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lunedì 21 febbraio 2011

Geopolicy

Più o meno, nel mio mondo le cose andrebbero così.

Sono le venti e due minuti, il TG1 apre con le notizie della guerra civile in Libia (non chiamiamole più "rivolte", ed immagino che il Direttorissimo sia allergico quanto me a "rivoluzione"), quando Tiziana Ferrario annuncia una conferenza stampa in diretta da Palazzo Chigi. Di fronte ai pochi giornalisti che non sono andati a cena, si presentano un Presidente del Consiglio terreo in volto, un Ministro degli Esteri tutto tremebondo (ma pettinato ed abbronzato perfettamente, come al solito) ed un Ministro della Difesa con lo sguardo ancora più spiritato e febbricitante del solito.

Con quel tono contratto e secco di quando dice qualcosa che non gli fa piacere, il PresDelCons comunica che, in seguito agli sviluppi della crisi in Libia, il Governo Italiano, dopo aver inutilmente tentato di persuadere Gheddafi a desistere dalle violenze contro il proprio popolo ed il proprio paese, ha deciso di intervenire per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini libici (La Russa accanto alza gli occhi al cielo), l'incolumità degli italiani in Libia e gli interessi economici e commerciali delle imprese italiane (Frattini annuisce vistosamente). I cittadini italiani saranno rimpatriati entro 48 ore. Vi lascio al Ministro della Difesa per i dettagli.

E, felice come una pasqua, quello prende la parola (qui si prega di immaginare il siculo-lombardo parlato dal ministro) con mefistofelica soddisfazione.
Venticinque minuti fa, cacciabombardieri del 37° Stormo sono decollati dalle loro basi di Trapani, con obiettivo le basi aeree libiche. La loro missione, che stanno compiendo in questi minuti, è inibire il potenziale aereo libico. Sappiamo tutti che nelle ultime ore i caccia libici sono stati usati per attaccare i rivoltosi nelle varie città della Cirenaica e della Tripolitania. La flotta è salpata dal porto di Taranto per occupare i porti di Tripoli e Bengasi. E conclude L'Italia, centocinquant'anni or sono, era fatta. Nel sacro centocinquantennario voi avete provato, ciò che era voto de' nostri grandi che non speravano si avesse da avverare in così breve tempo, voi avete provato che sono fatti anche gl'italiani.



EDIT: Non ci sono andato poi così lontano

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martedì 20 luglio 2010

Genova. 2001.

Leonardo, di cui ho molta stima, oggi scrive di Genova, Giuliani (è anche argomento di attualità politica, grazie a quel mostro di tafazzismo di sinistra di Vendola con la sua ultima uscita), ricordando la registrazione di una conversazione tra carabinieri dopo l'uccisione del nostro facinoroso martire.

Anch'io conservo, a distanza di nove anni, un SMS che un mio compagno di scuola - allora si era assai politicamente scorretti - mi inviò allora, raccontandomi di aver visto in città una nostra compagna di scuola, che poco ci stava in simpatia e che tra i black block si sarebbe trovata bene: "Ieri in centro ho visto la ***. Speravo fosse a Genova così magari la uccidevano". Eccessivo. Scorretto. Crudele. Risi un sacco. E ce l'ho ancora, tre telefonini dopo.

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domenica 27 giugno 2010

Prima Repubblica

Premessa: venerdì, durante il week-end di formazione dei GD di Bergamo, ho preparato un gioco di ruolo (che è stato partecipato con, mi sembra, un certo entusiasmo) il cui scopo era formare un governo ed ottenere la fiducia dal Parlamento, secondo la prassi e con i protagonisti della Prima Repubblica (nel senso che ciascuno dei partecipanti doveva identificarsi con un partito e (eventualmente) una corrente. Riporto com'è andata, sostituendo ai nomi dei concorrenti i nomi "veri". Sembra divertente.

Le elezioni del 25 giugno 2010 riservano diverse sorprese al mondo politico italiano, ma quella che non sembra poter essere messa in discussione è la nettezza dei risultati: infatti, la Democrazia Cristiana è il primo partito con il 52,6% dei consensi, il che le fornisce i numeri sufficienti per non dover cercare alleati, cosa mai successa nella storia repubblicana. Secondo partito è, a sorpresa, il Movimento Sociale Italiano che ottiene il 16% dei voti validi. Segue il Partito Socialista Italiano (14,3%) che supera il Partito Comunista Italiano fermo al 13,8%. Ai partiti minori restano le briciole: l'1,8% per Democrazia Proletaria e l'1,4% per il Partito Liberale Italiano.

La nettezza dei risultati dei partiti nasconde però un grosso problema per il partito di maggioranza, che si trova fortemente polarizzato tra l'ala conservatrice degli andreottiani (32% del Consiglio Nazionale) e quella della sinistra sociale (Forze Nuove ha la maggioranza relativa con il 32,6% del Consiglio Nazionale). Il centro doroteo si ferma al 19,5%, la sinistra de La Base al 14% mentre i morotei raccolgono le briciole. Negli altri partiti, si osserva per la prima volta la corrente lombardiana, di sinistra, giungere alla guida del Partito Socialista superando l'ala craxiana, mentre il Partito Comunista è in mano ai miglioristi di Amendola (ed è di fatto irrilevante la sinistra di Ingrao e Cossutta).

Che formare un governo, a dispetto dei numeri, non sarà semplice emerge dal Congresso della Democrazia Cristiana, in cui viene eletto come segretario di compromesso Aldo Moro, privo di una maggioranza, mentre il partito passa momenti di fortissima tensione per le pressanti richieste di Carlo Donat-Cattin di inserire nel programma di governo il matrimonio per gli omosessuali: proposta questa, irricevibile per Andreotti e Forlani, e che lascia molto freddi anche gli altri leader. Il congresso DC si chiude con un fragile accordo per il riconoscimento di diritti e doveri alle coppie conviventi.

Nel frattempo, iniziano le consultazioni per la nomina del nuovo governo. I partiti minori, demoproletario e liberale, si dichiarano fuori dai giochi ed indisponibili a sostenere qualsiasi maggioranza; mentre il PCI, il PSI ed l'MSI si sono accordati per la formazione di un governo che conterebbe sull'appoggio determinante dei voti portati in dote da Carlo Donat-Cattin (che in Parlamento conta su più voti di ciascuno dei partiti dell'eventuale coalizione), pronto a spaccare la Democrazia Cristiana perché ostile all'idea di autosufficienza che ha caratterizzato la stagione congressuale. Il programma che una così composita maggioranza di governo promuove prevede la nazionalizzazione delle attività produttive, l'aumento della pressione fiscale sulle rendite ed i ceti improduttivi e la contestuale diminuzione per le fasce deboli, l'estensione del matrimonio per le coppie omosessuali, un convinto europeismo. Più problematica la posizione sull'energia nucleare, visto che si fronteggiano i socialisti decisamente favorevoli e comunisti e neofascisti contrari. La Democrazia Cristiana offre, invano, la Presidenza del Consiglio al Partito Socialista, dopo il fallimento dei tentativi di Forlani di stringere un accordo con l'MSI, rendere non più necessari i voti dei deputati fedeli a Donat-Cattin e garantire per l'Italia un governo di centro-destra.

Il Presidente della Repubblica affida, così, l'incarico di formare il governo ad Enrico Berlinguer, esponente del Partito Comunista Italiano. Il governo che si presenta al parlamento per ottenere la fiducia vede, inoltre, i socialisti Lombardi agli Interni e Craxi agli esteri ed Almirante, del Movimento Sociale, all'Economia. L'accordo tra i partiti della maggioranza prevede, inoltre, l'elezione alla presidenza della Camera del comunista Amendola. A sorpresa, però, sfruttando l'istituto del voto segreto, Benigno Zaccagnini, de La Base (ok, licenza poetica), riesce a convincere l'intero gruppo democristiano a portare presidenza della Camera il collega di corrente Ciriaco De Mita, al tempo stesso come garante dell'opposizione e risarcimento per la spaccatura del partito causata da Donat-Cattin.

A questo punto il Partito Comunista, ritenendosi sottorappresentato, invoca la sospensione della seduta del Parlamento e la ridefinizione dell'accordo tra i partiti della maggioranza. Il PCI chiede al PSI di rinunciare ad uno dei due ministeri per permettere la nomina di un ministro comunista, ma a questo punto il PSI, pesantemente corteggiato dalla Democrazia Cristiana, lascia il tavolo. Il governo Berlinguer, oltre ai voti favorevoli del Movimento Sociale, del Partito Comunista e di Forze Nuove, la corrente ormai ex-DC di Carlo Donat-Cattin, riesce ad ottenere l'appoggio esterno di Democrazia Proletaria, ma l'abbandono del PSI gli impedisce di riscuotere la fiducia. Riprendono così le febbrili trattative tra i partiti e le consultazioni al Quirinale. PCI, MSI, DP e Forze Nuove tornano a proporre Enrico Berlinguer, mentre la Democrazia Cristiana torna ad offrire la Presidenza del Consiglio al PSI, nella persona di Bettino Craxi. Il Partito Socialista, subendo gli insulti degli ex-alleati, acconsente in cambio di un ulteriore ministero di peso, gli Interni, che sarà destinato a Lombardi. La coalizione DC (priva di Forze Nuove)-PSI non ha, comunque, i numeri necessari a governare: interviene in suo soccorso il Partito Liberale, che con i suoi dieci parlamentari permette a Craxi di ottenere la fiducia, in cambio del ministero dell'Economia che viene affidato alle liberistiche cure di Renato Altissimo.

La Camera concede la fiducia ed il cosiddetto "Gruppo Democratico" (formato, invero, da partiti con differentissimi concetti della democrazia) che doveva riunire PCI, PSI, Forze Nuove e MSI rimane lettera morta. Come al solito, Democrazia Cristiana al governo: emblematica della situazione politica la fotografia che ritrae Giulio Andreotti sorridere sornione alle spalle di Craxi. Per quale motivo, si dirà, se sembra proprio essere dover l'unico insoddisfatto della soluzione, dato che la sua corrente, pur essendo ormai maggioritaria, non ha ottenuto nemmeno un posto (ministero ai dorotei, presidenza della Camera alla Base, segreteria ai morotei)? Ha finalmente avuto tutte le necessarie assicurazioni circa la propria scalata alla Presidenza della Repubblica, allo scadere del settennato dell'attuale Presidente.

Ok, ci vuole una canzone

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giovedì 30 luglio 2009

Estate

Ok, lo so che è tipo una vita che non aggiorno il blog, praticamente da prima che iniziasse il CRE che ormai è finito da quasi una settimana - ma dovete credere che, se non sono riuscito a trovare il tempo (e, quando avevo il tempo, le energie) per scrivere nulla - considerato che solitamente, al contrario, l'aggiornamento del blog è una delle mie attività ineludibili-, questo significa che fare il CRE, seriamente, è tutt'altro che quell'alternativa riposante al lavoretto estivo che diversi animatori scelgono - incauti! - il primo o il secondo anno dopo le scuole medie.

Ecco, lascio all'inadeguatissima foto il compito di portare la testimonianza di questo Centro Estivo passato, anche perché in questa settimana di similferie, in realtà, tutte o quasi le energie sono state assorbite dalla preparazione del Campo Adolescenti, a Braies in Val Pusteria; ecco, ieri con i miei aiutanti di campo siamo anche andati in avanscoperta, soprattutto per preparare il grande gioco (Operaktion Alerich) e vedere se era fattibile far partire le escursioni da casa (tecnicamente sì, ma non mi va di essere linciato per allungarle tutte di un'ora e mezza, che già sono lunghissime di loro), ed oggi ho praticamente passato tutto il pomeriggio a preparare il materiale (che mancano ancora le foto della ricognizione aerea e le coordinate delle postazioni, tra l'altro)...

In buona sostanza, sabato mattina partiamo - e, pur cercando di tenere come di consueto il diario del campo ad uso e consumo di voi lettori, non garantisco nulla anche perché appena rientrati c'è da ripartire per La Verna - Assisi...

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martedì 9 giugno 2009

Presidente dei Presidenti

Ovviamente la sezione nr. 4 ha vinto anche la gara per le elezioni amministrative, e dunque alle 14.55 avevamo chiuso i verbali delle elezioni provinciali ed alle 16.10 quelli delle comunali. E, come al solito, quando siamo arrivati al municipio per la trasmissione dei plichi siamo dovuti andare a chiamare gli incaricati perché non si aspettavano che qualcuno si presentasse così presto. Poiché una copia del verbale e delle tabelle di scrutinio (frontespizio stampato in nero) va trasmesso al presidente della sezione nr.1 per lo svolgimento dell'adunanza dei presidenti di sezione, che ovviamente si svolge quando tutte le sezioni hanno completato lo spoglio. Ovviamente...beh, si vedrà. Comunque, visto che non ci sono sorprese in vista (per le provinciali tutto era ovvio, per le amministrative se l'amministrazione uscente ha prevalso nella destrissima Gavarno, altrove deve aver stravinto) ed il mio dovere l'ho fatto, me ne torno a casa. Per poi andare, qualche ora dopo, a mischiarmi nel folto pubblico dell'adunanza a sentire la proclamazione del sindaco e dei consiglieri comunali.

Quando torno in municipio la sala è assiepata di sostenitori e simpatizzanti degli - ormai certi - vincitori; fanno capolino diversi curiosi, desolante deserto da parte degli sconfitti, che non sopportano l'onta - non è malignità, addirittura hanno cancellato da Facebook il loro gruppo - della sconfitta, considerato che rispetto ad europee e provinciali perdono quasi il 20%, con i medesimi simboli (PDL e Lega Nord, ma erano insieme). E pace che non sopportino l'onta i candidati, ma che l'unico presidente di seggio dichiaratamente di centro-destra latiti, pur avendo da tempo concluso le operazioni e consegnato i plichi, arriva se non ai limiti dell'illegale certamente ben oltre la soglia della scorbuticità.

Il nervosismo in sala aumenta. Tutti i presidenti, compreso il mio, sono seduti alla "tavola semirotonda" della Sala Consiliare (preferita ai locali della sezione nr.1 per la possibilità di accogliere il pubblico di cittadini), il Presidente dei Presidenti, ovvero il presidente della sezione nr.1 nel mezzo, che richiama l'attenzione coi bi-bip del microfono per calmare la sala. Intanto, la Forza Pubblica sta cercando il presidente che manca, non risponde al telefono e non è rientrato a casa. Colto da un dubbio, lascio la sala e mi precipito all'Ufficio elettorale, per farmi dare un regolamento dell'adunanza dei Presidenti, che non avevo studiato in quanto il segretario è il segretario della sezione 1 (in quel momento, coadiuvato ultra legem dal segretario della sezione 9, visto che i verbali sono da fare in duplice copia, ed in duplice copia gli estratti); come sospettavo, esiste la possibilità di forzare la mano ed adempiere le operazioni di nomina, essendo legittime se partecipa la maggioranza degli aventi diritto (e quindi 5 su 9 presidenti). Corro ad informarne il Presidente dei Presidenti (con cui condivido il nome ma non la parentela, e che tutti nella mia famiglia chiamano il ragazzo nonostante sia già abbondantemente brizzolato) e l'auto-nominatosi suo braccio destro presidente della sezione nr. 9 (con cui condivido e nome e natali, essendo mio zio); ma mi si fa rilevare che, stando alla legge, l'adunanza si intende svolgersi il giorno successivo alle operazioni di scrutinio, e non al loro termine. Benché da che legge elettorale è legge elettorale (e quindi per le amministrative 1995,1999,2004) a Scanzorosciate si sia sempre tenuta nel tardo pomeriggio; anche perché non siamo qui a far ballare l'orso, la gente lavora e se si finisce presto con lo spoglio via il dente via il dolore. Si opta, quindi, di non procedere a maggioranza e di sperare che il presidente latitante sia rintracciato; anche perché, se si presentasse nella giornata successiva alla conclusione delle operazioni di scrutinio avrebbe anche di che lamentarsi. Io avrei proposto sommessamente di riconvocare l'adunanza alle 00.00, ma chissà perché nessuno mi è stato a sentire. Ad ogni modo, il messo comunale sulla sua fida bicicletta rintraccia la pecorella smarrita, che viene convinta con le buone a sedersi al proprio posto. Così anch'io torno al mio, tra il pubblico.

Il presidente dei presidenti dichiara aperta l'adunanza, e tutti i presidenti di sezione dichiarano la cifra di lista per i due candidati sindaco. Si tirano le somme, ed il presidente nomina, salvo le decisioni del primo Consiglio Comunale (che non capisco, che può fare, sfiduciare il sindaco e dunque autosfiduciarsi?), il sig. Massimiliano Alborghetti per la seconda volta Sindaco di Scanzorosciate. Il quale sindaco nominato chiede se può dire due parole al pubblico, ed il presidente dei presidenti concede senza un attimo d'esitazione. Due ringraziamenti dopo, deve iniziare l'attribuzione delle cifre individuali per i candidati consiglieri; noto che al tavolo dell'adunanza in tre o quattro confabulano, sfogliano verbali e consultano il regolamento. Sento il mio cognome sussurato grazie ad un microfono lasciato aperto. Peccato che il mio cognome sia quello di due presidenti, nonché di un candidato consigliere. Poi vedo che il mio presidente annuisce, ed intuisco che mi stanno per fregare. Un secondo dopo, mi si manda a chiamare. Mi sistemo alle spalle dei due segretari già presenti al tavolo, ma immediatamente dopo sono al fianco del presidente dei presidenti, a cercare di capire cosa bisogni fare - e sono un po' in difficoltà perché, appunto, è un regolamento che non ho frequentato e che, mi sembra, sia stato un po' buttato sulle spalle della prima sezione senza tempo per prepararsi, tant'è che i verbali sono tutti ancora in bianco, essendo stati consegnati solo tre minuti prima dell'inizio dell'adunanza. Mancano i nomi dei consiglieri da trascrivere e tutti quei dettagli che servono solo a far perdere tempo. Intanto, iniziamo - calcolatrice alla mano - a sommare le preferenze dei candidati consiglieri, che il pubblico - ed a ragione - scalpita. Decidiamo di fare tutte le somme, di indicare informalmente chi saranno gli eletti e di mandare a casa la brava gente di Scanzo felice e contenta, per poi dedicarci a tutto il lavoro. Compresa l'assurda schizofrenia di un metodo di attribuzione dei consiglieri che, pur essendoci solo due liste, vuole prima sapere le preferenze di ciascun candidato (sommate ai voti totali per determinare la cifra individuale) quante e quali sono le liste non vincenti, poi quanti posti spettino alle liste non vincenti complessivamente, poi quali siano i quozienti di ciascuna lista, poi quanti consiglieri spettino a ciascuna lista, poi in che ordine di preferenza siano i candidati, poi chi siano i candidati eletti, poi chi siano i non eletti (andare per esclusione no, vero?), e poi - infine - sapere se c'è qualcuno dei presenti che sia a conoscenza di cause di ineleggibilità per i consiglieri. Ecco, a quel momento in sala erano presenti, olre a soli cinque presidenti (gli altri se n'erano andati a casa prima di firmare, e quindi sui verbali comparirà che l'adunanza è stata fatta con la maggioranza degli aventi diritto, perché tali sono le firme che si potevano raccogliere) la responsabile dei servizi amministrativi del comune, la responsabile dell'ufficio elettorale, un'altra impiegata ed il moroso della segretaria della sezione nr. 9 (altra Casati mia parente, tra l'altro); essendo nessuno a conoscenza di motivi d'ineleggibilità, si chiudono i verbali alle ore 22.00 - e ci si deve ridurre anche a costruirsi un plico con forbici dalla punta arrotondata ed abbondante colla vinilica perché, dopo averci riempito di buste inutili (identificate dal colore verde) per conservare 1)il materiale tra sabato mattina e sabato pomeriggio, poi 2)tra sabato sera e domenica mattina, poi 3)tra domenica notte e lunedì pomeriggio - e questo per ogni elezione, quindi moltiplicato per tre, come moltiplicate per tre erano anche le buste per la riconsegna del bollo (che, ovviamente, è uno solo) - il Ministero dell'Interno si è scordato di fornirci la busta per trasmettere alla prefettura le nomine di sindaco e consiglieri.

Insomma, esco dal comune salutando tutti alle ventidue e quindici. Digiuno da mezzogiorno. Un colpo di telefono ad un amico che non dice mai di no al cibo e vado a cena, che altro vuoi fare? Intanto, spero che all'ufficio elettorale abbiano capito di consegnare i verbali per l'adunanza in anticipo, che tanto c'è sempre tempo per compilare un verbale in più durante le operazioni di voto. Vedremo tra cinque anni se se lo ricordano.

Già, perché tra cinque anni saranno vent'anni di Proposta per Scanzorosciate, venticinque di centro-sinistra, quaranta di Casati.

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martedì 16 dicembre 2008

Ordinario buon tempo

Se penso che di questo fine settimana, così come del precedente, c'è in giro una caterva di foto che meglio di mille parole lo descriverebbero (e molto più velocemente), mi scappa la voglia di scrivere - anche perché dovrò risegnalarle ai miei lettori tra qualche giorno o qualche settimana, all'ennesimo riversamento dalle macchinette dei miei amici al mio PC ed indi in rete.

Ma sarebbe un peccato mancare di segnalare un paio di eventi, di fatti e di posti che hanno un'utilità non dico generale, ma che comunque potrebbero incontrare interesse.

Venerdì sera, beh, era il venerdì del film per il gruppo adolescenti (venerdì-film che stiamo subdolamente cercando di diradare, perché rimane pochissimo del contenuto e rovina il continuum degli incontri), e dopo mesi in cui eravamo riusciti a stopparlo, il don ha rotto gli argini ed ha proposto Paranoid Park.
No, se qualcuno fosse curioso della mia impressione sappia che non mi è piaciuto. Però (e solo chi ha orecchi per intendere intenderà) mi ha fatto morire dal ridere, e per il contenuto in sé e per il contesto, «è stata una tua idea», e non posso aggiungere altro. Dopo, come è tradizione, sono andato con Fabio all'Ein Maß, per scoprire di aver finito tutte le birre scure della lista (ok, non tutte tutte, ma quella che manca costa venti euro il mezzo litro, e la salveremo per un'occasione speciale). Dunque, abbiamo deciso che l'indomani saremmo andati all'Abbazia di Sherwood, che è un po' fastidiosamente distante, essendo a Caprino, ma che è assai rinomata e mi era stata in più occasioni raccomandata per la quantità e la qualità delle birre proposte.

E questo, difatti, è stato il programma di sabato sera, dopo aver sottratto Fabio ai suoi "compiti istituzionali" di direttore dell'oratorio (ci sarà mica bisogno che sia lì a far da balia a quelli che guardano un film, no?) ed essere stati raggiunti da Geordie con la sua auto rombante. Lì, sistematici al bancone come quelli veri, ma solo perché non volevamo attendere che si liberassero i tavoli, abbiamo iniziato, storditi dall'ampissima varietà di birre che la carta metteva a nostra disposizione. Abbiamo preso una birra di Natale, poi una delle più amare che avete, poi una addizionata di fave di cacao, poi una con un interessante bouquet di frutti bianchi, poi...boh (in realtà, credo basta, perché qualcuno di noi - non io - ne aveva abbastanza, e alla sete era subentrata la fame, e con le patatine fritte le facoltà degustatorie segnavano inevitabilmente il passo). E siamo tornati in paese, per recuperare Emanuele (e per portare me a casa, ché dopo la mezzanotte inevitabilmente mi spengo) e permettere al resto della compagnia di continuare la serata.

Era bene che andassi a letto presto, anche perché avevo in programma di testare le ciaspole portatemi da S. Lucia, ed a tale scopo avevo pianificato un'uscita interlocutoria insieme a Michele, per la mattina dell'indomani. Siamo saliti ai Piani dell'Alben, di cui abbiamo praticamente battuto palmo a palmo una buona metà, tra boschi roccoli e casette distrutte durante la guerra e poi ricostruite con un dubbio gusto goticheggiante. Arriveranno le foto, spero. Siamo scesi in tempo per pranzo; e nel pomeriggio mi sono nuovamente incontrato con Fabio e Geordie - incastrati per oltre un'ora a preparare le lettere di auguri natalizi del parroco - e siamo in seguito saliti a Selvino per un distinto tè delle cinque (anche se anche di Selvino va ricordata una chicca, accennando ad un paio di ragazzine quindicenni che hanno sorriso al nostro indirizzo mentre passavamo per la via «cosa ridi che sono tuo padre?») seguito dalla Aviatico-Orezzo-Gazzaniga, che è sempre la migliore strada per scendere da Selvino.

E poi, a sera, la preghiera per i giovani, di cui s'è già parlato.

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venerdì 5 dicembre 2008

Reaper

Io trovo tempo per guardare la televisione la sera praticamente una volta a settimana, cioè il giovedì quando, ormai da tempo immemorabile, si passano un paio d'ore al bar dell'oratorio. Da qualche settimana, la mia attenzione è stata attirata dal telefilm, in onda su MTV, da cui il post prende il nome.

Ok, non sono la persona più adatta per parlarne, anche perché tra una cosa e l'altra inizio a guardarlo a metà puntata il che, considerati i miei standard da telespettatore, è abbastanza. Lo cito, giacché è insostituibile fonte di risate. Quindi lo consiglio.

Ogni episodio viene seguito dal commento di Fabio e mio, che invariabilmente include il dialogo qui proposto in versione adattata. Al lettore il divertente compito di individuare chi dice cosa:
«Che donna veramente splendida, la tale. Io, al posto del protagonista, non esiterei un secondo ad intraprendere una relazione affettiva con lei.»
«Devo riconoscere che, adottando il tuo punto di vista, si giunge alle tue conclusioni. Ma va considerato che l'altra è la figlia del DIAVOLO. Io non avrei dubbi; e la mia deliberazione è affatto diversa dalla tua.»

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domenica 30 novembre 2008

Euterpe

Ah, per interpretare il titolo vedetevela un po' voi

È qualche settimana che non mi capita di descrivere i miei fine settimana; fondamentalmente perché non ho tempo di mettermi a scriverne la cronaca, oppure - in qualche caso - perché mi servirebbero delle foto, o dei dettagli aggiuntivi, e finché non me li procuro non ha senso scrivere; ma quando li ottengo, ormai è passato del tempo e non ha più molto senso farlo. Così. anche stasera non mi metterò a descrivere la tranquilla ma piacevole serata di ieri al Maivisto di Sedrina (che per tenere fede al nome uccidono tutti quelli che ci sono stati una volta, o alla meglio li accecano), che sarebbe un birrificio artiginale, o quella di oggi all'oratorio con gli adolescenti.

Piuttosto, di oggi pomeriggio quando, sfumata l'idea di andare in cerca di neve, che non credo si dovesse andare molto distante da casa (ad aver voglia di camminare, dieci minuti di auto e poi meno di un'oretta verso il Misma bastava, ma anche andare - per dire - a Monte di Nese o giù di lì), sono invitato ad andare a Negrone per suonare con Fabio alla batteria e Rocco al basso. Questo, se proprio uno vuole ostinarsi con l'analogico, è il tipo di formazione che più mi va a genio (io, poi, non è che mi possa portare una tastiera analogica, niente Hammond come si può ben pensare) - per quanto io programmerei drum machine e sequencer e chi s'è visto s'è visto; ed invece è venuto anche un chitarrista. Per un po' di tempo rock senza niente di speciale (ed io non riesco a capire chi vi s'appassiona, ché io l'ho sempre trovato e lo trovo tutt'ora noioso); ma poi abbiamo (dopo il commiato del chitarrista) optato per un tentativo di interpretazione di Calvin Harris, che è un produttore electroclash per cui Fabio ha preso una specie di cotta, e che non manca di sottolineare essere nato nel 1984, e quindi essere suo coetaneo. Mette a dura prova il bassista, mentre bene o male io mi trovo meglio: per prima cosa mi piace la musica, e poi mi fa ricordare che devo assolutamente comprare un sintetizzatore. Non una tastiera MIDI da attaccare al computer. Proprio un sintetizzatore con tutte le manopole varie. E poi finalmente non c'è più la chitarra a sporcare il suono (già, non mi piacciono le chitarre elettriche, né i suoni sporchi). Dopo un po', non cercavamo nemmeno più di imitare i brani che ascoltavamo al computer (e di cui qui si trova un assaggio, giusto per capire il genere), ma semplicemente improvvisavano con quello stile. Qui c'è materiale su cui lavorare, come si dice.

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mercoledì 26 novembre 2008

Ordine


L'occupazione del Lussana è dunque durata solo una notte. Nella foto, il Preside finalmente orgoglioso di sé stesso - ed immagino anche della polizia, giacché è stata la prima volta, a mia memoria, che è intervenuta subito alle sue richieste e non dopo giorni di inutili tira e molla.

Ai miei tempi, come chi è vecchio usa dira, procrastinavano in continuazione adducendo motivazioni di ordine pubblico; come se quattro-cinque anni fa gli occupanti si comportassero diversamente, ed usmando la mala parata non abbandonassero il campo. Tra l'altro, avendo come fonte Bergamo News, che da quel poco che ho sbirciato non mi sembra brilli per imparzialità, ma non ho approfondito, si nota subito la palese contraddizione da parte del Movimento Studentesco (che, al solito, solleva polveroni) che denuncia la chiusura del dialogo da parte della scuola, che non avrebbe concesso un'assemblea richiesta per discutere delle leggi Gelmini (che con le scuole superiori c'entrano ben poco, ma queste sottigliezze non sono mai entrate nella testa degli studenti, vedi proteste contro l'allora ministro Moratti per i Buoni Scuola della regione Lombardia), assemblea che salta fuori essere stata approvata il 13 novembre (il tutto scritto a due righe di distanza). È evidente che o ci sono dei retroscena che il cronista ritiene non rilevanti alla comprensione della vicenda, o la vicenda è montata. O, più probabilmente, entrambe le cose.

In conclusione, gli occupanti non sanno che fortuna hanno avuto, che non ci fosse un Parietti scatenato contro di loro. Probabilmente si trova ancora qualcuna che ne ha un brutto ricordo...

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martedì 25 novembre 2008

Giovinezza

Ok, il riferimento fascista nel titolo serviva solo per catalizzare attenzione e polemica. In realtà c'entra poco - o meglio, se giovinezza fa rima con sconsideratezza un motivo c'è, come sosteneva il mio prof di italiano di seconda liceo, per cui le rime tradivano un legame semantico.

In ogni caso, quei che gai^ vivono la propria lieta stagione hanno deciso di occupare il Liceo Lussana, questo pomeriggio. E, ragazzi (non lo dico solo perché sono un micatantocriptoreazionario), lasciate perdere e qualcosa di buono, per la vostra scuola (se è vero che ci tenete) riuscite ad ottenerla. Le ho vissute anch'io (sempre dalla parte giusta con il senno di poi e sbagliata agli occhi del mondo di allora) a suo tempo, e immagino l'imbarazzo dei rappresentanti di istituto (ammesso non c'entrino, non ho ancora abbastanza informazioni) che non so se nei venti giorni che saranno passati dalle elezioni abbiano già assunto "pieni poteri" o meno, e le irripetibili imprecazioni del preside quando la DIGOS arriva, controlla la situazione e se ne va lasciandogli la povera amata scuola in balia dei sovversivi, e le inutili dissennate discussioni del Comitato Occupante per stilare il documento di indirizzo politico (nota: se ci tenete a fare un salto nel delirio anni '70, mi pare che sul sito dell'UDS (un sindacato studentesco) si trovi una guida per l'occupazione, con tanto di comitati centrali e servizi d'ordine).

Se non fosse che farebbe più matusa di quanto io non sia, passerei l'analogo informatico delle ore, e cioè le pagine, a raccontare episodi ed aneddoti delle nostre passate battaglie. Nostre, perché eravamo un bel gruppo variegato, dal togliattiano di ferro che la coscienza di classe si matura tramite l'istruzione e quindi le lezioni non vanno interrotte, al rampollo della famiglia di destra. Nostre, perché quasi mi solletica la voglia di andare ancora a ficcarci il naso. Anche solo per conoscere poi 'sta Camilla Calderoli (quel Calderoli è lo zio) di cui molti mi parlano bene e che non ho mai visto. E mi dicono sia un peccato.

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domenica 2 novembre 2008

Il lungo weekend

Mia sorella voleva che, una volta presa la laurea, me ne partissi per un viaggio in qualche destinazione esotica; alcuni amici optavano per il non molto esotico Lido di Jesolo, e per un più modesto fine settimana. Io, che - come vado ripetendo da anni - non amo viaggiare, me ne sono stato a casa, perlopiù steso sul divano. Ma, pur venendo meno la mia volontà, non sono venuti meno i fatti, e quindi c'è molto da raccontare.

Giovedì sarebbe un giorno che, nonostante gli intenti dell'universitario viveur mi avessero a suo tempo fatto conteggiare come fine settimana, in pratica è sempre stata una serata di divano, poltrona, o al limite, ma una volta ogni tanto, bar dell'oratorio. E, mentre là ero, a bere lo speciale whisky&soda che ci prepariamo solitamente, si fa vivo Epo che è stato morso dal germe della ggioventù nel senso più deleterio del termine, e non può sopportare di non uscire una sera. E, possibilmente, girare il più possibile. Così, anche considerato che io avevo, in effetti, un po' da festeggiare, mi ha portato all'UD di Bergamo, in zona Cinque Vie, perché il giovedì vi si tiene una sorta di serata internazionale. In sostanza, tutte le persone fornite di abbondante buontempo vi convengono per darsi un'aria cosmopolita, approfittando del manipolo di studenti Erasmus che ha avuto la pessima idea di venire a Bergamo; tali persone di abbondante buontempo essendo, in massima parte, studenti universitari (perché se sei alle superiori magari tua madre ha da ridire se rientri all'una in settimana, e se vai a lavorare hai di meglio da fare che pigiarti in un locale fighetto dall'imbarazzante carta dei vini), specie se fuori sede - quanti studenti fuori sede possono esserci a Bergamo? Quindici?
Subito individuati da uno di Locate con cui eravamo stati insieme a Roma millenni fa, Epo è a propria volta incocciato in un tale (ex Lussana, difatti dall'aria familiare) conosciuto ad una festa del Fanto - e lascio solo immaginare che tipo dovesse essere - che in quindici secondi ha individuato tavolo di ragazze, vi si è fiondato, si è presentato, ha coinvolto le due più piacenti in una conversazione ed ha a propria volta introdotto noi due: Epo affascinato dall'efficacia dell'approccio, io piuttosto attratto dal dvd di Zoolander che passava sugli schermi al plasma. Probabilmente troppo asociale per questo tipo di rapporti estemporanei, ho osservato invece con curioso interesse scientifico come, mentre il tempo passava, saltasse fuori che tutti i gruppetti seduti ai diversi tavoli in un modo o nell'altro si conoscessero, e come piano piano si sia formato un'unica tavolata. Essendomi già fatta un'idea precisa e nient'affatto lusinghiera delle universitarie fuori sede, ho sfruttato la mezza frase di politica che ho colto sulla tavolata per improssivare una mezza concione sulla famigerata 133. Quando i gestori del locale hanno acceso le luci, per suggerirci diplomaticamente di levare le tende, abbiamo tentato di andarcene a casa, ma siamo stati coinvolti nella ricerca di un ulteriore locale in centro a Bergamo dove bere qualcosa, come se fino a quel momento non avessimo fatto altro. Trovata la birreria deserta ci siamo accomodati, e siamo (ma soprattutto sono) stato incastrato in una conversazione inconcludente con una stralunata dark (sapevo che non dovevo vestirmi di nero, le avrò ispirato fiducia) che, per le assurdità che diceva, ho decisamente sopportato più del dovuto, cercando di capire gli scampoli di ragionamento che produceva. In conclusione: se non sai nulla di una questione, taci. Specie se è una questione scientifica.

Venerdì era in programma l'evento del fine settimana, ovvero il Pranzo dei Dottori, i laureati in fisica alla Bicocca negli appelli di settembre ed ottobre. Siamo convenuti a Morbegno (SO), onde mangiare sciatt, pizzoccheri e brasato. Gli afferenti a Milano avevano calcolato il treno più adatto per andare e tornare, onde non aver problemi etilici, anche considerata la distanza tra Morbegno ed il resto del mondo. Io, solitario dalla mia Bergamo, avevo in un primo momento valutato di raggiungere il posto per la strada in assoluto più diretta, cioè il Passo S. Marco in cima alla Val Brembana, ma le precipitazioni degli ultimi giorni, nevose sopra i mille e rotti, ne avevano sicuramente determinato la chiusura. Pertanto, si era pensato di andare a Lecco e prendere là il treno, ma problemi logistici (il parcheggio in primo luogo, ma non va sottovalutato l'"aver perso il treno" (a Lecco era scontato, ma contavo di raggiungerlo a Varenna) mi hanno spinto a raggiungere Morbegno con la gloriosa AX. E, dopo l'ottimo pranzo, motivi sentimentali (ma non pensate a chissà chi: è noto che io amo la montagna) mi hanno indotto a fare rientro ai miei luoghi dopo un lungo giro alpino, risalendo la Valtellina fino a raggiungere il piano Aprico della canzone del Piave ed a scendere poi per Edolo, la Val Camonica e la Val Cavallina. Un ritorno fantastico: neve e veloce guida di montagna (la strada è molto bella). La sera niente di speciale, perché come al solito c'è catechismo per gli adolescenti (e, comunque, chi aveva più voglia di fare alcunché?). E, al termine dell'incontro - film, troppo un'americanata buonista per venire incontro ai più basilari gusti cinematografici - solita tappa all'Ein Mass, per provare una nuova birra (e mangiare un brezel: buoni!)

Ma, come al solito, la resa dei conti è il sabato. Dopo il consueto convegno di tutti e quattro, Fabio io Epo e Geordie, al bar dell'oratorio, siamo andati alla Cafeteria di Treviolo, locale in auge da quest'anno come ritrovo della Bergamo bene, e pertanto non proprio in cima alla lista dei posti che volevo visitare. Nonostante l'iniziale perplessità suscitataci da un tizio vestito di bianco dalla testa ai piedi, che ci faceva sospettare un luogo di pessimo gusto, siamo tutti stati soddisfatti dell'atmosfera sobria (effettivamente troppo sobria, per un bar da sabato sera) e dai due-tre occasionali incontri, ma abbiamo poi deciso di passare il resto della serata in un locale più "vivo", e ci siamo trasferiti al Jamaica di Paladina (Jamaica è un marchio in franchising, questo chiamasi propriamente "Xymaca") per la padella di frutta. Anche se suona incredibile scritto da me, o ascoltato dalla mia voce, la padella anal(colica) è decisamente più buona di quella alcolica; e ne abbiam bevute un paio. Per concludere al negozio di specialità siciliane posto proprio accanto al Mascheroni, dove ho mangiato un cannolo (dal settentrionale che sono, il primo in vita mia) - benché mi accontentassi di una ciotolina di ricotta, che poi è quello che mi piace. Ehi, buono! E rientro a letto, nemmeno troppo tardi su scala assoluta, ma decisamente sì per i miei bioritmi da sveglia di buon'ora ed a letto presto.

Oggi, domenica, si doveva compiere la promessa della mia cena di laurea slittata per le proteste dei fratelli: e, dopo la Messa (e l'aperitivo in oratorio, ancora qualche mese e faremo seria concorrenza all'unico bar "vero" di Rosciate), siamo andati a Parre (Val Seriana, ma chi non conosce Parre?) per mangiare i mitici scarpinocc, ovvero ravioli di magro con pangrattato e formaggio. Al ristorante Miravalle, dotato di quella patina vintage che ammanta tutti i paesi dalla media valle in su, abbiamo mangiato bene, ma soprattutto moltissimo; peccato esser dovuti scendere a Bergamo per portare mio fratello a vedere la sua Talanta, ché la splendida giornata di sole poteva farci fare un'altra scappata sulla neve. Agli Spiazzi di Gromo, o sul Vaccaro, c'era.

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mercoledì 29 ottobre 2008

Ora con un Titolo di Studio

Ero tentato di non scrivere niente, ma poi ho pensato sarebbe stato piuttosto ipocrita, e dunque eccomi. Dopo la lunghissima giornata di ieri, mi ritrovo con un impegno in meno ed un pezzo di carta in più (pezzo di carta affatto virtuale, per ora, ma quel che conta è il pensiero). Giornata lunghissima perché iniziata, secondo gli imperscrutabili disegni di Coloro Che Regolano Il Sonno, alle quattro antimeridiane.

Dopo aver realizzato che sfidarli era uno sforzo inane, mi sono alzato e preparato; in modo di essere pronto approssimativamente alle sei e mezza; e la seduta iniziava alle quattordici e trenta. Sono andato a Milano al mattino, dunque, anche e soprattutto per assistere alla seduta di molti colleghi. Troppa cortesia, temo, anche perché sei tesi di Particellari una dietro l'altra sono presto diventate indistinguibili alle mie orecchie (e, soprattutto, se fosse stato il primo a fare tutte le possibili e più perverse misure usando un bolometro a dire cosa sia un bolometro, invece dell'ultimo...); ed essere surclassati dal paragone, perché questi sei particellari (o meglio, cinque particellari ed un teorico venduto), hanno organizzato una specie di ricevimento, nel tunnel del blocco di Scienze, mentre noi ci siamo salutati e siamo andati ciascuno ai propri luoghi.

È venuto, dunque, il momento atteso. Dopo pranzo, seduti ai tavolinetti metallici ricoperti da non-si-sa-cosa-di-appiccicoso dell'area relax, abbiamo messo sul medesimo laptop le presentazioni e siamo saliti all'aula tesi, giusto per aspettare, in piedi al caldo soffocante e stipati assieme a tutto il pubblico che la commissione arrivasse, che si riuscisse a far partire il proiettore (non facile), che la commissione decidesse il da farsi (un quarto d'ora a parlare dietro i vetri non si sa di che), e poi dare il via alle discussioni. È stato scelto l'ordine più razionale possibile, cioè quello alfabetico (potrebbe non sembrare chissà che risultato, ma è capitato di assistere a sedute alla chi vuole venire?), e dunque mi sono ritrovato a discutere nella comoda posizione di secondo. Credo, poi, di aver abbastanza dignitosamente resistito alle domande della commissione, in particolare di un Destri scatenato (più con gli altri che con me, almeno apparentemente) . E, dopo aver preso la mia dose di applausi da parte di una platea più perplessa ancora della media delle platee di un esame di laurea in fisica (ho trovato una sola persona che dicesse "ho capito qualcosa di quello che hai detto", di matematica), ho atteso con pazienza che finisse il rito delle discussioni, e con meno pazienza che finisse quello degli scrutini. In modo da notare l'assoluta anarchia che regna nelle commissioni di laurea quando si tratta di fare la proclamazione. Avevo sentito, un mese fa, con i poteri a me conferitemi dal Magnifico Rettore, vi dichiaro Laureati in Fisica, ma mi era sembrata una formula un po' inventata (anche perché sono quasi sicuro che nella formula ci debba essere "dottori", ma c'è questa specie di idiosincrasia nei confronti del termine per le lauree triennali che i professori non riescono a digerire); ieri mattina si era proclamati dottori in fisica (triennale), e ieri sera ci è stata conferita la Laurea triennale in Fisica. Dopo brevi convenevoli (brevi anche per il fatto che ormai erano le sei di sera) ci siamo tutti dispersi, e siamo tornati a Bergamo per la cena. Baccalà.

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giovedì 9 ottobre 2008

Ripetizioni

Alla fine l'ho data vinta a mia madre. O meglio, dopo il disastroso tentativo dell'anno scorso (cercare di insegnare la fisica dell'università ad una di farmacia che non sapeva nemmeno cosa fosse una derivata, e che ha capito - senza che lo dovessi dire esplicitamente - che a mio avviso le conveniva andare a zappare la terra), grazie all'intermediazione di Consonni, ho una studentessa (delle superiori) cui ho iniziato a dare lezioni di matematica. Come mia madre aveva sempre voluto.

Per uno degli infiniti corollari della Legge di Murphy, per giunta, lo scoglio della nostra studentessa è l'UNICO (forse unico no, ma comunque unico tra le cose che la gente quasinormale studia) argomento di matematica che non ho mai studiato - meglio, che non mi hanno mai fatto studiare; perché in un paio di occasioni avevo deciso di impararlo, e poi m'ero arreso per noia. In altre parole, il calcolo combinatorio. Che, in effetti, è più facile di quanto mi ricordassi - ma non meno noioso. A tenermi sveglio, comunque, c'era il suono della mia voce, che come noto amo ascoltare, specie quando parla aulico tipo consideriamo una funzione scelta che abbia come dominio l'insieme A in luogo di scegliamo un elemento di A (ammesso che esistano "funzioni scelta", e comunque è l'unica volta che ho sparato così alto). Che non solo io amo ascoltare, ma pare la mia studentessa, too, o forse era troppo sconvolta per interrompermi od osare farmi notare l'orologio - andando in classe, ho scoperto, con vari adolescenti passati o tutt'ora permanenti sotto le mie grinfie, di sicuro le hanno messo più paura del necessario -, fatto sta che ho dovuto notare io che, oltre ad avere la gola riarsa, non riuscivo nemmeno più a connettere, ed erano passate già più di due ore e mezza.

Sperando che almeno la differenza tra disposizioni e combinazioni le rimanga in testa (non che, prima di oggi pomeriggio, fosse a me chiara, ma sapendola non è che ci voglia il Nobel, né la medaglia Field)

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sabato 27 settembre 2008

I migliori anni della nostra vita

Sempre grazie all'ormai onnipresente FB, ma anche ai solidi antichi mezzi del telefono, della lettera raccomandata e del piccione viaggiatore, ieri sera si è concretizzato il ritrovo della V G '05, cioè della mia classe del Liceo.

Dire che si è concretizzato il ritrovo è di per sé fuorviante e decisamente eccessivo, anche perché - benché gli avvisi fossero stati ampiamente diramati - non eravamo che in sette; e, tra l'altro, come si dice, i soliti sette, cioè quelli che fanno sempre carte false per intervenire. Escluso Picca, che abbiamo contattato e praticamente trascinato per il collo.

Due volte in due settimane che si rinverdiscono i fasti del liceo - è stagione, probabilmente, ed il fatto che c'è chi s'accinge a laurearsi, ed a mettere una pietra sopra un'altra fase della vita favorisce senz'altro; benché, a differenza di quella volta, i compagni di classe sembrino molto meno cambiati (e, non si offendano, maturati) rispetto alla media; e, senz'altro, mi ci metto anch'io, che in questi anni devo aver raggiunto nuove vette di cinismo, ma senza esagerare. Benché una mia eventuale aggiuntiva perfidia, come notizia, svanisca di fronte al capitolare del caposaldo dell'indifferenza, dell'eroe del cinismo e del Prometeo del disinteresse. Insomma, Picca ha la ragazza (o, meglio, la notizia è che ha lo sbatti di averne una!).

Sono sempre i migliori ad andarsene per primi. Infatti, i peggiori (i "bruttazzi") sono ancora, a targhe alterne ma sostanzialmente con regolarità, sul mercato.

Va assolutamente fatta un po' di cronaca perché ieri sera si è sfiorato il parossismo dell'idiozia (o, essendo che per la quasi totalità siamo studenti, della goliardia, come non ha mancato di farci notare Gaffo). Ci siamo trovati in città bassa e siamo andati in un locale dei pressi, uno di quelli tranquilli, a fare in noi sette più casino di tutti gli altri avventori (ma non delle cameriere, che continuavano a rompere bicchieri), nel ricordare il passato, aggiornarsi sul presente e prospettare il futuro. Finché gli sguardi imbarazzati degli altri avventori, ed i bicchieri vuoti, ci hanno spinto ad andarcene e migrare ad un altro locale. Dopo aver gentilmente ma fermamente rigettato l'ipotesi dancereccia, abbiamo optato per salire in Città Alta onde salutare un paio di compagni incastrati con il lavoro; e - essendo che il sempiterno motorino di Picca si è digievoluto in un'imponente motocicletta - una nostra compagna ha sottratto un casco perché "è bellissimo andare in moto" (rigorosamente con la ó chiusa, in quanto della Valle Imagna), e noialtri ci siamo stretti in cinque nell'auto di Fiorini. Mentre il passeggero s'allontanava dal rock dell'autista per mettere le peggio tamarrate ad un volume tale da far tremare i finestrini, e tamarramente salivamo per una deserta Valverde, incrociando di quando in quando pedoni in discesa, gli altri due dovevano precederci in Colle Aperto.

Fai una vasca della Corsarola, aspetta ad un capo della città. Fanne un'altra, aspettali di nuovo; aspettali e basta, seduti fuori dalla Marianna; e questi due non arrivano. Cinque minuti d'attesa, e si è iniziato a malignare; ma quarantacinque, e ci si preoccupa, e non poco. Riprendiamo l'auto, ed iniziamo a girare in cerca di lampeggianti dell'ambulanza; e, dopo aver escluso con ragionevole confidenza la loro presenza dentro le mura, siamo scesi di nuovo allo stadio dove avevamo lasciato le auto, ma anche lì nessuna traccia. Allora, visto che ormai era tardi, e preoccuparsi fa venire fame, abbiamo deciso che con buona probabilità erano a mangiare un kebap (no, non è vero, ma ci siamo giustificati così) e siamo andati al Dessi. Ben satolli, torniamo indietro e - benché di Picca non ci sia traccia - finalmente appare la Pellegrini; la quale racconta la propria lacrimevole storia.

Avendo deciso per un motivo non meglio specificato di salire non da Valverde, che era l'itinerario che ci eravamo detti ed il più corto, ma dall'ingresso d'onore di Porta s. Agostino, si trovano i vigili che deviano il traffico ed informano della chiusura serale estiva (ormai sa un po' di presa in giro) di Bergamo Alta. Ritenendo loro che anche noi avessimo trovato il medesimo impedimento (ed è un po' un mistero perché a Valverde non c'erano né pilomat né sbarra né uno straccio di cartello di divieto), stazionano in uno dei pochi locali aperti nei paraggi in attesa che ci facciamo vivi. Ma qui il problema. Picca deve aver cambiato numero dai tempi del Liceo, e sebbene noi lo tempestiamo di telefonate, probabilmente stiamo chiamando una SIM che ormai giace in qualche discarica di materiale tecnologico; o il cellulare di un bambino pachistano in Pakistan. Mentre la signorina, per essere più comoda in moto, aveva lasciato a noi la borsa, con i soldi, con il telefono. E Picca, parimenti, non aveva il numero di nessuno di noi (cosa che non ci era sembrata necessaria, ma la prossima volta che lo becco su Messenger me lo faccio dare ché non si sa mai).
Come si poteva immaginare, né alla studentessa di Scienze Politiche né all'Architetto è venuto in mente che bastava che lei chiamasse con il telefono di Picca il proprio cellulare (il cui numero si assume lei sappia) perché noi rispondessimo e vivessimo tutti felici e contenti.

Alla fine, felici forse no ma contenti senz'altro - pur con l'impegno di rifare, e stavolta costringere tutti a venire - ce ne siamo tornati a casa verso le due.

NOTA: Gaffo studia a Milano e pare abbia un appartamento tutto per sé: sappia, se mai leggerà il post, che voglio fargli un'offerta che non può rifiutare - non nel senso che non gli convenga farlo; ma proprio che non ne avrà la possibilità.

Non so bene come funziona con le autorizzazioni, ma per chi può vedere qui si trovano le foto della serata scattate da Fiorini.

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venerdì 19 settembre 2008

Lussana party

ovvero, la prima prova della non totale inutilità di Facebook.

Ieri sera sono così intervenuto ad un distinto e rispettabile (in questo, assai diverso dagli originali, ma sono gli altri che cambiano) party mondano degli ex studenti del Liceo Lussana. E, sebbene sulle prime poco entusiasta, si è rivelata una squisita occasione per rivedere volti noti e vecchi amici, conoscenti, benauguranti, nonché un paio di professori-istituzione che si sono fatti vedere.

Non che sia stata una serata malinconica, ma è comunque notevole vedere come il tempo che passa abbia lasciato un segno. Ho già detto, ed è un bene, che siamo diventati tutti molto più posati. In ragione diretta agli anni di uscita. E, a parte alcuni casi clamorosi, il tempo ha anche stemperato e mostrato la vanità di tanto ardore adolescenziale, quando ci si scannava per le elezioni e si veniva - quasi - alle mani per l'ennesimo insensato tentativo di occupazione. Diventiamo adulti, ciascuno con il proprio passo, ma inesorabilmente. Bello.

Poi ci sono le note di colore. Poiché l'ingresso al locale, fino a tardi, era riservato agli ex studenti che potessero dimostrare di esserlo, avevo messo a soqquadro la camera per trovare l'annuario di quinta, nel timore che all'ingresso non ci fosse nessuno di mia conoscenza, e avessi problemi. Timore che si è clamorosamente disciolto quando, ancora ad una ventina di metri dal cancello - trovare parcheggio è stato alquanto tedioso - il nostro organizzatore, con cui ci conoscevamo poco più che di vista, si sbracciava a salutarmi e veniva incontro tendendomi la mano. Pare proprio che si ricordino ancora tutti di me. Addirittura, è stato captato il mio nome rimbalzare da un capannello all'altro, al mio passaggio, da parte di persone con cui mai ho parlato in vita mia, e che non ricordavo assolutamente. Non mi rendevo conto di essere celebre, allora. O meglio, sapevo di essere noto tra i miei avversari, ma mai avrei detto così widely. Mi sa che è venuto il momento di tornare a far visita ai professori...

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domenica 14 settembre 2008

Al party mondano col telefonino in mano

Alla fine abbiamo optato per l'abito da sera, ma non di gran sera (che quindi rimane un unicum di questo Ultimo dell'Anno, per ora). Ed abbiamo approffittato della festa per raccogliere materiale onde redigere il presente post (sì, lo so che il titolo è lungo, ma una volta s'usava; quello dei Principia è più lungo, ad ogni modo).

Saggio Sulle Serate Mondane
così come in uso tra i Giovani Orobici
con Elementi di Dinamica Sociale
scritto et annotato dal sig. Casati
studente in Milano

È ben noto in letteratura che il compleanno più importante è quello che realizza la maggiore età. In altri termini, se è vero che non esistono momenti in cui si invecchia più di altri, ed in effetti si invecchia senza discontinuità, dovendo mettere una linea di demarcazione tra minore età e maggiore età è con buona generalità costume metterla al compimento del diciottesimo anno d'età. E, probabilmente per festeggiare l'assoggettarsi al Codice Civile (con tutte le cautele che il fatto comporta), si tende a fare di tutto per ottenere la miglior giornata della vita (fino a quel momento); che poi ci si riesca, è un altro paio di maniche. Ma, in fondo, a noi non interessa che l'intento riesca o meno - specie se il diciottesimo non è il nostro, e considerato che uno diventa maggiorenne una volta sola, è statisticamente più probabile che sia il diciottesimo compleanno di qualcun altro - dunque presenziamo, quando possibile, con spirito olimpico da far invidia a De Coubertin.

Comunque, a questo specifico compleanno di ieri, le premesse per farsi sfiorare da un minimo di apprensione c'erano; premesse, come gli assidui ed affezionati lettori avranno colto, che avevano deciso di concretizzarsi nella questione della scelta d'abito. Premesse, che andiamo brevemente ad esporre.
La festeggiata gode certamente di un discreto successo sociale, e gli inviti per il compleanno, già nell'aria da una decina di giorni, si sussegivano e diramavano in tutte le direzioni. E, per rendere speciale l'evento, la location prescelta (cui possiamo anche fare un po' di pubblicità, dài, anche per la cameriera tra le più appariscenti del paese - ancorché con un animo da camionista bulgaro) non è certo mal trovata; anzi, già di suo avrebbe potuto far nascere il dubbio che la cosa non si sarebbe potuta risolvere in una serata tra amici, una chitarra e uno spinello di Eliana memoria. Nei giorni seguenti, a rendere ancora più palpabile l'excalation di affettazione, ecco che arriva a casa una gradita mezzana portando gli inviti su cartoncino, necessari all'ingresso. Abbiamo scritto affettazione, e non eleganza, perché l'impressione - almeno per il momento - era che si tentasse di mimare un ricevimento serio, senza però essere del tutto preparati in merito; ad esempio, un invito su cartoncino fucsia - e, appunto, nessun tipo di indicazione in merito all'abbigliamento. Quindi, improvvisazione. Né si venga a dire come vuoi che ci si debba vestire? o, meglio, come vuoi che tutti si vestano?, perché qualche anno fa sono stato ad una festa di analogo ambiente sociale (era un fine quinta superiore del Mascheroni, appunto) e le donne erano tutte rigorosamente in lungo, e gli uomini in abito scuro.

Alla porta, come previsto, c'è chi controlla l'elenco degli invitati (bene, sono l'ultimo della lista), e veniamo introdotti nel locale. Il tempo incerto ha costretto a preparare il buffet in una sala dell'interno, e poiché i nuvoloni minacciosi che hanno scaricato acqua per buona parte della giornata (ed in buona parte sulla mia testa, ché ero in giro per librerie con Fabio, il mattino) si erano aperti da poco, dalla nostra terrazza vedevamo di sotto il sole riflesso sul cotto bagnato. Ecco, ad avere una macchina fotografica bisognava prendere il tramonto. Dopo aver lasciato il Borsalino sull'attaccapanni, iniziamo ad osservare i convenuti (e, soprattutto, i loro vestiti, per decidere se ero così overdressed come di primo acchito m'era parso). Ok, la cravatta non l'aveva nessuno. E, del resto, di quelli che conoscevo ben pochi sarebbero stati in grado di legarsela al collo. Però, nel complesso, gli uomini erano vestiti (a parte un paio di clamorose eccezioni) in modo adatto. Bene. Niente pesce fuor d'acqua. Il problema erano le donne (o ragazze); perché va beh, su quelle dell'oratorio non c'era molto da sperare. Nessuna è venuta con la divisa da animatrice del CRE, e quasi nessuna con minigonna inguinale, e questo è direi un risultato. Ma le studentesse dell'iperfighetto Mascheroni sono state veramente deludenti. Tutte con l'abito (segna un punto), e quasi tutte con un bell'abito. Ma da pomeriggio (il che significa: sopra il ginocchio), maledette. Mi sono consolato concludendo che, in fin dei conti, sbagliavano loro e non io. Mi chiedo se il dubbio, almeno, avesse sfiorato anche loro, mentre le immaginavo accompagnate da mammina per le boutique del centro. E mi rispondo che è era improbabile, quanto meno.

Per essere una festa ci si diverte ben poco, esordisco rivolgendomi al primo degli altri ospiti che conosco. Tutti in fila lungo il terrazzo, in silenzio o - al limite - parlottando sottovoce col vicino, commentando il tempo la politica lo sport, e segretamente attendendo Briatore che, essendo dalle parti di Monza per il Gran Premio di Formula 1, probabilmente sarebbe passato a fare un saluto, atterrando in elicottero tra i vigneti splendidamente abbronzato e col sorriso al Botox in faccia. Il disgelo è stato lento; un paio di presentazioni, i gruppi di amici che si trovavano e facevano capannello (e la curiosità di vedere quanta gente sarebbe riuscita a rimanere sul terrazzo senza causarne il cedimento), e la nostra ospite con gonna a palloncino (già indossata, se ben ricordo. Un punto in meno. Al Galà di Capodanno. Mezzo punto in più [perché allora è colpa mia, ché è stata una mia idea {il Galà, non l'abito}]) che rimbalza da un gruppo all'altro a fare sorrisi carini, avvisare che il buffet è in lieve ritardo e distribuire i talloncini dei drink. Rigorosamente divisi tra quelli per minorenni e quelli per maggiorenni. Primo locale della storia con barman rispettosi della legge. Segna un punto. Nel frattempo, l'atmosfera si fa lentamente meno tesa, mentre ospiti su ospiti continuano ad arrivare, e supereremo abbondantemente la cinquantina; cose fatte in grande, per la celebrazione della nostra ospite che ha concluso la scalata alla maggiore età. Addirittura striscioni come quelli dei matrimoni, ad indicare la stretta viuzza che conduce tra vigneti al posto.

Apertura del buffet, ed orda decisamente poco elegante che vi si fionda sopra; da segnalare la festeggiata che sgomita per raggiungere il tavolo, perché era stata sopraffatta, e quello che, adocchiato un avanzo di piadina in un angolo, si fa pochi problemi a sottrarlo di nascosto. E finalmente si scende a bordo piscina, ed al bar. Pur tra mille differenze, adesso gli ospiti convenuti si sforzano, lentamente, di conversare gli uni con gli altri, mollemente distesi sui divani in vimini (che, ma pensa, non sono molli a propria volta); ma senza esagerare, ché un problema diffuso di questo tipo di feste è che sono presenti, con buona generalità, due gruppi che non si conoscono e che non hanno interazioni: quello dei compagni ed amici di scuola, e quello degli amici e compagni del paese. Tra l'altro, molto spesso dal profilo socioculturale così diverso da rendere arduo, se non impossibile, il comunicare anche volendo - ci sono passato, alla festa per i miei diciannove; ed ho deciso che non era opportuno ripetere, perché è un po' una fregatura per tutti; ed a te, ospite e festeggiato (saranno tre volte che slitto tra i due significati di ospite, ed immagino che ormai i lettori saranno nel panico; chissà perché i latini non hanno adottato la pratica distinzione host-guest. Qui sta per host), non resta che elargire la tua presenza agli uni ed agli altri, e scontentare tutti. Così, a parte una breve conversazione sui virus informatici, abbiamo marcato anche visibilmente ciascuno il proprio territorio: noi di Scanzo sotto il padiglione, i mascheroniani a bordo piscina; mentre si alzava un'aria fredda che ha costretto buona parte delle ragazze a coprirsi rovinando irrimediabilmente l'abbinamento cromatico degli abiti. Dopo un primo drink è venuto il momento dei regali; e quando si invitano cinquanta ospiti, pur essendo diffusissima la pratica - che non ho mai amato fino in fondo, pur confessando di avervi spessissimo fatto ricorso, specie quando manca l'ispirazione - del regalo in condivisione, i regali sono molti. Ed alcuni decisamente simpatici, belli o curiosi - altri, ad onor del vero, di dubbio gusto. Per motivi legali, purtroppo, non mi è permesso di fare esempi, comunque si sappia che niente che ha a che fare con i camaleonti li rende un articolo di gioielleria che vale la pena di indossare. Un po' di ginnastica etilica, ovvero scendere le scale prendere da bere tornare su, mentre all'orologio appare evidente che il programma, formalizzato nei minimi particolari, sta saltando. Ad ogni modo, programma che lasciava dei buchi inspiegabili tra un'attività e l'altra, ma non abbastanza da rendersi conto che c'è un problema a proposito del disco time (il problema mega tuffo in piscina va da sé, non lo si affronta neanche con la temperatura che scende intorno ai quindici gradi). In sostanza, gli amici mascheroniani che dovevano mixare non avevano pensato al cavo minijack-RCA (e, anzi, dalle loro facce mi è venuto il dubbio che non sapessero cosa fosse, un RCA - quelli bianchi e rossi, ma voi lettori lo saprete già sicuramente), e dunque ci si è dovuti accontentare della lounge-music di default, che però non permetteva certo di ballare. Benché non sono certo sia stato un male, stanti i probabili gusti commerciali dei selezionatori, e senz'altro della festeggiata.

Arriva, in ritardo rispetto al programma che la prevedeva fiscalmente alle 21.08, la torta, e bisogna dire che è stata ben trovata, in quanto consisteva nel mangiarsi un pezzo di festeggiata; forse un po' meno trovata la foto che, scattata oltre un anno fa alla precedente festa di compleanno - informazione facilmente rintracciabile sullo space della di cui -, la vede con un taglio di capelli diverso, ed in una posa che io non avrei scelto di rivelare al mondo, diciamo un po' frivola, e piuttosto mi sarei fatto fare una foto apposta dal fotografo. Comunque, a me è toccato un bicipite (o meglio, quello che sta attorno all'omero - che siano muscoli, ho dei dubbi), e del buon vino spumante, Prosecco di Valdobbiadene, perché è noto che ai ragazzi, ed ancor di più alle ragazze, piace quell'abominio dolce del Moscato d'Asti, o comunque un qualsiasi vino "con le bolle" che abbia un sapore rivoltante.

La festa continua, arriva anche l'Epo a fare una visita ecumenica; e rigorosamente questi bravi bambini (non l'avrei scritto, se lo pensassi, né l'avrei corsivato se pensassi che qualcuno ci possa credere) tornano a casa, i più raccattati da qualche genitore che si sacrifica a trasportarli. Ed è giunto il momento di fare l'attività primaria per gli uomini, e quella che più li contraddistingue e più li mette nei casini: esprimere giudizi. Ecco, in breve il mio giudizio sulla festa. Bella, ma non divertente. Per esempio, settimana scorsa ero passato ad un codiciottesimo (cioè un diciottesimo condiviso da due festeggiati) e ad un certo orario, comunque non tardissimo, si era dovuta aggiungere al gioco della bottiglia una regola che vietasse l'incesto omoerotico. Qui, l'aria e l'atmosfera da party mondano hanno, probabilmente, tenuto a freno tutta la stupidità che, è inutitile nasconderselo, sotto sotto covava. Poi certo, l'altra festa aveva a che fare con un contesto completamente diverso. È interessante osservare come, passati i sedici - a occhio - inizino a divergere quanti, fino al mese prima, erano esattamente il medesimo clichet di adolescente standard. E come la scuola faccia parecchio, in tal senso. E, nel caso che discutiamo, faccia bene. E, infatti, ne sia venuto a casa soddisfatto. Cosa che non è da sempre.

Note conclusive
È ampiamente inutile, ora, fare i nomi. Primo, perché chi conosce sa - anche perché era stato invitato, come tutti; secondo, perché anche se a nome cognome aggiungessi indirizzo codice fiscale e contatto messenger, non ne saprebbe molto di più chi non conosce. Ma, visto che chi ha orecchie ascolti, il mio regalo era il celebre capovaloro di Flaubert.

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martedì 2 settembre 2008

Festa...

Anche se non lo sanno, e probabilmente a dirglielo si offenderebbero anche, il mio Curato ed il Direttore dell'Oratorio sono più democristiani di quello che vogliono far credere; né si stupiscano lettori non miei compaesani (né si stupiscano il doppio quelli di rito ambrosiano, per cui curato è parroco, e vicario curato) che i due ruoli siano distinti, perché il curato è il curato di Scanzo, e responsabile della Pastorale Giovanile di Scanzorosciate, mentre il direttore è direttore dell'oratorio di Rosciate, ed è un laico (e, incidentalmente, è Fabio). Infatti, esistendo un movimento sottotraccia di festaioli da discoteca nellì'oratorio, ed essendo tale movimento ripetutamente colpito da varie manovre ed iniziative (che, bisogna dire, molto spesso nascondono l'intento estetico dietro quello educativo, ammesso che ci sia), tira e molla, insisti oggi insisti domani, mio fratello è riuscito a farsi approvare una festa lento violento (che penso non molti, fortunatamente, conoscano, ma è la musica che fa di recente Gigi D'Agostino), ma a patto che non fosse pubblicamente pubblicizzata, e non potesse fregiarsi del titolo OrSI, cioè Oratori di Scanzorosciate Insieme (acronimo che dovrebbero conoscere tutti, ormai, ci manca solo che lo scriviamo sui muri come i motti che inneggiano al Duce).

Senza patrocinio, dunque, e con la voce che è girata praticamente solo in Messenger (e questo perché il curato non sa quanto sia potente, probabilmente), stasera si presenta all'Oratorio di Rosciate, un po' scaglionata per orari, un trenta quaranta persone, di età che va dalla terza media (credo, così ad occhio) alla quinta superiore, e qualche fuori quota, come il sottoscritto arruolato per impostare l'impianto audio e suonare la mezz'ora in cui non è ancora arrivato nessuno. Non che mi fossi preparato con chissà quanti scrupoli, ma la mia bella playlist di musica difficile c'era (ed anzi, è rimasta là quando sono andato via); un po' troppo difficile in alcuni tratti, temo, se facevo sentire una pietra miliare della musica ambient di Aphex Twin ed uno (non uno qualsiasi, il DJ house della serata, che suona anche in qualche locale, di tanto in tanto) mi ha chiesto se stavo ascoltando una messa cantata. Intanto, mentre affluiva varia umanità, problemi tecnici hanno fatto dilatare il tempo del mio set, finché è arrivato Fabio che, subito attratto dalla macchina per gli effetti del Cassina (ManuelC DJ, o come si fa chiamare ora, quello dell'house, insomma), ha proposto la cosa più divertente che mi sia capitata di fare ad una festa, cioè un live. Io con la mia batteria elettronica e qualche synth sul computer, lui manipolando la propria voce, con effetti trance e cose del genere. Ci hanno praticamente dovuto cacciare dalla consolle, perché altrimenti saremmo andati avanti tutta sera, e gli altri suonatori attendevano il proprio turno. Per primo, mio fratello, che al solito attacca con il liscio che trae in inganno i vecchietti del bar, e lentamente si trasforma in techno. E canzoni dance che fanno tornare giovani, come quando si aveva l'età di questi adolescenti.

Per poi rincasare, ancora presto, perché - certo - mi stavo divertendo, anche troppo. Ed è sempre bene non divertirsi troppo. E poi, anche, perché domani si deve universitare, possibilmente con la faccia sveglia di uno che sa quello che vuole dalla vita.

Ne passerà di tempo, prima della prossima festa. E nell'elenco delle cose da fare, accanto ad una festa progressive con i brani più ballati dell'inverno 1995, ora c'è anche un DJ Set live con tanto di tastiera MIDI. Quando ce ne sarà il tempo, e l'occasione (anzi, citando Cesare nel De Bello Gallico, pro tempore et pro re).

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mercoledì 20 agosto 2008

Una "Fantonata" - Ardesio 2008


Poiché le cose non vengono mai sole, non basta che stanotte si parta per Parigi, non certo me hortante, o che sia indietro - drammaticamente - con le relazioni di Calcolo, e soprattutto non sia qui a morire d'entusiasmo all'idea di doverle finire, ma ieri pomeriggio sul tardi, mentre annaspavo nelle dimostrazioni, mi chiama Fabio - e contemporaneamente mi emmeesseenna Epo - riferendomi l'invito a passare serata e notte - ed eventualmente giornata successiva - in quel d'Ardesio, alla casa del Geordie che è su in ferie con Pedro. In pratica, il ritrovo della compagnia, ma in Alta Valle.

Questo alle ore diciotto e quaranta, mentre - di lì a poco - ricevevo Fabio e, soprattutto, le sue foto ed i suoi video del campo; ed alle diciannove e trenta si progettava la partenza. Ora, negli ultimi tempi è invalso l'uso di definire una mattata organizzata all'ultimo momento una "Fantonata", perché il Nostro è maestro in queste cose, e - come segno beneaugurale - ci pare buona cosa mettere le nostre trovate sotto la sua protezione; tanto che anche questo post presenta come immagine un'icona del Nostro.

E sono state un diciotto ore intense, sebbene, fì che fó, non che si sia fatto poi molto.

Infilati nello zaino una maglietta di ricambio ed il sacco a pelo, siamo partiti rombando, e fermandoci dopo meno di dieci minuti all'Esselunga di Nembro, dove la nostra strada incrocia la Val Seriana, per prendere qualcosa di cui fare omaggio ai nostri ospiti; tappa, in teoria breve, che al solito si prolunga per quaranta minuti, onde discutere se la differenza di prezzo tra la birra Splügen e la birra Wührer (detta anche Führer) corrisponda al diverso packaging od alla qualità diversa, o scendere a compromessi tra la qualità del vino ed il costo per il nostro portafogli. Poi, ripresa la strada, arriviamo ad Ardesio sul far della sera, mentre una pletora di ragazzini frequenta l'oratorio e l'antioratorio, entrambi davanti alla casa che ci ospiterà, e troviamo anche l'Anello mancante della nostra compagnia, ovvero il TAR.

Ci siamo dunque tutti e, parzialmente deludendo le aspettative di Fabio in merito a lasciarlo cucinare, il Pedro ed il Geordie hanno già approntato la cena, e dunque a noi spetta solo l'aperitivo - che, col nostro solito costume, rende di fatto la cena superflua, o meglio una stomegata. La cena, abbastanza incuranti dei vicini che - probabilmente - hanno tutta l'intenzione di dormire, si protrae a lungo, mentre mangiamo un chilo di pasta in sei, ci riempiamo di salame nostrano, decidiamo che la birra Führer non fa per noi, o noi non facciamo per questa birra, ed ascoltiamo e ridiamo sguaiati in merito ad aneddoti vecchi di un decennio, od a quelli nuovi, se possono essere utilizzati contro qualcuno dei presenti. Senza un vero motivo, mentre l'orologio si porta verso la mezzanotte, usciamo a passeggiare per Ardesio; ci fermiamo all'oratorio per le caramelle, ma ormai gli unici frequentatori sono gente del tutto sbiellata, e - dopo aver girato fino alla piazza del mercato, senza aver trovato nulla né nessuno - ci fermiamo all'unico bar dall'aria decente del paese, serviti da una cameriera sosia rustica di una giovane Gianna Nannini, e cerchiamo di capire cosa abbiano le quattro ragazze del tavolo a fianco da fare di divertente a Valgoglio (visto che là ci sono solo condotte forzate). Al rientro a casa siamo cotti, messi alla prova e vinti dalla sola cena. Ma il meglio deve ancora venire

Dopo essermi svegliato alle otto in una casa silente, disturbata - ma è il giusto contrappasso - solo dai vicini che si urlano qualcosa da un balcone all'altro, mi impossesso del libro che la sera prima sono solo riuscito ad adocchiare, ovvero Toponomastica del comune di Albino, che però mi lascia presto molto perplesso, perché - se alcune delle tesi ivi esposte sono condivisibili - mi lascia molto perplesso, ad esempio, decidere in modo all'apparenza arbitrario che una volta il termine ha una radice, che so, illirica, ed un'altra una radice ligure, con significati diversissimi, quando le due parole sono identiche. Perché, ad esempio, Bondione dovrebbe c'entrare con l'acqua, e Bondo con i recinti. Poi ci si alza tutti, più o meno presto, specialmente se raffrontato con gli orari a cui mi aveva abituato, soprattutto, Geordie al mare, ed un commando esce per comprare le brioches, mentre un'altra task force prepara il caffè ed il latte.

Dopo la colazione ci prende il dubbio di cosa fare, per riempire le ore prima del pranzo, dopo il quale saremmo dovuti tornare a scendere; ed abbiamo deciso, per ingannare il tempo, di cucinare ininterottamente; abbiamo così avuto zucchine saltate in padella e soffritte, e zucchine impanate e fritte. Bocconcini di pollo delizia, anche se avremmo voluto le mandorle ed abbiamo deciso all'ultimo secondo di non sostituirle con le arachidi salate, e pasta al sugo; poiché alla COOP locale erano sforniti, se non di commesse gradevoli, di gamberetti. Poi, petti di pollo crudi - tanto per provare - ed anguria alla panna montata; in realtà, un innominabile coacervo di sapori, perché mi sembrava il caso di provare. E, dopo aver litigato alquanto con il cavatappi sbilenco, anche bagnato dal miglior vino che avevamo a disposizione, un Valpolicella del 2005 - consumato con moderazione, anche perché una bottiglia per cinque non permette di bere più di tanto, e poi si doveva guidare, ed andare a casa a studiare (cosa non fatta, my fault). Per poi tornare giù, decisamente satolli ed a rischio appiocco, anche perché la quantità di pasta era la stessa della sera di ieri, ma eravamo in uno in meno e c'era molto altro da mangiare.

Attualmente, è allo studio per il mio rientro da Parigi una due giorni escursionistica con l'anello Valbondione-Coca-Curò, non fosse che c'è da svegliare un po' Fabio che ha sempre paura di aver male alle gambe; intanto, le sette ore dell'altro giorno, smarriti tra i contrafforti e le nebbie del Pizzo Tre Signori, non hanno avuto un grande effetto fisico, ma ora la montagna in questione è nella mia lista nera, come lo è stato per un paio d'anni il Resegone; cioè in quella delle cime da salire a qualsiasi costo. E vedremo chi è più duro.

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martedì 19 agosto 2008

Cronache dal Campo - I luoghi

Sono ora online, raccolti in un pratico file di GoogleEarth, tutte le passeggiate e le escursioni dei nostri campi estivi. Considerato che è un lavoraccio, fingete almeno che vi piacciano.

Inoltre, qualcuno mi ha chiesto dei video girati in questi giorni, se mai finiranno su Youtube. Premesso che io ne ho raccolti, per ora, pochissimi, e di questi quelli presentabili stanno sulle dita di una mano, fatemi avere, che oggi e domani sono ancora a casa - ad ogni modo, finiranno, come di consueto, sull'account di aaaamisu. Ed anche altre foto, specie quelle delle medie, che non ne ho nessuna. Anche per quelle, tenete sotto controllo gli album Picasa di Amisù.

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lunedì 18 agosto 2008

Cronache dal Campo: Day 17 - 15 agosto

Uno si aspetta che, il mattino dell'ultimo giorno, il clima del campo sia significativamente più commosso del consueto. Oppure, come minimo, più frenetico. Invece, quando apro gli occhi, come sempre accolto dal fragore del Rio Nero, la stanza è addormentata, o quanto meno lo sembra. Il primo rumore di origine umana è una delle mogli, che viene a raccattare robe da infilare in valigia. Per fortuna che ci sono le mamme, insomma, che in cucina stanno già affettando gli affettabili, che diventeranno affettati da inserire nel pane, cioè il nostro pranzo; mamme, se non ce ne si fosse accorti, un po' apprensive, tante da essere scese in due alle sei del mattino, per verificare il motivo della porta aperta del Mulino, sia mai che un maniaco omicida si sia spinto fino ai mille e tre e, armato di mannaia, abbia deciso di far strage di dodicenni...ma, se da un lato l'apprensione appare eccessiva, dall'altro risulta utile perché è servita per tenere traccia dei movimenti non autorizzati nella notte, avvenuti dopo che l'ultima ronda si era ritirata, ed in sufficiente silenzio perché, all'alba, solo alcune delle notizie, frammentate e frammentarie, fossero riuscite a diffondersi.

Mentre il cielo e le nubi continuano a mutare, passando da brutto brutto a brutto, per bruttissimo e forse si fa fuori, decidiamo di azzardare la messa all'aperto; e - secondo me in seguito alla lettura di alcuni capitoli del Piccolo Principe che non avevo calcolato - arriva qualche goccia, che ci fa accelerare, e poi - a messa finita, mentre si caricano i pullman - inizia a piovere seriamente, e nuovamente cala (o sale dal fondovalle, boh) la nebbia. Dopo esserci divisi tra terza media e privilegiati da una parte, e resto del mondo dall'altra (divisione che mi vede contrario, ma ricalca quella dell'andata, e poi in qualche modo bisogna procedere), scendiamo a raggiungere la Statale Aurina, e ci infiliamo in coda, come se tutto l'Alto Adige volesse scendere a Brunico, ma più probabilemnte la ragione del caos è la Festa di Ferragosto di Campo Tures, che ci tiene inchiodati per quaranta minuti mentre sfila tutto lo sfilabile, dal soccorso alpino a tizi che vanno in giro in fiamme - o immersi nell'acqua delle viti, ché l'effetto è simile). E così perdiamo tempo, mentre non si capisce se dovremo fermarci nuovamente ad Arte Sella, ché questo è un altro gruppo, ma il tempo dev'essere a dir poco incerto anche in Valsugana; mentre qui piove a dirotto, ed il traffico dev'essere bloccato alle nostre spalle praticamente fin dove c'è una strada, ed in senso opposto da Brunico.

Chissà se in Alto Adige hanno mai il sole. Sia all'andata, che ora al ritorno, il nastro d'asfalto si snoda tra verdi vallate, accanto a torrenti o fiumi più o meno impetusi, tra alte pendici distese di abeti, avvolti da nubi e sotto un cielo di piombo. Anche le viti, che danno questo vino di montagna, trogno trogno, e molto buono, non si capisce dove prendano il sole per fare lo zucchero. Come nei clichet da Studio Aperto, i nostri ragazzi sono - ora, al ritorno, morbosamente attaccati al cellulare, con cui si telefonano, videotelefonano, messaggiano, infrarossano e bluetoothano stupidate gli uni gli altri, telefonano (inserisco queste righe prima che credano che io non li ascolti né li veda) ad amici assenti per raccontarsi le avventure, gli amorini e gli amorazzi, loro uomini fatti a dodici anni (ci sono stato insieme due giorni, ma non che ne avessi voglia. Adesso l'ho passata al tal altro). E si avvicina l'ora del pranzo, e non accenna a smettere, ed il problema di dove fermarci per il nostro packed lunch.

Concordiamo (più o meno) su Trento, che ormai è diventata la tappa fissa dei viaggi per i campi estivi (insomma, negli ultimi due anni ci siamo sempre fermati, e per qualche motivo tornando sul ponte che scavalca la ferrovia, o entrando nell'isola pedonale, o facendo ingresso nella piazza, in faccia al protiro del duomo, è come se non fosse passato un anno, e fossi ancora in giro con il walkie talkie del Brevi, per muovere insieme la colonna). Ma, a differenza della volta scorsa, e di quella prima, ed in sostanza di sempre, a Trento fa freddo (o, almeno, non caldo). Mangiamo in piazza e tentiamo, tra le resistenze più o meno accese, di realizzare foto segnaletiche di tutti i partecipanti al campo, e via di nuovo, giù per la Val Lagarina.

Tra le proteste di alcuni, e l'entusiasmo dei più bambini, ci accompagna il DVD con la serie di Heidi, in cui il don sostiene di aver trovato il proprio modello antropologico di riferimento, il nonno (ed io il mio, la Signora Rottenmeier, faccio una battuta e subito tutti i ragazzi "ehi, questa signora è come il Casati"); almeno fino all'autogrill, dove uno acquista il film di Alvin Superstar, ed i cartoni di quando ero piccolo erano molto più belli.

Ma ormai, superato un violento temporale dalle parti del lago di Garda, siamo in dirittura d'arrivo; e, dopo aver trascinato a ritroso i miei bagagli da Scanzo fino a casa, declinando le molte offerte di accompagnamento, perché volevo tornare così come ero partito, ho potuto finalmente pronunciare, sull'uscio della casa deserta, il fatidico
«Sono tornato!»

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