siamo dati), il Bier Stube di Albino. Locale più in auge di quanto si possa pensare, perché troppo pieno per noi, che abbiamo dunque ripiegato sul Mississippi (vai tu a spiegar loro che saranno tre anni che si chiama Bikers), ad Alzano. Un bicchiere e due chiacchiere, e quando le ragazze venute dal nord sono tornate ai loro monti, noi abbiamo iniziato a girare a vuoto inutilmente in cerca di altro da fare. Era la serata dei (cattivi, dicono) imitatori di Ligabue. Di cui facciamo a meno, e dopo aver perso un'ora a girare per la provincia ce ne siamo tornati a casa.

Sabato, finalmente, è tornata la ragazza di Claudio, ed abbiamo quindi organizzato una serata collettiva (compagnia al gran completo, poi ci si stupisce che oggi nevica) al Jamaica di Paladina, ché era una settimana che ci passavamo e rinunciavamo ad entrare perché c'era troppa poca gente per gli standard di qualche anima in pena. Finalmente c'era gente, ed anche i soci erano in serata attiva, per cui si sono sprecati i commenti e le allusioni alla gioventù di passaggio (ed eravamo anche dotati di scacciapensieri superbamente suonato).
Finita la prima parte, abbiamo avuto l'ineludibile stimolo alle differenze, e siamo andati al bowling-sala giochi di Mozzo, per attendere ore in coda, visto che sembrava che tutto il locale fosse lì per giocare ai quiz touch-screen. Avendo ingannato il tempo giocando a calcetto, prendiamo possesso della postazione più scassata, che ci impedisce di salvare i record e, spesso, di portare fino in fondo una partita a causa delle difficoltà di risposta ai nostri tocchi (e che i nostri pugni non riescono ad ovviare). Si faceva tardi, e come è noto dopo l'una mi spengo, e non si accennava a finire di giocare. Eravamo passati, per un po', anche al Trivial Pursuit per farmi stare più vigile, ma non era durato. Con i due gettoni elargitimi da chi aveva cambiato un capitale pensando servissero per le differenze e si era poi trovato fregato ho trovato il mio scopo nella vita (o almeno in una sala giochi), e cioè sparare addosso alla gente (non leggete con quell'aria scettica: non sono mai stato un tipo da sala giochi, non l'avevo mai fatto). Dopo i miei due gettoni durati un'eternità (gioco troppo facile o io naturalmente dotato?) torno alla postazione, e vedo che tre ragazze (ragazze? in tre facevano Maga Magò, Amelia e Nocciola la Fattucchiera) hanno imprigionato con le loro arti (misteriose) i miei colleghi, ed uno in particolare, e di nuovo non si riusciva più ad andare via, e stavolta anche per un gioco più fastidioso ancora delle differenze, e cioè il mahjong. Finché Geordie e io abbiamo praticamente trascinato via i nostri colleghi. Per poi sentir loro dire ogni genere di critica tutt'altro che costruttiva sulle tre di cui sopra, ma intanto erano dentro che annegavano. E a letto come al solito tardissimo (non in senso assoluto, ma dopo l'una da quando io ero cioè virtualmente addormentato, e dovendo partire stamattina per mordere e fuggire Jesolo. Fatto. Gran neve a Vicenza, ed ora non male anche qui).

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martedì 16 dicembre 2008

Ordinario buon tempo

Se penso che di questo fine settimana, così come del precedente, c'è in giro una caterva di foto che meglio di mille parole lo descriverebbero (e molto più velocemente), mi scappa la voglia di scrivere - anche perché dovrò risegnalarle ai miei lettori tra qualche giorno o qualche settimana, all'ennesimo riversamento dalle macchinette dei miei amici al mio PC ed indi in rete.

Ma sarebbe un peccato mancare di segnalare un paio di eventi, di fatti e di posti che hanno un'utilità non dico generale, ma che comunque potrebbero incontrare interesse.

Venerdì sera, beh, era il venerdì del film per il gruppo adolescenti (venerdì-film che stiamo subdolamente cercando di diradare, perché rimane pochissimo del contenuto e rovina il continuum degli incontri), e dopo mesi in cui eravamo riusciti a stopparlo, il don ha rotto gli argini ed ha proposto Paranoid Park.
No, se qualcuno fosse curioso della mia impressione sappia che non mi è piaciuto. Però (e solo chi ha orecchi per intendere intenderà) mi ha fatto morire dal ridere, e per il contenuto in sé e per il contesto, «è stata una tua idea», e non posso aggiungere altro. Dopo, come è tradizione, sono andato con Fabio all'Ein Maß, per scoprire di aver finito tutte le birre scure della lista (ok, non tutte tutte, ma quella che manca costa venti euro il mezzo litro, e la salveremo per un'occasione speciale). Dunque, abbiamo deciso che l'indomani saremmo andati all'Abbazia di Sherwood, che è un po' fastidiosamente distante, essendo a Caprino, ma che è assai rinomata e mi era stata in più occasioni raccomandata per la quantità e la qualità delle birre proposte.

E questo, difatti, è stato il programma di sabato sera, dopo aver sottratto Fabio ai suoi "compiti istituzionali" di direttore dell'oratorio (ci sarà mica bisogno che sia lì a far da balia a quelli che guardano un film, no?) ed essere stati raggiunti da Geordie con la sua auto rombante. Lì, sistematici al bancone come quelli veri, ma solo perché non volevamo attendere che si liberassero i tavoli, abbiamo iniziato, storditi dall'ampissima varietà di birre che la carta metteva a nostra disposizione. Abbiamo preso una birra di Natale, poi una delle più amare che avete, poi una addizionata di fave di cacao, poi una con un interessante bouquet di frutti bianchi, poi...boh (in realtà, credo basta, perché qualcuno di noi - non io - ne aveva abbastanza, e alla sete era subentrata la fame, e con le patatine fritte le facoltà degustatorie segnavano inevitabilmente il passo). E siamo tornati in paese, per recuperare Emanuele (e per portare me a casa, ché dopo la mezzanotte inevitabilmente mi spengo) e permettere al resto della compagnia di continuare la serata.

Era bene che andassi a letto presto, anche perché avevo in programma di testare le ciaspole portatemi da S. Lucia, ed a tale scopo avevo pianificato un'uscita interlocutoria insieme a Michele, per la mattina dell'indomani. Siamo saliti ai Piani dell'Alben, di cui abbiamo praticamente battuto palmo a palmo una buona metà, tra boschi roccoli e casette distrutte durante la guerra e poi ricostruite con un dubbio gusto goticheggiante. Arriveranno le foto, spero. Siamo scesi in tempo per pranzo; e nel pomeriggio mi sono nuovamente incontrato con Fabio e Geordie - incastrati per oltre un'ora a preparare le lettere di auguri natalizi del parroco - e siamo in seguito saliti a Selvino per un distinto tè delle cinque (anche se anche di Selvino va ricordata una chicca, accennando ad un paio di ragazzine quindicenni che hanno sorriso al nostro indirizzo mentre passavamo per la via «cosa ridi che sono tuo padre?») seguito dalla Aviatico-Orezzo-Gazzaniga, che è sempre la migliore strada per scendere da Selvino.

E poi, a sera, la preghiera per i giovani, di cui s'è già parlato.

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lunedì 8 dicembre 2008

Cena malata

L'idea è partita più o meno a metà strada, durante il ritorno dalla neve di sabato mattina; e l'abbiamo subito ritenuta una valida alternativa ai consueti sabato sera. Una cena (dall'originale costinata ad una versione più elaborata, ma la sostanza cambia poco), come al tempo stesso nostro costume ma usanza da diversi mesi disattesa - a parte la 24 ore di Ardesio di quest'estate, che non conta esattamente come cena, il precedente pranzo era stato a Pasquetta. Certo l'euforia dell'improvvisata, ma il difetto delle cene pensate all'ora di pranzo è la difficoltà a radunare i partecipanti. Pertanto, nonostante si siano sfruttati tutti i mezzi più moderni (o, forse, anche per questo), alla fine eravamo in quattro. Geordie il nostro ospite (per motivi termici e tecnici, in casa e non nella cucina teatro di tante altre cene analogamente degenerabili e degenerate), Pedro, Fabio (l'ideatore, ed il cuoco) ed io (più appropriatamente messo a fare il pelapatate).

A metà pomeriggio andiamo a fare la spesa, e ci troviamo sballottati dalla folla shoppingnatalizia; emergiamo con un sacco di soldi in meno ed un carrello pieno di stupidaggini (tipo "patatine" di mela o polvere di Wasabi «così facciamo come in Jackass»). Troviamo il tempo di farci stare la messa-laboratorio liturgico di Scanzo (come osservatori esterni), e poi conveniamo da Geordie's. Iniziamo a spadellare tardi, e di conseguenza mangiamo; il menu prevede, dopo un aperitivo lungo che serviva per riempire lo stomaco in attesa del cibo vero, pasta zucchine gamberetti e zafferano, spiedini e patate arrosto, strudel, torta, le bibite con la biglia di Abbondio e molto più vino di quello che siamo riusciti a bere.

Oltre a cenare, abbiamo deciso di fare un tuffo negli anni '90 guardando il film delle Spice Girls che, giustamente, se non guardiamo adesso, quando mai avremo un'altra serata da perdere così?. Dopo essere annegati nel trash e nel Martini Dry, la parte più difficile della serata è stata rientrare ciascuno alla propria casa al gelo dell'una del mattino (perché sarà un quarto d'ora a piedi, da Geordie's al paese vero), senza essere colti da congestione.

Abbiamo un mezzo impegno a replicare durante le vacanze di Natale, per recuperare qualcuno degli assenti. Se qualcuno fosse interessato si faccia vivo...

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domenica 30 novembre 2008

Euterpe

Ah, per interpretare il titolo vedetevela un po' voi

È qualche settimana che non mi capita di descrivere i miei fine settimana; fondamentalmente perché non ho tempo di mettermi a scriverne la cronaca, oppure - in qualche caso - perché mi servirebbero delle foto, o dei dettagli aggiuntivi, e finché non me li procuro non ha senso scrivere; ma quando li ottengo, ormai è passato del tempo e non ha più molto senso farlo. Così. anche stasera non mi metterò a descrivere la tranquilla ma piacevole serata di ieri al Maivisto di Sedrina (che per tenere fede al nome uccidono tutti quelli che ci sono stati una volta, o alla meglio li accecano), che sarebbe un birrificio artiginale, o quella di oggi all'oratorio con gli adolescenti.

Piuttosto, di oggi pomeriggio quando, sfumata l'idea di andare in cerca di neve, che non credo si dovesse andare molto distante da casa (ad aver voglia di camminare, dieci minuti di auto e poi meno di un'oretta verso il Misma bastava, ma anche andare - per dire - a Monte di Nese o giù di lì), sono invitato ad andare a Negrone per suonare con Fabio alla batteria e Rocco al basso. Questo, se proprio uno vuole ostinarsi con l'analogico, è il tipo di formazione che più mi va a genio (io, poi, non è che mi possa portare una tastiera analogica, niente Hammond come si può ben pensare) - per quanto io programmerei drum machine e sequencer e chi s'è visto s'è visto; ed invece è venuto anche un chitarrista. Per un po' di tempo rock senza niente di speciale (ed io non riesco a capire chi vi s'appassiona, ché io l'ho sempre trovato e lo trovo tutt'ora noioso); ma poi abbiamo (dopo il commiato del chitarrista) optato per un tentativo di interpretazione di Calvin Harris, che è un produttore electroclash per cui Fabio ha preso una specie di cotta, e che non manca di sottolineare essere nato nel 1984, e quindi essere suo coetaneo. Mette a dura prova il bassista, mentre bene o male io mi trovo meglio: per prima cosa mi piace la musica, e poi mi fa ricordare che devo assolutamente comprare un sintetizzatore. Non una tastiera MIDI da attaccare al computer. Proprio un sintetizzatore con tutte le manopole varie. E poi finalmente non c'è più la chitarra a sporcare il suono (già, non mi piacciono le chitarre elettriche, né i suoni sporchi). Dopo un po', non cercavamo nemmeno più di imitare i brani che ascoltavamo al computer (e di cui qui si trova un assaggio, giusto per capire il genere), ma semplicemente improvvisavano con quello stile. Qui c'è materiale su cui lavorare, come si dice.

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sabato 22 novembre 2008

Sabato mattina /1

Cascina Gobba-Bergamo, no autostrada, 1h abbondante (contro i 25' dell'andata, via autostrada). Le autostrade sono nojose.

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martedì 18 novembre 2008

Facciamo solo un giro...

Sabato sera stavo proprio male. Non so come sia cominciato, perché fino all'ora della messa stavo bene; e - certo - lungo la strada di casa non faceva caldo, ma da qui a farmi ammalare...fatto sta che languivo sul divano, valutando quanto potesse suonare scortese non uscire ed andare a letto. Ho così preso consiglio di andare comunque all'oratorio, salutare i presenti di mia conoscenza, in modo di metterli a parte della mia indisposizione, e redire il prima possibile sotto le mie coperte.

Il più infagottato possibile mi metto per strada, e già dall'angolo di via Calvi scorgo l'auto di Geordie; prima delle nove e trenta, e questo già rendeva la serata un evento. Entro, al solito intercetto anche Fabio, e senza sforzarmi di fingere vengo preso dalle mie convulsioni di tosse che tutti quelli che mi conoscono hanno bene in mente. È evidente che sto poco bene, e lo faccio presente e annuncio che tornerò a casa. Ma un salto ad un posto tranquillo lo fai!, e poco ci si può opporre. Già il fatto che il posto proposto fosse il Gas Beer di Gazzaniga (niente di particolare, ma Gazzaniga è lontana!) non faceva presagire una serata tranquilla; nonostante Fabio approvasse, e solitamente pone il veto sul locale. L'arcano è presto spiegato, perché appena vista l'insegna sbotta "Ah! Intendevi QUESTO posto. No, io intendevo quel posto là, quello con le bariste carine". Considerato che non è che lui sia di palato difficile, non era esattamente facile intuire a quale bar facesse riferimento, ma ulteriori dettagli circa la distanza ed il freddo ci fa capire che si intende il Ritual di Clusone. Ma pensa che coincidenza! Potremmo passare a salutare Ivan Belli, che sarebbe il dj della Collina, la discotechina di Clusone, che cerca di emulare invano il successo dell'Antares, ed alla nostra veneranda età di ventidue-ventitré anni sembra di capitare ad una festa delle medie. Comunque, fatti i saluti e la conversazione, siamo scesi al bar; ed abbiamo quindi ordinato.

Credo la colpa vada ascritta alla pizza un po' troppo saporita della cena, ma avevo sete nel senso non alcolico del termine. Pertanto ho iniziato a bere acqua tonica; e Geordie, dal ligio nostro tassista dei sabato sera, parimenti analcolico. Fabio un po' meno, considerato che presto ferma chiamando a gran voce (e con l'epiteto da me affibbiatole appena entrato e vistala) "Casa nella Prateria", e deve trovare una scusa per congedarla, visto che già s'avvicina inquisitoria, né io ho intenzione di sostenere alcuna conversazione con estranei.

Dopo il Ritual si scende, come per consumato tradizionale rito, alla Lanterna delle Fiorine, dove l'ottimo oste Gio' ha esperienza delle peggiori serate alcoliche della storia, nostra e altrui. Solitamente abituati al bar deserto, quest'anno o l'Afrostation (discoteca per maniaci della musica di cui il nome sita tra Ponte Selva e le Fiorine) riscuote molto più successo del solito o siamo capitati in una serata importante, perché la Lanterna è tradizionalmente locale da preserata, in quanto il rapporto tasso etilico/costo è il più alto dei dintorni (e dunque uno va in disco già ciocco); tanta, infatti, era la folla convenuta che alcuni (due folli, il termometro dell'auto segnava lo zero) sedevano sui tavolini esterni ed all'interno erano esauriti i posti a sedere. Ordiniamo al banco (dietro al quale infilati stanno i superalcolici più strani), ed io provo/trovo dopo anni la mitica Cedrata Tassoni (La Lanterna tutta è un posto un po' anni Settanta); e così, dopo che una prima tappa di sabatoseranti si allontana per andare a ballare, conquistiamo il posto a sedere.

Ma ormai si avvicina l'una che è l'ora a cui il mio timer interno dà il logout. Appena saliamo in auto, per scendere a valle e fermarci a Vertova ove il famelico Fabio deve attaccare la pizzeria d'asporto "del romanista" aperta tutta notte; ma m'addormento, in una massa informe sul sedile posteriore, ben prima di arrivare a Ponte Nossa. Svegliatomi e fatto entrare in pizzeria, dopo due minuti sto di nuovo cascando dal sonno sulla panca d'attesa; e dunque seguo il consiglio di tornare in auto ed attendere lì. Non so bene per quanto, perché mi riscuotono un attimo appena hanno finito di mangiare, ma io non rispondo che con un mezzo verso; e subito dopo sono fuori dal mio cancello. Per quanto mi riguarda, poi, mi considero teletrasportato dal cancello al letto, perché non mi sono svegliato, lungo il tragitto. Ed erano già venute le due...pensa! (spero non abbiano compiuto reati nel lasso di tempo in cui ho dormito, perché non voglio né essere coinvolto né fornire strani alibi).

La lezione che tutto questo ci dà, cari amici, è che se non mi preparo per tempo, o dormendo fino a più tardi (giacché per me "tardi" è le nove, la domenica) o non facendo nulla tutto il giorno per accumulare energia, all'una o poco più tardi mi spengo; quindi non sono mai una buona compagnia nei lunghi ritorni automobilistici. Specie se in auto si è solo in due, perché non è che riesca a rimanere sveglio per solidarietà all'autista. (dovrei accennare a quella volta, a Jesolo, in cui mi stavo effettivamente addormentando alla guida, ma non voglio spaventare nessuno, meglio che non si sappia quale...)

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domenica 16 novembre 2008

Avanti, Savoia!

Nel resoconto "a tappe" del fine settimana il posto d'onore deve andare a venerdì sera, nel quale si è concretizzato il progetto della cena della III B Savoia 2000, ovvero la cena delle medie. Sebbene il venerdì sia per me una serata un po' blindata, essendo il giorno della catechesi degli adolescenti, con un minimo di organizzazione si riesce a fare tutto, ed anche ad infilare un'altra cena prima del catechismo.

Quando, dunque, finisce l'incontro salto in macchina e mi precipito a Treviolo, all'indirizzo che mi era stato segnalato via mail dai miei compagni organizzatori; ed arrivo in un ristorante deserto, con gli sguatteri che puliscono i tavoli quando, pochi secondi prima, Corna mi assicurava che non si erano ancora alzati e ti aspettiamo. Peccato aver omesso di segnalare che era avvenuto un cambio di ristorante, e che si era a Bremate Sopra - per fortuna a pochi minuti d'auto ed in zona a me ben nota.

Entro nel ristorante (di cui ho scoperto esistere un clone a Clusone, pensa te) e mi guardo attorno spaesato perché, pur avendo in mente più o meno come dovesse apparire la tavolata, non riuscivo a rintracciarla. Finché una ragazza si sbraccia al mio indirizzo, è una ragazza dall'aria nota, ergo deduco che quello sia il tavolo. Ed infatti trovo quanti avevo visto più di recente (Corna e Giupponi, per la cronaca), quanti di cui ho il contatto FB e dunque ho visto foto recenti (Gatti, l'Ambrosini) ed altri inconfondibili (il Deda, e Pasquale ora diventato De Pasquale). Stanno finendo di cenare, ed io mi sistemo al posto tenuto riservato per me e desolatamente rimasto intonso, scusandomi spiegando loro i miei mille impegni, ed entrando a gamba tesa nelle conversazioni che si stavano tenendo dal mio lato del tavolo.

Ho presto notato che era in corso una discussione abbastanza vivace a sfondo politico, essendo state parecchio divergenti le posizioni politiche assunte dai miei ex compagni. Cerco di tenermene alla larga, ma non so se sia stato meglio finire coinvolto da De Pasquale sul rapporto tra cristianesimo e democrazia (tramite la quale lui voleva spingermi su posizioni antidemocratiche, cui sempre s'è attenuto); e comunque a cosa serve essere democristiano nell'animo, se non a non far degenerare in rissa il confronto tra il tipico leghista e la tipica "io non mi sento bergamasca ma siciliana". Presto la cena viene conclusa, e la maggior parte delle nostre compagne va a casa o vi si fa riaccompagnare; mentre noi uomini, dopo aver perso Deda, puntiamo su un bar.

Dal quale, al termine di lunghe discussioni che non sfiorano né politica né studio né lavoro, ma la più sentita questione del dating pool, veniamo scacciati all'orario di chiusura. Perché tra una cosa e l'altra si sono fatte le due; e, ritrasferitici di fronte alla Savoia (nella foto la triste assonometria di Virtual Earth), abbiamo proseguito la discussione fino all'insorgere dei primi segni di congelamento. E ci siamo congedati augurandoci di vederci più spesso (l'ultima cena di classe, se ben ricordo, risale a circa tre anni fa). E mi sono augurato (tra me e me, per non essere scortese) che la prossima volta non manchi qualcuna che è mancata stavolta.

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lunedì 10 novembre 2008

Almanacco di cose da fare

  • Mentre tutti vanno a guardare la Pietà Rondanini, concentrarsi sui meccanismi di sparo delle armi da guerra del XVII secolo;
  • Mangiare un panino e bere un Coca e Avana; a pranzo;
  • Mentre tutti quanti si appassionano al percorso al buio dell'Istituto per Non Vedenti, "vedere" l'estintore;
  • Andare alla Ricordi in cerca di partiture e non di cd;
  • Deridere le promoter Alice senza vergogna e senza dignità in Piazza Duomo;
  • Guidare un gioco all'urlo di «te;Uccidiamola!»te;;
  • Improvvisare tastiera e tappeti in convento;
  • Entrare in un ristorante per bere un caffè ed uscire sazi.

Tutto questo powered by ORSI. Peccato per le ore di sonno, ma...

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domenica 2 novembre 2008

Il lungo weekend

Mia sorella voleva che, una volta presa la laurea, me ne partissi per un viaggio in qualche destinazione esotica; alcuni amici optavano per il non molto esotico Lido di Jesolo, e per un più modesto fine settimana. Io, che - come vado ripetendo da anni - non amo viaggiare, me ne sono stato a casa, perlopiù steso sul divano. Ma, pur venendo meno la mia volontà, non sono venuti meno i fatti, e quindi c'è molto da raccontare.

Giovedì sarebbe un giorno che, nonostante gli intenti dell'universitario viveur mi avessero a suo tempo fatto conteggiare come fine settimana, in pratica è sempre stata una serata di divano, poltrona, o al limite, ma una volta ogni tanto, bar dell'oratorio. E, mentre là ero, a bere lo speciale whisky&soda che ci prepariamo solitamente, si fa vivo Epo che è stato morso dal germe della ggioventù nel senso più deleterio del termine, e non può sopportare di non uscire una sera. E, possibilmente, girare il più possibile. Così, anche considerato che io avevo, in effetti, un po' da festeggiare, mi ha portato all'UD di Bergamo, in zona Cinque Vie, perché il giovedì vi si tiene una sorta di serata internazionale. In sostanza, tutte le persone fornite di abbondante buontempo vi convengono per darsi un'aria cosmopolita, approfittando del manipolo di studenti Erasmus che ha avuto la pessima idea di venire a Bergamo; tali persone di abbondante buontempo essendo, in massima parte, studenti universitari (perché se sei alle superiori magari tua madre ha da ridire se rientri all'una in settimana, e se vai a lavorare hai di meglio da fare che pigiarti in un locale fighetto dall'imbarazzante carta dei vini), specie se fuori sede - quanti studenti fuori sede possono esserci a Bergamo? Quindici?
Subito individuati da uno di Locate con cui eravamo stati insieme a Roma millenni fa, Epo è a propria volta incocciato in un tale (ex Lussana, difatti dall'aria familiare) conosciuto ad una festa del Fanto - e lascio solo immaginare che tipo dovesse essere - che in quindici secondi ha individuato tavolo di ragazze, vi si è fiondato, si è presentato, ha coinvolto le due più piacenti in una conversazione ed ha a propria volta introdotto noi due: Epo affascinato dall'efficacia dell'approccio, io piuttosto attratto dal dvd di Zoolander che passava sugli schermi al plasma. Probabilmente troppo asociale per questo tipo di rapporti estemporanei, ho osservato invece con curioso interesse scientifico come, mentre il tempo passava, saltasse fuori che tutti i gruppetti seduti ai diversi tavoli in un modo o nell'altro si conoscessero, e come piano piano si sia formato un'unica tavolata. Essendomi già fatta un'idea precisa e nient'affatto lusinghiera delle universitarie fuori sede, ho sfruttato la mezza frase di politica che ho colto sulla tavolata per improssivare una mezza concione sulla famigerata 133. Quando i gestori del locale hanno acceso le luci, per suggerirci diplomaticamente di levare le tende, abbiamo tentato di andarcene a casa, ma siamo stati coinvolti nella ricerca di un ulteriore locale in centro a Bergamo dove bere qualcosa, come se fino a quel momento non avessimo fatto altro. Trovata la birreria deserta ci siamo accomodati, e siamo (ma soprattutto sono) stato incastrato in una conversazione inconcludente con una stralunata dark (sapevo che non dovevo vestirmi di nero, le avrò ispirato fiducia) che, per le assurdità che diceva, ho decisamente sopportato più del dovuto, cercando di capire gli scampoli di ragionamento che produceva. In conclusione: se non sai nulla di una questione, taci. Specie se è una questione scientifica.

Venerdì era in programma l'evento del fine settimana, ovvero il Pranzo dei Dottori, i laureati in fisica alla Bicocca negli appelli di settembre ed ottobre. Siamo convenuti a Morbegno (SO), onde mangiare sciatt, pizzoccheri e brasato. Gli afferenti a Milano avevano calcolato il treno più adatto per andare e tornare, onde non aver problemi etilici, anche considerata la distanza tra Morbegno ed il resto del mondo. Io, solitario dalla mia Bergamo, avevo in un primo momento valutato di raggiungere il posto per la strada in assoluto più diretta, cioè il Passo S. Marco in cima alla Val Brembana, ma le precipitazioni degli ultimi giorni, nevose sopra i mille e rotti, ne avevano sicuramente determinato la chiusura. Pertanto, si era pensato di andare a Lecco e prendere là il treno, ma problemi logistici (il parcheggio in primo luogo, ma non va sottovalutato l'"aver perso il treno" (a Lecco era scontato, ma contavo di raggiungerlo a Varenna) mi hanno spinto a raggiungere Morbegno con la gloriosa AX. E, dopo l'ottimo pranzo, motivi sentimentali (ma non pensate a chissà chi: è noto che io amo la montagna) mi hanno indotto a fare rientro ai miei luoghi dopo un lungo giro alpino, risalendo la Valtellina fino a raggiungere il piano Aprico della canzone del Piave ed a scendere poi per Edolo, la Val Camonica e la Val Cavallina. Un ritorno fantastico: neve e veloce guida di montagna (la strada è molto bella). La sera niente di speciale, perché come al solito c'è catechismo per gli adolescenti (e, comunque, chi aveva più voglia di fare alcunché?). E, al termine dell'incontro - film, troppo un'americanata buonista per venire incontro ai più basilari gusti cinematografici - solita tappa all'Ein Mass, per provare una nuova birra (e mangiare un brezel: buoni!)

Ma, come al solito, la resa dei conti è il sabato. Dopo il consueto convegno di tutti e quattro, Fabio io Epo e Geordie, al bar dell'oratorio, siamo andati alla Cafeteria di Treviolo, locale in auge da quest'anno come ritrovo della Bergamo bene, e pertanto non proprio in cima alla lista dei posti che volevo visitare. Nonostante l'iniziale perplessità suscitataci da un tizio vestito di bianco dalla testa ai piedi, che ci faceva sospettare un luogo di pessimo gusto, siamo tutti stati soddisfatti dell'atmosfera sobria (effettivamente troppo sobria, per un bar da sabato sera) e dai due-tre occasionali incontri, ma abbiamo poi deciso di passare il resto della serata in un locale più "vivo", e ci siamo trasferiti al Jamaica di Paladina (Jamaica è un marchio in franchising, questo chiamasi propriamente "Xymaca") per la padella di frutta. Anche se suona incredibile scritto da me, o ascoltato dalla mia voce, la padella anal(colica) è decisamente più buona di quella alcolica; e ne abbiam bevute un paio. Per concludere al negozio di specialità siciliane posto proprio accanto al Mascheroni, dove ho mangiato un cannolo (dal settentrionale che sono, il primo in vita mia) - benché mi accontentassi di una ciotolina di ricotta, che poi è quello che mi piace. Ehi, buono! E rientro a letto, nemmeno troppo tardi su scala assoluta, ma decisamente sì per i miei bioritmi da sveglia di buon'ora ed a letto presto.

Oggi, domenica, si doveva compiere la promessa della mia cena di laurea slittata per le proteste dei fratelli: e, dopo la Messa (e l'aperitivo in oratorio, ancora qualche mese e faremo seria concorrenza all'unico bar "vero" di Rosciate), siamo andati a Parre (Val Seriana, ma chi non conosce Parre?) per mangiare i mitici scarpinocc, ovvero ravioli di magro con pangrattato e formaggio. Al ristorante Miravalle, dotato di quella patina vintage che ammanta tutti i paesi dalla media valle in su, abbiamo mangiato bene, ma soprattutto moltissimo; peccato esser dovuti scendere a Bergamo per portare mio fratello a vedere la sua Talanta, ché la splendida giornata di sole poteva farci fare un'altra scappata sulla neve. Agli Spiazzi di Gromo, o sul Vaccaro, c'era.

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domenica 26 ottobre 2008

In paroecia quando sumus

Fine settimana movimentato, senza essersi allontanati, né fisicamente né - soprattutto - con la testa, dalla parrocchia e dall'oratorio. E non c'è bisogno di nessun bigottismo che, comunque, non abita in questi luoghi, per passare comunque del buon tempo, divertirsi e svolgere, si spera, anche una funzione utile.

Tutto, come al solito, incomincia venerdì con l'incontro di catechesi per gli adolescenti ed i giovani. Tra l'altro, per la prima volta di quest'anno (ma, in buona approssimazione, anche dell'anno scorso) sono arrivato in anticipo rispetto all'orario nominale (in ritardo rispetto all'orario effettivo è impossibile, visto che si fa sempre una gran fatica a trascinare il centinaio di adolescenti dall'oratorio alla chiesa vecchia di Scanzo e ritorno). Per il gruppo di V Superiore ed il gruppo giovani battezzato G6 il programma, dopo la consueta preghiera tfiutti insieme, prevedeva la visione del film Mary di Abel Ferrara (tra l'altro, premio giuria cattolica a Venezia 2005); film di discussione, secondo la definizione del curato don Alessandro; discussione, a dire il vero, che sarebbe partita forse se avessimo incominciato prima, perché adolescenti e giovani hanno meno resistenza di quanto pensassi, e finito il film più che riassumerlo non erano in grado di fare. In teoria, doveva esserci un momento di riflessione per quelli di V, onde sistematizzare le questioni aperte sul rapporto con Dio; in pratica, è stato un fare l'ennesima volta il punto (che poi sarà da rifare, temo, in quanto settimana prossima c'è il film per tutti). Ma intorno alle undici è difficile sia che rimanga in mente quello che si dice, sia che si sia disposti ad intervenire in maniera produttiva. Pertanto, l'attività più produttiva della serata è stato il successivo trasferimento all'Ein Mass di Torre, tra qualche educatore e qualche giovane, i cui discorsi (tra l'altro nel cui dovrei esserci anch'io, ma per qualche forma di pregiudizio, o a ragion veduta, salta sempre fuori che tu non puoi parlare di queste cose, e dunque non posso essere incluso nel novero) non sono riportabili né qui né altrove. Altre due birre in meno da provare dalla carta.

Mentre la gran parte degli amici di partito, e diversi compaesani, scendevano a Roma, il mio sabato mattina è stato dedicato alle ennesime prove della presentazione della tesi, con vari ed eventuali aggiustamenti alla presentazione, mentre nel pomeriggio ho atteso a preparazioni meno fondamentali ma non per questo trascurabili in vista dell'esame di laurea. Per cena ero stato invitato, insieme a Fabio, al diciottesimo compleanno di uno dei miei adolescenti di catechismo, che non festeggiava in un esclusivo esasperato lounge bar come quell'altra volta, ma più semplicemente all'Oratorio di Negrone. E, difatti, si è mangiato in abbondanza (e bevuto molto meno); ma, dopo la cena, è venuta la parte migliore dell'affare: il film di Futurama (non si capisce perché è passato al cinema il molto meno speciale film dei Simpson, e questo è stato dimenticato); al cui termine, mentre le brave ospiti (e, al solito, il brave è per la maggior parte ironico) andavano a casa perché erano passate le undici e trenta, noi tiravamo la mezza ed il relativo effettivo compleanno del festeggiato guardando spezzoni del film di Jackass che (tra le altre cose) gli avevamo regalato.

Ma la vera giornata campale è stata oggi, domenica. Centosessantaerottesimo anniversario della dedicazione della parrocchiale, e solenne ingresso del nuovo Prevosto di Rosciate (il titolo prepositurale è una storia lunga), don Fabrizio Lazzari. Con tutto il contorno di eventi che un fatto del genere comporta, e per affrontare i quali anche l'ora ulteriore di sonno non è sufficiente. Accoglienza alle ore dieci presso il monumento Cristo Porta Di Vita, messa solenne di ingresso con il vicario ed i sacerdoti del circondario; dopo la messa, pranzo per i parenti del neopastore (orribile neologismo, in quanto mischia greco e latino), per i membri del Consiglio Pastorale, del Consiglio d'Oratorio e del Consiglio degli Affari Economici; dunque, tra gli altri anche per me. Pranzo come sempre impegnativo, anche perché si è sfiorata la crisi in merito alle competenze ed alle riunioni del Consiglio d'Oratorio, e finito per le quindici e trenta. Quando alle sedici e trenta sarebbe iniziato lo spettacolo di benvenuto, durato poi fino alle diciotto e seguito dal lungo rinfresco (è vero che tutti i presenti al pranzo erano ben più che pieni, ma la gola non sarebbe un vizio se ci si limitasse a mangiare quando si ha fame) che ha concluso la serata, la festa, l'accoglienza ed anche il fine settimana. Tutto in parrocchia.

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domenica 5 ottobre 2008

Abilità di programmazione

Stasera è un po' così...merito della Castagnata

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sabato 27 settembre 2008

I migliori anni della nostra vita

Sempre grazie all'ormai onnipresente FB, ma anche ai solidi antichi mezzi del telefono, della lettera raccomandata e del piccione viaggiatore, ieri sera si è concretizzato il ritrovo della V G '05, cioè della mia classe del Liceo.

Dire che si è concretizzato il ritrovo è di per sé fuorviante e decisamente eccessivo, anche perché - benché gli avvisi fossero stati ampiamente diramati - non eravamo che in sette; e, tra l'altro, come si dice, i soliti sette, cioè quelli che fanno sempre carte false per intervenire. Escluso Picca, che abbiamo contattato e praticamente trascinato per il collo.

Due volte in due settimane che si rinverdiscono i fasti del liceo - è stagione, probabilmente, ed il fatto che c'è chi s'accinge a laurearsi, ed a mettere una pietra sopra un'altra fase della vita favorisce senz'altro; benché, a differenza di quella volta, i compagni di classe sembrino molto meno cambiati (e, non si offendano, maturati) rispetto alla media; e, senz'altro, mi ci metto anch'io, che in questi anni devo aver raggiunto nuove vette di cinismo, ma senza esagerare. Benché una mia eventuale aggiuntiva perfidia, come notizia, svanisca di fronte al capitolare del caposaldo dell'indifferenza, dell'eroe del cinismo e del Prometeo del disinteresse. Insomma, Picca ha la ragazza (o, meglio, la notizia è che ha lo sbatti di averne una!).

Sono sempre i migliori ad andarsene per primi. Infatti, i peggiori (i "bruttazzi") sono ancora, a targhe alterne ma sostanzialmente con regolarità, sul mercato.

Va assolutamente fatta un po' di cronaca perché ieri sera si è sfiorato il parossismo dell'idiozia (o, essendo che per la quasi totalità siamo studenti, della goliardia, come non ha mancato di farci notare Gaffo). Ci siamo trovati in città bassa e siamo andati in un locale dei pressi, uno di quelli tranquilli, a fare in noi sette più casino di tutti gli altri avventori (ma non delle cameriere, che continuavano a rompere bicchieri), nel ricordare il passato, aggiornarsi sul presente e prospettare il futuro. Finché gli sguardi imbarazzati degli altri avventori, ed i bicchieri vuoti, ci hanno spinto ad andarcene e migrare ad un altro locale. Dopo aver gentilmente ma fermamente rigettato l'ipotesi dancereccia, abbiamo optato per salire in Città Alta onde salutare un paio di compagni incastrati con il lavoro; e - essendo che il sempiterno motorino di Picca si è digievoluto in un'imponente motocicletta - una nostra compagna ha sottratto un casco perché "è bellissimo andare in moto" (rigorosamente con la ó chiusa, in quanto della Valle Imagna), e noialtri ci siamo stretti in cinque nell'auto di Fiorini. Mentre il passeggero s'allontanava dal rock dell'autista per mettere le peggio tamarrate ad un volume tale da far tremare i finestrini, e tamarramente salivamo per una deserta Valverde, incrociando di quando in quando pedoni in discesa, gli altri due dovevano precederci in Colle Aperto.

Fai una vasca della Corsarola, aspetta ad un capo della città. Fanne un'altra, aspettali di nuovo; aspettali e basta, seduti fuori dalla Marianna; e questi due non arrivano. Cinque minuti d'attesa, e si è iniziato a malignare; ma quarantacinque, e ci si preoccupa, e non poco. Riprendiamo l'auto, ed iniziamo a girare in cerca di lampeggianti dell'ambulanza; e, dopo aver escluso con ragionevole confidenza la loro presenza dentro le mura, siamo scesi di nuovo allo stadio dove avevamo lasciato le auto, ma anche lì nessuna traccia. Allora, visto che ormai era tardi, e preoccuparsi fa venire fame, abbiamo deciso che con buona probabilità erano a mangiare un kebap (no, non è vero, ma ci siamo giustificati così) e siamo andati al Dessi. Ben satolli, torniamo indietro e - benché di Picca non ci sia traccia - finalmente appare la Pellegrini; la quale racconta la propria lacrimevole storia.

Avendo deciso per un motivo non meglio specificato di salire non da Valverde, che era l'itinerario che ci eravamo detti ed il più corto, ma dall'ingresso d'onore di Porta s. Agostino, si trovano i vigili che deviano il traffico ed informano della chiusura serale estiva (ormai sa un po' di presa in giro) di Bergamo Alta. Ritenendo loro che anche noi avessimo trovato il medesimo impedimento (ed è un po' un mistero perché a Valverde non c'erano né pilomat né sbarra né uno straccio di cartello di divieto), stazionano in uno dei pochi locali aperti nei paraggi in attesa che ci facciamo vivi. Ma qui il problema. Picca deve aver cambiato numero dai tempi del Liceo, e sebbene noi lo tempestiamo di telefonate, probabilmente stiamo chiamando una SIM che ormai giace in qualche discarica di materiale tecnologico; o il cellulare di un bambino pachistano in Pakistan. Mentre la signorina, per essere più comoda in moto, aveva lasciato a noi la borsa, con i soldi, con il telefono. E Picca, parimenti, non aveva il numero di nessuno di noi (cosa che non ci era sembrata necessaria, ma la prossima volta che lo becco su Messenger me lo faccio dare ché non si sa mai).
Come si poteva immaginare, né alla studentessa di Scienze Politiche né all'Architetto è venuto in mente che bastava che lei chiamasse con il telefono di Picca il proprio cellulare (il cui numero si assume lei sappia) perché noi rispondessimo e vivessimo tutti felici e contenti.

Alla fine, felici forse no ma contenti senz'altro - pur con l'impegno di rifare, e stavolta costringere tutti a venire - ce ne siamo tornati a casa verso le due.

NOTA: Gaffo studia a Milano e pare abbia un appartamento tutto per sé: sappia, se mai leggerà il post, che voglio fargli un'offerta che non può rifiutare - non nel senso che non gli convenga farlo; ma proprio che non ne avrà la possibilità.

Non so bene come funziona con le autorizzazioni, ma per chi può vedere qui si trovano le foto della serata scattate da Fiorini.

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domenica 14 settembre 2008

Al party mondano col telefonino in mano

Alla fine abbiamo optato per l'abito da sera, ma non di gran sera (che quindi rimane un unicum di questo Ultimo dell'Anno, per ora). Ed abbiamo approffittato della festa per raccogliere materiale onde redigere il presente post (sì, lo so che il titolo è lungo, ma una volta s'usava; quello dei Principia è più lungo, ad ogni modo).

Saggio Sulle Serate Mondane
così come in uso tra i Giovani Orobici
con Elementi di Dinamica Sociale
scritto et annotato dal sig. Casati
studente in Milano

È ben noto in letteratura che il compleanno più importante è quello che realizza la maggiore età. In altri termini, se è vero che non esistono momenti in cui si invecchia più di altri, ed in effetti si invecchia senza discontinuità, dovendo mettere una linea di demarcazione tra minore età e maggiore età è con buona generalità costume metterla al compimento del diciottesimo anno d'età. E, probabilmente per festeggiare l'assoggettarsi al Codice Civile (con tutte le cautele che il fatto comporta), si tende a fare di tutto per ottenere la miglior giornata della vita (fino a quel momento); che poi ci si riesca, è un altro paio di maniche. Ma, in fondo, a noi non interessa che l'intento riesca o meno - specie se il diciottesimo non è il nostro, e considerato che uno diventa maggiorenne una volta sola, è statisticamente più probabile che sia il diciottesimo compleanno di qualcun altro - dunque presenziamo, quando possibile, con spirito olimpico da far invidia a De Coubertin.

Comunque, a questo specifico compleanno di ieri, le premesse per farsi sfiorare da un minimo di apprensione c'erano; premesse, come gli assidui ed affezionati lettori avranno colto, che avevano deciso di concretizzarsi nella questione della scelta d'abito. Premesse, che andiamo brevemente ad esporre.
La festeggiata gode certamente di un discreto successo sociale, e gli inviti per il compleanno, già nell'aria da una decina di giorni, si sussegivano e diramavano in tutte le direzioni. E, per rendere speciale l'evento, la location prescelta (cui possiamo anche fare un po' di pubblicità, dài, anche per la cameriera tra le più appariscenti del paese - ancorché con un animo da camionista bulgaro) non è certo mal trovata; anzi, già di suo avrebbe potuto far nascere il dubbio che la cosa non si sarebbe potuta risolvere in una serata tra amici, una chitarra e uno spinello di Eliana memoria. Nei giorni seguenti, a rendere ancora più palpabile l'excalation di affettazione, ecco che arriva a casa una gradita mezzana portando gli inviti su cartoncino, necessari all'ingresso. Abbiamo scritto affettazione, e non eleganza, perché l'impressione - almeno per il momento - era che si tentasse di mimare un ricevimento serio, senza però essere del tutto preparati in merito; ad esempio, un invito su cartoncino fucsia - e, appunto, nessun tipo di indicazione in merito all'abbigliamento. Quindi, improvvisazione. Né si venga a dire come vuoi che ci si debba vestire? o, meglio, come vuoi che tutti si vestano?, perché qualche anno fa sono stato ad una festa di analogo ambiente sociale (era un fine quinta superiore del Mascheroni, appunto) e le donne erano tutte rigorosamente in lungo, e gli uomini in abito scuro.

Alla porta, come previsto, c'è chi controlla l'elenco degli invitati (bene, sono l'ultimo della lista), e veniamo introdotti nel locale. Il tempo incerto ha costretto a preparare il buffet in una sala dell'interno, e poiché i nuvoloni minacciosi che hanno scaricato acqua per buona parte della giornata (ed in buona parte sulla mia testa, ché ero in giro per librerie con Fabio, il mattino) si erano aperti da poco, dalla nostra terrazza vedevamo di sotto il sole riflesso sul cotto bagnato. Ecco, ad avere una macchina fotografica bisognava prendere il tramonto. Dopo aver lasciato il Borsalino sull'attaccapanni, iniziamo ad osservare i convenuti (e, soprattutto, i loro vestiti, per decidere se ero così overdressed come di primo acchito m'era parso). Ok, la cravatta non l'aveva nessuno. E, del resto, di quelli che conoscevo ben pochi sarebbero stati in grado di legarsela al collo. Però, nel complesso, gli uomini erano vestiti (a parte un paio di clamorose eccezioni) in modo adatto. Bene. Niente pesce fuor d'acqua. Il problema erano le donne (o ragazze); perché va beh, su quelle dell'oratorio non c'era molto da sperare. Nessuna è venuta con la divisa da animatrice del CRE, e quasi nessuna con minigonna inguinale, e questo è direi un risultato. Ma le studentesse dell'iperfighetto Mascheroni sono state veramente deludenti. Tutte con l'abito (segna un punto), e quasi tutte con un bell'abito. Ma da pomeriggio (il che significa: sopra il ginocchio), maledette. Mi sono consolato concludendo che, in fin dei conti, sbagliavano loro e non io. Mi chiedo se il dubbio, almeno, avesse sfiorato anche loro, mentre le immaginavo accompagnate da mammina per le boutique del centro. E mi rispondo che è era improbabile, quanto meno.

Per essere una festa ci si diverte ben poco, esordisco rivolgendomi al primo degli altri ospiti che conosco. Tutti in fila lungo il terrazzo, in silenzio o - al limite - parlottando sottovoce col vicino, commentando il tempo la politica lo sport, e segretamente attendendo Briatore che, essendo dalle parti di Monza per il Gran Premio di Formula 1, probabilmente sarebbe passato a fare un saluto, atterrando in elicottero tra i vigneti splendidamente abbronzato e col sorriso al Botox in faccia. Il disgelo è stato lento; un paio di presentazioni, i gruppi di amici che si trovavano e facevano capannello (e la curiosità di vedere quanta gente sarebbe riuscita a rimanere sul terrazzo senza causarne il cedimento), e la nostra ospite con gonna a palloncino (già indossata, se ben ricordo. Un punto in meno. Al Galà di Capodanno. Mezzo punto in più [perché allora è colpa mia, ché è stata una mia idea {il Galà, non l'abito}]) che rimbalza da un gruppo all'altro a fare sorrisi carini, avvisare che il buffet è in lieve ritardo e distribuire i talloncini dei drink. Rigorosamente divisi tra quelli per minorenni e quelli per maggiorenni. Primo locale della storia con barman rispettosi della legge. Segna un punto. Nel frattempo, l'atmosfera si fa lentamente meno tesa, mentre ospiti su ospiti continuano ad arrivare, e supereremo abbondantemente la cinquantina; cose fatte in grande, per la celebrazione della nostra ospite che ha concluso la scalata alla maggiore età. Addirittura striscioni come quelli dei matrimoni, ad indicare la stretta viuzza che conduce tra vigneti al posto.

Apertura del buffet, ed orda decisamente poco elegante che vi si fionda sopra; da segnalare la festeggiata che sgomita per raggiungere il tavolo, perché era stata sopraffatta, e quello che, adocchiato un avanzo di piadina in un angolo, si fa pochi problemi a sottrarlo di nascosto. E finalmente si scende a bordo piscina, ed al bar. Pur tra mille differenze, adesso gli ospiti convenuti si sforzano, lentamente, di conversare gli uni con gli altri, mollemente distesi sui divani in vimini (che, ma pensa, non sono molli a propria volta); ma senza esagerare, ché un problema diffuso di questo tipo di feste è che sono presenti, con buona generalità, due gruppi che non si conoscono e che non hanno interazioni: quello dei compagni ed amici di scuola, e quello degli amici e compagni del paese. Tra l'altro, molto spesso dal profilo socioculturale così diverso da rendere arduo, se non impossibile, il comunicare anche volendo - ci sono passato, alla festa per i miei diciannove; ed ho deciso che non era opportuno ripetere, perché è un po' una fregatura per tutti; ed a te, ospite e festeggiato (saranno tre volte che slitto tra i due significati di ospite, ed immagino che ormai i lettori saranno nel panico; chissà perché i latini non hanno adottato la pratica distinzione host-guest. Qui sta per host), non resta che elargire la tua presenza agli uni ed agli altri, e scontentare tutti. Così, a parte una breve conversazione sui virus informatici, abbiamo marcato anche visibilmente ciascuno il proprio territorio: noi di Scanzo sotto il padiglione, i mascheroniani a bordo piscina; mentre si alzava un'aria fredda che ha costretto buona parte delle ragazze a coprirsi rovinando irrimediabilmente l'abbinamento cromatico degli abiti. Dopo un primo drink è venuto il momento dei regali; e quando si invitano cinquanta ospiti, pur essendo diffusissima la pratica - che non ho mai amato fino in fondo, pur confessando di avervi spessissimo fatto ricorso, specie quando manca l'ispirazione - del regalo in condivisione, i regali sono molti. Ed alcuni decisamente simpatici, belli o curiosi - altri, ad onor del vero, di dubbio gusto. Per motivi legali, purtroppo, non mi è permesso di fare esempi, comunque si sappia che niente che ha a che fare con i camaleonti li rende un articolo di gioielleria che vale la pena di indossare. Un po' di ginnastica etilica, ovvero scendere le scale prendere da bere tornare su, mentre all'orologio appare evidente che il programma, formalizzato nei minimi particolari, sta saltando. Ad ogni modo, programma che lasciava dei buchi inspiegabili tra un'attività e l'altra, ma non abbastanza da rendersi conto che c'è un problema a proposito del disco time (il problema mega tuffo in piscina va da sé, non lo si affronta neanche con la temperatura che scende intorno ai quindici gradi). In sostanza, gli amici mascheroniani che dovevano mixare non avevano pensato al cavo minijack-RCA (e, anzi, dalle loro facce mi è venuto il dubbio che non sapessero cosa fosse, un RCA - quelli bianchi e rossi, ma voi lettori lo saprete già sicuramente), e dunque ci si è dovuti accontentare della lounge-music di default, che però non permetteva certo di ballare. Benché non sono certo sia stato un male, stanti i probabili gusti commerciali dei selezionatori, e senz'altro della festeggiata.

Arriva, in ritardo rispetto al programma che la prevedeva fiscalmente alle 21.08, la torta, e bisogna dire che è stata ben trovata, in quanto consisteva nel mangiarsi un pezzo di festeggiata; forse un po' meno trovata la foto che, scattata oltre un anno fa alla precedente festa di compleanno - informazione facilmente rintracciabile sullo space della di cui -, la vede con un taglio di capelli diverso, ed in una posa che io non avrei scelto di rivelare al mondo, diciamo un po' frivola, e piuttosto mi sarei fatto fare una foto apposta dal fotografo. Comunque, a me è toccato un bicipite (o meglio, quello che sta attorno all'omero - che siano muscoli, ho dei dubbi), e del buon vino spumante, Prosecco di Valdobbiadene, perché è noto che ai ragazzi, ed ancor di più alle ragazze, piace quell'abominio dolce del Moscato d'Asti, o comunque un qualsiasi vino "con le bolle" che abbia un sapore rivoltante.

La festa continua, arriva anche l'Epo a fare una visita ecumenica; e rigorosamente questi bravi bambini (non l'avrei scritto, se lo pensassi, né l'avrei corsivato se pensassi che qualcuno ci possa credere) tornano a casa, i più raccattati da qualche genitore che si sacrifica a trasportarli. Ed è giunto il momento di fare l'attività primaria per gli uomini, e quella che più li contraddistingue e più li mette nei casini: esprimere giudizi. Ecco, in breve il mio giudizio sulla festa. Bella, ma non divertente. Per esempio, settimana scorsa ero passato ad un codiciottesimo (cioè un diciottesimo condiviso da due festeggiati) e ad un certo orario, comunque non tardissimo, si era dovuta aggiungere al gioco della bottiglia una regola che vietasse l'incesto omoerotico. Qui, l'aria e l'atmosfera da party mondano hanno, probabilmente, tenuto a freno tutta la stupidità che, è inutitile nasconderselo, sotto sotto covava. Poi certo, l'altra festa aveva a che fare con un contesto completamente diverso. È interessante osservare come, passati i sedici - a occhio - inizino a divergere quanti, fino al mese prima, erano esattamente il medesimo clichet di adolescente standard. E come la scuola faccia parecchio, in tal senso. E, nel caso che discutiamo, faccia bene. E, infatti, ne sia venuto a casa soddisfatto. Cosa che non è da sempre.

Note conclusive
È ampiamente inutile, ora, fare i nomi. Primo, perché chi conosce sa - anche perché era stato invitato, come tutti; secondo, perché anche se a nome cognome aggiungessi indirizzo codice fiscale e contatto messenger, non ne saprebbe molto di più chi non conosce. Ma, visto che chi ha orecchie ascolti, il mio regalo era il celebre capovaloro di Flaubert.

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venerdì 12 settembre 2008

Domanda

...che sembra stupida ma non lo è. Soprattutto, non è banale trovare la risposta.

Per una festa a bordo piscina dalle 18.00 alle 24.00, abito da sera o da pomeriggio? O due abiti, con pausa cambio d'abito (ché l'abito da sera prima delle 20 è vietato)? O né uno né l'altro, ma bermuda e maglietta (questa la escluderei, a dire il vero...)

E poi (ma senza voler offendere nessuno) questi bruti di bergamaschi compaesani ci penseranno cinque secondi, o si vestiranno nell'unico modo che sanno, e credono elegante, cioè con una camicia sbottonata, pantaloni attillati e cravattoni oversize?

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