Sto facendo un po' d'ordine, e capisco che l'antifona sia ormai fuori stagione; ma, visto che il ritaglio di giornale che avevo salvato (due anni fa, pare cercando l'articolo dell'Osservatore Romano da cui l'avevo preso) si sta disfacendo, e comunque nel mio portafogli non l'avrebbe mai letto nessuno, lo posto qui. Che, poi, è anche intonato al racconto.
Tre croci piantò Pilato sul Golgota, due per i ladroni e una per il datore di vita; l'Ade la vide e disse a quelli di laggiù: "O miei ministri e miei eserciti, chi ha conficcato un chiodo nel mio cuore? Una lancia di legno mi ha trafitto all'improvviso, le mie viscere vanno squarciandosi, il mio ventre è nei dolori, infuria il mio spirito, e sono costretto a rigettare Adamo e i nati da lui che a me mediante un albero erano stati dati: un albero li introduce di nuovo in paradiso. (Tropario della Terza Domenica di Quaresima, rito orientale)
lunedì 2 maggio 2011
Perso nelle tasche
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lunedì 11 maggio 2009
Respingimenti
Brutta parola, tra l'altro (dal puro punto di vista dell'italiano).
Comunque, come si suol dire nell'ambiente internettiano, quoto Fini; ha ragione. Il diritto internazionale permette di respingere gli immigrati clandestini. Guardate, si potrebbe tirare in ballo discorsi antropologici, etici, morali, storici, e chi più ne ha più ne metta.
Ma non ce n'è bisogno. Perché, allo stesso modo, il diritto internazionale impone di accogliere chi gode, ai sensi delle norme internazionali, del diritto d'asilo. Allora, qualcuno mi spiega come si fanno ad identificare 'sti clandestini ed a scoprire se godono o meno di questo benedetto diritto d'asilo, mentre si è impegnati a riaccompagnarli a bordo delle motovedette a Tripoli? Già ci si mette una vita nei Centri di Permanenza Temporanea dove, giova ribadirlo, si dovrebbe fare questo: identificarli e rispedire indietro chi non gode dello status di rifugiato.
La mia impressione è che sia un fuoco di paglia, tutta 'sta storia. Che ai soliti annunci segua una minima azione del governo, e quando la gente si sarà dimenticata della questione troveranno qualcos'altro per cercare di drenare consenso. Ciò non toglie che, ora, bisogni darsi una mossa e far capire che basta affrontare la questione come una faccenda di diritto internazionale, per vedere come la tattica dei "respingimenti" faccia acqua.
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sabato 21 marzo 2009
Catechetica
Riporto (una versione lessicalmente corretta e sintatticamente riordinata de) la riflessione che ieri sera ho proposto al gruppo adolescenti di quinta superiore degli Oratori di Scanzorosciate. Soprattutto perché è la prima volta che affronto da solo il gruppo, in quanto il curato cui di solito assisto era impegnato con i giovani.
Il brano evangelico su cui è stata costruita la riflessione è, come di costume quaresimale, Il Vangelo di Domenica, cioè la seconda parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo.
Alla riflessione degli adolescenti è anche stato proposto il misterioso ed affascinante testo della lotta tra Giacobbe e Dio (Gn 32,23-33) e l'episodio dei serpenti velenosi nel deserto richiamato da Gesù stesso (Nm 21,5-9).
Nicodemo è un uomo colto, saggio, religioso. Capo di quei farisei - Giovanni usa, genericamente, Giudei - che già, dopo il difficile episodio della cacciata dal tempio, che Giovanni racconta poche righe prima, hanno in cuor loro di ucciderlo (Mc 11,15-18), esce di notte per confrontarsi con Gesù. Per discutere con lui; e non è una discussione facile. Il dettato spezzato del brano di Giovanni ci dipinge una vera e propria diatriba, un lungo confronto in cui si scontano incomprensioni e Gesù pone Nicodemo davanti alla verità poco per volta. Una lotta, come quella di Giacobbe con l'uomo/l'angelo/Dio raccontata in Genesi. Dio ha appena promesso a Giacobbe terra e pace tra lui ed il fratello Esaù, ma poco prima di attraversare il torrente Giacobbe viene fermato. Questo Dio incomprensibile, che sembra non lasciar realizzare ciò che promette (ci ricordiamo del Sacrifico di Isacco?), contro cui titanicamente cerchiamo di batterci e che non riusciamo a vincere. Non ci sono scappatoie. Le "cose terrestri", che pure Nicodemo e noi con lui fatichiamo a capire (nella prima parte del racconto di Nicodemo) sono le scintille di verità cui gli uomini, dal basso, riescono ad accedere. Si tratta dell'Alleanza (figurata dalle nozze di Cana), del Tempio, dei Profeti (i primi due momenti sono presentati nel capitolo precedente) e dello Spirito che soffia e fa rinascere dall'alto (confronta il brano magnificamente icastico e barocco di Ezechiele). In questo passo Gesù fa un salto radicale. Non si tratta più di "cose terrestri", ma di "cose celesti" (chi se non chi è sceso dal cielo ha visto il Padre?). "Cose celesti" che interrogano il problema radicale dell'uomo, quel Male, quella morte che ci tiene da Adamo ed in Adamo e contro cui, spesso cerchiamo di opporci con le nostre forze salvo poi prendercela con Dio se non ci riusciamo (Andrea P.). E sotto i riflettori finiamo noi, Popolo di Dio che perennemente vaghiamo nel deserto mormorando contro di lui, affamati ed esposti alle insidie; ad insidie contro cui non abbiamo soluzione. Soluzione se non quella di levare lo sguardo verso Colui che è innalzato. Per sopravvivere, non funziona concentrarsi sulla propria sopravvivenza tenendo lo sguardo in basso cercando di evitare i serpenti, ma guardando in alto. Guardando Dio che, in Gesù, non cancella il male - non accusiamo noi forse Dio perché non cancella il male dal mondo? - ma lo assume su di sé con tutto il suo obbrobrio. L'espressione agnello di Dio e l'infelice traduzione italiana di qui tollis peccata mundi ci allontanano dal senso originario di capro espiatorio che porta su di sé i peccati del mondo; è nell'assumere la più negativa delle condizioni umane, la morte, che Dio salva il mondo, ripurificando con il suo amore quello che con la nostra libertà abbiamo insozzato.
Il Figlio dell'Uomo non è venuto a giudicare il mondo, perché il giudizio di condanna è già l'incredulità di chi non accoglie la Luce. È l'indisponibilità a farsi incontrare dalla Luce ed a farsi amare (perché amare non è facile, ma farsi amare è tremendo), è la diffidenza ed il cadere nel peccato di Adamo ed Eva, che si sono fatti ingannare a credere che Dio sia contro l'uomo e la sua elevazione - come diceva il serpente - la condanna e l'inferno già in vita. Venire alla Luce, rinascere dall'alto, è quello che Gesù ci offre; è rinascere in Lui.
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domenica 15 marzo 2009
Dall'imagine tesa
Dall'imagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza d'attesa -
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio
Clemente Rebora
E vorrebbe farmi credere che in realtà l'aveva scritta per una donna...
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sabato 14 marzo 2009
Su scomuniche, diritto canonico ed altre amenità siffatte/2
Un paio di mesi fa s'era scritto argomentando alla luce delle norme del diritto canonico a proposito della questione del ritiro della scomunica ai quattro presuli ordinati da Lefebvre, e sopratutto nei commenti avevo espresso dubbi sulla validità dell'atto (o meglio, più che sulla validità, sull'immediata riscomunica che, essendo latae sententiae, avrebbe dovuto avvenire). La lettera del Papa che tanto scalpore ha fatto sulla stampa dovrebbe chiarire la questione; alcuni commentatori hanno equiparato l'atto alla remissione delle reciproche scomuniche che papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Atenagora hanno concesso nel 1965.
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domenica 1 marzo 2009
Quaresima
È un tempo prezioso e non facile, la Quaresima.
Il nostro cammino nel deserto.
Il nostro tempo di grazia
Il nostro tempo da dedicare alla carità, alla preghiera, alla conversione.
Che poi, ed i miei colleghi in Bicocca lo sanno bene, ho una predilezione per la Quaresima, anche per motivi personali.
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mercoledì 25 febbraio 2009
Ammmòrre
Immaginatevi la scena (vi viene più facile se avete visto ieri sera, come io per la prima volta, A Beautiful Mind).
La ragazza, avvolta in un abitino leggero, seduta al tavolo di un ristorante. Lui, l'innamorato che le avrebbe voluto chiedere di sposarlo ma si è appena incartato in un'indecifrabile metafora sui dati sperimentali, come da prassi in ginocchio alla sua destra. Abbastanza titubante.
Lei, per toglierlo dall'imbarazzo, gli chiede dolce: «L'Universo è finito o infinito?»
Lui risponde subito «Infinito!»
«Ma come fai a saperlo?»
«È vero, non ci sono dati sperimentali che lo confermano. Ma neanche che lo smentiscono»
«E allora come fai a dire che è infinito se non lo sai?»
«Perché lo credo»
I rumori di sfondo si attenuano, i colori si saturano, così lo spettatore sa che sta per arrivare una perla. Infatti la ragazza, avvicinando il viso a quello dell'amato, sussurra:
«Ecco. Così è l'amore»
Difatti, l'universo è finito.
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venerdì 13 febbraio 2009
lunedì 9 febbraio 2009
Riserva OrSI
È diverso tempo che non scrivo dei miei fine settimana, perché spesso ormai galleggiano in una tutto sommato tranquillizante abitudinarietà. E la cosa degna di maggior nota sarebbe il catalogo delle birre provate e l'assottigliarsi della lista delle mancanti.
Ma questo fine settimana c'è stata la cosiddetta riserva OrSI, cioè il ritiro per i giovani degli oratori di Scanzorosciate, ed essendo cosa che avviene solo tre volte l'anno è senz'altro un evento. E, credo, è anche un'esperienza di formazione e di fede importante.
Per via di alcuni problemi di "riflusso" genericamente distribuiti tra gli stessi giovani educatori, ed in mancanza di riscontro da parte degli adolescenti di quinta superiore che, pure, erano stati caldamente invitati a partecipare (ma su questo fatto esprimerò due parole a margine), abbiamo incominciato sabato pomeriggio con i Primi Vespri della domenica, e con un parzialmente abortito tentativo di canto per i salmi (dopo l'imbarazzantissimo inno di lunedì scorso, quello l'abbiamo imparato, ma per il resto ci vorrà tempo). Dopo la presentazione del tema abbiamo cenato, e - esauriti i pochi servizi, anche perché quando si lavora in quindici ci vuole poco a sistemare una sala da pranzo ed una cucina - iniziato con la meditazione (la lezione, più propriamente) serale.
Verso le ventitrè scendiamo dal salone alla sala da pranzo per passare un po' di tempo insieme, chi a giocare a carte chi nell'appena scoperto e nuovissimo Gioco della Bibbia, una sorta di Trivial Pursuit con domande che nemmeno un ebreo osservante che impara a memoria la scrittura...del tipo "Quanto è alto il monte Garizim" o "Quanto pesavano i capelli di Sansone"; gioco che, nonostante gli avversari compiessero scorrettezze come farsi dare il passo biblico in cui trovare la risposta, e il gioco passando dall'essere una prova di conoscenza all'essere una prova di "sfogliamento veloce" della Bibbia, sono riuscito a spuntarla (con una certa dose di buona sorte, anche). Ah!
Compieta e riposo. Riposo, non so per gli altri - o meglio, ho registrato che qualcuno rumoreggiava, ma si sa che dopo l'una di notte mi shutdowno e crollo addormentato, mentre gli altri tardavano a coricarsi nei tre cameroni dei russatori, degli asociali e dei normali (anche se "normali" è una parola un po' grossa).
Pur svegliato alle sei del mattino dal don che andava a celebrare messa prima e dalla suora che scendeva per andare ad aprirgli la porta del convento, e successivamente ridestato con buona approssimazione in un intorno sinistro dell'ora della sveglia, mi ritrovo sveglio pronto e moderatamente arzillo (il quale è un aggettivo che mi spesso mi si addice, come a Baldini) alle otto meno un quarto a colazione. Ed alla messa delle otto e trenta di Scanzo, alla quale avrei anche strimpellato su quell'orrendo moderno organo pneumatico se solo avessi trovato nei paraggi le partiture dei canti.
Dopo messa torniamo al Noviziato per la seconda e più sostanziosa parte del ritiro, introdotta dalle Lodi alle quali ormai abbiamo trovato un modus vivendi per quanto riguarda il canto. Di nuovo nel salone, mentre si apre una giornata radiosa, per la meditazione sulla vita spirituale e l'ora di riflessione personale. Rapida condivisione e conclusione ed abbondantissimo pranzo.
Come opportuno, nel dopo pranzo c'è la pausa, che di fatto si riduce nel passare un'oretta da casa a controllare la posta elettronica, perché sono partito sabato sera che iniziavano ad esserci problemi e, nei due giorni, ero stato talvolto raggiunto da telefonate allarmate riguardo quella che ormai chiamo realtà terz'ultima.
Senza indugiare troppo nella pausa, perché alle diciassette e trenta era stata convocata, sempre in Noviziato, una riunione organizzativa per la festa di Carnevale, e poco conta che con tutta probabilità io non ci sia, è necessaria la presenza di tutti (specie dal punto di vista politico, avendo io insistito con gli altri educatori per trovare momenti da dedicare al Carnevale alternativi all'incontro settimanale di catechesi, che è più importante - «Fossero anche le sei di mattina del martedì», avevo detto). Mentre alcuni si ingozzano con una merenda che è durata oltre un'ora, più che altro a base di Oro Saiwa e Nutella, aspettiamo e facciamo un censimento mentale degli adolescenti che si fanno vivi per collaborare al Carnevale. La riunione, in linea teorica, era aperta agli adolescenti di terza quarta e quinta, in quanto quelli più giovani dovevano lavorare direttamente con i propri educatori, si ritiene durante gli incontri consueti ma, accanto ad alcune rappresentanze piuttosto sparute delle altre classi se ne presentano tre anche di seconda. Che fossero loro più entusiasti di noi per il Carnevale, è evidente. Che molti di noi educatori abbiamo sollevato o potremmo sollevare dubbi di contenuto, e non solo di forma, sul Carnevale, cerchiamo di non farlo trasparire troppo ma nei fatti è così. Ma, già qualche settiamana prima, avevamo optato per l'opportunità di farlo. Ma ritenere che una cosa sia opportuna non significa, ovviamente, esserne entusiasti. Anche perché, se quelli hanno l'entusiasmo ma non la minima capacità organizzativa, o peggio sprecano le proprie energie per polemizzare per la solita triatriba Scanzo-Rosciate-Negrone, alla fine chi deve metterci le mani siamo sempre i soliti, anche se magari quel giorno non ci saremo neanche.
Venuta la sera, organizziamo una pizza con gli adolescenti che sono venuti alla riunione e con i giovani, quelli che si sono fermati dopo un giorno intero di ritiro e quelli che, essendo tornati a casa dopo pranzo e non avendo partecipato alla riunione, stanno arrivando alla spicciolata.
Cena rapida, perché alle nove meno un quarto inizia la preghiera mensile per i giovani, che conclude la riserva ma è, per sua natura, aperta anche e soprattutto a chi non ha partecipato o non fa l'educatore degli adolescenti. Preghiera, ancora, aperta anche ai nostri adolescenti di quinta e che ha, però, visto la presenza solo dei due che hanno partecipato alla riunione e si sono fermati per cena e già che erano lì.
Ed ora le due parole che avevo preannunciato in merito agli adolescenti di quinta superiore. Avevamo caldeggiato la loro presenza, anche perché ci sembra che, nonostante gli incontri settimanali del venerdì siano spesso interessanti e profondi, non ci sia mai tempo di portare avanti un discorso sufficientemente continuativo - e, in effetti, per quanto si possa tirare in lungo non è esattamente consigliabile finire un incontro alle undici, quando tutti devono andare a scuola l'indomani; inoltre, poiché auspichiamo che né il gruppo né i contenuti degli incontri vadano persi quando, da giugno, sarà terminato il gruppo adolescenti e loro dovranno scegliere se, ed in che forme, impegnarsi in parrocchia e nell'oratorio, se prendersi carico degli adolescenti o dei ragazzi delle medie, o fare il cammino per i giovani in ricerca (anche se io spero che, dopo questi due anni di cammino serio, sia più il momento della decisione che quello del solito sono in ricerca), o ancora semplicemente il percorso delle preghiere mensili. E ci sembrava bello, visto che ormai sono più giovani che adolescenti, condividere con loro anche la riserva, che per noi è il momento più forte dell'anno. Ma, nonostante le ripetute sollecitazioni, nessuno è voluto venire. Anche, e soprattutto, quelli che viaggiano circonfusi da un'aura di superiorità morale o intellettuale; che, non solo adducendo ragionevolissime giustificazioni, ma appellandosi anche alla legislatura, alle precedenti sentenze ed alla libertà dei Figli, hanno praticamente sbattuto la porta in faccia alla proposta, a nostro avviso (e nostro avviso parziale e maligno, certo), perché il loro sabato è sacro neanche fossero ebrei. E sopravanzati da quanti, magari meno spirituali, ma se c'è da preparare la festa di Carnevale... ed alla riunione sono venuti, per fermarsi a cena ed alla preghiera, non si sono visti nemmeno a sera.Ora, il punto non è che io mi metta a lanciare maledizioni dal pulpito per il gusto di farlo, o perché voglia che tutti pedissequamente si conformino alle propopste che facciamo loro, ma perché ritengo davvero che tali proposte siano bene per loro, per oggi e magari anche per il domani, che non si possa vivere degli entusiasmi del CRE una volta l'anno e dell'uscita invernale ma che si debba assumere una scelta che è importante anche e soprattutto quando è faticosa e si preferirebbe uscire a bere con gli amici o correre dietro alla ex morosa tornata libera da pochi giorni. Si capisce, da querste righe, che non voglio nascondere come domenica fossi veramente amareggiato. Amareggiamento che, fortunatamente, è rientrato, avendo sentito qualcuno di loro comunque interessato al Carnevale o a quello che abbiamo fatto. Ma non cambia la convinzione che abbiano perso un momento importante, e che avrebbe potuto far loro del bene.
Pace.
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domenica 8 febbraio 2009
Vorrei non sentire
Eppure mi risuona nelle orecchie.
E sono quasi certo di averla sentita da qualche parte, questa storia che il Diritto è più importante della Vita. Anche se le parole erano leggermente diverse.
Perdonatemi, ma non riesco a non essere polemico con chi pensa che la cosa più grave sia lo strappo istituzionale.
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domenica 25 gennaio 2009
Su scomuniche, Diritto Canonico, ed altre amenità siffatte
Premetto al seguito che non sono un esperto, anzi con il diritto non c'entro nulla,ma che se avessi il tempo di fare gli esami a scelta "a caso", come alcuni miei colleghi, probabilmente avrei scelto Diritto Canonico più per folclore che per altro.
Ad ogni modo, avendo sotto gli occhi la prima pagina dell'Osservatore Romano che, pur rimanendo impaginata sobriamente come sempre, pubblica il decreto della Congregazione per i Vescovi che annuncia la rimozione della scomunica per i quattro vescovi ordinati da Lefebvre nel 1988 ed avendo sfogliato un po' di reazioni isteriche qua e là nella rete, un minimo di approfondimento ed una mia lettura della vicenda potrebbe essere interessante.
Visto che non da oggi basta cercare Lefebvre su Google per sorbirsi la cronistoria della vicenda e le più disparate opinioni, mi limiterei qui al punto. Il punto sarebbe che, già sospeso a divinis, il nostro ha consacrato quattro vescovi nel 1988 e per questo è stato scomunicato latae sententiae, cioè il fatto commesso è di gravità tale da costituire automaticamente ragione di esclusione dalla comunità ecclesiale e dai sacramenti. Dopo un minimo di ricerche, ho appurato che, benché l'ordinazione episcolale non autorizzata sia di per sé stessa causa di scomunica, nel motu proprio che ha formalizzato la scomunica si pronuncia una condanna di scismaticità per mons. Lefebvre ed i vescovi da lui ordinati (ovvero, avendo disobbedito ad un ordine espresso del Papa, che aveva vietato quell'ordinazione, si sono posti fuori della Chiesa).
Sin da allora e per tutti questi vent'anni - e, come sempre, dopo la morte del fondatore con le sue idiosincrasie in maniera più verosimile - la comunità che fa riferimento al Lefebvre si è sempre pretesa non scismatica e non ha mai rinunciato, seppur nelle altalenanti vicende degli uomini, a cercare di riottenere la comunione con il Papato, pur non avendo in molte occasioni risparmiato pronunciamenti che la impedissero. Degli ultimi anni è l'avvicinamento (riconoscimento dell'autorità della Sede Apostolica, più che altro) tra la Fraternità S. Pio X, come si chiama la comunità che il nostro ha fondato in funzione anti-modernista, tradizionalista e sostanzialmente non riconoscendo il Concilio Vaticano II, e la Chiesa Cattolica, in particolare grazie all'opera del Papa che, avendo seguito la vicenda ai tempi dello scisma (ed avendo, a quel tempo, ottenuto un accordo che, però, gli scismatici rigettarono il giorno dopo averlo firmato), è particolarmente attento alla ricomposizione - ed in tale direzione è stata intesa la "liberalizzazione" del Messale del 1962, l'ultimo prima della riforma liturgica seguita al Concilio.
Degli ultimi giorni (il decreto è pubblicato oggi) la revoca della scomunica. Ora, la prima cosa da capire è che revocare una scomunica non significa essere d'accordo. La scomunica, ed in particolare la scomunica latae sententiae, cioè automatica, si intende tolta quando il peccatore, pentito, ottiene l'assoluzione. Per alcuni tipi di colpa la remissione può essere concessa dal semplice sacerdote confessore, per altre la remissione è riservata all'Ordinario (cioè al Vescovo della Diocesi) o, nei casi più gravi, alla Sede Apostolica, come è il caso per gli scismatici che accettano di rientrare in comunione con la Chiesa.
Revocare la scomunica, dunque, non significa approvare l'oltranzismo tradizionalista e l'errata e contraddittoria concezione della traditio, come scritto nell'Ecclesia Dei, ma riaccogliere i figli ribelli che si apprestano a rientrare nel seno della Chiesa Cattolica (e, per cominciare, oggi accettano di riconoscere il primato e l'autorità del Papa).
Questo non significa che siano tutte rose e fiori. Per riottenere la piena comunione è indispensabile che i lefebvriani riconoscano, accanto all'autorità del Papa, la pari autorità del Concilio e la validità delle sue Costituzioni. Io mi auguro, e credo avvenga, che nei prossimi mesi si arrivi alla ricomposizione definitiva di uno scisma nato per gli opposti oltranzismi del clero tradizionalista e, secondo l'idea che mi sono fatto, della Conferenza Episcopale Francese. Non voglio relativizzare. Il torto è dei lefebvriani,e probabilmente di mons. Lefebvre in particolare. Ma i vescovi francesi sono sempre stati e sempre saranno turbolenti e spesso "difficoltosi".
A margine, una piccola nota sul polverone "politico" che questa decisione ha provocato. Consta che uno dei quattro vescovi allora ordinati irregolarmente (ma ordinati, essendo che il sacramento è valido indipendentemente dallo spirito e dalla condizione più o meno regolare di chi lo celebra: come insegnò con icastica efficacia il prof. Panattoni al liceo, "se fossi un prete spretato consacrerei il pane ed il vino prima di cenare, alla faccia del Papa della Chiesa e vostra") abbia rilasciato, mesi fa ma misteriosamente risaputi solo tre giorni or sono, un'intervista in cui esprime tesi negazioniste in merito allo sterminio degli ebrei eccetera. Prontamente esecrato da tutti, ce n'è perfino accenno nell'altrimenti istituzionalissima prima pagina dell'Osservatore Romano di oggi, pare susciti riprovazione e scandalo che venga "ricomunicato" un sostenitore di tale bestemmia storiografica (bestemmia, tra l'altro, di cui non è certo l'unico sostenitore, e con buona probabilità ci saranno altri cattolici negazionisti). Il punto è che sulla scomunica non può e non deve influire una cosa del genere. Per amore di completezza, riporto qui di seguito i motivi per cui si incorre in una scomunica, e pentendosi dai quali si ottiene (compatibilmente con il grado della gerarchia cui compete la remissione) la "ricomunica":
* apostasia ed eresia; agli scismatici è comminata la medesima pena (can. 1364 §1)
* profanazione delle specie consacrate, oppure la loro asportazione o conservazione a scopo sacrilego (can. 1367) - riservata alla Sede Apostolica
* violenza fisica contro il Romano Pontefice (can. 1370) - riservata alla Sede Apostolica
* L'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo ("Non commettere adulterio") da parte di un presbitero o vescovo (can. 1378 §1)
* consacrazione di vescovi senza mandato pontificio, e chi da esso ricevette la consacrazione (can. 1382) - riservata alla Sede Apostolica
* violazione diretta da parte del confessore del sigillo sacramentale (can. 1388 §1) - riservata alla Sede Apostolica
* procurare l'aborto ottenendo l'effetto (can. 1398)
Si nota, in particolare, che la colpa per cui era necessaria la riammissione papale è l'ordinazione episcopale, e non l'aver prodotto uno scisma (a chi chiedesse, la famosa "scomunica per i comunisti" è più che altro un atto di indirizzo del Santo Uffizio che equipara la dottrina atea e materialista del comunismo all'apostasia). Incidentalmente, si nota che per i divorziati risposati (che agli occhi della Chiesa sono più che altro adulteri concubini) non sono, in senso giuridico, "scomunicati". Quando avrò tempo, approfondirò la questione.
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domenica 11 gennaio 2009
Redemptor mundi
Ecco a cosa può portare una polemica di ateisti militanti. Ad un blog da aggiungere al feed, per cominciare, anche se è qualche tempo che ci sbircio. E a parole che bisogna leggere
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lunedì 15 dicembre 2008
Se non in patria
dal Vangelo di Marco, traduzione ritmica di Silvano Fausti
E diceva loro Gesù:
Non c'è profeta disprezzato
se non nella sua patria
e tra i suoi conginuti
e nella sua casa
E lì non poteva fare nessun prodigio.
...
E si meravigliava della loro non fede.
Per il testo completo (CEI 1974), Mc 6,1-6a
Passo meditato nella preghiera per i giovani di ieri sera. Nei capitoli precedenti, Gesù è passato per la Palestina sedando tempeste, scacciando demoni, risuscitando la figlia di Giairo e guarendo l'emorroissa, da Signore del mondo, della Vita e della morte. Ma qui, a Nazaret, si rivela impotente di fronte all'incredulità di quanti lo conoscevano. Perché tanto potere alla nostra libertà? Perché siamo più forti di una tempesta, perfino della morte?
Queste erano le provocazioni (o meglio, una delle proposte, quella su cui mi sono concentrato) lasciate alla meditazione personale.
Se avesse voluto che il Suo creato fosse "perfetto", avrebbe dovuto fare a meno di creare gli uomini liberi. Ma l'Amante non può sopportare che l'amato non gli corrisponda liberamente, dunque la Sua sarà sempre una proposta. Ma nel creato non vi è solo l'Uomo; e creando tutto per l'Uomo, ha scelto la possibilità di far andare in rovina tutto il resto della Sua opera. Avevo bisogno, le settimane scorse, di poter toccare la sensibilità degli Orientali per la missione di Cristo, di cui sottolineano un aspetto diverso rispetto al "nostro" per salvare l'Uomo, ma per rendere l'Uomo Dio. Forse, tanta importanza all'Uomo perché è c'è l'Uomo nei "piani", e al centro del progetto rendere l'Uomo più che un'Immagine, un Libero e Perfetto Amante come il suo Creatore.
E così il Male che non era nei piani è nulla di fronte a Lui, come la nebbia estiva che sparisce al primo accenno dell'alba. Perfino il più grande Nemico, la Morte, si deve chinare ai Suoi piedi.
Ma l'Uomo no. Non è il Nemico, ma per lui c'è posto nel Fine (con un azzardato ma non troppo salto, un posto nella musica della Grande Fine come scrive Tolkien).
Dio non contravviene ai propri decreti, come dicevano una volta con un linguaggio che oggi suona fuori moda.
Io non so quale sia, delle tre proposte di meditazione, quella che il curato ha seguito con più attenzione. Penso, però, che difficilmente avrebbe scelto un brano finale diverso se non avesse percorso binari simili a questi.
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sabato 6 dicembre 2008
Rorate coeli
Scusate preventivamente per lo sfogo, ma...
Non solo non sono un idealista, ma sono uno che non ha nessun problema a darlo a vedere.
Qualche problema mi fanno, al contrario, quanti non lo sono, non lo possono essere, perché non lo si può essere, e si nascondono dietro parole che lo trasudano.
Che i cieli piovano dall'alto!
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sabato 29 novembre 2008
Gesù Zero
Pomeriggio di oggi trascorso nella lettura di questo agile libro che ieri sera abbiamo regalato ai nostri adolescenti di quinta superiore, visto che accompagna in maniera un po' obliqua il cammino che abbiamo pensato quest'anno per loro. Ne consiglio comunque la lettura, anche se io un po' per scherzo un po' sul serio ho detto al don che avrei preferito regalare loro la Summa di san Tommaso. Alcune riflessioni (non molto approfondite, perché sto preparando qualcosa per Natale) si possono trovare come commento al libro su aNobii cliccando sull'immagine qui di seguito.
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lunedì 24 novembre 2008
Saranno atei e agnostici, ma razionalisti...
Mentre attendevo (per venticinque minuti artici, grazie alla stupidità congiunta Trenitalia-ATB) l'autobus oggi, mi è caduto l'occhio su un volantino ciclostilato appeso al palo del semaforo - per i curiosi e quanti non crederanno al seguito, il semaforo sulla destra di Piazzale Marconi, guardando verso viale Papa Giovanni - che pubblicizza un incontro organizzato da quei simpatici mattacchioni dell'UAAR (Unione Atei Agnostici e Razionalisti); l'incontro con uno che, dal momento che ha scritto qualcosa, va considerato uno scrittore, che pubblicizzerà la mai troppo sfruttata possibilità dello sbattezzo.
Proprio in merito a questo, la clamorosa buffonata. Nessuno, credo, e tantomeno il sottoscritto è tanto ingenuo da pensare che questi tali abbiano una vaga idea di quel poco di teologia sacramentale che basta per capire quanto sia assurdo pretendere di desacramentizzarsi; ma, infatti, non di questo si parla, quanto della richiesta di essere considerati estranei alla Comunità Cristiana di (precedente) appartenenza. Perché tale sarebbe l'unico modo (***spoiler alert: ora arriva la bomba***) per farsi riconoscere dallo Stato come non più cristiani.
DALLO STATO?
Viene sottolineato che, così facendo, non si ha più l'obbligo di seguire gli insegnamenti della Chiesa. Poi, per rassicurare i timorosi, chiariscono che sì, così facendo si figura scomunicati (apostati della fede e scomunicati, secondo me), ma che questo (per fortuna! Si sa mai...) non ha effetti civili.
E allora uno dice: MA CHE C'ENTRA LO STATO?? Che, sulla fedina penale ti segnano anche i peccati, se figuri nella lista dei cristiani?! Oppure sei costretto a versare l'otto per mille alla Chiesa Cattolica (a proposito, informazione di servizio: se proprio non volete che un centesimo dei vostri soldi vada alla Conferenza Episcopale Italiana, firmate per qualcos'altro, altrimenti vengono ripartiti proporzionalmente alle firme, e quelle alla CEI sono la più parte) pena l'evasione fiscale?
Io mi spiego questa castroneria in uno dei tre modi che qui propongo: 1) sono stupidi e/o ignoranti; 2) vogliono creare un polverone quasi come se vivessimo nell'omologo cristiano dell'Arabia Saudita (lì, se apostata della fede, sei condannato a morte); 3) sono convinti di vivere nel '400, poverini, e ricordano bene che, in caso di scomunica, si perdeva anche l'autorità civile (perché i tuoi sudditi non erano più tenuti ad obbedirti).
Non ci si stupisce che uno dei loro leader sia Odifreddi, che l'ho visto ieri a Crozza Italia e dovrebbe valutare la carriera di comico (e lasciar perdere la Logica, Matematica o Immatematica)
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lunedì 20 ottobre 2008
Pillola di Libertà
La mia libertà finisce dove incomincia quella degli altri
Per essere inglesi, cagata. È incredibile quante stupidaggini si nascondano dietro il politically correct. Sembra che gli estensori del concetto non siano in grado di accettarne la portata, e dunque ci appongano limiti surriettizi. L'altro? E chi sarebbe? Che diritto ha su di me?
Diciamo le cose come stanno, invece. Poiché non si riesce a concepire che Libertà non sia uguale a Bene, e poiché, di fatto, dalla libertà nasce (o può nascere) parecchio male, si impone questo puntello sociale dell'"altro". Non che ci sia niente di sbagliato (niente di radicalmente sbagliato, almeno) nel farlo. Ma sia chiaro, è un di più (un di meno, in pratica) della Libertà. Che è tale se - almeno per quanto riguarda la libertà di volere - soggettivamente omofondata.
(Non che voglia fare il Kant ed inventare le parole, però a concetti difficili parole difficili: tralasciando la discussione sul fondamento oggettivo della libertà, il singolo soggetto-volontà è libero quando determina per se la propria volontà; e dunque non in relazione a questi altri)
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martedì 16 settembre 2008
Everything will be OK in the end
Scopro così che la testatina di Farfintadesseresani è un modo di dire abbastanza diffuso in ambiente anglosassone. Qui, ovviamente, non ha un significato ottimista o consolatorio.
Ma serve per dire che siamo alla frutta.
Almeno, alla frutta della Laurea in Fisica. Finiti gli esami, in dirittura d'arrivo la tesi, proposte di ricerca per la Specialistica. Sembra proprio che tutto vada a gonfie vele, senza motivi di esaltazione, ma serenamente in porto.
Dov'è la fregatura?
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mercoledì 3 settembre 2008
L'eterno ritorno
No, non sono passato da Kant a Nietsche. Anzi, più ne sto lontano, meglio è.
Da matematico (alquanto mediocre, ma questo è un discorso a parte), sono convinto che le uniche cose che contino siano quelle che non cambiano, che sono vere ieri oggi e per sempre; da credente (immagino peggiore che matematico, il che è tutto un dire) che le cose (la Storia, se preferite) vanno in una direzione, ed arriveranno e saranno finite - il che, in latino, si dice perfette, e non è un caso.
Festeggeremo, allora, perché le cose (o le persone, se preferite) non cambiano, o ci rattristeremo, ci adireremo, prenderemo cappello perché non migliorano?
Bella domanda. Intanto, contempliamo l'eterno ritorno dell'identico, e sorridiamo (vocabolo trabocchetto: è noto che Cassa non sorride, ma deride) a quelli che ci sono invischiati dentro.
Finché arrivi il Temporale sopra questa città (sì, una canzone di Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti, più che mediocre; un miracolo). E chi ha orecchi, ascolti (chissà poi perché con la ritraduzione del Lezionario hanno cambiato intenda, che mi sembrava avesse una sfumatura diversa; ma, nel nostro caso, meglio ascolti).
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venerdì 29 agosto 2008
Stupore
Non mi piace stupire le persone. O meglio, mi piace, ma non mi piace che mi sia detto. Perché porta guai, voi lettori pensate di no, ma vi assicuro che porta guai. Con leggera sfumatura biblica della parola (cioè, non tanto sventure, quanto il contrario di beati).
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