Visualizzazione post con etichetta fisica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fisica. Mostra tutti i post

martedì 13 gennaio 2009

La scoperta dell'acqua calda

No, effettivamente quella ce l'aveva spiegata un paio di mesi fa. Oggi la lezione (o, meglio, la parte della lezione più strana) è stata "perché le nuvole diventano nere quando sta per piovere?". Di sicuro alcuni di voi hanno idee in merito, altrettanto certamente alla maggior parte dei lettori non interessa assolutamente nulla. Ma sono certo che sono ben pochi quelli che hanno mai sentito la spiegazione che ci è stata venduta.

Martedì pomeriggio. Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Fisica "G. Occhialini". Lezione di Meccanica Statistica in un aula in cui, nonostante i due gradi scarsi del mondo vero, non faranno meno di ventitré gradi
L'attenzione credo sia ai minimi storici, quando il professore sbotta con la domanda. Dopo aver discusso tra sé e sé per rammentare se ce l'avesse già spiegato o meno, esordisce. Tutto è dovuto al regime critico della transizione liquido-gas nella nuvola. Il fenomeno prende il nome di opalescenza critica (anche se non c'è accordo su Wikipedia) ed è dovuto al fatto che le fluttuazioni di densità delle molecole d'acqua decadono molto meno velocemente del consueto (secondo il teorema centrale del limite) a regime critico, e quindi (detto in modo non rigoroso) ci sono molte più fluttuazioni di densità dell'acqua in una nuvola in cui sta per piovere. Essendo l'acqua una molecola polare, una fluttuazione della sua densità comporta una fluttuazione di polarizzazione nello spazio della nuvola. I fotoni che abitualmente passano nelle nuvole (e che, quindi, danno loro il colore bianco) vengono assorbiti maggiormente perché interferiscono con la polarizzazione, e quindi rendono le nubi nere. Chiaro, no?

E poi la gente crede che noi fisici teorici non serviamo a niente...

Leggi tutto...

venerdì 19 settembre 2008

Gatto di Yang-Mills

Il gatto si Schroedinger ci ha stancato, anche indipendentemente dalla meccanica quantistica. Per prima cosa, è una questione che conoscono tutti dal liceo; e poi, è inflazionato; tutti conoscono il tristo destino del povero gatto-zombie.

Più a lieto fine (per quei pochi che lo capiscono, io stesso confesso di esserne più affascinato che altro) la storia del gatto di Yang-Mills, che cade sempre in piedi - e quindi un po' tutti i gatti sono gatti di Yang-Mills, mentre ben pochi sono di Schroedinger. Anzi, secondo me nessuno. Ne avevamo già parlato, a dire il vero, ma mi è sembrato il caso di una trattazione dedicata, mentre in quell'articolo era solo un problema tra gli altri.

Abbiamo qui una trattazione quasidivulgativa, e poi (udite udite) l'articolo originale di Montgomery Gauge theory of the falling cat, Fields Institue Communications, 1993.

Passate al Lato Oscuro della fisica, sperimentali!

Leggi tutto...

mercoledì 10 settembre 2008

Higgs

Visto che qualcuno più autorevole di me ha già fatto outing, mi associo anch'io (pubblicamente: nelle conversazioni private è più di un anno che lo sostengo).

Niente bosone di Higgs

Ma non si sieda troppo sugli allori, prof. Hawking, ché anch'io voglio la sua cattedra.

(lo sanno ormai tutti, oggi si accende LHC, e da qui c'è la diretta, a partire dalle 9)

Leggi tutto...

domenica 31 agosto 2008

Contra sperimentales

Poco da dire, loro ed il loro LHC.

Volete mettere i gatti che cadono?

Venuto a conoscenza della cosa tramite Consonni.

Leggi tutto...

giovedì 28 agosto 2008

Amare la fisica

A volte uno se ne dimentica, e pensa che siano odiose, tutte quelle relazioni, l'una uguale all'altra anche se diversa (simili ma con differenze, l'espressione più inutile della nostra lingua), e che tutto sia odioso, e a quanto sarebbe meglio realizzare l'impresa alpinistica che si era progettata prima di Parigi, piuttosto che studiare.

Poi, per fortuna, arriva un misconosciuto prof. Surya Ganguli dell'università di California S. Francisco, con questo capolavoro (attenzione, è un file PostScript, e quindi non tutti riusciranno a leggerlo), e uno si ricorda cosa gli piace, e perché. Ah, prima che me ne dimentichi: l'articolo si intitola Fibrati tangenti e teorie di Gauge in meccanica classica: una descrizione unificata per gatti che cadono, monopoli magnetici e fase di Berry. Come si può non adorarlo?

Leggi tutto...

lunedì 16 giugno 2008

Dimostrazione monca

Sarà una mia impressione, ma mi sembra che la dimostrazione del teorema di Wigner-Eckart che si trova in giro (in fondo a quella pagina, ricalcando sostanzialmente l'altrimenti ottimo Sakuraj) non finisca il teorema. Va bene finché c'è il termine dei coefficienti di Clebsch-Gordon, ma l'altro pezzo, con la matrice ridotta (e fin qui ok, posso pensare che sia una definizione saggia), non si capisce proprio per quale motivo debba avere quel denominatore. Nessuno lo dice, non salta fuori da nessun angolo della dimostrazione.

Qualcuno che era presente alla lezione sa aiutarmi?

Leggi tutto...

martedì 18 marzo 2008

Moto browniano


Non sentite anche voi l'impellenza di un po' di conti, dopo qualche giorno di criptiche riflessioni o di caricamento di video?
Non vi biasimo se non vi è capitato, ma al qui presente è necessario un bel post pieno di equazioni. E, visto che ieri a Fisica Matematica ci è stata proposta la dimostrazione del moto browniano di Einstein (uno dei tre articoli del suo annus mirabilis 1905), e che tale dimostrazione non è complicatissima ma ha un aspetto suggestivo, qui la ripropongo.

Il moto browniano è il moto erratico e casuale di particelle (nella descrizione originale di Brown, particelle di polline) in sospensione, in particolare nell'acqua. Iniziamo a dire che la descrizione qui proposta è semifenomenologica, cioè si fonda su ipotesi non necessariamente giustificate teoricamente, ma assume comunque che il moto sia determinato da urti casuali. Mettiamoci nell'ipotesi, restrittiva ma utile per comprendere il funzionamento della dimostrazione, che ci sia una sola macromolecola (detta anche particella browniana) in un mare di micromolecole di solvente, ed adottiamo un formalismo probabilstico. Per semplicità, mettiamoci nel caso in cui il moto è solo unidimensionale (come se solvente e particella fossero in un tubicino estremamente sottile).

Definiamo $\Phi^\tau(y)$ la densità di probabilità che la particella browniana compia, nel tempo $\tau$, uno spostamento y. Introduciamo l'ipotesi che tale densità non dipenda da x, dove x è la coordinata nel tubicino.
Data questa definizione, una minima infarinatura di probabilità ci porta a dire che $\Phi^\tau(y)dy$ è la probabilità che una particella, che si trovava in x (qualsiasi) al tempo t, si trovi nell'intervallo $[x+y,x+y+dy]$ al tempo $t+\tau$.
Una seconda ipotesi che introduciamo è che il processo di "sballottolamento" della particella sia isotropo, e che, dunque, $\Phi(y)=\Phi(-y)$.
Dalla parità della $\Phi$ discende che
$bar y^\tau=\int_{RR}y\Phi^\tau(y)dy=0
cioè che lo spostamento medio $bar y$ sia nullo. Non nulla è la varianza, ovvero il momento di ordine due, definita come
$\sigma^{(\tau)2}=\int_{RR}\Phi^\tau(y)y^2dy$

Introduciamo la grandezza $\rho(x,t)$, densità di probabilità della particella nel soluto. Ne segue che $\rho(x,t)dx$ è la probabilità di trovare la particella in $[x,x+dx]$ al tempo t.
A questo punto facciamo il passo probabilmente più importante (nonostante sia del tutto naturale) del ragionamento, e cioè di calcolare $\rho(x,t+\tau)$. Dopo che è trascorso il tempo $\tau$, la densità di probabilità di trovare la particella in x è quella delle particelle che si trovavano altrove e, in questo intervallo di tempo, hanno compiuto il tragitto necessario per raggiungere x, che può essere scritto come
$\rho(x,t+\tau)=\int_{RR}\rho(x-y,t)\Phi^{\tau}(y)dy$
dove l'integrale è fatto per tenere conto di tutti i possibili percorsi (ovviamente, ci si aspetta che la probabilità sia maggiore per y minori, ma questo non è influente ai fini della dimostrazione). Sviluppiamo in serie di Taylor la densità di probabilità della particella. Abbiamo
$\rho(x,t+\tau)=\rho(x,t)+\tau\frac{del \rho(x,t)}{del t}+cc o(\tau)$
mentre a secondo membro, applicando la formula di Taylor rispetto alla variabile spaziale, abbiamo che
$\int_{RR}\rho(x-y,t)\Phi^\tau(y)dy = \int_{RR}\rho(x,t)\Phi^\tau(y)dy+$
$-\int_{RR}\frac{del \rho(x,t)}{del x}y\Phi^\tau(y)dy+\int_{RR}\frac{del^2\rho(x,t)}{del x^2}\frac{y^2}{2}\Phi^\tau(y)dy+...$
Possiamo sempre portare $\rho$ e le sue derivate fuori dai segni di integrale, perché non dipendono da y, ed osserviamo che il primo integrale, per la proprietà di normalizzazione della probabilità, deve valere uno, il secondo abbiamo già mostrato che vale 0 ed il terzo è la metà della definizione di varianza che abbiamo dato poco sopra. Possiamo, dunque, riscrivere
$\int_{RR}\rho(x-y,t)\Phi^\tau(y)dy=\rho(x,t)+\frac{\sigma^{(\tau)2}}{2}\frac{del^2\rho}{del x^2}+cc o(\tau)$
Trascurando i termini di ordine superiore in $\tau$ ed eguagliano primo e secondo membro otteniamo
$\frac{del \rho}{del t}=\frac{\sigma^{(\tau)2}}{2\tau}\frac{del^2\rho}{del x^2}$
Richiedendo che $\frac{\sigma^2}{2\tau}$ sia costante, ricavo l'equazione della diffusione (uguale a quella del calore) che dice
$\frac{del \rho}{del t}=D\frac{del^2\rho}{del x^2}$
Tale richiesta, che a prima vista appare decisamente forte, è confermata sperimentalmente, mentre il valore di $D$, che si ottiene anche per via indipendente tramite grandezze misurabili, permette di ottenere informazioni sul carattere microscopico di soluto e soluzione. Storicamente, questa derivazione della legge della diffusione ha definitivamente, una volta noti i risultati sperimentali di Perrin, prodotti un paio d'anni dopo la pubblicazione dell'articolo, confermato la natura particellare della materia.

Leggi tutto...

lunedì 10 marzo 2008

Equazione delle onde

Per qualche motivo che non colgo appieno, ho scoperto di essere nella blogroll di Pensieri Sottili, un interessante blog il cui autore posta un'ottima e semplice divulgazione di aspetti di teorie fisiche, con particolare attenzione - mi sembra di cogliere - alla relatività. Immagino, ma non posso esserne certo, che abbia intercettato alcuni vecchi post con qualche dimostrazione di fisica e li abbia ritenuti adeguati. Questo fatto mi dà la stura a riportare la derivazione dell'equazione delle onde della fisica matematica
$\frac{del^2 u}{del t^2}-v^2\frac{del^2 u}{del x^2}=0$
non alla consueta maniera di D'Alembert - da cui, tra l'altro, l'equazione prende il nome - ma nel formalismo di Lagrange.

Oggi Noja, al corso di Istituzioni di Fisica Matematica, l'ha presentata per il caso della corda. Sono certo che si può procedere analogamente per la membrana, il che renderebbe la cosa un po' più stimolante, ma arrivo decisamente stanco a stasera e quindi farò una cosa facile.

Il problema di base dello scrivere l'equazione delle onde è il fatto di operare su un sistema continuo, mentre sappiamo che le equazioni di Newton, alla base della dinamica, descrivono un sistema di punti materiali. È, pertanto, necessario trovare un modo di operare il passaggio al limite del continuo a partire dalla meccanica dei punti materiali. Il metodo che utilizzeremo sarà quello di risolvere l'equazione di Lagrange per un sistema di $N+2$ corpi puntiformi di massa $m$, equispaziate lungo $x$, tale per cui $N$ particelle sono libere di muoversi lungo l'asse $z$ e le particelle 0-esima e N+1-esima sono vincolate a $z=0$. Osserviamo immediatamente che i gradi di libertà sono, appunto, $N$ - $N$ particelle possono avere un moto rettilineo lungo $z$. Chiamiamo $u_i$ la coordinata di configurazione della i-esima particella.

Vogliamo risolvere l'equazione di Lagrange per gli N+2 corpi, e vedere "l'effetto che fa" se facciamo un passaggio al continuo ragionevole. Per risolvere il problema, ricordiamo che
$\frac{d}{dt}\frac{del cc L}{del dot q_i} - \frac{del cc L}{del q_i}=0$
dove la funzione lagrangiana $cc L = T-V$
Dobbiamo scrivere, quindi, l'energia cinetica e l'energia potenziale del sistema. L'energia cinetica è quasi banale. Infatti, si tratta di N masse che si muovono con velocità $dot u_i$, per cui avremo
$T=sum_{i=1}^{N}\frac{1}{2}m dot u_i^2$
L'energia potenziale si calcola considerando le masse legate da molle con costante elastica $k$ e lunghezza a riposo (per semplicità) pari a 0. Avremo, così,
$V=sum_{i=0}^N\frac{1}{2}k(a^2+(u_{i+1}-u_i)^2)$
dove abbiamo utilizzato il teorema di Pitagora e l'informazione che la distanza in ascissa tra le masse è sempre pari ad $a$. Abbiamo, perciò,
$cc L = \frac{m}{2}sum_{i=0}^N dot u_i^2 - frac{(N+1)ka^2}{2} - frac{k}{2}sum_{i=0}^N(u_{i+1}-u_i)^2$

Risolvendo l'equazione di Lagrange per la particella i-esima, abbiamo che
$m ddot u_i = k[(u_{i+1}-u_i)-(u_i-u_{i-1})]$
Passiamo ora alla parte più delicata della derivazione, cioè il limite del continuo. Per prima cosa, riscriviamo in modo apparentemente strambo l'equazione, cioè come
$\frac{m}{a}ddot u_i =ka\frac{(u_{i+1}-u_i)/a-(u_i-u_{i-1})/a}{a}$
Per prima cosa, notiamo che la sostanza è sempre la stessa, abbiamo solo diviso i due membri per $a$, dopo aver moltiplicato il secondo per la stessa quantità. Osserviamo cosa succede per $a->0$. Perché l'equazione non "esploda", è necessario chiedere che anche $m->0$, in modo che $m/a->\rho$, dove $\rho$ è un numero finito, con le dimensioni di una densità. Allo stesso modo, perché il prodotto $ka$ rimanga finito, dobbiamo richiedere che $k->oo$. Chiamiamo $ka=\tau$, che ha le dimensioni di una forza. Osserviamo ora che i termini del membro di sinistra possono essere letti come una discretizzazione della derivata seconda, essendo il limite (ricordiamoci che $a->0$) del rapporto incrementale delle derivate prime in punti prossimi.

A questo punto, decidendo di chiamare $u(x,t)$ la funzione che interpola le posizioni $u_i$, otteniamo l'equazione
$u_{tt}-v^2u_{x x}=0$
dove abbiamo chiamato $v^2=\frac{\tau}{\rho}$ la velocità con cui - è possibile dimostrare - si propaga il segnale lungo la corda.

Che dire? Viva Lagrange!

Leggi tutto...

mercoledì 5 marzo 2008

La fama della fisica nucleare

Prima lezione di Fisica Nucleare (in effetti, l'aneddoto risale a lunedì).
Come un po' tutti all'università, il professore esordisce spiegando come la Fisica Nucleare, in Italia, non sia tenuta in grandissima considerazione. Come fossimo ai primi posti per la produzione di energia elettrica da fissione nucleare, negli anni '70, e come la fobia delle radiazioni, seguita a Chernobyl, abbia portato alla chiusura delle centrali esistenti. Come l'unico reattore nucleare attualmente in funzione, in Italia, sia all'Università di Pavia. Come il suo gruppo sia apparso il mese scorso un po' su tutti i giornali per aver smentito la tesi dell'avvelenamento di Napoleone, misurando la quantità di arsenico presente nei capelli imperiali.

Dopo questa introduzione divulgativa, cambia il tono del discorso, che diventa simile a voi potete avere legittime e diverse opinioni sul nucleare. A me importa che sappiate quello che insegno. E che sappiate che molte cose che vengono dette sono stupidaggini. Ad esempio, la dose massima di radiazione annua che uno potrebbe ricevere è meno di quella naturale che si assorbe stando a Roma, dalle parti del Vaticano. Ogni essere vivente è un discreto portatore di isotopi radioattivi (in particolare ${::}^{40}K$, ma tutti sanno del ${::}^{14}C$). Una roccia vulcanica è più radioattiva di una sedimentaria, quindi sono più al sicuro io a Rosciate del rifugista del Brunone sul Redorta (questo era noto, ne avevo perfino discusso con l'ex rifugista). E, tutto sommato, un discorso rassicurante.

Fino a quando si mette a raccontare un aneddoto relativo a Chernobyl (a proposito della quale è di recente uscito un articolo su Le Scienze che sostiene essere sostanzialmente passato il periodo di crisi biologica della zona, e che attualmente ci sono un sacco di animali prolifici e contenti - ancorché con DNA mutato e con più alta variabilità rispetto a quelli normali - che prosperano per la mancanza di uomini). Il professor Fiorini si trovava, in quella mattina di aprile 1986, a Roma per un concorso. Tornando a Milano, si accorge che sugli schermi dei rilevatori di radiazioni dell'università sono apparsi dei picchi di unknown isotopi. Entro sera, i picchi erano chiaramente leggibili, e risultavano corrispondere ad energie di isotopi prodotti da fissione. Le notizie, che intanto avevano iniziato a circolare, relative ad un guasto in una centrale sovietica non identificata, di cui non si conosceva la gravità, furono velocemente messe in relazione con la presenza di queste particelle di fallout. Nel frattempo passavano le ore ed i giorni. Il computer, programmato per mantenere i grafici sempre della stessa dimensione, continuava a riscalare, ed i picchi della consueta radioattività naturale diventavano sempre più piccoli, fino a sparire al confronto con quelli "nuovi". Il nostro professore ed i suoi colleghi non riuscivano a dormire di notte; avvicinando la gola ai rilevatori di radiazioni potevano misurare la quantità sempre crescente di iodio radioattivo che si accumulava nella tiroide - l'organo più a rischio - Poi, verso maggio, i livelli di isotopi radioattivi iniziarono a scendere, fino a riportarsi nei valori dell'accettabilità.

Cosa ci insegna questa storia? In primo luogo, che se il prof. Fiorini voleva convincerci che fallout is good for you, non ha fatto centro. In secondo luogo, che i nostri amici ed ex colleghi Daniele e Luca, che lavorano per una ditta che smantella materiale radioattivo e vanno in giro con i contatori geiger a fare la guardia agli operai, magari guadagnano molto ma, in fondo, non li invidiamo. Ma ci si può consolare facilmente: più un isotopo ha vita media lunga, meno intensa è l'energia che lascia in giro. Quindi, alla fin fine, è meno pericoloso. Pertanto, meglio il plutonio (vita media di 25000 anni) che il ${::}^{60}Co$ con cui McArthur voleva seminare il Mare della Cina durante la guerra di Corea, che ha una vita media di 5,3 anni.

PS: Mentre stavo facendo colazione mi è tornata in mente una - speravo - dimenticata traccia di Gabry Ponte che mi faceva morire dalle risate allora e l'ha fatto anche stamattina; s'intitola - e mi sembra molto appropriata - La Radioattività. Dice: La vispa Teresa avea tra l'erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta. E tutta giuliva gridava a distesa: l'ho presa! L'ho presa!. E s'introduceva un vocione che faceva: L'hai presa, cretina, e bene ti sta - gridò farfallina - la radioattività. Non sai che nei prati i più ionizzati siam noi poveretti, i piccoli insetti? Confusa, smarrita, Teresa arrossì. Dischiuse le dita...e in sei mesi morì! MOOLTO divertente.

Leggi tutto...

domenica 2 marzo 2008

Il caso Maiani

Non ricordo se Cristian fosse o meno presente durante l'orale di Elementi di Struttura della Materia, quando Benedek ha parlato della questione. Probabilmente sì, perché in un recente commento mi ha sollecitato a parlarne; in quanto si tratta di un nuovo capitolo della questione Sapienza.

Il Nostro è un luminare della fisica teorica delle alte energie. Ha sviluppato, negli anni '70, la correzione al modello Standard che ha previsto l'esistenza del quark charm, è stato per anni direttore del INFN, poi del CERN, e di recente è stato nominato presidente del CNR.

La qual cosa ha suscitato polemica politica, in Commissione al Senato, perché Maiani è tra i firmatari della lettera con cui i professori della Sapienza avevano chiesto al rettore di ritirare l'invito al Papa per l'inaugurazione dell'Anno Accademico. Polemica politica, ovviamente, agitata dal centrodestra, ed ultimamente rinfocolata dall'onorevole Gabriella Carlucci che è arrivata ad usare i più bassi mezzi polemici (accusandolo, come se lei ne potesse sapere qualcosa, di incompetenza scientifica); ovviamente, attorno al Nostro è prontamente sorto un quadrato di colleghi accademici ed una ben più folta schiera di polemisti laici. Mi si chiede di commentare, ad ogni modo.

Non vorrei prendere la brutta piega degli opinionisti televisivi, a cui si chiede di commentare tutto di tutti, anche e soprattutto quello su cui non sono competenti, ma credo di non sconvolgere nessuno se dico che il CNR non è certo l'etereo olimpo della scienza italiana. È un ente, illustre quanto si vuole, emanazione dello Stato (istituito, si pensi, durante il periodo fascista - con il tempo avrà anche perso in dirigismo, ma non è cambiata la sostanza). Al punto che il presidente è di nomina politica. E questo è il punto, ed anche il motivo per cui si è fatta polemica.

Come organismo statale o para-statale, con la dirigenza di stretta nomina politica, è chiaro che la politica entri nel merito delle scelte. Direi, forse forzando un po', che il ruolo politico, almeno per i dirigienti, è preponderante. Che i presidenti, essendo il compito del CNR coordinare la ricerca italiana ed indirizzarla allo sviluppo ed al progresso industriale, è bene che siano politicamente fidati - ancorché ottimi scienziati, anche per avere il necessario rispetto dei colleghi (il concetto di comunità scientifica copre, in realtà, faide inconfessabili). Non ci trovo niente di sconvolgente, nella polemica. Forse mi lascia perplesso che il centrosinistra abbia ritenuto politicamente furba una nomina del genere, ancora calda di polemica. Ma, del resto, il curriculum accademico del Nostro è invidiabile, come la carriera alla direzione di prestigiosi enti di ricerca. E, in fondo, la Ricerca è a Mussi - non bisogna scandalizzarsi più di tanto di chi possano essere gli scienziati di fiducia.

Leggi tutto...

venerdì 29 febbraio 2008

Schrödinger /2

Eravamo arrivati a trovare la relazione tra energia e pulsazione, $E=bar h \omega=\frac{h}{2\pi}2\pi\nu=h\nu$. Niente di più naturale. Questo risultato è ottenuto, indipendentemente, dagli studi di Planck sulla radiazione di corpo nero e - seguendo la sua idea - di Einstein sull'effetto fotoelettrico. Notiamo un'altra relazione che ci sarà utile.
Consideriamo $E=1//2mv^2 = frac{p^2}{2m}$. Da $p=mv$ osserviamo che
$\frac{dE}{dp}=\frac{p}{m}=v=\frac{d\omega}{dk}$
, dove l'ultima relazione viene dal fatto che, nel post precedente, abbiamo identificato la velocità di gruppo con quella della particella. Eguagliando otteniamo
$\frac{dE}{dp}=\frac{d\omega}{dk}$
da cui è evidente che
$\frac{dp}{dk}=\frac{dE}{d\omega}$, e quindi $p=bar h k$

Passiamo ora alla seconda parte della derivazione. Abbiamo già sfruttato l'analogia tra l'ottica geometrica e la meccanica. Sappiamo anche, però, che l'ottica geometrica altro non è che il limite, per lunghezze d'onda che tendono a zero, dell'ottica ondulatoria. Forse è possibile, allora, pensare anche alla nostra meccanica come caso limite di una meccanica ondulatoria, il cui formalismo era già stato sviluppato per la fluidodinamica, o in generale per la meccanica del continuo. I modi normali di oscillazione di un sistema continuo obbediscono all'equazione di Helmotz
$(\grad^2+k^2)u=0$, dove u è uno dei modi normali.
Dall'equazione che abbiamo scritto poco fa possiamo ricavare il valore di $k^2$, che risulta
$k^2=\frac{p^2}{bar h^2}=\frac{2m(E-V(x))}{bar h^2}$
Riordinando l'equazione, e portando a destra l'energia, abbiamo
$[-\frac{bar h^2}{2m}\grad^2 + V(x)]u=Eu$
Questa è l'equazione nota come equazione di Schroedinger agli stati stazionari.

Consideriamo ora, però, che forma avrà una soluzione viaggiante. Avremo un'onda, di equazione $\psi=u(x)e^{-i\omega t}$. Ricordiamo che $E=bar h \omega$, e che possiamo facilmente ottenere $\omega$ derivando rispetto al tempo la funzione $\psi$, a meno di fattori. In effetti, abbiamo che, per una funzione che dipende esplicitamente dal tempo come quella nella forma data
$E=bar h\omega = ibar h \frac{\del}{\del t}$
Otteniamo, perciò, l'equazione di Schroedinger
$[-\frac{bar h^2}{2m}\grad^2 + V(x)]\psi=i bar h\frac{\del \psi}{\del t}$

Leggi tutto...

Schrödinger /1

Poiché, tanto, la devo studiare, può essere interessante inserire sul blog un po' di meccanica quantistica. Anche perché questo procedimento ha, ai miei occhi, un valore intrinseco, dato dal fatto che ricaviamo l'equazione fondamentale per la meccanica quantistica evolvendo dall'ottica e dalla meccanica classiche. Non è, a rigore, una dimostrazione; ma mette in luce le analogie profonde che mi fanno sostenere la validità intrinseca dei modelli fisici.

Iniziamo con uno dei risultati più interessanti e ingiustamente bollati come teologici della meccanica classica, il principio di minima azione di Maupertuis:
$\delta\int ds\sqrt{E-V(x)}=0$
Accanto ad esso consideriamo il principio di Fermat dell'ottica geometrica
$\delta\int n(x,\omega)ds = \delta\int ds\frac{1}{v_f(x,\omega)}=0$
Si tratta di due principi variazionali che selezionano, tra tutte le traiettorie possibili, quelle che sono le soluzioni - del moto per il pr. di Maupertuis, del raggio per il pr. di Fermat. Il nostro punto di partenza è constatare che i due principi sono in stretta analogia. E postulare che l'analogia non sia solo formale ma anche sostanziale.

Osserviamo che, lungo i due moti, le costanti sono, in un caso, l'energia totale E, nell'altro la pulsazione (che poi è direttamente proporzionale alla frequenza) $\omega$ del raggio. Facciamo quindi l'ipotesi che le due grandezze siano legate, cioè che $E=E(\omega)$. Il secondo passo è sostenere l'equivalenza dei due principi. Questo equivale ad eguagliare gli integrandi a meno di una costante (in modo che, quando uno è zero, lo sia anche l'altro). Si ha
$\frac{1}{v_f}=C(\omega)\sqrt{E(\omega)-V(x)}$
Adesso facciamo un passo ulteriore, e pensiamo di poter equiparare una particella, in qualche modo, ad un pacchetto d'onde. La velocità della particella non sarà, allora, la velocità di fase $v_f$, ma la cosiddetta velocità di gruppo $v_g=\frac{d\omega}{dk}$. Ora, si ha che
$\frac{1}{v}=\frac{1}{v_g}=\frac{dk}{d\omega}=\frac{d}{d\omega}(\frac{\omega}{v_f})$
Ricordando quanto scritto all'inizio, e che $v=p/m=\sqrt{(2/m)(E-V)}$, otteniamo l'equazione
$C(\omega)+\omegaC'(\omega) = \frac{\sqrt{m/2}-{\omega C E'}/2}{E-V(x)}$
Poiché tale uguaglianza deve valere per tutte le forme del potenziale e per tutti i valori di x, vale solo se il membro di destra e quello di sinistra sono identicamente zero.

Questo porta a due equazioni differenziali, per C e E, che risolte danno
$C(\omega)=\frac{K}{\omega}$
$E=\frac{\sqrt{2m}}{K}\omega$
Rinominando opportunamente la costante, e chiamandola "htagliato", abbiamo
$E=barh \omega$

Questo risultato è fondamentale per la successiva derivazione dell'equazione di Schrodinger. Nella prossima puntata

Leggi tutto...

giovedì 21 febbraio 2008

Persone ed idee da ringraziare

Sarà un po' anomalo, perché ha ancora da nascere la persona che vedrà Cassa ringraziare qualcuno al di là della semplice cortesia.
Ma, trattandosi di persone morte, non si può sottilizzare più di tanto.

Oggi è un giorno importante, perché per la prima volta nella mia "carriera" Heisenberg batte Schrodinger. Sulla scia di una tradizione che affonda le radici nel mio idolo, W.R. Hamilton, pietra miliare della meccanica classica. Perché, nell'esame di oggi, comparivano per la prima volta a memoria d'uomo le equazione di Heisenberg-Hamilton:
$\frac{dp}{dt}=\frac{2\pi[p,H]}{ih}$
$\frac{dx}{dt}=\frac{2\pi[x,H]}{ih}$
e, finalmente, si capiva l'utilità della diseguaglianza di Heisenberg generalizzata
`(\Delta A)(\Delta B)>= \frac{1}{2}|(:[A,B]:)|`

È ancora presto per cantar vittoria, ma...

Leggi tutto...

venerdì 25 gennaio 2008

Il mio cervello fuma...

...a forza di studiare meccanica - e così, tra l'altro, sfuma l'ipotesi di ridare Matematica, perché speravo di arrivare al punto a cui sono adesso un po' prima, e di avere un minimo per rinfrescare l'altra.

Sono arrivato, finalmente, ad avere gli strumenti per affrontare quasi ogni esercizio. Anche se adesso ne ho in ballo uno che non so da che parte girare.

Abbiamo una funzione d'onda, espressa in coordinate sferiche,
Psi(r,\theta,\phi) = Aexp(-r/r_0)[1;sin\phi]
dove [1;sin\phi] è uno spinore.

Mi chiede i valori misurabili di J_z (J momento angolare totale). Da questo, presumo che la funzione d'onda abbia un momento angolare orbitale ed uno di spin; e, assumendo che sia così, potrebbe essere che ho
psi = Aexp(-r/r_0) +> + Aexp(-r/r_0)sin\phi ->.
Ma come faccio da sin(phi) a trovare le armoniche sferiche che mi servono per avere gli autovalori di L_z?

Leggi tutto...

mercoledì 16 gennaio 2008

Il primo gradino

Dopo un paio di giorni di lavoro pieno - che mi hanno anche un pochino distratto dal blog, ma non so se per i miei lettori - e la qualità di quello che scrivo - sia stato un bene od un male - ho concluso (si spera stavolta in via definitiva) il primo capitolo della tesi.

Ha assunto una fisionomia un po' diversa da quella che avevo originariamente annunciato (ed è inutile che andiate a cercarlo al vecchio link, perché a questo punto l'ho eliminato) perché abbiamo deciso di tralasciare tutto l'approfondimento sull'algebra di Clifford (che, se serve, ormai c'è, ma non era il caso di appesantire la tesi con tutto un nuovo argomento) e di non partire direttamente dal concetto di geometrica generalizzata (la questione dello spazio somma di V e del duale V*), ma di addentrarci nella questione passando per i campi vettoriali, l'algebra di Lie e così via - anche perché così, en passant, si toccavano temi di meccanica, altrimenti era tutta astrattissima geometria.


Insomma, per farla breve, ecco il primo capitolo, che si trova anche nella cartella di documenti qui a fianco. Se qualcuno è in grado di darmi opinioni, a patto che la consulenza sia gratuita, sono ben lieto di accogliere osservazioni e critiche. Per i colleghi interessati: mi raccomando di non pubblicarmi in faccia!

Leggi tutto...

lunedì 14 gennaio 2008

Contro Galileo

Osservate i due video, e dite cosa gira intorno a cosa, per favore.

E dire che era stato lui ad inventare la relatività. Quale delle due risposte è più corretta?

PS.: c'è qualche errore nel primo video - credo di non aver avuto pazienza con il rendering e di avere usato vecchi tentativi, sul finale - comunque il concetto dovrebbe essere chiaro

Leggi tutto...

domenica 25 novembre 2007

Un'eccezionalmente semplice teoria del tutto

Sul Corsera di oggi è dedicata una pagina intera ad uno sconosciuto fisico americano, che avrebbe pubblicato qualche settimana fa su ArXiv, una banca dati di articoli scientifici "senza filtro" (cioè senza peer-review), una candidata Teoria del Tutto basata sul gruppo di Lie E8 (che non mi sembra una novità, perché già avevo letto che si indagava su quel fronte).


Non voglio gufare, né, per quel poco che mi sono informato questo pomeriggio, fare auspici buoni o cattivi, benché non mi dispiaccia l'approccio di questo A. Garrett Lisi. A parte che non sono assolutamente in grado di valutare nel merito nessuna delle sue asserzioni, leggendo la pagina che Wikipedia dedica alla teoria la reazione più moderata è un violento inarcarsi del sopracciglio inquisitore. Lascio alla voce Leggi tutto... il compito di addentrarmi un poco nelle questioni tecniche, e qui esprimo soltanto la mia freddezza personale nei confronti di questo scienziato-fannullone che, come si evince dall'articolo di giornale e dal suo sito internet, passa più tempo a fare surf e snowboard che ad insegnare in semisconosciute università, ed è dotato di non indifferenti doti da pagliaccio se crede che questa sia una foto da mostrare al mondo.



Per quanto concerne il fatto tecnico, parte delle osservazioni che si possono fare sono mostrate nella pagina di Wikipedia che linkavo poco fa. Sembra quasi che questa teoria del tutto non serva a niente, perché non solo tutti i parametri sono da inserire a mano (masse, costanti di accoppiamento), come nel Modello Standard che, infatti, non ci soddisfa del tutto, ma addirittura ha dovuto imporre la forma dell'azione (e quindi le equazioni del moto). Potrebbe, certo, aprire una strada, od essere un'intuizione corretta - come il modo in cui unifica bosoni e fermioni, ad esempio - ma mi sembra stia ricevendo una scorretta risonanza mediatica. Sulle "mie" riviste, intanto, non ce n'è traccia; né so se il vociare che la teoria ha prodotto la faccia analizzare da qualcuno che è più di un polemista. Ma lo spero, anche solo perché non è corretto che un lavoro finisca dimenticato senza un'analisi attenta o (rischio opposto) diventi il dio di qualche comunità online di fanatici, come di quelle che negano la relatività.


Intanto, mi sembra giusto segnalare l'articolo completo, per chi ne voglia affrontare lo sguardo (che riesce a mischiare in modo irritante un tono pedagogico e concetti incomprensibili, perlomeno a me), ed esprimere il mio scetticismo circa l'utilità, in questa questione come in altre maggiormente considerate dalla comunità scientifica, vedasi bosone di Higgs,di LHC del CERN, che era più di un anno che doveva essere attivo e stiamo ancora aspettando.


Per concludere e sdrammatizzare, sempre dalla pagina di Wikipedia sul bosone di Higgs nei film di fantascienza, scopro che nella serie (mai vista né sentita) LEXX, un personaggio spieghi come moltissimi pianeti, giunti più o meno allo stesso stato di civiltà e tecnologia della terra, siano distrutti da guerre nucleari, ma come molti di più siano stati distrutti dai fisici che cercavano la massa del bosone di Higgs; essendo che, una volta scoperta, il pianeta su cui si compie la misura collassa alle dimensioni di un pisello. Pare che l'ultima scena della serie sia la misura della massa di Higgs...


Leggi tutto...

venerdì 23 novembre 2007

Luciano Girardello Fest

Assurdo! Oggi e domani, qui al Dipartimento di Fisica, c'è un convegno organizzato per festeggiare i 70 anni del prof. Girardello. Lasciate a casa i regali, non costringeteci a noiosi inviti a cena! Quando sarà il mio compleanno, anch'io voglio che mi sia organizzato un convegno con ospiti da tutta Europa. E, tra l'altro, Girardello neanche parla. È proprio una festa in suo onore, con tutti questi professori che, sostanzialmente, fanno lezione per se stessi e per lui.


Che Girardello fosse importante, da qualche parte l'avevo già sentito (benché non ci sia verso di trovare su Google il motivo preciso - deve avere qualcosa a che fare con la rottura di simmetria del modello standard e la previsione della massa del bosone di Higgs - ammesso esista). In compenso ha una quantità enorme di pubblicazioni all'attivo.


Beh, anche nella noiosa normalità del dipartimento di Fisica (mai agitazioni, mai polemiche, sempre e solo lezioni e studio - anche quando gli altri sono in vacanza -un paio di incendi, a dire il vero, ma quello deve essere colpa dei gruppi di ricerca giù nei sotterranei) ogni tanto ci sono delle novità...



Vai al sito della Luciano Girardello Fest

Leggi tutto...

martedì 20 novembre 2007

Wormholes elettromagnetici e monopoli magnetici virtuali

Leggo su Phys. Rev. Lett. (Physical Review Letters) che un gruppo di fisici e matematici sparsi qua e là hanno descritto le condizioni per permettività elettrica e permeabilità magnetica che realizzerebbero l'equivalente elettromagnetico dei tunnel di Einstein-Rosen (quelli che nei film di fantascienza sono i buchi neri in cui, infilandocisi, si arriva dall'altra parte dell'universo). Si tratta di tunnel che intrappolano la radiazione elettromagnetica entrante facendola passare tra le due estremità, ma sono invisibili ad una radiazione elettromagnetica che li incrocia lateralmente.



L'articolo è firmato Greenleaf (nota mia: verdefoglia, cioè Legolas), Kurylev, Lassas e Uhlmann e, apparendo tra le lettere, non è che una comunicazione di poche pagine. Me ne è giunta voce tramite la newsletter de Le Scienze,e quindi spero di leggere entro qualche mese una versione più accessibile al pubblico. Io linko l'abstract. Per leggere l'articolo credo bisogni accedere con una connessione autorizzata; a me funziona quella della Bicocca, ma certo un non-studente non ha mica nome utente e password. Se frequenta un'altra università, immagino che lì abbiano qualcosa di analogo. Altrimenti non lo so.


L'articolo è puramente teorico; e questo è il perché, nonostante tratti di ottica che è un po' l'argomento più noioso dei primi due anni, lo trovo interessante. Nel finale vengono descritte alcune possibili applicazioni future: la realizzazione di cavi ottici che possono fare misure all'interno di campi elettromagnetici senza disturbarli, appunto perché invisibili a tali campi; la realizzazione di monopoli magnetici virtuali: se il wormhole è abbastanza lungo, un campo magnetico che entra da una parte, esce dall'altra come fosse un monopolo; uno schermo 3D: mettendo tanti di questi tunnel in una matrice 3x3, la luce che esce da ciascuno non risente della presenza di quelli accanto, che è come non ci fossero; sonde per la risonanza magnetica, con lo stesso principio dei cavi ottici già citati; collimatori estremamente precisi per fasci di luce.


Leggi tutto...

martedì 13 novembre 2007

Farò il teorico

Esercitazione di Elementi di meccanica quantistica, corso obbligatorio del terzo anno.
L'esercitatore, dott. Oleari, sarà pure un cervello tornato dall'estero, ma è un insopportabile bullo.
Dalla mia prima fila (anche perché da dietro non vedo) cerco quanto meno di rispondere alle sue domande a bruciapelo. Conversazione di oggi.
Come faccio a far evolvere la funzione di stato?
Applico l'operatore di evoluzione temporale U(t)
Lei non la passa liscia. Farà il teorico?
Credo di sì..
Nel senso che non ha ancora deciso?
Nel senso che sì, dovrei fare il teorico.
Lo sa che il prossimo semestre il corso di Meccanica quantistica, quello per i teorici, lo faccio io?
Certo. Ce l'ha detto la prima lezione
E lei crede che le lasci correre un "operatore di evoluzione temporale"? Mi spieghi come fa!!
Dopo di che io sto lì a spiegare tutta la questione, e quello è soddisfatto.
Ma in realtà, il credo di sì sta a dire: da quando so chi mi fa il corso di meccanica quantistica, non sono più certo di voler fare il teorico.
Ma poi non gliela darei vinta comunque.

Leggi tutto...