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lunedì 5 gennaio 2009

Foto dal campo

È stata caricata negli album web di Amisù una selezione delle foto scattate durante il campo invernale, tra il 30 dicembre ed il 2 gennaio.

Godetevi le foto

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Cronache dal Campo. Due - Multimedia

Ho finito le parole da spendere. Finito? - vi piacerebbe; in realtà ho finito le parole che si possono rendere pubbliche, ma non certo tutto quello che si può comunicare sul campo.

Per cominciare, ho quasi concluso il caricamento sul canale youtube di aaaamisu dei video che mi sono stati consegnati. Ovviamente, poiché il canale raccoglie i video di tutti i campi, bisogna fare attenzione a quelli aggiunti più di recenti.

Ve ne offro un assaggio, e cioè il passaggio tra il 2008 ed il 2009


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domenica 4 gennaio 2009

Cronache dal Campo. Due: Giorno IV - 2 gennaio

Essere buoni è solo un modo più sottile di essere cattivi
Da un albero cattivo non nascono frutti buoni. E viceversa. O viceversa.
Il peggior albero della storia ha dato il frutto più buono
Il male è forse un modo più sottile del bene.

È così finalmente arrivato l'ultimo giorno. La cosa più straordinaria di questi campi è che anche da parte nostra, pur essendo sempre oberati di lavori ed incarichi ed attività ed affanni, si riesca a trovare tempo e modo per la riflessione. Certo, non il mattino dell'ultimo giorno.

Tutti si alzano discretamente in orario, ma non hanno ancora finito la colazione che già c'è da lavorare. Chi ha seguito le disposizioni date la sera precedente dovrebbe aver già preparata la borsa e sistemata la camera, ma ad averlo fatto sono in pochissimi. Nel frattempo, chiunque sia anche solo vagamente "a posto" viene dirottato in cucina per dare il colpo finale alla preparazione dei panini per Lucca. Già, perché nel ritorno si passa da Lucca onde visitare il museo del fumetto (cosa c'entri con il tema del campo, che era "gli alberi" - e, come al solito, abbiamo relegato l'albero più importante di tutti in dieci minuti di preghiera del mattino -, abbiamo speculato sia perché i fumetti sono scritti su carta, e la carta si fa con gli alberi). Soddisfacente lo svolgimento delle pulizie, almeno qualcosa su cui non lamentarsi (o a ben vedere sì, perché abbiamo scoperto alla fine di tutto che c'era sempre stato un aspirapolvere), si parte. Lasciando alle nostre spalle le foreste casentinesi ancora imbiancate, ma un po' meno, perché nonostante si fosse a mille metri la notte tra l'ultimo ed il primo e la mattina del primo ha piovuto di brutto e parecchia si era sciolta, ci dirigiamo partendo a metà mattina verso Lucca, come all'andata facendo l'assurda tornantosa statale fino alle porte di Firenze. Così agli influenzati si aggiungono i nauseati.

Per questo tratto di viaggio, un'anonima (perlomeno, una il cui nome non sarebbe stato rivelato se non l'avessi strappato ad un testimone) ottiene la proiezione dell'imbarazzante Questa notte è ancora nostra...beh, almeno abbiamo conosciuto un film più brutto di Daredevil. Il commento critico del sottoscritto è: un film dove tutti si usano l'un l'altro, salvo poi arrabbiarsi e grandi urla e grandi pianti quando lo si scopre, ma poi tutti si amano, ma comunque non ne ottengono nulla. Si salva solo il fondamentale cameo di Giovanni Floris. Arrivati a Lucca tipo venti minuti prima dell'appuntamento al museo, decidiamo di perderne dieci realizzando una foto di gruppo che, più che una foto, sembra la preparazione di un'esecuzione di massa. Mangiamo rapidi il difficilissimo pane toscano ed andiamo a questo museo del fumetto. Due gruppi con altrettante guide per la visita alle esposizioni temporanee, più raffinate (e troppo raffinata la guida dell'autore, perché cento adolescenti dopo quattro giorni di bagordi la potessero affrontare), ed un continuo stillicidio di transfughi dal nostro gruppo alll'altro, che aveva una guida più accessibile, e poi ancora all'esposizione permanente di cose tipo Disney e la Pimpa, che almeno i bambini erano a loro agio. Situazione gestita da parte mia con rara liberalità. Ma non si illudano che, per me, dire se vuoi andare, va' escluda il giudizio su chi va e chi resta.
Un po' ammaliati dalla nostra guida, un po' impietositi dall'esigenza cronologica di lasciare a metà la visita, con un piccolo gruppo andiamo avanti fino in fondo, sostanzialmente uscendo dal museo all'ora in cui in teoria c'era il ritrovo dopo aver avuto il tempo di vedere la città. Ci infiliamo in un bar che riesce a farci fare tardissimo perché ha in lista il vin brulé e non lo sa fare, ed alla fine ho la certezza di aver bevuto un the all'aroma di vin brulé, cioè si è dimenticato di mettere il vino. Raggiungiamo di corsa il resto del gruppo che si sta infilando nei pullman e non si è neanche accorto di noi (o se n'è accorto ed ha deciso di lasciarci a Lucca).

Ormai dopo il tramonto del sole, partiamo alla volta definitiva di Scanzorosciate, affrontando le nebbie e la neve, caduta il giorno prima con una certa abbondanza, della Cisa. Cena piucchesoddisfacente in autogrill presso Parma, ed alterazioni varie per la clamorosa ignoranza in geografia autostradale non solo dei pargoli sedicenni, ma anche dei genitori, che siamo alla Cisa, siamo a Parma, siamo a Seriate, chiedono sempre indietro ah, tra quanto arrivate?. Dopo cena si tenta l'esperimento più difficile, cioè far seguire al nostro pullman Il Divo. Impresa fallita, e siamo stati anche oggetto delle critiche di quelli che l'hanno seguito, ma non si capisce niente di quello che succede queste cose le capite solo voi che le sapete già. Arrivo verso le dieci. Fastidioso constatare come, pur vedendoci che stiamo lavorando a scaricare i pullman ed a portare i materiali avanzati in oratorio, nessun genitore (neanche quelli "vicini") pensa di invitare i propri figli ad aiutarci. Ed alcuni si attaccano anche al clacson, perché intralciamo la strada attraversandola oberati di scatoloni!

Lunedì sera riunione di verifica. Prima possibile, foto e video in rete. Chi ha materiale me lo porti.

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Cronache dal Campo. Due: Giorno III - 1 gennaio

Essere buoni è solo un modo più sottile di essere cattivi
Da un albero cattivo non nascono frutti buoni. E viceversa. O viceversa
Il peggior albero della storia ha dato il frutto più buono

Quando la sveglia discretamente mi suona nel letto svegliandomi mi sembra di non essermi ancora addormentato. Sarà una lunga giornata. Abbondantemente saturato di caffeina vado alle lodi con gli altri mattinieri, tra i quali va segnalata una camera di ragazzi cui l'educatore della stanza aveva imposto l'obbligo di frequenza. Le lodi in quindici con tre breviari sono una faccenda un po' complicata, fortuna che i breviari hanno l'inserto "salmi per le lodi delle feste e delle solennità", e dunque ne abbiamo ricavati sei. Finite le Lodi, e saranno state le nove, avevo già esaurito la mia energia per la giornata. E bisognava assolutamente evitare di darlo a vedere.

I ragazzi che scendono alla spicciolata per la colazione sono ancora addormentati. E non è un modo di dire: uno che dormiva nella mia camera (e tra l'altro dormiva, non è uno dei produttori di casino) ha tenuto gli occhi chiusi fino all'ora di pranzo.

Nel programma della mattinata c'era una riflessione (per non arrivare in fondo al campo avendo usato un decimo delle pagine del libretto...), ed a dire il vero ascoltare la meditazione tutti pigiati nella sala da pranzo (che per qualche motivo era stata sistemata in modo poco razionale) è stato difficile; per non parlare della riflessione personale del seguito, che per carenza di spazi abbiamo fatto gomito a gomito.

A pranzo sono andato a raggiungere uno dei miei filthy minions (anzi, forse il loro capo), per avere aggiornamenti e suggerire di tenere sotto controllo un certo gruppo, che loro eh, ci siamo un po' persi di vista, sai dopo quell'episodio... ed io tieni d'occhio, che si prepara qualcosa
Dopo pranzo siamo scesi da Campamoli ad Arezzo, che è una buona ventina di minuti di tornanti e poi una strada decente. In molti avevano messo in conto l'ora-ora e mezza di viaggio come un indispensabile surplus di sonno, ma non avevano messo in conto la sottile perversione del curato, ben supportata dalla follia (vera) di una delle nostre adolescenti, che ha blaterato, strillato, cantato al microfono incurante delle bordate di insulti che le giungevano dal fondo pullman. Quando sono andato a lamentarmi, mi è stato detto «Meglio su di giri che quando è depressa. Prima che scappi», obiezione cui non si poteva replicare.

Ad Arezzo avevamo in programma un gioco che permettesse di conoscere la città; ma Piazza Grande dove avevamo posto il campo base era invasa da un cantiere di pavimentazione stradale, e ci siamo trasferiti al Prato dietro il duomo. Divisi nelle sette squadre-gruppi di lavoro-gruppi di servizio siamo partiti per i vari angoli della città alla ricerca di dettagli architettonici, insegne di osterie, eruditi tuttologi aretini. Insieme al Fanto con cui dividevo l'onere del gruppo siamo andati in cerca di dettagli architettonici in cui inserire membri della squadra, e cercare di trovare il modo più originale di farlo. La migliore è senz'altro quella delle persone che si spingono in alto, abbarbicate a cartelli stradali ed issati su un muro di cinta mentre cercano di raggiungere un lampione. Fortuna che dalla casa nessuno ci ha sparato addosso.
Qualche errore di calcolo ha affetto i tempi di gioco, che così abbiamo tutti interrotto più o meno a metà, e siamo andati in cerca di un luogo caldo anche perché nel frattempo il sole era tramontato e c'era poco da scherzare con la temperatura. Nello scendere, per ultimi perché ci eravamo fermati per accertarci che non arrivasse nessuno, siamo anche riusciti a sbagliare strada e ad uscire da Arezzo per la porta sbagliata - fortuna che c'è qualcuno ancora dotato di senso d'orientamento anche senza TomTom, ed arriviamo ai pullman. Il viaggio di ritorno a Campamoli è più tranquillo, anche se non possono mancare per noi preoccupazioni.

È un po' come la peste manzoniana, che da qualche tempo serpeggiava senza che si chiamasse con il proprio nome, ma l'epidemia che aveva attecchito tra gli adolescenti e gli educatori ormai aveva una dimensione abbastanza importante perché ne tenessimo conto nei nostri programmi. Si calcolava che in ogni stanza dei maschi ci fosse almeno un malato, e che un paio di ragazze seguissero a ruota. Come tanti professoroni discettiamo di come isolare l'epidemia senza chiamarla con il suo nome, o sulle ipotesi di contagio - come si trasmette, quale fetta della popolazione è più soggetta, se è possibile ipotizzare una predisposizione generica o è soltanto febbre benigna da strapass - ma arrivo solo io a mettere in luce il punto. Il punto è che, con un malato per stanza, possibilmente carismatico (ed era il caso dei più celebri), gli altri sarebbero stati più cheti. E si preparava già un piano mirato di inoculazione del baccillo.

La cena è stato un tentativo disperato di finire le provviste, o perlomeno di buttare via il meno possibile. Si ha un bel dire che prima o poi andrà messo in conto un percorso mirato, magari un campo, sul rapporto col cibo, ed invocare una guerra per tutti quei majamal che da un piatto di gnocchi ne prendono sì e no mezzo (gnocco), ma prima s'avrebbe da fare un bell'esame di coscienza sui conti del cibo, ché ormai sono quasi due anni che ne portiamo sempre troppo. Dopo cena, scartata per ragioni d'ordine pubblico la richiesta di andare subito a letto, che pure ce ne sarebbe stato bisogno, abbiamo organizzato un karaoke cercando di infilarci qua e là altre scuse per consumare provviste, tipo il panettone e la spuma nera. E, dopo aver mandato a letto gli adolescenti poco dopo mezzanotte, ci siamo messi a preparare panini per l'indomani (in teoria il pranzo era ciascuno per sé e Dio per tutti, ma con tutta quella roba che avanzava...). Affettare il pane toscano non è per niente facile, per quanto possa essere affilato il coltello. Coltello affilato da cui mi sono salvato per l'interposta presenza della mia unghia, che ora ha un'eroica cicatrice ma che se non ci fosse stata non avrei più il pollice.

Quando sono salito al piano la situazione era moderatamente calma; praticamente nessuno dei maschi era ancora a letto, ma abbastanza in dirittura d'arrivo e, soprattutto, con apparentemente poca voglia di fare casino. Tranne forse una camera, ma che rimanessero tra le loro quattro mura e non disturbassero gli altri. E, infatti, ci siamo addormentati tutti presto nonostante il concerto polifonico di russatori (noi avevamo un malato vero, ma anche gli altri erano belli raffreddati...).
Finché, nel pieno della notte, spalanco gli occhi e trovo in camera tre persone, che stanno per fare corona attorno al mio letto. Gli chiedo cosa stanno facendo, e scappano di fuori. Ormai svegliato nonostante fossero le tre e mezza, sento un gruppetto di persone che vaga per i corridoi. Dopo qualche minuto la mia porta si apre, e si affaccia uno dei colpevoli. Segnato. Poi un altro. Segnato con beneficio del dubbio. Lasciano aperta la porta, e dal rumore hanno sceso le scale.
Mi alzo. Metto gli occhiali e controllo il corridoio.
Emerge da un'altra camera la capocamerata, di quinta superiore. Era stata aperta anche la sua porta e chiedeva se fossi stato io a controllare. Beneficio del dubbio. Assicuro che "giustizia sarà fatta", e mi appoggio al muro subito dietro la porta delle scale. E aspetto. E, ripensandoci, mi vengono in mente mille modi più interessanti in cui avrei potuto gestire la situazione tutta.
Dopo qualche tempo, appare il primo della combriccola. Gli appaio a cinque centimetri dal volto. Di fronte a questo sgamo completo, sono sportivi, salutano e si infilano in camera. Attendo ancora a lungo onde assicurarmi che non ci riprovino, e finalmente torno a dormire.
Si scoprirà poi che uno, per eccesso di zelo ed aspettandosi la mia presenza, è rimasto nascosto nell'armadio del bagno (i bagni erano in comune) fino alle quattro e mezza, prima di rientrare. A parte che sono stati talmente furbi da venirmelo a dire, e quindi è come se l'avessi beccato, ma direi che penitenza più grande di rimanere chiuso per quasi un'ora nell'armadio del bagno, solo per non essere colto in flagranza di reato, è una punizione più crudele di qualsiasi altra avrei ritenuto adeguata (non più crudele di qualsiasi punizione io possa immaginare, e qualcuno lo sa bene). Poche ore ed è l'ultimo giorno.

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sabato 3 gennaio 2009

Cronache dal Campo. Due: Giorno II - 31 dicembre

Essere buoni è solo un modo più sottile di essere cattivi
Da un albero cattivo non nascono frutti buoni. E viceversa. O viceversa

Si preparava una lunga, lunghissima giornata, tutto il giorno nella casa di Campamoli a Stia. Come prima notte in un letto diverso non è che potessi aspettarmi chissà che riposo, ed infatti avevo iniziato a rigirarmi nel letto cigolante alle sei. Sceso un po' prima della sveglia, per fare colazione (o, meglio, la precolazione, ovvero il caffè) e mente locale con gli altri responsabili mattinieri. Poi, verso le 8.30, iniziano ad arrivare anche i ragazzi. Come avevamo già notato ai campi di quest'estate, in special modo i più giovani devono ancora entrare nell'ottica, tipo evitare di lasciare il proprio tavolo come un campo di battaglia che poi noi dobbiamo pulire.

Iniziamo, dopo la sistemazione, con il lavoro che renderà la mattinata piena ed intensa (e, in buona sostanza, il momento più forte di tutto il campo), cioè la riflessione in merito al racconto L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giuno. Come prima cosa, il film d'animazione, premio Oscar 1987, sul cui sfondo viene letto il racconto; poi la riflessione personale, la riflessione a piccoli gruppi e la condivisione collettiva. Per la prima volta nella storia, abbiamo iniziato a vedere il film ed il lavoro in anticipo rispetto all'orario previsto, e di un quarto d'ora. Faremo nevicare.

Mai mi sarei aspettato il tenore ed i temi della faccenda, tra l'uomo che piantava gli alberi e Nomadelfia del giorno prima, visti dagli adolescenti. Tant'è che quella che, alla fine, pensavo fosse una peculiarità del nostro gruppo (vai a vedere i casi della vita, e poi avevamo un trascinatore che ha praticamente portato la discussione sui "suoi" temi), è saltata fuori anche nelle restituzioni di quasi tutti gli altri. Avevo solo un'adolescente del mio gruppo, e cioè di quinta, mentre gli altri erano necessariamente più giovani. Ho praticamente dovuto mettere da parte le mie riflessioni perché, nonostante tutti gli sforzi fatti, non c'è stato verso di condurre in quei paraggi il discorso, e probabilmente ora incombono come una spada di Damocle su quelli del gruppo di quinta, per i prossimi incontri. Invece, quello che gli adolescenti hanno forte è il senso della crisi, della messa in crisi...insomma c'è crisi, c'è crisi.

Il pomeriggio dovrebbe essere praticamente libero. In teoria si potrebbe scegliere di organizzare una camminata con chi vuole, ma camminare sulla strada che sale al passo non è propriamente esaltante, mentre per andare nei boschi si fa una bella fatica anche con le ciaspole, perché la neve è "vergine" (fatte salve le mille orme di animali selvatici, ungulati e cinghiali) e si sprofonda comunque. Tra l'altro, a tentare la mia accidia c'è anche il gioco in scatola di "chi vuol essere milionario", che è un bel passatempo, una volta conclusa la discussione al calor bianco su come interpretare il regolamento assurdamente macchinoso. Faccio un paio di passeggiate, ad ogni modo. La prima nel tratto di foresta sopra la casa, in teoria per raggiungere una chiesina sull'altro versante del poggio...ma il bosco è molto rado, la neve rende presto impossibile interpretare il tracciato del sentiero e, tutto sommato, dovrebbe essere una bella passeggiata per tutti, e dunque rientro. Più tardi, mentre il sole tramonta, provo invece a scendere sotto la strada. Purtroppo, essendo l'unica mappa dei sentieri incorniciata ed appesa al muro, si tratta sempre di procedere a memoria della cartina in posti che non si conoscono, tra i labili segnavia coperti di neve, e piuttosto che correre il rischio di imbarcarmi in un giro troppo lungo per il tempo che è a mia disposizione, improvviso un traverso sulle orme di un cervo (se con quelle quattro zampette e tutta la sua mole ci passa lui, figuriamoci io) per passare, sotto la strada, da "a valle della casa" a "a monte della casa", e ce la faccio anche, pur arrivando in casa stravolto, e poco prima della messa. Si tira avanti bevendo il caffè freddo avanzato dal pranzo o dalla colazione, quello che è, mentre la suora prova i canti come al solito una sesta abbondante sopra la nota standard. Durante la messa di ringraziamento, che non possiamo fare nella finitima cappellina perché troppo piccola, abbiamo questa specie di Te Deum autogestito in cui chi vuole esprime il proprio ringraziamento per il 2008. Appena finita la messa, spediti gli adolescenti a prepararsi per il Cenone a Tema (come avevo già accennato, il Gioco delle Coppie), noi ed io in particolare a confrontarsi con il problema più grosso di sempre, e cioè come sistemare i tavoli. Nel frattempo, due quattordicenni piangenti stanno attendendo i genitori, perché sono proprio malate, ma malatissime (cosa vera con beneficio d'inventario per una, per l'altra senz'altro no) e quindi devono tornare a casa. Considerato l'ora cui arrivano a prenderle, i genitori passeranno un bellissimo capodanno sul raccordo di Bologna-Casalecchio. Al tavolo d'onore siedono gli educatori, vestiti da Puffi - con Gargamella e Madre Natura - le signore cuoche (in questa due giorni sempre più relegate in cucina e meno ai gruppi, purtroppo), ed i due mitici autisti dei pullman, di cui uno cuoco, importante presenza in cucina. I due erano quasi uno stereotipo dell'autista del pullman, impagabile.

Quando le coppie scendono per la cena ci accorgiamo della grande disomogeneità del modo di interpretare il tema da parte degli adolescenti; tra quelli che lo vedono come un fastidioso dovere, una stramberia da cercare di eludere ad ogni costo ed una bella occasione di divertirsi. Dobbiamo così prevedere, accanto al premio per la coppia più bella, anche qualche premio singolo per le coppie non altrettanto omogeneamente belle (dal "membro n.1 vestito molto bene e membro n.2 che non ha capito niente", alla nota di merito particolare anche se il compagno era buono). Tra una portata e l'altra abbiamo quindi fatto presentare singolarmente le coppie, sottoponendo loro alcune prove, mentre tutti i puffi davano voti che poi uno a caso avrebbe dovuto calcolare mentre gli altri si godevano il dolce. Tra i commenti raccolti dalla giuria, specie nel capitolo "menzione speciale", abbiamo dovuto stornare dal conto dei voti quelli dati alla persona più che al costume, poiché chi ha la 36 sta bene quasiasi cosa si metta addosso, ed inserire il "premio" coppia peggiore, per due "arabi" di cui lui vestito D&G lei in minigonna che non sarebbe sopravvissuta dieci secondi in un paese arabo senza essere lapidata. Premiate come migliori coppie Anni '30 e Renzo e Lucia (che riceveranno un abbonamento annuale a qualche specie di periodico cattolico), e preparare il brindisi di anno nuovo con spumante secco o dolce (il dolce che va molto più del secco, questi adolescenti non hanno gusto). Poi iniziano i balli, e sprofondo in un coma che nemmeno dare fondo alle scorte di caffè riesce a sanare. Dopo aver chiarito il programma per l'indomani e deciso a che ora porre fine all'agonia collettiva, salgo al piano superiore, nominalmente per assicurarmi che nessuno sparisca in camera, in pratica sperando di riuscire a infilarci qualche decina di minuti di sonno abusivo. Sonno che non viene portato a casa. Fine della festa alle ore 2.00, silenzio ottenuto in un intorno delle 3.25. Il programma prevedeva lodi facoltative alle 8.30, e colazione per tutti alle 9.00. Tanto sso'ggiovani.

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Cronache dal Campo. Due: Giorno I - 30 dicembre

Essere buoni è solo un modo più sottile di essere cattivi

Secondo anno di campi degli oratori, e secondo anno di Cronache dal Campo. Anche se questa volta saremo più sintetici del solito, complici il poco tempo, durante la quattro giorni appenninica, per scrivere e la voglia non stratosferica di ricordarne oggi i dettagli, siamo pronti. Come al solito, visto che io mi occupo di parole e non d'immagini, tutte le foto ed i video che auspicabilmente correderanno la descrizione sono attesi e verranno dall'opera di amici, colleghi, adolescenti compiacenti. Quindi la mia colpa starà solo nella scelta.

Sveglia alle 5.30, partenza alle 6.30. Così, almeno, secondo la tabella di marcia. Quando si conviene nel parcheggio tra farmacia ed oratorio di Scanzo (e non voglio pensare a cosa ne pensino i residenti), al solito trascinando borsa scarponi e ciaspole in mezzo alla nebbia da Rosciate fin là, sono favorevolmente colpito dalla relativa puntualità degli adolescenti, che già in grande numero (da noi sempre di grandi numeri si tratta, ci portiamo in giro un centinaio di persone e la difficoltà più grande è sempre trovare un posto dove metterle) si sono radunati. E molto meno favorevolmente colpito dal fatto che stiamo caricando le valigie, ma non si sono ancora presentate le signore con i viveri, che per esperienza sono sempre troppi e, soprattutto, troppo ingombranti.

Ecco che arrivano. Secondo i miei calcoli avevamo in programma cinque pasti, e ci sarà roba da mangiare per almeno un giorno in più (ma anche come menù, non solo per quantità!). E non è che in un giorno cento persone mangino poco. Scuotendo la testa carichiamo casse di verdura, chili e chili di carne surgelata, e sfiziosità varie che vabbè che c'è di mezzo l'ultimo, ma.... Quest'anno la divisione sui due pullman è fatta con criterio, ma con un criterio che - come tutti i buoni criteri - non ha fatto i conti con la realtà, e cioè che, salvo avere improbabili pullman da 63 posti, nessuna divisione per classi d'età poteva essere efficace. Così un gruppo di eletti (anzi, di elette) di seconda è stato promosso sul campo a di terza, ed abbiamo riempito i due mezzi.

Con invidiabile puntualità, cioè alle 6.53 (certo che avevamo detto partenza alle 6.30, ma era un'ovvia manovra diversiva, si calcolava le 7.00), prima dell'alba, ci mettiamo in movimento e puntiamo verso la nebbiosa pianura. Per la ripartizione dei posti, io sono finito in fondo al pullman, tra una corona di adolescenti urlanti ininterrottamente per tutto il viaggio. Arriverò a casa ubriaco, la sera.

Per il pomeriggio abbiamo in programma la visita di Nomadelfia, a Grosseto, comunità fondata dal fu don Zeno Santini e nota per questioni quali l'autosufficienza (il tentativo fallimentare di, a onor del vero, dove per fallimentare si intende in senso tecnico)e l'assenza di proprietà privata. Troviamo neve sulla Cisa, e freddo quando ci fermiamo per la pausa-caffè della mattina. Risaliamo e proseguiamo il viaggio, trovando paesaggio più dolce e temperatura più mite quando ci fermiamo per pranzo. Visita alla comunità di Nomadelfia (e, maledizione, possibile che nessuno spieghi cosa mai ci sia di speciale in una parrocchia comunitaria?) per tutto il pomeriggio, durante la quale lo scetticismo degli adolescenti, ed anche dei G6 (che sarebbero i giovani non educatori) e degli educatori è palpabile. Nel frattempo scende la sera, limpidissima, e bisogna dire che con tutti i difetti che ha, è veramente molto bella vedere la croce di neon che galleggia sopra la macchia maremmana.

Ripartiamo, dirigendoci nuovamente verso nord, in direzione di Firenze; non per visitare di straforo una città in più, come molti credono, ma soltanto per mangiare in un posto scovato chissà come, dove si è mangiato molto bene ma ci è decisamente mancato il caffè. Sulla carta, la casa a Stia dove alloggeremo non è lontanissima, qualcosa tipo un'ora di viaggio, ma va' a capire come gli autisti, invece di scendere in autostrada ad Arezzo, viaggiare su una bella superstrada diritta fino a Stia e poi (e solo poi) impegolarsi nei dieci chilometri di tornanti che separano casa e paese, decidono di raggiungere Stia da Firenze con un'ora di tornanti in surplus (passando da Arezzo si sarebbe allungata parecchio in chilometri, inteso, ma non ci giurerei anche in tempo). Finalmente arriviamo ai 1000 metri della casa di Campamoli, già passate le ventitrè, ed appena saltiamo giù dal pullman affondiamo nei venti centimetri di neve. La casa è bella ed accogliente, ed anche il riscaldamento è stato acceso per tempo e vi si trova un gran bel tepore. La casa sembra un rifugio alpino, con tanto di mappa dei sentieri esposta. Nessuno dei quali sentieri è esaltante, in questa sconfinata foresta casentinese (anche parco nazionale) che ci ha già regalato, sulla strada, un tête à tête con un bel cervo maestoso. Ma meglio che non averne. Bisognerebbe provarli d'estate, a dire il vero.

Ci sistemiamo nelle camere. Oltre la casa principale, esiste anche una depandance con alcune camere. I numeri, purtroppo, non ci hanno permesso di dividere in maniera decente maschi e femmine, pertanto condividiamo lo stesso piano e stringiamo i denti. Ma, in tal senso, pensavo molto peggio. Abbiamo, nei limiti del saggio, messo nelle medesime camere ragazzi e ragazze di età diverse; come al solito, siamo molti educatori maschi, che quindi possono essere messi a presidio di ciascuna stanza, e per quanto riguarda le donne avevamo deciso per tempo di dare responsabilità personale al gruppetto di quinta superiore. Ricordando le difficoltà dell'anno precedente, oltre ad un paio di mosse che ci erano sembrate intelligenti, ero comunque abbastanza in apprensione. Ma, contro le mie aspettative, il mescolare grandi e piccoli, lungi dal far crescere più del dovuto questi, ha infantilito i primi, e quindi abbiamo avuto il casino "buono" (non per questo meno casino, o più ore di sonno. Ma con più tranquillità anche da parte nostra)

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lunedì 29 dicembre 2008

Pre Stia

Tutto (o quasi: c'è sempre tempo per dimenticare qualcosa o spazio per non prenderla) pronto per la partenza per il Campo Invernale OrSI (Ci stai a Stia?). La parte migliore è stata la riunione di stamattina - dalle 8.30 alle 10.00, perché poi avevamo in programma di andare a Sarnico a trovare don Loris ivi curato, anche se abbiamo atteso per oltre un'ora poiché mio fratello non legge gli sms - in quanto come al solito sono emerse le mie riserve su don Zeno Santini e Nomadelfia. Riserve meno marcate di quelle che l'anno scorso hanno segnato don Milani e Barbiana, e che non ci sarebbero state se ieri sera non ci avessero fatto vedere frammenti di sceneggiato. La speranza è che alcune tematiche siano state caricate dagli sceneggiatori; e che i successori abbiano smussato quello che già era fuori dal mondo sessant'anni fa subito dopo la guerra, figuriamoci ora.
La suora, al solito, è accecata dal buonismo e per lei sono tutti buoni e bravi; mi irrita più di tutto e tutti.

Segue un breve elenco di tutto quello che non va, per domani. La prima cosa sono i problemi di posti letto, al solito...non voglio nemmeno pensare ai posti per sedersi a mangiare, o a dove faremo le messe; la seconda cosa, che il gioco ad Arezzo è stato preparato senza avere sotto mano una cartina seria, e c'è una tappa che disterà un'ora di cammino dal centro, o quasi. Salterà, certo. Sia chiaro a tutti che non è un gioco che ho preparato io; la terza cosa che non va, sono i fastidiosi polemici circa il Gioco delle Coppie per l'Ultimo. In particolare, come si può pensare che sia problematico vestirsi da Acqua Santa? La quarta cosa è che per una volta avrei voglia di dormire (una volta che ti abitui a dormire durante un campo, come ho fatto al campo medie di quest'estate, non trovi più tanto affascinante passare la notte in bianco a montare la guardia...), e di sicuro non riuscirò a farlo. Non che mi voglia atteggiare a carabiniere, perché è passato questo tempo, e c'è chi dovrà prendere il mio posto, se ce ne fosse bisogno.

Ma parto preoccupato. E spero che le ciaspole, con lo spazio che portano via, siano sfruttate (in realtà, di sicuro ci sarà abbastanza neve per farlo, spero ci sia abbastanza tempo).

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martedì 19 agosto 2008

Cronache dal Campo - I luoghi

Sono ora online, raccolti in un pratico file di GoogleEarth, tutte le passeggiate e le escursioni dei nostri campi estivi. Considerato che è un lavoraccio, fingete almeno che vi piacciano.

Inoltre, qualcuno mi ha chiesto dei video girati in questi giorni, se mai finiranno su Youtube. Premesso che io ne ho raccolti, per ora, pochissimi, e di questi quelli presentabili stanno sulle dita di una mano, fatemi avere, che oggi e domani sono ancora a casa - ad ogni modo, finiranno, come di consueto, sull'account di aaaamisu. Ed anche altre foto, specie quelle delle medie, che non ne ho nessuna. Anche per quelle, tenete sotto controllo gli album Picasa di Amisù.

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lunedì 18 agosto 2008

Cronache dal Campo: Day 17 - 15 agosto

Uno si aspetta che, il mattino dell'ultimo giorno, il clima del campo sia significativamente più commosso del consueto. Oppure, come minimo, più frenetico. Invece, quando apro gli occhi, come sempre accolto dal fragore del Rio Nero, la stanza è addormentata, o quanto meno lo sembra. Il primo rumore di origine umana è una delle mogli, che viene a raccattare robe da infilare in valigia. Per fortuna che ci sono le mamme, insomma, che in cucina stanno già affettando gli affettabili, che diventeranno affettati da inserire nel pane, cioè il nostro pranzo; mamme, se non ce ne si fosse accorti, un po' apprensive, tante da essere scese in due alle sei del mattino, per verificare il motivo della porta aperta del Mulino, sia mai che un maniaco omicida si sia spinto fino ai mille e tre e, armato di mannaia, abbia deciso di far strage di dodicenni...ma, se da un lato l'apprensione appare eccessiva, dall'altro risulta utile perché è servita per tenere traccia dei movimenti non autorizzati nella notte, avvenuti dopo che l'ultima ronda si era ritirata, ed in sufficiente silenzio perché, all'alba, solo alcune delle notizie, frammentate e frammentarie, fossero riuscite a diffondersi.

Mentre il cielo e le nubi continuano a mutare, passando da brutto brutto a brutto, per bruttissimo e forse si fa fuori, decidiamo di azzardare la messa all'aperto; e - secondo me in seguito alla lettura di alcuni capitoli del Piccolo Principe che non avevo calcolato - arriva qualche goccia, che ci fa accelerare, e poi - a messa finita, mentre si caricano i pullman - inizia a piovere seriamente, e nuovamente cala (o sale dal fondovalle, boh) la nebbia. Dopo esserci divisi tra terza media e privilegiati da una parte, e resto del mondo dall'altra (divisione che mi vede contrario, ma ricalca quella dell'andata, e poi in qualche modo bisogna procedere), scendiamo a raggiungere la Statale Aurina, e ci infiliamo in coda, come se tutto l'Alto Adige volesse scendere a Brunico, ma più probabilemnte la ragione del caos è la Festa di Ferragosto di Campo Tures, che ci tiene inchiodati per quaranta minuti mentre sfila tutto lo sfilabile, dal soccorso alpino a tizi che vanno in giro in fiamme - o immersi nell'acqua delle viti, ché l'effetto è simile). E così perdiamo tempo, mentre non si capisce se dovremo fermarci nuovamente ad Arte Sella, ché questo è un altro gruppo, ma il tempo dev'essere a dir poco incerto anche in Valsugana; mentre qui piove a dirotto, ed il traffico dev'essere bloccato alle nostre spalle praticamente fin dove c'è una strada, ed in senso opposto da Brunico.

Chissà se in Alto Adige hanno mai il sole. Sia all'andata, che ora al ritorno, il nastro d'asfalto si snoda tra verdi vallate, accanto a torrenti o fiumi più o meno impetusi, tra alte pendici distese di abeti, avvolti da nubi e sotto un cielo di piombo. Anche le viti, che danno questo vino di montagna, trogno trogno, e molto buono, non si capisce dove prendano il sole per fare lo zucchero. Come nei clichet da Studio Aperto, i nostri ragazzi sono - ora, al ritorno, morbosamente attaccati al cellulare, con cui si telefonano, videotelefonano, messaggiano, infrarossano e bluetoothano stupidate gli uni gli altri, telefonano (inserisco queste righe prima che credano che io non li ascolti né li veda) ad amici assenti per raccontarsi le avventure, gli amorini e gli amorazzi, loro uomini fatti a dodici anni (ci sono stato insieme due giorni, ma non che ne avessi voglia. Adesso l'ho passata al tal altro). E si avvicina l'ora del pranzo, e non accenna a smettere, ed il problema di dove fermarci per il nostro packed lunch.

Concordiamo (più o meno) su Trento, che ormai è diventata la tappa fissa dei viaggi per i campi estivi (insomma, negli ultimi due anni ci siamo sempre fermati, e per qualche motivo tornando sul ponte che scavalca la ferrovia, o entrando nell'isola pedonale, o facendo ingresso nella piazza, in faccia al protiro del duomo, è come se non fosse passato un anno, e fossi ancora in giro con il walkie talkie del Brevi, per muovere insieme la colonna). Ma, a differenza della volta scorsa, e di quella prima, ed in sostanza di sempre, a Trento fa freddo (o, almeno, non caldo). Mangiamo in piazza e tentiamo, tra le resistenze più o meno accese, di realizzare foto segnaletiche di tutti i partecipanti al campo, e via di nuovo, giù per la Val Lagarina.

Tra le proteste di alcuni, e l'entusiasmo dei più bambini, ci accompagna il DVD con la serie di Heidi, in cui il don sostiene di aver trovato il proprio modello antropologico di riferimento, il nonno (ed io il mio, la Signora Rottenmeier, faccio una battuta e subito tutti i ragazzi "ehi, questa signora è come il Casati"); almeno fino all'autogrill, dove uno acquista il film di Alvin Superstar, ed i cartoni di quando ero piccolo erano molto più belli.

Ma ormai, superato un violento temporale dalle parti del lago di Garda, siamo in dirittura d'arrivo; e, dopo aver trascinato a ritroso i miei bagagli da Scanzo fino a casa, declinando le molte offerte di accompagnamento, perché volevo tornare così come ero partito, ho potuto finalmente pronunciare, sull'uscio della casa deserta, il fatidico
«Sono tornato!»

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Cronache dal Campo: Day 16 - 14 agosto

I padri, salutisti e sportivissimi, saranno una compagnia eccellente, ma danno qualche problema notturno; fondamentalmente per l'usanza di dormire con la porta del terrazzo aperta, anzi spalancata, che quindi ci si sveglia, sbattendo per il freddo, attorno alle sei. E, il bello dei giorni senza uscita, c'è quiete fino alle otto; tanta quiete, che quasi mi dispiace disturbare, ed infatti do la sveglia senza bussare (o meglio, bussando solo al Mulino perché là non si sono ancora fatte vive - e scoprendo così situazioni di gente che dorme in più d'uno nel medesimo letto). Se il conto dei giorni non m'inganna, questo dev'essere il cinquantesimo caffè nero - ed amaro - del Campo Estivo. I papà partono per l'ennesima impresa alpinistica, che quanto mai ho suggerito loro! (adesso non mi farò più sfuggire neppure un accenno al Giogo Lungo, perché altrimenti questi mi salgono via ghiacciaio, di notte e cammiando all'indietro), mentre noi ci dobbiamo occupare dell'attività, con il Piccolo Principe, la Volpe, amicizie ed affetti, e la mia solita parte di terza media che non perde occasione per degenerare, ed oggi decide in blocco di non essere molto produttiva, ma di concentrarsi piuttosto sulla liaison tra adolescenti, che questi lasciano correre senza tentativo di arginare, come se fossero più soddisfatti di essere al centro delle lusinghe che interessati ad arginare la - erronea - ricostruzione dei fatti che i ragazzi diffondono. Fatta presente la situazione ai miei superiori, ed ottenutone un sostanziale segno di disinteresse, decidiamo di lasciare la cosa a sé stessa (o nelle mani di chi di dovere, che si sperano buone).

Dopo pranzo, il programma prevede di andare, nonostante il tempo non caldissimo, al laghetto di Gais, ma problemi con gli autoservizi Ohenzollern ci costringono a scendere in due tronconi diversi, ed io parto con terza media al seguito. Non pensavo si potesse essere così nonne, a tredici quattordici anni, e camminare così piano, e fermarsi ogni due o tre passi, ed in sostanza dimostrare almeno sessant'anni; salvo poi dover recuperare, e passare a dimostrarne sei, chiedendo di fermarsi al parco giochi e passando i dieci minuti d'anticipo guadagnati nella discesa arrampicandosi sugli scivoli o sulle giostre, e fotografie testimoniano l'evento. Dopo essere arrivati al lago, ed essere stato illuminato a propostio dei costumi del nostro ragazzo anticonformista - sempre all'opposto, tanto da essere sceso per il bosco ripido in infradito, dopo non averle mai messe per tutti i giorni precedenti, solo perché era stato indicato di non metterle. Ancora, il gruppo di terza media si accampa in attesa degli altri. Direi che le ragazze, anche quelle che sembrerebbero meno inquadrabili nel gruppetto di terza media, hanno scelto quale dei due schieramenti supportare, e lo fanno capire abbastanza esplicitamente, ma forse sono gli altri che hanno in testa ancora solo il calcio, beati loro.

Arrivano poi gli altri, tra cui la vistosa dodicenne con bikini colo oro, due taglie più grandi affinché le caschi dappertutto, e quelle di terza che hanno ormai adocchiato i più vistosi di seconda; e si materializzano a sorpresa (a sorpresa solo per gli ignari, ma lo sono quasi tutti) direttamente dal campo adolescenti, Fabio e Fanto, subito a monopolizzare l'attenzione dei (e soprattutto delle) più grandi. Buffo, del giorno, è l'apprensione che si è diffusa, tra ieri ed oggi, a proposito di queste mie note (perché c'è un riconoscibilissimo quaderno su cui spesso appunto, e loro ignorano che in realtà sono cose vecchie, e credono che scriva quello che stanno facendo, dicendo o pensando). Intanto, si spera che i ragazzi abbiano imparato una lezione, utile per la vita, sulla differenza tra Stato e Nazione, in un violento alterco con preadolescenti locali, su dove ci trovassimo in realtà. Torniamo a casa, in attesa della messa; mentre don e genitori si sfogano sui metodi educativi, noi ci occupiamo di intrattenere colui che ho deciso essere il mio erede, che ad esempio ieri, dopo essersi ferito, si è medicato con carta igienica e spago, e non voleva assolutamente farsi mettere le mani addosso dagli adulti, perché era già a posto.

La messa-fac di oggi (cosa che, pronunciata, suona malissimo, ma è un semplice acronimo per facoltativa) è stata la meno frequentata di questo campo, e probabilmente anche del precedente; ma questo ha finalmente permesso al nostro scalcinato coretto a capella di intonare dei canti che sono stati cantati con dignità. Dopo cena (l'Ultima Cena!) è stato velocemente preparato tutto per il film che, per motivi d'età degli spettatori e - soprattutto - di tempo, è stato scelto essere El Cid, una specie di versione consolatoria della vera leggenda (non ch'io m'intenda di medioevo spagnolo, diciamo quella eternata dal vecchio film e dalla campagna di Age of Empires II); film che non ha riscosso unanimi consensi, specie da parte di qualche rumoreggiante animatore che, non so se perché io cominciassi a patire la stanchezza dopo sedici giorni di campo (ma non credo, perché più che altro ad infastidirmi è stata la spocchia, e non che a me sia piaciuto). Dopo il film, non so bene cosa abbiano fatto tutti. Quando sono uscito, stavano andando a coprirsi per il falò, dove io mi sono subito recato, più a dare assistenza morale ai papà che altro, e certo a portare ad uno di loro il pile affidatomi dalla figlia premurosa, o forse dalla oglie apprensiva. Dopo aver approntato questo espediente scout, ed averlo reso sufficientemente vivace, è arrivato il gruppo in silenzio, e nella lontana luce del fienile, le ombre delle gambe in silente movimento si moltiplicavano quali quelle di un esercito in marcia. Sono arrivati, e c'è stato un bel daffare per convincerli a non mettersi tutti sottovento, ad affumicare come e peggio dello specke delle pile frontali, è stato letto un altro, importante e suggestivo (e questo è quello che non mi piace del libro: che sia suggestivo, ma suggestivo di cosa, non è dato sapere) capitolo del Piccolo Principe; dopodiché, preghiera, e rientro al maso teoricamente in silenzio. Teoricamente per vari motivi, il principale dei quali che noi "grandi" ci siamo fermati al fuoco, perché era un peccato sprecare le braci, e gettare le croste del grana. E, per un attimo, pecchiamo di anacoluto, come diceva il mio prof del liceo: la peggior coppia di fidanzati che abbia mai visto; ché ha la precedenza l'Amica, il che può essere letto in due sensi, che non guasta mai. Comunque, ad un certo punto ci prende il sospetto, benché dal maso non arrivi punto rumore, che su si stia consumando casino, e in due rientriamo a riordinare (ma non nel senso di riassettare). Forse, con una dose overzelante di energia, reprimiamo quelli che vogliono dormire sul terrazzo, tanto piùche è bastato spegnere il fuoco perché iniziasse a piovere; ma, spostando la ritirata più in là, fino all'una meno un quarto tutto è relativamente tranquillo, o viene tranquillizzato.

E si dorme l'ultima notte al fresco (anzi, verso mattina decisamente al freddo, nonostante le doppie coperte) fino al mattino umido e nebbioso. Che, però, è un Altro Giorno.

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Cronache dal Campo: Day 15 - 13 agosto

Bisognerebbe costruire un monumento alle signore, le cuoche e le mamme; ed anche ai due papà che sono scesi a Campo Tures alle quattro e mezza, per prendere il pane per i pranzi al sacco e per prepararli. Forse con troppa efficienza, dato che tutto era pronto alle sei meno un quarto. Solita trafila di camminata all'autobus, per salire a Casere onde raggiungere, di nuovo, il rifugio Brigata Tridentina ed i suoi simpaticissimi (si fa per dire) gestori. A differenza dell'altra volta, quando la partenza era rimasta in forse fino all'ultimo ma poi - almeno per il tratto in salita - era uscito il sole, e comunque era una giornata limpida; stavolta, invece, pur non avendo piovuto neanche nella nottata, e quindi essendo certa da sempre la partenza, la nebbia non s'alzava, e fin da subito s'intuiva che la visibilità, oltre gli zoccoli glaciali di Lahner Alm e del rifugio, sarebbe stata pessima. Ed il freddo, come al solito, mette le ali ai piedi nei primi chilometri; finché il misto di freddo e sudore costringe a coprirsi, ed il fatto che, così camminando, il mio gruppo di testa avesse seminato tutti gli altri, mi fa fermare, affidare la testa del gruppo ad uno degli adolescenti, e doveva scontare il fatto di non esserci arrivato la settimana prima, ad attendere il gruppo di mezzo, per portarlo su lungo la Scala Tortuosa.

Quando arriviamo allo scollinamento, quello che dovrebbe essere il rifugio è una sagoma indistinta in una nebbia indistinta; né tale nebbia accennerà a sollevarsi, finché rimaniamo in quota; solo, nei momenti fortunati, si vedrà il fondovalle. È un po' buffo indicare monti, passi, ghiacciai e mostrare una pagina bianca. Sommando il freddo, le condizioni meteorologiche che rendevano inutile la salita in Austria, e l'innata simpatia e disponibilità dei gestori austriaci del rifugio, subito dopo pranzo siamo scesi, e più o meno atleticamente abbiamo raggiunta la chiesa all'imbocco del sentiero, dove ho sperimentato per qualche quarto d'ora la vita del pastore, cioè steso sotto una pianta a sonnechiare ed a guardare che i ragazzi non cadano nel torrente (che, a dire il vero, sarebbe stato abbastanza inevitabile: al limite, ad avvisare che erano caduti). Ecco, direi che è la cosa più simile al buon tempo che abbia fatto in questi giorni. Ma, mentre gruppetti sciamavano verso il bar sull'altra sponda del ruscello, per comprare il gelato e tornare coi sottobicchieri della birra, onde farsi belli finché qualcuno non avesse scoperto il trucco, si consuma la tragedia della giornata; tragedia retorica, come Shakespeare chiamò il suo Giulio Cesare, frutto ultimo e visibile (perché alcune piangono) della guerra sottotraccia tra società sportive, ciascuna con il suo giro di amicizie ed il proprio harem (benché alle ragazze faccia anche comodo stare in mezzo, contese da cavalieri serventi). Tragedia che si trascinerà, con tuonante discorso alla Savonarola del don dal pulpito (uno dei migliori di sempre, tra l'altro) ed anche con un mezzo tentativo di sciopero della fame. Ma, sarà il mio guardo distaccato o il mio cuore di basalto, sarà la verità delle calde, la faccenda mi scivola abbastanza addosso; ed è più divertente assistere alle schermaglie dei pochi adolescenti che, ad esempio, sotto lo sguardo radar dei genitori, che però sono attenti solo ad alcune cose e meno ad altre, fanno strage, indipendentemente dal fatto che siano feroci ultras 'tècabega o miti scout I puffi sanno, di microrane appena mutate, escogitando sempre nuovi supplizi, in competizione con gli sterminatori della lettura di Ezechiele, che ho la ventura di proclamare. Dopo essermi avvicinato ad una di terza media che ascoltava un iPod vintage (concetto in sé contraddittorio, ma i testimoni possono confermare che rende l'idea), per farmi un po' un'infarinatura dei gusti di questi giovani...per rimanere sconvolto, perché si andava dalla colonna sonora di High School Musical alla suite "Un americano a Parigi" di Gershwin, dalla deteriore commerciale anni '90 ai pilastri del rock classico. Tutta colpa, senz'altro, dei 60 GB di disco che spinge a caricare senza pensarci più di tanto; per quanto riguarda il gusto, con il tempo si farà, credo.

Tornati a casa, con tutta la trafila di autobus a ritroso, troviamo la rediviva (e, stavolta, si spera definitivamente) Arianna, che da quando è iniziato il campo ha passato più tempo a letto che tra noi. Dopo la messa, cui si è già accennato, è venuto il momento della cena che - nonostante la fame post camminata - non ha riscosso molto successo, anche in seguito al tentativo di digiuno di solidarietà; e, dopo i servizi, preghiera e "messa a letto" dei ragazzi, con meno decisione del solito, ché già in tanti sono crollati.

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Cronache dal Campo: Day 14 - 12 agosto

Finalmente riesco ad alzarmi dal letto ad un orario decente, cioè prima del don, e più o meno insieme ai padri. Ancora, finalmente il pane è arrivato ad un'ora decente, e la sveglia la do io, come da costume. Ho già detto che adoro questi ragazzi? Ecco, poiché le mie sveglie sono abbastanza energiche, stamattina il Casati ci ha svegliato a calci rotanti. Dopo colazione, l'attività del giorno è travestirsi da personaggi dei vari pianeti incontrati dal Piccolo Principe, ed mio distinto Uomo d'Affari se ne sta a prendere il freddo per ore in camicia, cravatta e giacchetta, mentre le nuvole sempre più plumbee scendono dal Sasso Nero, e coprono lentamente le cime più lontane ed i ghiacciai, finché non rimane traccia di quello che c'è oltre il primo zoccolo glaciale, ed infatti una delle ragazze, dotata di indubbio spirito d'osservazione, scommette che non esistono altre montagne, e perde e deve pagae pegno, un bacio a stampo, a proposito del quale vengo edotto trattarsi di un bacio normale, e deduco che sia una specie di formula tipo entro e non oltre, necessaria alla formalità della scommessa.

Nel pomeriggio, mentre fa sempre più freddo, minaccia pioggia sempre più insistentemente, e sempre più strati di lana mi separano dal mondo esterno, giochiamo i tornei, ma più che altro giochiamo a fare e disfare le squadre, visto che, lasciando fare a loro, giocherebbero solo in ventotto su sessanta. Il tempo passa e così la temperatura, mentre il cielo rimane coperto, ma non scappa che qualche goccia di pioggia. Mentre osservo i ragazzi e le ragazze che giocano, capisco nell'ordine 1)perché le scale ogni giorno si riempiono di sabbia, dacché ce n'è un mucchio che servirebbe per l'ediliza, credo, e quattro o cinque, come all'asilo, ci giocano dentro; 2) cosa, in una delle ragazze, mi ricorda la sorella maggiore, ben piazzata nelle mie grazie: occhi e naso; 3) che, dopo aver deciso che padre mi piacerebbe essere, ho stabilito come tirare su i miei figli. Bene. Adesso arriva il difficile.

La cosa più divertente di questi giorni, comunque, è la spada di Damocle che mi curo di appendere sopra la testa delle nostre adolescenti al seguito, con la ventilata mossa del blog, o la più esplicita di parlare direttamente con i genitori, presenti, con cui divido il desco, e che ascolterebbero volentieri. Per ora, sono solo risate. Spero che prima o poi arrivino le lacrime. Dopo cena, serata d'animazione.

Io avrei un'informazione con la quale sconvolgere un'adolescente, ma per ora mi trattengo; e raccolgo attorno a me una piccola folla di refrattari al ballo, cui narro i primi giorni di queste cronache. Poi si va a letto presto, in buon silenzio, perché l'indomani la sveglia è alle 5.30; e non per finta, checché ne pensino, fino all'ultimo, i ragazzi. La disciplina è buono nonostante l'eccitazione da balli, e devo solo fare una lieve strigliata alle ragazze di terza media, che si sono svegliate dopo tre giorni di coma, ed alle signore che rumoreggiano più del solito.

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Cronache dal Campo: Day 13 - 11 agosto

E già la seconda mattina il ritmo naturale delle cose, come se il giorno prima fosse stato una specie di Carnevale della Sveglia. In altre parole, siamo noi a svegliare loro e non viceversa. Derubandomi dell'incarico, le due adolescenti al seguito delle famiglie si occupano di passare nei piani e ricordare ai ragazzi che, oggi, avrebbero scoperto la differenza tra una passeggiata ed un'escursione, essendo che si sarebbe andati a Schöllberg Alm. Dopo colazione e distribuzione dei panini, messa in pericolo dall'inusitato ritardo del misterioso "Gnomo del Pane", ci incamminiamo verso Schwarzenbach Alm per prendere il sentiero - che ci aveva dato problemi già con gli adolescenti - che circonda tutto il Monte Lupo, ed entro un paio di tentativi la imbrocchiamo, e non capire come abbiamo fatto a non trovare l'imbocco la volta precedente. I ragazzi delle medie camminano in modo molto più compatto; nessuno corre avanti a chi guida la fila, e soprattutto nessuno osa fermarsi prima del più bello, al ponte di Stallila. A Schöllberg Alm è un'altra giornata di sole, minacciata invero da un terrificante temporale che, però, come è sceso dallo Schwarzenstein così ci è tornato, ed i ragazzi in quantità si sono buttati a fare il bagno nel torrente; sperando di avere abbastanza tachipirina per i giorni a venire.

Il rientro è rapido, e per l'unica volta nei due campi otteniamo che l'animatrice da sempre chiudifila tagli per prima il traguardo, almeno una volta, almeno da qualche parte.

Nuovamente le docce e, poiché sembra che sia stato neutralizzato il commando-guardoni del giorno prima, un paio di ragazzine deve correre ai ripari andando a fare la doccia nel bagno responsabili, e passando in discinto desabilles in mezzo a tutti ("Ma sotto ho l'intimo"). Prima della messa, dobbiamo anche registrare che - in mancanza di spazio, pare o, meglio, dicono - un due tre ragazzine debbono chiudersi in bagno con un manipolo di ragazzi, per raccontarsi i segreti, e chissà perché sono proprio quelle che segneresti a dito. Alla faccia dell'apparenza che inganna; ma qui, probabilmente, non c'è molto altro, dietro l'apparenza.

A Messa, o - meglio - nel fervorino preMessa, viene messa in luce la più peculiare delle divisioni tra i ragazzi, cioè quella tra Scanzesi e Sisaliani (cioè, tra giocatori della squadra di calcio del paese, la Sportiva, e quella dell'oratorio di Scanzo). E, sarà il differente modello umano di riferimento, con che allo Scanzo tengono solo quelli brillanti, ed i giocatori lo sanno, ma la mia simpatia va ai Sisaliani sempre in divisa, piuttosto che agli Scanzesi che si atteggiano a grandi campioni con assurdi vezzi, tipo il codino in fronte da chihuahua; pur dovendo scontare una giovanile militanza nella Sportiva - che mi hanno detto essere veniale, perché ai miei tempi la Sisal non c'era, e poi non sono di Scanzo, ma di Rosciate, e quindi non si capirebbe perché dovrei giocare nella squadra dell'oratorio del paese rivale. In effetti, c'era in cantiere una società sportiva Oratorio di Rosicate, ma è stato un progetto, per quanto covato da alcuni, presto abortito alla prova pratica. Nonostante la simpatia, è comunque naturale che non sarà questa a farci recedere in quanto a norme disciplinari, e ne combinano parecchie gli uni come gli altri.

Dopo cena, mentre noi adulti gustavamo lo strudel regalatoci dal panettiere che, sacco di pane dopo sacco di pane, si sta costruendo una villa alle Maldive, bisogna iniziare a trattenere i genitori che - preoccupati, alcuni a ragione altri con meno ragione - dell'igiene morale delle figlie, bevono il caffà con un occhio retroflesso, a cogliere quello che succede attorno a loro. Vorrei avere - anzi, no, vorrei essere - un padre così (con lo scialpinismo e tutto il resto). Dopo aver guardato l'impagabile Cappuccetto Rosso e gli Insoliti Sospetti, e le scene tagliate, tra le quali entrerà nella storia "Segui l'uovo. Le uova galleggiano sempre verso sud", il rientro a letto è stato ancora più pacifico del giorno precedente, salvo la cagnara della mia camera, dove padri madri figlie facevano a gara a chi si dava più sulla voce, tanto che il don, entrando e facendo il verso al trampoliere del film, se ne esce con "imbarazzo..." e si allontana. Noi (da intendere in senso maiestatis) scrolliamo le spalle, perché niente ci imbarazza, di queste cose, e tutto ci è noto; e ci divertiamo con l'oscura e ventilata minaccia (che poi non è una minaccia, ma è verità) di pubblicare queste noite, e si sa mai che sfugga, da qualche parte, un nome o criptiche iniziali, ma non abbastanza nascoste.

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domenica 17 agosto 2008

Cronache dal Campo: Day 12 - 10 agosto

Il primo pensiero prodotto, al mattino, è che questi sono pazzi. Avevamo la sveglia alle 8.00, e dalle sette meno venti tutte (o quasi) le stanze si sono animate ed alzate, ed hanno incominciato a prepararsi ed a rumoreggiare. Al punto che, al contrario del solito, sono stati loro a svegliare noi e non viceversa. Ed abbondantemente prima delle otto. A mio avviso, la nuova gestione delle colazioni presenta luci ed ombre: luci, perché c'è la spremuta, ed ombre perché il servizio ha l'aria molto più caotica. Mentre sembra che si sia guadagnato in efficienza, nelle colazioni, pr quanto riguarda il pulire - ma sarà perché lo facciamo noi "grandi". Per le attività, la divisione in gruppi mi assegna la responsabilità di metà terza media, e devo dire che qualcosa di buono c'è, anche a scavare un po' sotto la stupidità ostentata di qualcuno.

Più tardi messa domenicale, con esclusivo accompagnamento a capella di Michaela e mio, perché il nostro chitarrista rock non conosce gli accordi, ed a parte incomprensioni sulla nota d'attacco di Quale Gioia credo ci siamo disposti in un intervallo vocale di una quinta esatta (cioè, è come se cantassimo con gli accordi). Nel pomeriggio, per tiempire i tempi, altra passeggiata verso Rio Bianco (Weissenbach). Passeggiata che, per l'apprensione e per la cura delle mamme, prevede scarponi obbligatori; io vengo con sandali e piedi scalzi, e mal me ne incoglie, ché nel risalire le prime pendici del Montebello (Schonberg), tentando di usare una gentilezza all'austriaco felice che sfalciava il prato in mezzo al mio sentiero, ci infiliamo ad aggirarlo nel bosco peggio tenuto di tutto l'Alto Adige. Per poi vedere che l'agreste tagliaerba ha tolto il distrubo, e gli ultimi entrano tranquillamente nel prato. Incomincia un lungo traverso per pascoli e brevi tratti di bosco insidiosi d'ortiche, finché un gruppo di raccoglitori di ribes, attardatosi, si perde, e ci fermiamo proprio sopra Oberegger per fare merenda; scendiamo per la vecchia strada fino ad Innerbach, vecchia strada ormai per lunghi tratti completamente abbandonata ma ancora segnata sulle mappe, dove l'asfalto riaffiora, a chiazze, sotto l'erba di questo Verdecammino. E, con grande gioia di tutti, si fanno fare le docce.

Devo riconoscere che questi ragazzi sanno essere simpatici, almeno in parte; ad esempio, edotti del fatto che la nostra sistemazione è nella Valle di Rio Nero, che si cammina verso Rio Bianco, e che l'indomani saremmo andati a Rio Rosso, qualcuno aggiunge che, a camminare ancora, saremmo presto finiti a Rio De Janeiro; e, dall'altro lato, mi hanno - non so bene per che motivo - equiparato a Chuck Norris, dacché Il Casati ha contato fino all'infinito. Tre volte. Mentre scalava questa montagna con una mano sola. e cose del genere; e, dopo il gioco notturno, identico a quello degli adolescenti, anche Maestro Casati, o Lord Casati. Il gioco notturno, appunto, ha sollevato qualche problema. Il primo, di tipo tattico: sarà stata la paura del buio, sarà stata la poca fortuna ma i ragazzi si sono mossi in gruppo, e per caso dalla parte sbagliata; e dunque sono passati al Lato Oscuro a decine alla volta, anche perché i papà giocano con troppa serietà, e seminano strage; il secondo problema è di tipo sociale, per via dei rapporti fattisti tesi con l'inferocito vicino di Ausserbach Hof, che ha liberato i suoi cani contro i ragazzi, ed è sceso a minacciare denunce. ed ha fatto finire il gioco in anticipo; il terzo, e ben più grave, di tipo etico, perché così facendo ha vinto il Male, e Darth Fener ha ucciso Obi-Wan prima del tempo. Ma la seconda sera del campo è stata fantastica. Tutti a letto quasi subito, e comunque in silenzio. Adoro questi ragazzi, che basta alzare la voce una volta, e tutto tace. E sarà sempre meglio, credo. perché li stanchiamo sempre di più, e saranno sempre più debilitati ed assonnati. Ed anch'io dormo sempre meglio, nonostante la camera sia affollata ed i papà, calorosi, dormono con la porta-finestra spalancata. Così si irrobustisce e diventa più vigoroso il mio mal di gola.

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Cronache dal Campo - Conclusione Campo Ado

Sulle prime ero convinto che il secondo fosse un concetto espresso da S. Paolo; poi, dopo aver scartabellato tutte le sue lettere, che l'avessi sentito chissà dove o me lo fossi inventato; poi, ancora, rientrato a casa, ho fatto una ricerchina su google, ed è saltato fuori essere di S. Tommaso. Il che mi rassicura, sono meno eretico di quanto pensassi. Ad ogni modo (e ricordate le fila di intepretazione):

Le profezie scompariranno; il dono delle lingure cesserà; la scienza svanirà. La carità non avrà mai fine. Ora esistono tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità. Ma un giorno la Fede finirà, perché vedremo ciò che ora crediamo; la Speranza avrà termine, perché avremo ottenuto la nostra Speranza; ma la Carità rimane per sempre. Perché la Tua Verità è la Carità

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Cronache dal Campo: Day 11 - 9 agosto

Al mattino, evidentemente, tutto tace. Anch'io. Prima che rivolga la parola a qualcuno passano quarantacinque minuti, e tali parole sono mi raccomando, svegliate solo chi merita, e di fatto la sala da pranzo si riempie solo o quasi di ragazze, ma purtroppo anche i fautori della rivolta si svelgiano entro il tempo massimo (col senno di poi, avremmo potuto anticipare la sveglia, senza dirlo). Il programma mattuttino è abbastanza frenetico, perché pende su di noi la spada di Damocle dei ragazzi delle medie il cui arrivo è atteso entro metà mattina, per il cambio della guardia. Nella veloce pulizia delle camere, emergono relitti del tempo che fu. Derrate bastanti a sfamare una persona per una settimana, le marmellatine, scomparse dalla dispensa da giorni, sono rinvenute negli angoli reconditi delle camere, da sotto i letti e - quasi - nelle vaschette dei water.

Io - un po' meno diligentemente degli altri, ma del resto dovrò solo cambiare di camera - sistemo le mie cose e le porto dabbasso, giusto in tempo perché mi venisse chiesto cosa stessi facendo, e mi fosse detto di riportare tutto di sopra, prima che qualcuno caricasse la mia roba per sbaglio, nella camera di fronte alla mia. Ed intanto c'è da preparare la riflessione-summa, e vedere di prendere un po' di misure per il rito dei saluti; che, con il fatto che quest'anno il campo adolescenti è durato dieci giorni, sono stati molto meno strazianti del solito, e questo non è un male. Dopo la lunga messa conclusiva, con condivisione che, di fatto, è coincisa con l'intervento da parte di tutti o quasi, il pranzo a base di pasta fredda e la lunga attesa di quelli delle medie, del dolore e della partenza. Cosa devo dire, io, del Campo Ado?

A parte la rabbia, a parte il poco sono, a parte alcune fugaci preoccupazioni non degne di me, la mia verità sul campo va ricercata nella mia Conclusione, nella terza fila delle interpretazioni. Che penso, non per sfiducia, che ben pochi riescano ad intravedere.

Ma il tempo è giunto, ed inizia il Campo Medie. I miei soci, come si dice, scendono, e rimangono alcuni adolescenti ed un paio di giovani. E si dirige il traffico dei borsoni, e si iniziano a prendere le misure del campo da calcio. Ai ragazzi delle medie serve per giocare, ed alle ragazze serve per guardare i ragazzi, come in una sorta di Non ci resta che piangere, ma alla rovescia. Si sistemano le camere, e si ripetono in sedicesimo le polemiche sulle dimensioni, e le ragazze protestano per il Mulino, lezione di sobrietà che abbiamo deciso di impartire loro. Ed usciamo per la prima passeggiata, che mira ad attirarmi gli strali di queste mamme iperprotettive, che ci accompagnano ed hanno insieme il compito, arduo ed ingrato, delle moderacasati. Fortuna che ci sono i padri, ma di questi parleremo compiutamente in un'altra occasione. Per ora limitiamoci alla cena, abbastanza parca e sembra essere un caso unico, ed all'inizio delle attività. Ed alla prima notte, che li vede ipereccitati ma non cattivi, rumorosi ma non maliziosi, ed infine placidamente addormentati. Ma per poco, perché l'indomani si svegliano alle 6.30, un'ora e mezza prima di quanto fissato. Ed io dormirò tranquillo per la prima volta, in camera con don, i padri ed il piccolo Paganoni, sulle prime eccitatissimo o - con le sue parole - quanto sono felice!, e presto moderato perché, pur invitato ad essere meno felice, saltando sul letto a castello prende una botta in testa che ne basterebbe la metà, e si placa.

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sabato 16 agosto 2008

Cronache dal Campo: Day 10 - 8 agosto

Birnlücken Hütte, o non è un sentiero per vecchi

Il mattino (o meglio, la tarda notte, ché la sveglia per me suona - metaforicamente, perché non ho mai avuto bisogno della suoneria del cellulare - prima delle cinque, per verificare il tempo), si osservano umidi vapori e soffi di lampi che si inseguono sulla mia testa, e poi giù sopra Lutago, fra le cime della Valle di Riva e poi giù nel fondovalle. Ma sono come gli ultimi scoppi dei fuochi d'artificio, e verso le cinque il tempo, pur restando minaccioso, dà evidente segno di calmarsi, e si decide di dare al sveglia e partire. In effetti, già prima delle sette, mentre la nostra colonna assonnata scende a Klammerhöfe per prendere l'autobus, il cielo si sta aprendo di sereno. Il viaggio verso Casere è lungo, anche perché la compagnia è quasi integralmente addormentata e c'è poca conversazione da fare. Alle otto meno dieci, sbattendo per il freddo e guardando con invidia l'Epo che sembra resistere in canottiera, briefing sull'escursione del giorno e preghiera del mattino.

Il sentiero (la stradetta) si inoltra pianeggiante verso la testata della Valle Aurina (ormai l'ho capita, Ahrntal), tra alpeggi ameni ed il torrente spumeggiante, per chilometri ombrosi e freddi, fino a scontrarsi sul primo zoccolo glaciale, e ad affrontare la via dritta fino a Lahner Alm (1980 m), che era la tappa intermedia, che in teoria - facendo affidamento ai tempi delle guide - doveva essere l'obiettivo per i non camminatori, ma - a parte una che era oggettivamente e seriamente inferma - gli unici a fermarsi, in cinque, lo hanno fatto molto più per poca voglia, o per interessi altri rispetto alla condizione fisica ed alle condizioni della montagna. Dopo la malga Lahner c'è una vasta piana acquitrinosa - ed è l'unica zona umida convincente trovata nelle nostre escursioni, e poi un nuovo, cattivissimo, zoccolo glaciale, che per analogia chiameremo la strada tortuosa, e che per oltre quaranta minuti di ripidi stretti tornanti da sputare sangue e non solo. Ci si alza, una rampa dopo l'altra, senza avanzare di un metro, ma solo innalzandosi come in ascensore, finché si sbuca nella testata della Valle Aurina. Non che il sentiero si plachi, fino al poggio su cui sorge il rifugio Brigata Tridentina (2441 m), preannunciato dalle bandiere gemelle (come De Vito e Schwarznegger, cioè una minuscola e l'altra enorme) di Italia e Tirolo, il che indica che si tratta di un rifugio CAI, perché gli altri non hanno quella italiana, e da una croce in ferro battuto e smaltato di rosso. I rifugisti - questi sì, veri rifugisti e non albergatori - si informano sulla nostra meta e ci informano sul meteo, preannunciando grandine; infatti, il cielo si è già nuovamente chiuso. Con un piccolo gruppo, dopo esserci ricompattati, proseguiamo per la nostra meta definitiva, la Forcella del Picco che ci separa (o unisce, termine esatto trattandosi di un evidente valico commerciale) dall'Austria, e la raggiungiamo spazzati dal vento, e reclamiamo al sacro suolo della Patria e del Re almeno cinque metri del territorio oltre il confine austroungarico, confine varcato in armi, cioè armati da racchette da escursionismo. Abbiamo poi mirato ad ottenere posizioni lungo la cresta sud, ma l'inizio di avverse condizioni meteo ci ha impedito di completare lo schieramento, che speriamo poter concludere la settimana successiva, quando saliremo con le medie. Sul confine abbiamo poi girato un video che testimonia l'uso, ancora attuale, del passo per il contrabbando di generi di consumo quali i cappelli tirolesi.

Scesi al rifugio ci siamo accorti che la poca pioggia gelata che avevamo preso non era nulla al confronto con l'acqua e la grandine che aveva afflitto le nostre retrovie, e con quella che renderà un tormento la spedizione del secondo gruppo al confine. Dopo aver esasperato il rifugista per la nostra prolungata e chiassosa permanenza, abbiamo intrapreso la discesa, interrotta da soste alimentari alle varie malghe gestite lungo il percorso, recuperando per strada i nostri figli perduti di Giuda, provando un bicchiere di retrogusto (succo di sambuco!) ed aspettando che gli elementi si scatenassero, ed arrivasse il nostro autobus. Gli elementi, che in fondo ci sono stati soltanto mediamente avversi, decidono di infierire contro di noi nelle poche centinaia di metri che separano la fermata dell'autobus dalla casa, ed arriviamo tutti fradici; ma non ci abbiamo mai messo così poco a fare questo tratto di strada. Il maltempo fa saltare anche i programmi di falò vari per la serata, in quanto - anche se non piove più così forte - il cielo è minaccioso e coperto. Curioso è il fatto che il temporale abbia intorbidato le sorgenti, e l'acqua sia di un gradevole color grigio terra; non diciamo le rivolte per la doccia.

Ma, se di rivolte si deve parlare, allora passerà alla storia, nelle pagine della colonna infame, la notte - o meglio, il tempo dopo l'ora di ritirata. Individuato e ritirato il nettare per libagioni non autorizzate giù al Mulino, e terminato il film-facoltativo, che avremo visto sì e no in dieci, è il momento di mandare a letto gli adolescenti, troppo stanchi per tutto fuorché per fare casino. Iniziano male, perché al gentile (e, stavolta, non è ironico) invito a ritirarsi nelle proprie stanze nei confronti di quelli che erano nella stalla, al calcetto o sotto le promiscue coperte dell'esterno, salta su un irragionevole - e palesemente alterato, fossero ormoni alcolo o droga non mi si è lasciato indagare, ma ho chiaramente le mie idee - tribuno della plebe, che inscena una rissa alla G8 ad un richiamo più fisicamente esplicito. Essendosi così fatta tesa la situazione, ed aggravata da inutili ed infantili sottospecie di vendette trasversali, le disposizioni che ricevo sono ritirarmi nella mia stanza e lasciar esplodere le contraddizioni. Improvvisati comizi, moti oscillatori tutti fuori, tutti dentro, violenti contrasti in loro seno, e situazione ampiamente fuori controllo perché siamo stati bravi (eh?) per una settimana, oggi facciamo quello che vogliamo, e vogliamo essere liberi ed autorizzati a farlo sono i rapidi passi verso la catastrofe pedagogica che deliberatamente alcuni di noi teorizzano; ma qualcuno di noi teorici, e facciamo nomi, Eriberto, interviene prima della catastrofe finale, ed a mio avviso così si perde un po' di incisività, sgridandoli ed insaccoapelandoli prima che si ammazzino fra loro, che è - in fondo - quello che vogliamo.

E paziente, immobile ed inattivo in camera mia - come da ordini - annoto ed annoto, né verrà perduta una sola loro parola. E ci si addormenta per l'ultima notte.

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Cronache dal Campo: Day 9 - 7 agosto

Altra mattinata radiosa; sembra che si concentrino nei giorni nei quali non andiamo in montagna. La colazione, che segue la sveglia come da timetable giornaliera, e cioè alle otto, è come al solito caratterizzata da composta sobrietà; ossia, da marmellatine a volontà (composta) ma poche fette biscottate (sobrietà). La notte era stata combattuta, ed abbiamo constatato quanto, in effetti, le polemiche sulla piccolezza delle camere ed il loro affollamento fossero pretestuose; a meno che, come suggeritomi, tutti - i maschi, almeno - avrebbero preferito letti in meno ed armadi in più. Per cominciare, abbiamo ritenuto che uno non avrebbe più avuto bisogno del proprio letto, od almeno delle proprie lenzuola. Si accorgerà della sottrazione solo a notte fonda. Dopo colazione e servizi, l'attività della mattinata è definitiva e - perciò - abbastanza pesante. Oltre ad essere una violenza abbastanza efferata su Platone.

In effetti, può essere che il tempo inizi a far sentire il proprio perso, perché le attività sono sempre meno partecipate ed accolte con più passività ed anche questa, incentrata sul dualismo anima-corpo, rimbalza contro un muro di gomma di abbiamo capito, ok. Poi, ha un bel dire la suora che, comunque, hanno fatto bene l'ora di deserto, perché non è il silenzio ad indicare qualcosa; perché anche le formazioni del Fantacalcio, che in quresti giorni vanno per la maggiore, si possono scrivere in silenzio.

Il pomeriggio si profila libero; in particolare, il don vuole scendere a Campo Tures per visitare il castello, e si tira dietro un gruppetto. Io, allora, ricordando che, ad un quarto d'ora sopra il maso, c'è nei paraggi un parco sospeso, di quelli in cui ti appendi via e cerchi di passare, con tecniche sempre più diaboliche, da un albero all'altro, racimolo un mio gruppetto di impavidi (o, per meglio dire, di impavide, in quanto, a parte noi tre educatori d'accompagnamento, io Epo e Fabio, le interventue sono solo ragazze - o, per dire ancora meglio, non proprio di impavide, o almeno non tutte) ed andiamo a sfidare la forza di gravità. Per dirla alla bergamasca, il percorso è stato un cinema; tra quante mangiano con gli occhi l'istruttore, ma subivano le attenzioni del garzone, attenzioni pesantemente ricambiate in un primo momento, salvo poi rimangiarsi atteggiamenti inequivocabili perché equivocabili, crisi d'isteria dovute all'albero, alle formiche, alla corda, ai moschettoni...e poi i novelli Tarzan e Jane che si allontanano per vie oscure e solitarie, e dove andassero solo Dio sa, e noi maligniamo. Tornati belli sdernati, ed abbondantemente ricoperti di resina, viene il momento della messa e della cena. Nel dopocena, mentre da un lato, scuotendo la testa osservo lo sfuggire alla Peter Pan di alcuni di loro dalla responsabilità dei loro anni e delle loro azioni, dall'altro aspetto sotto la pioggia, ché la bella giornata ha preparato violenti temporali, che il don prepari la propria Bariccata, in modo di andare a dormire, ché per la montagna dell'indomani la sveglia sarà alle 5.30. Mentre si legge una storia sul bambino Platone, una dopo l'altra cadono addormentate le teste degli astanti, benché ormai si sappia che è solo una finta, e che appena si dirà "a letto", tutti salteranno su come molle, per finire il sudoku, salutarsi gli uni gli altri (e quindi $((69),(2))$ volte), andare a prendere il caricatore del cellulare, o della PSP, o della batteria dell'auto; o c'è la terzultima, la penultima o l'ultima sigaretta, e le ultime chiacchiere, e i pettegolezzi che, nelle 18 ore di veglia precedenti non si è proprio riusciti a diffondere.

Dopo tanti giorni, passo alle cattive. In particolare, non tanto con quelli che sono in giro, ma con quelli che lo ritengono un loro diritto. Forse troppo con le cattive, nel senso che può essere che qualcuno si sia trovato aggredito con meno preavviso di quello d'ordinanza (chi va là?pausa-chi va là?pausa-chi va là?pausa-sparo) ma solo chi va là?sparo, magari senza avergli dato tempo di rispondere. Ma, alla fine, pur tra mugugni e polemiche, sono stati infilati a letto. Notte tremenda, sotto il profilo meteorologico, e levata ancor prima delle cinque per tener sotto controllo l'evoluzione dei temporali. Ma è già domani...

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Cronache dal Campo: Day 8 - 6 agosto

Doveva essere una giornata di decompressione, e per i più probabilmente lo è stata. Comunque, nonostante le aspre premesse, al mattino non molti si lamentano per il mal di gmabe o di ginocchia; ma, tanto, the best is yet to come, come si dice. Abbiamo ancora la quota massima da raggiungere. Dopo la colazioni, per i miei standard decisamente abbondante, ma che Spormaggiore era tutta un'altra cosa, come serpeggia il malcontento, ed il servizio di sparecchiatura, abbiuamo intrapreso quella che doveva essere la breve attività del mattino, una specie di riflessione mediata da canzoni su quale sia la natura dell'uomo. Attività con cui ho avuto qualche polemica, prima perché basta con Jovanotti, insopportabile guru delle banalità, e poi perché interroghiamoci sull'Uomo, e non su questi uomini che parlano di sé. E perché nemmeno i peggiori adolescenti dicono - come mi è capitato nel gruppo - questa canzone mi piace perché mi ci sono rispecchiato. Mentre tutti i gruppi svolgevano diligentemente il proprio compito e stavano diligentemente nei tempi, quello del don divaga ed approfondisce, lo commuove e ci fa perdere tempo. Partendo quasi con un'ora dopo l'orario convenuto da casa, per scendere a Lutago via Wasserfall, e rimandando al mittente sia gli insulti perché il sentiero era ripido, sia i complimenti perché era bello, siamo arrivati in paese per il rotto della cuffia, peccato che le incoprensioni con l'ATB di quassù ci avevano fatto prenotare l'autobus successivo, ed abbiamo recuerato una mezz'ora-aperitivo. Impagabile la scena, allorché quando, dopo aver ordinato due calici di Traminer, così - in italiano (avevo già notato che se dici calice ti guardano con un gigantesco punto interrogativo stampato in faccia), la barista si mette a preparare due caffelatte. Momenti di panico, ma poi la colazione (alle 12.30!) viene servita a due avventori al tavolo.

Arriviamo a Campo Tures attorno all'una e mezza, e bisogna combattere con le cucine dei vari ristoranti per farsi preparare qualcosa; ma tanto, non è di cibo che siamo affamati; ed una Weizer media (chissà perché non una Weiss, come si dice da noi, tanto più che è Weissbier anche sulla bottiglia) ed una grappa di ginepro soddisfano il fabbisogno di alcol per il giorno, il precedente ed il successivo. Dopo pranzo ci trasferiamo a Gais, o meglio al lago di Gais, o meglio ancora alla pozza di Gais; un'attrazione tipicamente crucca, mezzo metro di acqua limacciosa invasa di bagnanti e prendisola. In mezz'ora mi sono ricordato perché odio il mare. E per la restnate ora e mezza ho rimpianto il vento sferzante e le gambe stanche del giorno prima. Tra l'altro, più interessante del pomeriggio è stato il metapomeriggio, cioè la riflessione attorno al pomeriggio. Un breve sondaggio mostra che nessuno conosce il termine lascivo, ma allo stesso modo tutti sono pronti a giurare di non esserlo, incuranti del ghigno beffardo, non solo sul mio volto, che accompagna alcuni dinieghi. Intanto, nel pomeriggio è stata sperimentata l'unità di crisi in caso di smarrimento di persone. In sostanza, la suora non si è fatta trovare per mezz'ora, per vedere quando ce ne saremmo accorti; ce ne siamo accorti entro dieci minuti, e ce ne siamo immediatamente fatti una ragione. Al suo ritorno, con lamentele, le è stato placidamente risposto che ci saremmo comportati allo stesso modo anche se si fosse perso un adolescente. Mentre tutti, al ritorno a casa, si affrettano alla doccia, il tempo passa e ceniamo ad un orario significativamente indicibile, dopo la messa facoltativa che ha riscosso ottimo successo di pubblico. A cena, evidentemente si festeggiava qualcosa perché dalle cantine del don è uscito un po' di Montalcino, e così la giornata ha avuto il titolo di migliore per quanto riguarda il consumo moderato e responsabile di alcolici.

Dopo cena, mentre pioveva e ci si interrogava sulle previsioni del tempo, si organizza una serata di giochi musicali, ed è inutile dire che noi giovani, anche alla luce di una maggior esperienza di cartoni animati, ne usciamo indiscussi trionfatori - sebbene sia alcuni di noi che molti adolescenti abbiano preso il gioco un po' troppo seriamente, neh. Man mano che la fine del cmapo si avvicina, le serate e le nottate diventano più difficili. Quasi due ore tra la ritirata ed il silenzio. Ma sarebbe un peccato lamentarsi troppo, perché - comunque - non c'è paragone con la guerra aperta dell'anno scorso. Forse sto davvero diventando più buono; credo che dovrò rifarmi distruggento la psiche di una o due adolescenti che ho adocchiato (nel senso, che sembrano forti da fuori ma intimamente fragili); sarebbe una cosa oggettivamente malvagia, e meramente inutile. Il più elegante tipo di male. Ma boh, perché se poi questa attenzione potesse implicare interesse da parte mia? Meglio evitare, vitanda sunt bonis; e non tutto ciò che piace è cattivo. Ma cosa non lo è?

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Cronache dal Campo: Day 7 - 5 agosto

Il rifugio Porro del CAI di Milano si raggiunge brevemente (in 1h30') dal Lago di Neves, e molto meno brevemente da Riobianco. Essendo, però, che Riobianco è - praticamente - ad uno sputo sopra di noi, non c'è scelta per quanto riguarda l'itinerario, il che ci permette una sveglia abbastanza tarda, alle ore 7.00. Come al solito, ci sono persone che mancano completamente l'obiettivo-abbigliamento: ci sono ragazze con shorts così short da essere poco più che mutande; considerate le ragazze, noi non avremmo di che lamentarci, non fosse che avrebbero mangiato del freddo allucinante; e quei due tre riottosi che, scalassimo l'Everest, comunque verrebbero con scarpettine che li metterebbero in difficoltà anche a camminare in un giardino. Le prime maledizioni mi arrivano quando, in luogo della comoda strada fortestale che da Rio Bianco doveva portarci alla Malga Göge (2048 m), lavori di costruzione di una condotta forzata ci costringono a tagliare strada e tornanti, e si sale decisi e stringendo i denti nel bosco. Più su, ripresa la strada, c'è ancora la possibilità di tagliare, ma chissà perché nessuno mi segue nella mia impresa; e, quando arrivo a Gögealm, vedo, lungo i ripidi zoccoli glaciali che ci separano dall'evidente insellatura dove deve trovarsi il rifugio, i nostri corridori che, cascasse il mondo, devono metterci metà del tempo segnato sulle guide.

Io, in realtà, sto salendo ben poco in salute. Non so se i crauti del giorno prima, perché la colazione credo di averla fatta giusta - ma in due o tre occasioni devo fermarmi e convincere il vomito ad andare o su o giù. Il colpo di grazia arriva arriva, appunto, alla sella, quando in lontananza (20', 30', ad occhio) si staglia il rifugio contro il cielo, ed il vento gelido mi schianta, costringendomi a cambiare maglietta e ad infagottarmi, causa shock termico. Arrivo al rifugio ai limiti del cadaverico, e mi precipito all'interno, a mangiare caldo, e cose calde. Ma ci vorrà comunque un'ora per riacquistare un corretto rapporto con la temperatura esterna E come facciano quelli a stare fuori, mistero. Viene il momento del ritorno, e - consigliati dal rifugista, come da programma, ma tratti in inganno da un'errata lettura della tabella dei tempi - affrontiamo la traversata (bellissima, alti tra pietraie moreniche) per il Tristensee, e poi il tuffo da 2300 a 1400 m in poco più di un'ora; il che ha spezzato gambe, distrutto ginocchia, incrinato menischi; ma miracolosamente con tutti, anche i più placidi, abbiamo disintegrato il tempo previsto di discesa e siamo riusciti a prendere al volo l'autobus - l'ultimo autobus della giornata. E poi è stato coniato il miglior insulto del campo, Casati ti strappo quelle basette da Lupin, benché sia una settimana che vado ripetendo essere da Francesco Giuseppe.

A casa, tutti distrutti, ed infatti dormono fino all'ora di cena (grosso errore da parte nostra, lasciarglielo fare) e dopo cena praticamente solo la preghiera, altro errore. La serata è la peggiore che la cronaca ricordi, fino ad oggi. Man mano che il tempo passa, sempre peggio. Sarà che siano stanchi loro di fare i "bravi", o io di non dormire, o che stessi male (per una volta, mi sarà concesso) e che fossi meno disposto a tollerare gente per corridoi e scale; o che, infine, il rispetto per i malati - il contagio è arrivato nella mia camera, attenzione - ci faceva essere più rigidi, fattosta che si è urlato parecchio. La nottata fa registrare unache una probabile rottura di amicizia di vecchia data, quando due ragazze, nel fare le stupide, hanno finito per spingersi sul pianerottolo e giù per una rampa di scale, di schiena a rotoloni. Prima notte in cui ho patito il freddo - vade retro, contagio!.

Alba tersissima.

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