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lunedì 21 febbraio 2011

Geopolicy

Più o meno, nel mio mondo le cose andrebbero così.

Sono le venti e due minuti, il TG1 apre con le notizie della guerra civile in Libia (non chiamiamole più "rivolte", ed immagino che il Direttorissimo sia allergico quanto me a "rivoluzione"), quando Tiziana Ferrario annuncia una conferenza stampa in diretta da Palazzo Chigi. Di fronte ai pochi giornalisti che non sono andati a cena, si presentano un Presidente del Consiglio terreo in volto, un Ministro degli Esteri tutto tremebondo (ma pettinato ed abbronzato perfettamente, come al solito) ed un Ministro della Difesa con lo sguardo ancora più spiritato e febbricitante del solito.

Con quel tono contratto e secco di quando dice qualcosa che non gli fa piacere, il PresDelCons comunica che, in seguito agli sviluppi della crisi in Libia, il Governo Italiano, dopo aver inutilmente tentato di persuadere Gheddafi a desistere dalle violenze contro il proprio popolo ed il proprio paese, ha deciso di intervenire per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini libici (La Russa accanto alza gli occhi al cielo), l'incolumità degli italiani in Libia e gli interessi economici e commerciali delle imprese italiane (Frattini annuisce vistosamente). I cittadini italiani saranno rimpatriati entro 48 ore. Vi lascio al Ministro della Difesa per i dettagli.

E, felice come una pasqua, quello prende la parola (qui si prega di immaginare il siculo-lombardo parlato dal ministro) con mefistofelica soddisfazione.
Venticinque minuti fa, cacciabombardieri del 37° Stormo sono decollati dalle loro basi di Trapani, con obiettivo le basi aeree libiche. La loro missione, che stanno compiendo in questi minuti, è inibire il potenziale aereo libico. Sappiamo tutti che nelle ultime ore i caccia libici sono stati usati per attaccare i rivoltosi nelle varie città della Cirenaica e della Tripolitania. La flotta è salpata dal porto di Taranto per occupare i porti di Tripoli e Bengasi. E conclude L'Italia, centocinquant'anni or sono, era fatta. Nel sacro centocinquantennario voi avete provato, ciò che era voto de' nostri grandi che non speravano si avesse da avverare in così breve tempo, voi avete provato che sono fatti anche gl'italiani.



EDIT: Non ci sono andato poi così lontano

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martedì 17 agosto 2010

Informazione sulla Brigata "8 aprile"

La Brigata "8 aprile" è un'unità interforze delle FF.AA. costituita con lo scopo di condurre la delicata operazione "Figlia del Reggimento". La costituzione della detta brigata è stata confermata da decreto del Ministero della Guerra in data 15 giugno. La Brigata è costituita da un reggimento dell'esercito (arma di fanteria) precedentemente in servizio territoriale nella Regione Militare Bergamo Città e da un battaglione Speciale, incaricato delle azioni non convenzionali, per l'occasione distaccato dal Corpo d'Armata Speciale "Mediolanense". Il servizio informazioni della Brigata è garantito da una squadra di uomini del servizio segreto delle Forze Speciali, noto come Abwehr. Il comando della brigata è stato assegnato ad un generale già in servizio presso lo Stato Maggiore Generale. Il Parlamento ed il Capo dello Stato hanno autorizzato l'operazione per quattro mesi. Tutto il materiale eventualmente raccolto nell'operazione verrà secretato e conferito nel Dossier Pace presso i servizi segreti civili (noti con l'acronimo Serse).

Uno sfogo terapeutico, e quasi un indovinello

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giovedì 27 maggio 2010

Confessioni di una mente pericolosa

a tutti i "signor Franco" del mondo

Mettiamo che siamo nel 1970.
Mettiamo che un gruppo di militari, ex repubblichini, industriali di destra stia preparando un golpe.
Mettiamo che a capo di tutti c'è Junio Valerio Borghese.
Mettiamo che, per gestire il cambio di regime in Sicilia, qualcuno pensi di cercare l'appoggio di Cosa Nostra.
Mettiamo che, per vari motivi, tra qui quello - umanitarissimo - di far scarcerare un paio di parenti, don Tano Badalamenti sia pronto a convincere l'intera Cupola Mafiosa a sostenere il colpo di stato.
Mettiamo che i corleonesi non sono tanto dell'idea.
Mettiamo che i corleonesi, tramite Salvo Lima e Ciancimino, hanno agganci molto rilevanti a Roma
Mettiamo che questi agganci arrivino direttamente al Ministero dell'Interno

Mettiamo che sia inviato a Palermo un funzionario del SID per sostenere, all'interno della mafia, le ragioni dei contrari alla collaborazione con i congiurati ed al colpo di stato.
Mettiamo che si faccia chiamare Franco
Mettiamo che sia io

Che noi sapessimo del tentativo di Borghese non c'è nemmeno bisogno di dirlo, figurarsi che stavamo occupando Sesto e se n'è accorto pure lui, annullando tutto. Un po' meno ovvio, certo, sarebbe raccontare come ne eravamo venuti a conoscenza, ma mettiamo, appunto, che qualche fascista abbia fatto male i propri conti tra anticomunismo politico ed avversione 'storica' per il fascismo della mafia siciliana. Insomma, a metà 1970 sapevamo del piano. In generale, certo. Comunque questi corleonesi ci avevano visto giusto, adesso uno potrebbe tirare in ballo Stati Uniti o quello che vuole, ma i fatti furono che contraemmo un debito mica male nei riguardi di un certo numero di personaggi di spicco. E, si sa, non è che fossero anni tranquilli; un gruppo di collaboratori senza scrupoli, per il bene dello Stato e della Repubblica, era manna dal cielo. Insomma, non era nemmeno la prima volta che imbarcavamo persone dal curriculum imbarazzante, questi erano solo più in vista di altri. Contraemmo un debito, ed un debito va onorato. Ma, anche senza giustificazioni, che non vi devo dare: il mio incarico era, è stato per molti anni, è stato finché il sistema ha retto, controllare, indirizzare e prestare attenzione ai cari Ciancimino, Riina e compari. Anche quando un magistrato particolarmente efficiente (e ce n'è pochi, in questa nostra Italia) riusciva ad acciuffarli, dovevo farmi in quattro per impedire che qualcuno si lasciasse convincere a parlare di questo nostro delicatissimo accordo. La cosa è durata parecchio. Almeno finché non abbiamo avuto più bisogno della mafia. Il problema è che la mafia sapeva troppe cose. Il problema è che non è che potessimo sterminare tutti i capimafia di Sicilia dall'oggi al domani (e, mi capite, non certo per impossibilità pratica). Insomma, siamo rimasti un po' sul filo del rasoio. Anche perché questi mafiosi avevano alzato un po' troppo il tiro, con quella mania delle bombe. E uccidendo Lima, certo. E, dove non si mettevano i mafiosi, c'erano i cavalieri senza macchia e senza paura della magistratura, che tanto andavano di moda. Insomma. A stare nel fango ci si sporca, anche se lo stai spalando via. È insopportabile la parte di chi fa il puro. Che due o tre scribacchini abbiano pensato di diventare famosi seminando zizzania, che se fosse stato per quelli della loro risma finivamo come un Cile o una Grecia, salvo poi fare gli scandalizzati dalle colonne di Paese Sera...

Mettiamo che adesso io me ne torno all'Afghanistan, che son problemi più seri.
Mettiamo che non mi chiamo né Franco né (ma da dove l'avete tirato fuori, poi..?) Carlo.
Mettiamo che mi sono inventato tutto.

ispirato da Repubblica di oggi

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mercoledì 6 maggio 2009

Papi

Diamo per scontato che la vicenda di questi giorni non raggiunga, se non nel furore di qualche dipietrista, il sospetto di pedofilia. Non che ci possa giurare, ma non è certo una buona base su cui impostare il discorso.

Mi sembra molto più sospetto cercare di capire chi sia il vero "papi" della fanciulla, cui il Silvio fa un'improvvisata così, per amicizia.

Visto che non è, come si è detto, l'autista di Craxi, in quanto l'autista di Craxi ha preso la parola ed ha smentito, e la persona è di fin troppo oscuri natali per poter immaginare come stiano davvero le cose.

Il mio Maestro insegna che a pensar male si fa peccato, ma...

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lunedì 23 febbraio 2009

Prima repubblica

L'auto blu si era fermata furtivamente nel vicolo accanto al palazzo di Piazza del Gesù. Aveva spento i fari, e velocemente era sceso il corpulento segretario del PSI. Infilandosi in una porta seminascosta per evitare l'assedio di giornalisti che presidivano il portone, viene condotto nella sala riunioni dove sono seduti i segretari degli altri partiti della coalizione di governo. Ciascuno ha tra le sue mani i risultati delle elezioni politiche della domenica precedente. Bisogna costituire il governo.

«Non è pensabile che la Presidenza del Consiglio vada ad altri che al partito di maggioranza relativa», iniziò a puntare i pugni sul tavolo l'occhialuto avellinese.
«Ma il tuo partito non ha più la maggioranza relativa: il PSI è arrivato al 27,3%, e come tale spetta a noi la Presidenza del Consiglio»
«Calma, calma - interruppe il segretario del PLI. Noi non sosterremo alcun governo guidato da un socialista, per quanto moderno possa sembrare codesto socialismo», ed a tale opposizione si unì anche il segretario del PRI, che non poteva perdonare una vecchia gaffe socialista su Garibaldi. Il segretario DC picchiò il pugno sul tavolo, mettendo tutti a tacere. E proseguì mellifluo « Non è questo il punto, e lei lo sa, onorevole Craxi. Eravamo già d'accordo che la Presidenza del Consiglio sarebbe stata nostra, prima ancora delle elezioni. Nevvero?»

Questa rivelazione mandò su tutte le furie il segretario del PSDI, che ne era all'oscuro, ma questa volta fu il segretario del PSI ad alzare la voce. E che gli accordi fatti vanno onorati, ma per il resto...

Ecco, per il resto c'erano grossi problemi. Patti incrociati da rispettare, e la consapevolezza che nessun governo era possibile senza un'accordo che soddisfacesse la DC. Che, però, l'esito elettorale aveva lasciato martoriata, appena il 18% dei consensi. Del resto, PSI e PSDI, che insieme raccoglievano il 40,2% dell'elettorato (27,2 e 13 percento) (sì, erano state elezioni disgraziate) non potevano comporre un governo tra loro, e nemmeno se i partiti laici (8 percento) avessero sostenuto un governo senza DC (ma vi vedete i liberali a votare la fiducia?) la coalizione avrebbe ottenuto il risultato di formare un governo. Anche perché, inutile dirlo, i vari cacicchi locali democristiani erano sul piede di guerra.
Dopo essersi scornati per ore, senza riuscire a venire ad un accordo, ed avendo provato soprattutto il segretario del PSDI, meno allenato di altri a lunghe discussioni, il segretario DC fa un cenno ad un portaborse presso la porta, che gli consegna una cartelletta.
«In realtà avevo già preparato una soluzione prendere o lasciare, che deve soddisfare tutti. Altrimenti, se si cambiano le carte in tavola, noi ci allarghiamo a qualche altro ministero chiave. Le cose andranno così:
Presidenza del Consiglio, Ministero degli Esteri, Ministero della Cultura a noi. Ministero degli Interni, Ministero del Lavoro, Ministero delle Comunicazioni, Ministero dell'Ambiente al PSI. Ministero della Pubblica Istruzione al PLI. Nessun ministero al PSDI, non ci è piaciuto come si è comportato in campagna elettorale, e su questo sono d'accordo anche i Socialisti. In compenso al PSDI andrà la Presidenza del Senato. Inoltre, il PSI avrà tre sottosegretari, due li avremo noi, uno il PSDI e l'altro il PRI. E fine delle discussioni.»

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venerdì 24 ottobre 2008

L'unico, il mitico, KoSSiga!


Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008
INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI - ROMA PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.
Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia»
.
Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».
Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.
E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

È dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.
Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo»
.
Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».
Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.
La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente»
.
CONFRONTO «Ieri un Pci granitico oggi Pd ectoplasma Perciò Berlusconi dev'essere prudente»

Ora, non vi devo certo dire io che Internet, Facebook ed un po' tutti i blog sono pieni di gente che si scandalizza per questa intervista. Io stesso, che pure ho una simpatia istintiva per Cossiga, dalle frasi riportate avevo giudicato questa intervista come una fortissima provocazione, allo scopo di far riflettere sui meccanismi non proprio limpidi dell'Italia repubblicana e sul fatto che la violenza di Stato non è uno scandalo; concetto che, invece, è patrimonio di tante anime pie.

Leggendo tutta l'intervista, però, a me sembra chiaro che l'obiettivo sia un altro, cioè le analogie (che, ad ogni modo, io non vedo) tra l'agitazione di questi giorni ed i disgraziati '68 e '77 (ma più che altro '77); e come una maggior vigilanza (ed un intervento più deciso) ci avrebbero risparmiato anni grigio...piombo. E, comunque, occupare è illegale. Fare lezioni in piazza, no; e tra l'altro credo sia anche una modalità di protesta interessante.

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mercoledì 23 aprile 2008

Polonio

Sempre silenzioso, il Dipartimento nel tardo pomeriggio. Nonostante siano i primi giorni di sole e tepore, gli studenti stravaccati nel prato, quattro piani più in basso, se ne sono già andati. Dalla finestra che si affaccia sulla città la luce del sole che declina entra tagliente.

Qualcuno bussa alla porta. L'Ordinario lo invita ad entrare. Nel vano della porta si affaccia il Cattivo, accompagnato da due collaboratori. L'apparentemente innocua Donna, in realtà una macchina per uccidere a mani nude, ed un uomo dall'aspetto di un ex militare; in realtà, si tratta di un ex ufficiale della Folgore, che collabora saltuariamente con il Ministero.
Alla scrivania nel mezzo dello studio, su cui cade la luce della finestra, non è seduto nessuno; anzi, sembra non sia mai usata se non come ripiano per appoggiarvi carte, articoli, grafici, tabelle. Infatti, la voce che invitava ad entrare veniva da dietro la porta; un'altra scrivania, più piccola, dietro alla quale siede l'Ordinario, con il consueto sorriso cordiale mutatosi in una smorfia di timore. Il Cattivo gli si siede di fronte.

Noi e lei sappiamo chi ha ucciso Litvinenko. E perché nessuno ha segnalato ammanchi di sorgenti alfa dai laboratori russi.
L'Ordinario impallidisce, e si allenta il nodo della cravatta. Sta per tentare di giustificarsi.
Non ci avrebbe mai pensato nessuno. Ma noi abbiamo bisogno di un sistema più elegante...insomma, giorni di agonia, perdere tutti i capelli...se ne sono accorti tutti. Radioberillio nel caffè, rubidio nello shampoo, cesio nell'orologio...si inventi qualcosa.
MA...
cerca di obiettare l'Ordinario
Stesse modalità; non dovrà inventarsi niente - tranne, certo, un metodo più pulito. Quando l'ha trovato, sapremo contattarla.

E se ne andarono.

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venerdì 8 febbraio 2008

Il piano prosegue

Delle due l'una. O il Silvio delira, o forse è la volta buona per disfare tutto.

Senz'altro ha capito che, in termini d'immagine, quello lì che fa il verso ad Obama ed è riuscito a portarsi dietro anche la Bindi e Parisi sull'andare da soli alle elezioni, non solo come lista ma anche come coalizione, risulta vincente. Anche se, magari, non vincesse le elezioni, sarà più nuvo del Nuovo per antonomasia, il Silvio (che ormai si mantiene nuovo da 14 anni, un bel record). E quindi prima ha inseguito con il nuovo look senza cravatta che ha sfoggiato in novembre e dicembre - che riusciva ancora più sinistro del doppiopetto con cui ha iniziato - poi con il Partito del Popolo della Libertà o come si chiama - tagliando come un ramo secco la Brembilla, ed in questo, almeno, ha fatto bene - ed adesso con la voglia di fare da solo. Conti alla mano, sommando FI con AN vince sul PD. Ma vincerebbe anche senza lista unica. Così mette in giro un po' di animosità nei suoi confronti, da parte degli alleati esclusi (a destra di AN come nel centro). Ormai è un po' che tira la corda. Con il recente riavvicinamento dell'UDC sembrava che fosse tornato il sereno. Invece no, insiste. A forza di rompersi, l'UDC finirà fuori dall'orbita del Silvio.

Noi non vediamo l'ora.

Ah, sì. Un'altra bella novità di oggi è che il blog di un fanatico pubblica una lista di un duecento presunti docenti ebrei al soldo del sionismo internazionale. Ho un po' di dubbi sulla lista, ma la cosa più divertente è la tesi secondo la quale i docenti di religione ebraica sarebbero nient'altro che delle spie al servizio di Israele, che ruberebbero il frutto delle ricerche scientifiche di tutto il mondo per far sì che Israele sia all'avanguardia. Un po' ossessionato, nevvero?
Alla Bicocca dice Mennheimer, in effetti Israele deve aver un gran bisogno di sondaggi sbagliati...

PS. (Aggiornato alle 16.33) Non cliccate in continuazione, il blog del fanatico è stato oscurato. Prima ancora che la polizia postale lo disponesse ufficialmente, quelli de Il Cannocchiale hanno disattivato il sito. Anche se non sono sicuro che il silenzio sia la migliore delle idee. Ad esempio, uno come me ci arriva pensando che sia una lista di proscrizione seria, poi legge e scopre tutto il delirio sugli ebrei spie d'Israele. Ed accomuna il sito a quelli pieni di stronzate dove, ad esempio, l'uccisione dell'orso bruno in Baviera dell'anno scorso era stata letta come un'intimidazione mafiosa al Papa, ed altre trovate di genio di questo livello.

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mercoledì 30 gennaio 2008

Ministero Marini

Nel suo studio di Palazzo Grazioli, il Magnifico Cav. sta discutendo con Pierferdi, per indagare l'effettiva tenuta del suo partito sulla rigida posizione delle elezioni anticipate. Non è un segreto - insomma, se lo so pure io - che diversi esponenti, e non dei più defilati, dell'UDC sarebbero pronti a riunirsi in un abbraccio con vari spezzoni democristiani attualmente in cerca di sé stessi. Ed intanto seguono con attenzione lo schermo televisivo, perché il Segretario Generale del Quirinale ha annunciato che il Presidente sta per comunicare le sue decisioni. Mentre si sta aprendo la pesante porta di noce, Pierferdi dà segni di agitazione.

Insomma, se devi andare in bagno, vacci!, gli urla contro il padrone di casa. Non siamo più all'asilo. E, un po' imbarazzato, Casini si alza con un cenno di scuse ed imbocca l'ultima porta a destra.

Mentre lui fa quello che deve fare, il Cav. accoglie con crescente irritazione la decisione di Napolitano e l'assenso del presidente del Senato.
Quando Casini rientra, con il volto leggermente imperlato di sudore, Silvio gli rovescia contro tutta la propria ira. E, con la coerenza che ha sempre mantenuto e che mantiene sempre, attacca quel fascista di un comunista abruzzese che, subito dopo pranzo, aveva definito troppo saggio ed autorevole per raccogliere la missione disperata di Napolitano.

Mentre Marini parla, Casini è una statua di cera. Le gocce di sudore si stanno raccogliendo in un rivolo che gli scende dalla fronte abbronzata. Ha tutta l'aria di stare poco bene. Scusa, Silvio, ma il pesce che hai fatto servire a pranzo...da dove hai detto che veniva?
Che ne so da dove viene? Ma di sicuro è il più caro di tutti. Perché?
Un brivido freddo scuote Pierferdi. Non vorrei offendere la tua ospitalità...ma credo di non riuscire a digerirlo bene. Ti spiace se...?
Come fossi a casa tua!, fa quello, rimpiazzando per un attimo il ghigno piccato con un sorriso a trentadue denti da manifesto elettorale. Il fatto di avere vent'anni più del suo commensale e di aver digerito anche la doppia porzione di cassöla che ha seguito il rombo lo mette di buon umore, nonostante tutto.

Stavolta Casini si premura di chiudere bene, alle proprie spalle, sia la porta del salone che quella del bagno. Il brivido è sempre più intenso e fastidioso.
Fruga nelle tasche della giacca finché trova il telefono, che ormai sta vibrando come un ossesso. Sul display lampeggia uno scudocrociato, ed accanto c'è scritto: Franco.
Ti sembra questo...?
e, dall'altra parte,
Alla tedesca.

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giovedì 27 dicembre 2007

A pensar male si fa peccato

Premetto che ieri sera ho rivisto ampi stralci di Romanzo Criminale, e che la cosa ha avuto una certa influenza.


C'era una volta un funzionario del SISDE che prestava servizio in Sicilia. Poiché lo Stato non è né San Francesco, né la beata Pierina Morosini, ai suoi superiori, diretti come al suo capo del Viminale, era parsa cosa non buona, ma senz'altro giusta, che iniziasse a conoscere un po' di boss della zona. Che, se non era cosa troppo onerosa, desse loro anche una mano, onde ricevere in cambio ora il doppio, ora il decuplo, ora cento volte. Non che, in assenza della bontà dello Stato, si ravvedessero i mafiosi; ma, tutti pedine dello stesso gioco, all'uopo erano manovrati dal medesimo giocatore.


E, finché lo Stato, ed i politici che lo reggevano, aveva forza ed autorità per paternamente sopportare i propri gangli corrotti, ed usare anche quelli nell'interesse della ragion di Stato, tutto andava bene.



Ma, un brutto giorno, per cause ancora da chiarire - non crediamo né alle coincidenze, né allo Spirito del Tempo - qualcuno si convinse che lo Stato dovesse essere specchio di virtù; altri si riempirono la bocca della parola trasparenza, altri ancora, organi istituzionali di quello stesso Stato, si finsero vergini educande e si scandalizzarono sulla pubblica piazza e sui giornali. E, essendo per dettami istituzionali che a suo tempo erano sembrati saggi, svincolati dal resto del potere statale, si armarono contro lo Stato e lo decapitarono. Così, tra gli altri vespai da questi nostri magistrati sollevati, andò in fibrillazione la mafia, facendo l'inaudito - attentando direttamente alle istituzioni. E giù lo Stato a muso duro, decapitato, ma con tutte le membra al suo posto, a fingere di inseguire i mafiosi nelle masserie, ché tanto aveva sempre saputo dov'erano, ad arrestarli ed a tradurli in carceri di massima sicurezza.


Ma ci sono i processi, ed anche quelli sono a rischio. Perché quelli che collaborano fanno nomi scomodi. Come quello del funzionario protagonista della nostra storia. Che non si può certo definire mafioso, ma a sentire i pentiti il concorso esterno c'è tutto. Ora, lui potrebbe alzarsi in piedi e raccontare tutto. Ma, a parte il rischio non indifferente di morire per una qualche disgrazia, sono cose che il suo lavoro prevedeva. E si dichiara semplicemente innocente.


Al primo grado di giudizio viene condannato. Ancora mi immagino questi pubblici ministeri togati che gongolano davanti alle telecamere. Qualcuno gli consiglia di fare ricorso. E qui mi immagino altre e più alte opposte pressioni sui giudici. Assolto con formula piena. Ma il PM non molla l'osso annusato, anche perché ad essere onesti il concorso esterno c'è tutto, per quanto fosse ordine di servizio, e la Cassazione nuovamente condanna.


Il nostro funzionario, uso ad obbedir tacendo, va in un carcere militare. Il peggio è leggere che ha tradito lo Stato di cui resta servitore. Ma sono soltanto parole. Intanto, qualcuno si occupa ancora della sua situazione. Si potrebbe chiedere, ottenere e manipolare la revisione del processo. Ma alcuni illustri membri del governo, in quegli anni, sono già in odore di mafia; meglio evitare di suscitare altro scandalo tra i cittadini. Cambia il governo: questo è infestato da acri giustizialisti; ma lo Stato è più forte del Governo, tra l'altro non particolarmente forte neanche di suo.


Facciamo che gli si concede la grazia. Lui sparisce. E zitti e mosca.


E l'Italia giocava alle carte, e parlava di calcio nei bar.


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sabato 29 settembre 2007

Complotti della storia

Girovagando qua e là, ho trovato questa particolarissima classifica.
Scegli il tuo complotto preferito!

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lunedì 21 maggio 2007

Dietrologia sul Partito Democratico - 4

-come spaventare il Nemico-

A sinistra del famoso CentroSinistra ci stava un partito postcomunista, tale Rifondazione (ci sta ancora). A questo partito, la politica imprenditorial-riformista del governo Prodi I non andava a genio, e se certo era un argine all'imprenditore, non faceva certo una politica che si potesse saldare con gli interessi sindacali e operai del partito. Si cerca, così, di tirare la corda, sapendo che l'appoggio esterno offerto da Rifondazione è importante per il governo.
Il Presidente del Consiglio, intanto, aderisce alla linea politica del "i partiti non mi lasciano lavorare come vorrei", al giorno d'oggi vista e sentita in tutte le salse, compresa la voce del sindaco del paesino di mille abitanti, cercando di guadagnare consenso personale scalzando i partiti più tradizionali (PDS e Popolari). Questa politica era rischiosa; così stabilirono i democristiani in una nuova riunione segreta. Va bene portare alla deflagrazione le conseguenze del sistema politico inopportuno (con stile molto marxista), ma si stava correndo il rischio di permettere ai sostenitori di conquistare a tempo indeterminato l'opinione pubblica. Ancora, come con il fascismo, si sarebbe tornati sobri. Ma non ci sarebbe stato modo di manovrare nell'ombra come tanto faceva piacere ai congiurati, ed ai più celebri tra loro. Così, contatti riservati spingono Rifondazione Comunista a presentare mozione di sfiducia. Sulla carta, la fiducia dovrebbe passare per qualche voto, ma si incaglia e viene negata, al Senato, per un voto. Prodi mangia bile. Il governo si allarga all'UDR di Cossiga. Ancora oggi, se si leggono blog di area sinistra ed ultrasinistra, la gente pensa che Rifondazione sia stata un capro espiatorio (che, tra l'altro, in seguito a questa uscita si spacca tra un'ala allora più ulivista (il PDCI) e quella ortodossa) e che il senso della manovra sia stato neocentrista. È vero.
Spedito a fare il Presidente della Commissione Europea Prodi, è di nuovo il tempo della politica. L'accusa di aver lasciato morire il progetto di Prodi per la conquista del Parlamento, dell'Italia e del mondo dà adito alla nascita di un partito "prodiano", i democratici, che ha intenzione di fare un partito unico per tutto il centrosinistra. Gli ridono tutti in faccia, ma i Popolari, alle europee, precipitano al 3%. Erano mesi che i giornali del Nemico davano la colpa a loro per aver fatto cadere Prodi, che tanto faceva per l'Italia, ed aver messo D'Alema, un politico malvagio.
Viene urgentemente convocata una riunione dei nostri democristiani.

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martedì 15 maggio 2007

Dietrologia sul Partito Democratico - 3

-il grande Nemico-

Pochi mesi sono passati dall'insediamento del primo governo Berlusconi, e già il nostro imprenditore naviga in cattive acque, complice un alleato riottoso. La mozione di sfiducia nei suoi confronti viene presentata da Partito Popolare e Lega Nord, ed approvata. Erano altri tempi, erano bei tempi, ed una crisi di governo non sconvolgeva nessuno. Dopo le consultazioni di rito, si sarebbe insediato un nuovo governo, e con calma ci sarebbero state nuove elezioni. Questa novità del bipolarismo causa, però, la prima ferita del sistema italico. Non si riesce ad insediare un governo politico - non che fosse la prima volta, era già capitato del '93 - e si ripiega su un governo tecnico, guidato da un'ottima persona moderata e vagamente liberale, che ottiene la fiducia. Nel frattempo, si agitano le acque del Partito Popolare, diviso tra quelli cui non dispiacerebbe fare accordi con l'imprenditore, e gli interpreti del centro-sinistra. Si diffonde, in Italia, la retorica del Nemico, l'imprenditore o i comunisti. Ma non è questo il nemico che preoccupa i nostri amici. Probabilmente lo sottovalutano, e continuano a pensare di essere politici ben più validi, usciti da scuole di partito e decenni di gavetta, e che gli italiani, dopo il loro periodo d'ubriacatura, si sveglieranno e capiranno da che parte è bene stare. Tesi pericolosa, già utilizzata ai tempi del fascismo, ma non che non si sia avverata: soltanto, ci sono voluti vent'anni. Un altro è il Nemico. Un gruppo di professori, di politologi, di compiacenti giornalisti, che già hanno dato il loro colpo, apparentemente mortale, al sistema politico italiano, uno dei più equilibrati in circolazione - instabile e poco decisionista, secondo i detrattori; ma senz'altro equilibrato - e che, dopo aver previsto il maggioritario per avvicinare i cittadini alla politica (tesi a tutt'oggi che mi suona curiosa), disegnano davanti agli occhi accecati dell'Italia il Futuro: la Democrazia dell'alternanza, anzi: la COMPIUTA democrazia dell'alternanza; questo è il pericolo. Disegnare lo sviluppo del sistema politico come guidato da un immanente principio, lo Spirito della Politica, che guiderà gli uomini ed il Paese ad essere a pari di quei modernissimi paesi dove vota sì e no il sessanta per cento degli aventi diritto. E questi pensatori ammaliano l'Italia.
Costituiscono una compagine di CentroSinistra, senza trattino, come si dice, che prende il nome (ci sarete arrivati) di Ulivo e candida un personaggio di piccolo cabotaggio della cosiddetta Prima Repubblica, già presidente dell'IRI - il più primarepubblicano degli enti della prima repubblica, benché sia stato costituito dal fascismo, ma nessuno lo sa.
I nostri sono talmente abituati alle manovre che lo lasciano fare, perché poi, a tempo debito, manovreranno.

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giovedì 19 aprile 2007

Dietrologia sul Partito Democratico - 2

-Politiche 1994-

Nel frattempo la Democrazia Cristiana si è sciolta. Una scelta che, al momento, è stata fatta passare a tutti come la più giusta; intanto, un referendum ha imposto il sistema maggioritario su collegi uninominali: ognuno si trova un candidato sul suo collegio, ce n'è tre o quattro, chi becca più voti viene eletto; più un solito sistema di resti e proporzioni perché altrimenti era troppo semplice. Nasce il concetto di "collegio sicuro": se uno, ad esempio del PDS - dopo la caduta del muro quelli del PCI hanno deciso di trasformarsi, e questo è solo il primo passo - deve essere eletto per forza, metti perché è un pezzo grosso, lo si mette in uno dei collegi della provincia di Prato e hai voglia a non vederlo eletto; anche se, magari, è di Varese e lì non avrebbe preso lo straccio di un voto. Il sistema politico sarà pur maggioritario, ma alle elezioni si va, sostanzialmente, in tre poli.
PDS e altri gruppi di sinistra (fuoriusciti dal PCI stesso o autonomi) formano "I Progressisti" - senza più DC sono convinti che questo sarà il loro trionfo.
Per avere ragione delle altre coalizioni, bisogna seguire un po' il travaglio dei democristiani. Ci si è divisi; in realtà, appena è stato dato il "liberi tutti", si sono radunate un po' le più grosse delle correnti e si sono costituite in partito. Ci sono i dorotei che formano il CCD (centro cristiano democratico), quelli della sx DC (basisti, forzenuovisti, chi più ne ha più ne metta - perché contano anche le amicizie, e non si è così rigidi sulle correnti) riformano il Partito Popolare Italiano, Sturzo style. I pezzi più grossi entrano qui. Dall'altro canto, la grossa novità è la discesa "in campo", come ama dire lui, di un imprenditore edile, televisivo, editoriale ecc ecc, che era già venuto alla ribalta per una questione sulla proprietà privata dell'emittenza televisiva in pieni anni '80, e che governi amici (socialisti) avevano aiutato. Senza più DC e PSI (altro illustre defunto e polverizzato in mille rivoli), chi difenderà i suoi interessi, e quelli degli imprenditori in genere? Chi fa da sé fa per tre, come si dice, ed ecco un nuovo partito che si mette subito all'opera per aggregare destra (un Movimento Sociale altrettanto rinnovato che gli altri partiti), al centro (viene sedotto il CCD) e da non si sa bene dove ma certo sono tanti voti (la Lega Nord, già Lombarda). In mezzo a questi due colossi, Progressisti e Polo delle Libertà (quello del nostro amico imprenditore di successo), si aggrega un'anomala componente più centrista, che va sotto il nome di Patto per l'Italia - è un peccato che al giorno d'oggi non se ne ricordi più nessuno. Costituita dal Partito Popolare, da qualche gruppo regionale - non vorrei straparlare ma forse la Rete di un sindaco palermitano - e dalla compagine sorta attorno al fautore del bipolarismo, quel Segni che - poveretto - con tutto quello che ha fatto oggi nessuno si ricorda più nemmeno di lui.
Arrivano le elezioni. La cronaca (o ormai la storia) ha scritto che vince il Polo delle Libertà; ma in effetti non avrebbe la maggioranza del Senato (questa l'ho già sentita, pensa un po'); i Progressisti l'hanno presa, insomma, non fatemi fare il volgare. I centristi stanno al 18% dei voti, benché abbiano meno deputati del dovuto per la trovata dell'uninominale - ma coi resti ecc hanno il loro peso.
-Fase due del piano-
Da questo risultato, i nostri cospiratori segreti, che si sono sì divisi in partiti diversi ma continuano a vedersi nello stesso albergo fuori Roma ricavano due dati: primo, la sinistra non vince (ci vorrà studio, basta guardare le percentuali, voi dite, ma il dato in sé è interessante. E' tipo l'unico Paese in cui la sinistra non vince anche quando è ampiamente favorita). Secondo, niente maggioranza, ma pare che gli italiani (o, meglio, i loro giornali) vogliano andare avanti così. Ai politici un po' più navigati il sistema non piace per nulla. Va fatto esplodere, ma bisogna preparare la prossima mossa. Senza maggioranza al senato, il rischio concreto è che non si faccia nulla; intano il nostro amico imprenditore di successo cerca di comprare esponenti del Patto per l'Italia; e qui c'è il primo grande errore: considerato che il CCD era una componente minoritaria della DC, e che il nostro imprenditore aveva cercato di blandire pezzi più grossi, ma ricevendo pesci in faccia, il PPI era convinto di poter catalizzare quasi tutti i voti democristiani, più quelli dei referendari; insomma, si aspettava di più del 18%, auspicava almeno almeno il 25. Facendo due conti, si sarebbe capito che 1) il 25%, dopo che la componente più di destra della DC, che forse contava poco in termini di quadri e dirigenti, ma che non scherzava per quanto riguardava i voti, aveva lasciato, era un risultato poco probabile - e c'erano sostenitori del maggioritario molto più radicali di qua e di là. Ed era un risultato abbastanza peregrino, in fondo l'imprenditore erano meno di quattro mesi che faceva politica, avrebbe potuto - prendendolo per il verso giusto - scoppiare in men che non si dica. 2) il 18% in un sistema che voleva diventare bipolare è un chiaro segno che sarà dura lo diventi. Tra una cosa e l'altra, era proprio il caso di tenere il punto, invece il panico per il risultato fa recriminare popolari e segnisti, che in pratica rimangono allo sbando: alcuni verranno acquistati da destra (che amerà definirsi, d'ora in poi, centrodestra), altri non vedranno altra scelta che diventare concorrenti, ma sostanzialmente comprimari, della sinistra (che, in questa fase, verrà definita centro-sinistra) [si noti la differenza tra trattino e non trattino, non è banale].
E si va al governo Berlusconi I.

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martedì 17 aprile 2007

Dietrologia sul Partito Democratico - 1

-introduzione-
Un giorno, alcuni democristiani si riunirono a Nemi, sui Colli Albani. Non potevano riunirsi a Roma, perché era il periodo di Tangentopoli, e se qualcuno li avesse visti insieme, probabilmente li avrebbe bersagliati con monetine e ricoperti d'insulti; comunque erano dei democristiani molto importanti. Era già un decennio che si erano accorti che qualcosa non andava; da quando alle politiche dell' '83 avevano avuto una grossa debacle. Che questa storia di Tangentopoli e di quel maledetto Di Pietro avrebbe fatto danno, lo sapevano da mesi. Che l'elettorato, per colpa del Corriere tradizionalmente moderato ed ora sulle barricate, avrebbe voltato le spalle allo scudocrociato, non c'era bisogno che glielo dicesse qualche sondaggista. Che, nelle difficoltà, la Balena Bianca avrebbe finito per dividersi, anche se sui giornali non c'era scritto niente loro lo sapevano bene; anzi, si guardavano in cagnesco, perché sapevano che si sarebbero divisi tra loro. In compenso, avevano dei nemici ancora più acri: in particolare Mario Segni, che stava per imporre il sistema maggioritario.
Si erano riuniti, perché sapevano che la politica è un lavoro di pazienza; e che gli italiani hanno sempre alzato la voce, ma poi preferiscono essere conservatori; e che, se non domani, dopodomani avrebbero rimpianto la moderazione. E che, come diceva il principe Salina nel Gattopardo, bisogna cambiare tutto, se si vuole che le cose non cambino.
I problemi erano due (forse tre, a detta di quello di loro che veniva dal Veneto): primo, non c'era più il motivo geopolitico di tenere il PCI - nel frattempo avviato ad un'evoluzione nominalistica - fuori da tutti i governi; secondo, ormai erano passati cinquant'anni, pressappoco, dalla fine della guerra, ed era anche legittimo che i missini potessero, a loro volta, evadere dalla conventio ad excludendum in cui erano stati cacciati. È inutile sottolineare come fossero persone diverse a valutare aperture a sinistra o a destra, ma la DC era sempre stato un partito con molte correnti. Il veneto, inoltre, faceva presente che la Lega Lombarda e la Liga Veneta non si potevano liquidare in due parole, come pareva che tutti volessero fare.
Bisognava trovare il modo di verificare chi poteva assumere responsabilità di governo, e chi no. Chi avrebbe fatto il bene del Paese, chi il suo personale, chi di nessuno. Era il tempo per l'illusione della "gioiosa macchina da guerra" e della "discesa in campo"; un'illusione che sarebbe potuta durare anni - in fin dei conti non controllavano, ancora, i risultati delle elezioni - ma che sarebbe finita.

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giovedì 15 febbraio 2007

Un po' di dietrologia

Noi (e mi ci metto anch'io) siamo portati a pensare al livello di qualità delle strutture militari italiane come molto basso, e abbiamo tutti questa rappresentazione dell'esercito italiano e dei suoi capi come un mucchio di volonterosi ma improvvisati dilettanti. Se ci aggiungiamo il fatto che, almeno dalle nostre parti, la presenza militare è praticamente assente, si conclude facilmente che non abbiamo la minima idea di come funzioni il nostro esercito. Tra film di Hollywood e tesi sinistrorse, siamo molto più eruditi sull'esercito e l'intelligence americana che sulla nostra. Rimaniamo sempre un po' spiazzati, pertanto, le rare volte che ci confrontiamo con la situazione in Italia. In realtà, anche da noi qualche cosa di "strano" o di "sospetto" avviene, a volte. È a mio avviso eclatante la storia del raggio della morte di marconiana memoria, ma anche al giorno d'oggi qualche cosa può saltare fuori.
Questo ne è un primo e limitato esempio.

Per motivi di famiglia frequento da sempre il Veneto; lì, con la storia che sono più vicini al confine orientale, da cui nel sessantennio scorso ci aspettavamo aggressioni, la presenza dell'esercito è più invasiva. Avevo, dunque, questa guida turistica del Veneto, dettagliatissima, edita nel 1965. Nell'itinerario turistico proposto per visitare i monti Berici, in provincia di Vicenza, era inclusa la chiesa di S. Giovanni in Monte, nel comune di Barbarano Vicentino. Tale chiesa era la parrocchiale del paese fino ad un secolo fa, circa, e ci sarebbero riscontri secondo i quali potrebbe essere stato un importante mandamento templare, prima di passare ai domenicani. Ora, io con i miei imbocchiamo la stretta e tortuosa stradina di collina che dovrebbe condurre alla chiesa, ed ecco che a poche centinaia di metri dalla stessa (vedevamo il campanile spuntare dalle fronde degli alberi) ci troviamo un'imponente cancellata metallica che sbarra la strada, coronata da non meno di tre telecamere di sorveglianza e dall'inconfondibile cartello giallo (inconfondibile per chi, come noi, sembra avere "naso" per imboccare strade proibite) che segnala una zona militare. Questo tipo di sorprese non spinge, certo, a trattenersi, ma prima di girare l'auto e di andarcene, faccio in tempo ad osservare la selva di antenne che, a ben vedere, circonda la torre campanaria dell'ex-chiesa e ad intrvavedere un cartello che segnalava un non precisato centro trasmissioni.

Per un po', tornato a casa, lascio perdere, ma ecco che all'improvviso rispunta la curiosità. Secondo dati ufficiali, proprio nella chiesa di S. Giovanni in Monte dovrebbe essere installato un ponte radio di proprietà del comando dell'esercito di Padova (che fa riferimento per tutta la regione militare Nord). Caso chiuso, si direbbe. È certo un bellissimo posto isolato, e con un ottima vista sul basso vicentino e la pianura veneta fino ad oltre i Colli Euganei; come posto di controllo dell'esercito va davvero bene. La questione dei templari, secondo alcune ricerche, non sarebbe corretta perché sarebbe stata individuata in un altra chiesa dei dintorni. Non posso, però, fare a meno di osservare che, per controllare il territorio, S. Giovanni in Monte è perfetta, e sappiamo tutti che i templari non avevano solo intenti spirituali...

Comunque, con grande rischio per diffondere informazioni su possibili obiettivi sensibili, specialmente dalle parti di Padova e con l'aria da Brigate Rosse che tira, apporrò qui sotto la foto aerea del complesso - e secondo me si può anche intravedere qualcosa delle antenne. Se qualcuno avesse qualcosa da ridire, faccio presente che la foto è visibile su Microsoft Virtual Earth, e quindi di prendersela con Bill Gates, e che le informazioni raccolte sull'attuale presenza dell'esercito vengono dal sito dell'APT dei Colli Berici.

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venerdì 19 gennaio 2007

Diaetrologica

Una volta mi dilettavo di scrittura.
Non sono meno grafomane, al giorno d'oggi, ma non passo un'ora al giorno a scrivere quello che mi passa in mente, travestendolo da racconto più o meno allegorico. Però, ogni tanto, mi ritornano alla mente i progetti da scrivere che avevo ideato, cui avevo dato forma, e che avevo rinviato a migliore occasione od ispirazione. Ce n'è un paio, soprattutto, che mi stavano e nonostante tutto mi stanno ancora a cuore (più un progettino riservato...che per ora è meglio tenere nel cassetto). Il primo era ambizioso, talmente ambizioso che dispero di aver mai tempo e voglia di concluderlo. "Ethica Nova", raccolta di racconti, anche lunghi, con intento allegorico e moraleggiante che ricalcano la struttura trinitaria del pensiero di Hegel. L'idea è più divertente del prodotto. Come quello aveva Logica del Concetto, Logica dell'Essenza e Logica dell'Essere, così io avevo Etica del Concetto (sempre da Hegel: Stato, Società, Famiglia), Etica dell'Essenza (Libertà e Necessità), Etica dell'Essere (Amore - o Volontà, non avevo ancora deciso). Di questo ho scritto Nazione (Stato) ed iniziato Impresa (Società) e Parenti (Famiglia). Impresa è veramente interessante, peccato non avere più idea di come proseguirlo.

Ma il meglio è, senz'altro, Diaetrologica Scripta Tria: un bel modo per sfogare la mania di complottismo che in Italia hanno tutti, liberandosi dall'odioso cliché dei cattivi che nascondono la verità. Molto politicamente scorretto, e lieto di speculare sulle sofferenze personali di vittime degli omicidi più "strani" degli ultimi anni, ho iniziato il primo, Lo Stato ci ha abbandonato, racconto a proposito di alcune morti apparentemente per errore, a partire dalla camorra (a suo tempo, l'omicidio della ragazza al quartiere Forcella aveva fatto un certo scalpore) collegate a quel faccendiere che si dice scomparso con la moglie sul Lago di Como (troppo vicino alla Svizzera per farsi scappare l'occasione). C'è già la trama di Democrazia ma questo è ancora troppo vicino ai recenti fatti politici per arrischiarsi a scrivere, e quando ci toglieremo di mezzo la minaccia del Partito Democratico, salterà magari fuori che avevo ragione. Per il terzo, sarebbe bello cimentarsi col solito tema, il Complotto Mondiale, ma a parte il fantomatico personaggio del Logoteta Pandignico (più o meno, il «portavoce del Tutto Degno»), non ho in mente molto. E poi, anche avessi in mente tutto, chi ha mai il tempo?

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