Sto contando i giorni!
Lui è uno dei miei tre politici malvagi preferiti...e poi Sorrentino fa sempre bei film, comunque.
I fisici teorici parlano con Dio; gli altri fisici parlano con i fisici teorici. Tutti gli altri, per quello che hanno da dire, parlano tra loro.
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Sto contando i giorni!
Lui è uno dei miei tre politici malvagi preferiti...e poi Sorrentino fa sempre bei film, comunque.
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Capite perché vado matto per i gesuiti? (nonostante abbiano preso una brutta piega, con gli ultimi generali, e siano dei pitocchi e sul sito della Civiltà Cattolica non si possano leggere gli articoli)
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Questa è l'impressione, considerando l'andamento della questione Giovani Democratici di queste ore. Abbiamo avuto una riunione del Comitato promotore questo giovedì, e qui sta il passo avanti: dopo il paio di mesi durante i quali siamo stati, ovviamente, distratti dalle elezioni, abbiamo ripreso il percorso per la costituzione del movimento giovanile in provincia di Bergamo.
Poi, ieri, arriva la notizia che il ministro-ombra per le Politiche Giovanili è Pina Picierno (nella foto), che conosciamo bene per essere stata il segretario nazionale dei Giovani della Margherita. Non riesco a capire come questa ragazza, di cui si può dire tutto fuorché che sia un politico di shpessore, riesca a scatenare in Internet - o, perlomeno, nei siti che leggo, tanti contrasti tra suoi fan sperticati e terribili detrattori. Ora, posto che in Lombardia è tutto fuorché amata (e no, non c'entra il fatto che sia campana), e che io ho avuto il piacere di un paio di sanguinosi battibecchi (ma, in fin dei conti, con chi non ho avuto il piacere?), bisogna pur riconoscerle l'abilità, quanto meno, di essersi attaccata ai gangli del potere e di saperlo usare. Chissà quanto la starà maledicendo De Mita, che prima l'ha cresciuta e poi si è fatto fregare il posto di capolista in Campania.
Comunque, il passo indietro non è la sua nomina a ministro-ombra; ma la scompostissima reazione che la nomina ha provocato nel coordinamento nazionale dei Giovani Democratici. Infatti, confrontando il nostro sito semiufficiale, si osserverà - e, del resto, la notizia è stata rilanciata anche dal Corriere - che metà coordinamento ha ritenuto di dimettersi (in modo molto parisiano, devo dire) per protesta; qui si trova il documento ufficiale (l'ho scelto per l'abbondanza di simboli dell'exSG e perché la firma è inequivocabile).
Bene, qualcun altro ha rubato loro il giocattolo, e loro per protesta non ci vogliono più giocare. Problemi che, con noi a Bergamo ed in Lombardia, c'entrano ben poco, perché abbiamo sempre fatto da soli, anticipato i tempi, ed imparato che ad aspettare Roma si rimane fregati. Ora, però, che dobbiamo dare i tempi della costituzione del movimento, e ci aspettavamo di farlo in autunno e, comunque, entro il 31 dicembre, non è che con 'sta storia salta tutto? Che, per carità, un coordinamento nazionale senza SG non è che puzzi, ma va da sé che non riuscirebbe a lavorare, perché sarebbe ovunque ostacolato - ma tanto si ostacola da solo, a ben vedere...
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Sì, stiamo tramando qualcosa.
Basta che i lettori si ricordino che a Carnevale, ogni scherzo vale.
Anche perché, altrimenti, mi ritirano la patente di matematica.
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Se a qualcuno interessasse, ecco qui un algoritmo per ricondurre un numero all'intervallo `(-a;a]` (lo pubblico solo perché a me a fatto penare più del previsto, probabilmente per via di errori delle mie verifiche a mano).
Un numero `x` qualsiasi può essere scritto come
`x=\alpha + m2a`
dove `m` è un numero intero, e `\alpha` non è divisibile per `2a`. Ora, noi vogliamo che, dato un valore di `x`, si ottenga un valore per `\alpha` compreso nell'intervallo desiderato.
Non possiamo, semplicemente, calcolare il resto di `x/{2a}`, perché ci accorgiamo facilmente che i valori assunti sarebbero compresi tra `0` e `2a`. Ci riconduciamo, allora, facilmente (dillo al C!), all'intervallo di nostro interesse, osservando che, se cambiamo `x\to x+b` ed al risultato finale sottraiamo `b`, l'intervallo è quello di nostro interesse e salviamo la consistenza dei risultati (ossia, i valori tra `-b` e `b` rimangono invariati).
Ora, potrei anche scrivere il procedimento matematico che ho descritto, ma visto che il nostro interesse è rivolto esclusivamente ad implementare questa operazione in un codice C, tanto vale scriverlo direttamente, ricordando che, quando si tratta di numeri non interi, la funzione che restituisce il resto è fmod(x,y). Pertanto, scriviamo 'sta funzione:
double alpha(double x, double a) {
return((fmod((x+a),2*a)-a);
}
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Buone notizie per tutti coloro che aspettano solo il libro del giornalista-scandalista di turno per indirizzare la propria indignazione contro politici, sindacalisti, bidelli, spazzini o spezzini.
Repubblica, pubblicando i dati diffusi dal Ministero della Pubblica Istruzione, fa sapere che ci sono moltissimi studenti indietro di uno o più anni, e che ogni tre anni vengono bruciati otto miliardi di euro per sostenere il costo aggiuntivo dei ripetenti.
Quindi, delle due l'una: o eliminiamo dal sistema scolastico chi viene bocciato, mandandolo a lavorare la terra - con che potremmo mettere dei freni ai flussi di immigrati regolari, che si riversano a migliaia nel bracciantato agricolo - oppure facciamo rivalere la spesa sui professori, crudeli aguzzini che non hanno ancora capito che il fine della scuola è la promozione, sociale e pagellare, della persona. Da cui discende che la scuola, quando boccia invece di promuovere, viene meno ai suoi compiti, e la colpa è senz'altro degli insegnanti, in quanto il mio bambino studia tanto, se non capisce cosa ci può fare?.
Per ora, insieme alla diminuzione del numero dei parlamentari ed alla soppressione di province e comunità montane, inseriamo l'eliminazione della bocciatura nelle cose che farebbero diminuire la spesa pubblica. E guardiamo in cagnesco la casta di turno, che pretende ancora che dalla scuola si esca imparati.
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Abbiamo dovuto aspettare la primavera avanzata perché l'aria iniziasse a sapere di qualcosa di diverso da pioggia e polveri sottili, perché abbiamo avuto un aprile freddo e piovoso. Ma, con questo mese, entriamo a pieno diritto nella stagione più amata dell'anno. Sensuale nel suo tepore e nelle brezze. Quella in cui non sono ammessi i malinconici; quella con il maggior numero di suicidi.
Non di questo si vuole parlare, comunque. Perché, insieme agli altri profumi, iniziano a riempire l'aria il fumo delle grigliate e l'aroma di grasso bruciato delle grigliate; perché inizia la stagione delle sagre. E, tra le prime, quella di S. Croce a Gavarno Vescovado, che ha caratterizzato il sabato del nostro fine settimana.
Il venerdì, come già ampiamente descritto, è stato dedicato alla montagna. Nonostante, complici i problemi di strada già accennati nel post, sia rientrato proprio per l'ora di cena, la stanchezza non è stata tale da impedirmi di passare un venerdì sera fuori casa, ancorché tranquillo. Sono infatti andato, insieme all'Epo - Fabio, per dire, era appena tornato da Torinoe non era il caso di invitarlo, dovendo riprendersi da due giorni via con l'oratorio - al solito Jam di Nembro, che per una volta, oltre a non essere così affollato da costringerci a sgomitare tra gli avventori (questo inconveniente abbiamo scoperto si evita non arrivando dopo le dieci meno un quarto), ci permetteva di ascoltare della musica interessante. Di solito, salvo le serate di live, il locale è il regno della commerciale - diciamo la verità, la musica è l'ultimo dei motivi per cui ci si va, ed il primo lo staff che serve ai tavoli, sempre notevole e con elevato ricambio; poi ce n'è altri, tipo la carta dei rhum - ma venerdì il dj, serissimo (quasi non beveva, e si sa che i dj bevono gratis), deliziava tutti quanti con dell'elettronica molto ricercata (e, infatti, c'erano un paio di ragazzini che cercavano di convincerlo a cambiare selezione, il che mi fa tornare alla mente quando, un otto anni fa, alle feste venivano a chiederci l'hardcore). Dopo la nostra modestissima consumazione (e la mia più modesta ancora, giacché guidavo) ci siamo spostati a Bergamo, con l'intento di entrare al Darachi, una sorta di posto similetnico, ma non era serata e non si riusciva quasi a metterci dentro il naso. Abbiamo ripiegato, allora, con mia gioia - ché da quando Fabio finge di stare a dieta non ero più andato - sul kebap del Dessi. E via, a casa presto.
Sabato mattina, almeno finché non finiranno i corsi, sarà sempre dedicato allo studio, e così anche questa volta, nonostante abbia dovuto in un paio d'occasioni lasciare i libri perché richiesto in giardino - mio padre s'è messo in testa di potare a zero tutta la siepe che borda le ringhiere, ed ogni settimana ci si deve sorbire un paio di viaggi alla stazione ecologica a conferire il verde. Pomeriggio analogo, di libri e messa, mentre per quanto riguarda la serata mi era arrivato un messaggio che ci invitava tutti (tutti adolescenti ed educatori) alla sagra di S.Croce, essendo Gavarno V. una delle parrocchie di Scanzorosciate; così, incrociando dopo messa Fabio che si accingeva a portarvi la cugina ed a recarvisi a propria volta, ho sbolognato il mio Zipoli a mia madre e mi sono unito a lui. Arrivati al campo sportivo di Tribulina (non c'è più spazio per fare la sagra nell'Oratorio di Gavarno) abbiamo parcheggiato ed incontrato i più puntuali degli ospiti. Dopo una discussione, a proposito del fatto se fosse meglio mangiare pizza (come da programma) o cibo vero (come da acquolina), abbiamo ripiegato sull'anarchia, ed abbiamo fatto code diverse, atteso tempi diversi e - scandalo, qualcuno ha gridato in seguito - mangiato a tavoli diversi. Insieme a Fabio, abbiamo preso abbondanti libagioni alcoliche che, non ho capito bene per quale motivo, mi sono ritrovato a bere quasi da solo. Poco male; anche perché la pizza non era abbondantissima, e nell'alcool ci sono non poche calorie. Inoltre, superare la serata in compagnia di alcune adolescentine che proponevano assurdi eeehhh...giochi! senza aver ingerito qualcosa di etilico sarebbe stato impossibile. Dopo cena, intorno alle nove e mezza, siamo stati raggiunti da Epo, Geordie ed Emanuele, che si sono trattenuti un po' alla sagra, dopodiché, quando è venuta l'ora che i primi degli adolescenti se ne tornavano a casa, e la cucina chiudendo non ci permetteva più di continuare a rimpinzarci, ci siamo trasferiti altrove. Per prima cosa, al Bell's di Gorlago, posto sempre discretamente affollato ancorché non sia niente di speciale, dove Fabio - che, sfido, aveva lasciato a me tutto il vino - per dissetarsi ha pensato di bersi una lanterna; quando, ormai raggiunto il limite della sopportazione, ce ne siamo andati, invece di andare direttamente a casa, come io avrei votato, siamo andati ad un posto mai frequentato (per l'aspetto e l'ambiente che lascia un po' perplessi) che, per la cronaca, non si chiama "Ein Mab" ma "Ein Maß", dove - nell'enorme varietà di birre in bottiglia a disposizione, ho scovato la Kasteel bier di cui ho già parlato.
Domenica, al solito, non c'è stato niente di cui divertirsi. Fortunatamente sembrava che si sarebbero potuti sbrigare quasi velocemente i compiti di meccanica, ed in effetti all'ora di cena - caso più unico che raro - li avevo già copiati, ma le loro lunghe ore di lavoro le hanno comunque richieste. La sera, la preghiera per giovani - surrettiziamente trasformata in verifica del cammino dell'anno - mi ha portato fuori casa - cosa che, specie la domenica sera, detesto, ma passi; ormai l'anno è finito. Come al solito, terminata la preghiera non si riesce mai a venire via, perché le relazioni sono importanti, e bisogna sempre intrattenerle per almeno mezz'ora-tre quarti d'ora; e così, anche la domenica a casa dopo mezzanotte. Pronti per un'altra settimana
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L'ho scritto su twitter, ma lo strumento è troppo effimero, e vale forse la pena di fissarlo più a lungo.
Oggi è stata una giornata no; e capissi, almeno, cosa c'è che non va. Non perché io voglia, e meno ancora possa, fare i miracoli. Ma anche in queste cose si misurano la vicinanza e la cura.
Perché da un lato è bello (proprio dal punto di vista estetico) essere distanti; ma dall'altro avverto che è male. Almeno, che oggi è male per me.
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Su alcune questioni è ammesso il dibattito. Altrove, è forse concesso. Altre ancora, semplicemente, lo fuggono. Non potremmo mai dibattere sul theorema egregium e la geometria differenziale - non ci sono discorsi che tengano.
Così, se sulle questioni più vive e vere qualcuno obietta, non c'è arma retorica, non ci sono né spiegazioni né controesempi; non c'è da convincere nessuno che ha torto, o di avere ragione.
Se tu ti sbagli, il punto non è che non siamo d'accordo. Si darà il caso che ci sbagliamo in due, a volte. Ma mai che la ragione si possa mettere ai voti, o si possa arbitrariamente attribuire. Ed anche il termine ragione è una parola che trae in inganno - colpa dell'italiano; ché verità o falsità non sono questioni di ragionevolezza, di pensiero. Ma di realtà, di Essere.
Pertanto, alle tue obiezioni, non devo controbattere coi «Ma...». Ma dichiarare, semplice e convinto, «No.».
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di trovare birre che valeva veramente la pena di assaggiare.
Come questa Kasteelbier bruna (assurdo, sito in fiammingo occidentale) che ho scoperto ieri. Talmente maltosa che sembra di bere un biscotto.
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Finalmente, dopo mesi di rinvii dovuti - principalmente - ai compiti di meccanica, anche se con un grave ritardo rispetto alla media degli anni scorsi ho inaugurato la stagione escursionistica 2008. Le considerazioni in proposito all'elenco delle cime prealpine bergamasche da segnare sul mio ruolino di marcia sono dovute cadere, perché la presenza di compagnia mi ha fatto deviare sul lecchese. Considerato che tante sono le montagne tra Lecco e Como, e non ne ho calcata praticamente nessuna (ok, Resegone e Grignetta a parte), il cambio di meta è stato gradito; ma il problema è stato trovare qualcosa di un certo interesse e che non causasse la morte dei miei compagni di escursione, e la morte di croce mia. Abbiamo quindi, grazie alle indicazioni per milanesi di Passolento.it, per l'addentrarsi nella Val Monastero, percorsa dal torrente Zerbo che dalle pendici occidentali della Grignetta scende al lago di Como in comune di Abbadia Lariana, fino ad arrivare alla cascata, per poi salire fino a raggiungere i piani Resinelli, consueto punto di partenza per le ascensioni in Grigna.
Appuntamento a Lecco alle 8.15, per raccogliere la compagnia alla stazione ferroviaria. Un piccolo errore di valutazione sul fatto che era venerdì di ponte, ed io pensavo che la famigerata Briantea fosse un po' meno trafficata, unitamente a gente di nessuna fretta nel tratto tra Calolziocorte e Lecco, e sono arrivato quei dodici minuti in ritardo (che sarebbero stati dieci se il treno non fosse arrivato in anticipo, e che sono comunque meno di venti). Tra le altre cose, mi ero dimenticato di guardare su una mappa o altro straccio di indicazione stradale come si raggiungesse Abbadia da Lecco (è il paese subito dopo, in direzione Colico, ma tra superstrada, svincoli e zone a traffico limitato non era così immediato raccapezzarcisi), e pertanto le ho provate tutte per sbagliare strada e perdermi nella zona residenziale di Lecco; ciò nonostante, fatta colazione, alle nove eravamo pronti per calcare il sentiero.
Punto di partenza è Linzanico, frazione a 320 metri di Abbadia Lariana, ex sede comunale, con tanto di targa in onore del podestà. Dalla piazza del microscopico paesello sale una pista agrosilvopastorale dal fondo di ciottoli sconnessi - ed alquanto scivolosa, posto che l'esposizione è ad ovest e, quindi, il mattino è in ombra - che sale, con un paio di strappetti non drammatici, ma comunque sufficienti a carburare le gambe di prima mattina, fino alla confluenza con il sentiero dell'Alta Via delle Grigne, in questo tratto molto ben tracciato, che scende a sinistra verso Crebbio e, alla nostra destra, si inoltra in Val Monastero. La passeggiata prosegue in falso piano, lungo un sentiero facile ma, di quando in quando, invaso dal fango, fino ad avvicinarsi - come il rumore delle acque indica - al corso del torrente Zerbo, che risaliamo agevolmente. Ad un certo punto il sentiero principale scenderebbe sulla destra ad attraversare, su ponte di cemento, il torrente, ma noi proseguiamo, su un sentiero stretto ma non infido, fino a scendere lungo il torrente ed a raggiungere, in ambiente sempre più saturo di umidità, fresco come se ci fosse l'aria condizionata e rumoroso, la cascata prima meta della nostra passeggiata (500 m, 1h dalla partenza). Qualche foto di rito, anche perché fa veramente fresco e ci si sbròfa tutti di acqua, e torniamo sui nostri passi per varcare il torrente. Il sentiero si impenna subito perché deve guadagnare 450 metri di quota prima di Campelli, e presto incrociamo il segnavia 4 della Comunità Montana del Lario Orientale (non ci si faccia trarre in inganno, non incontriamo nessun segnavia. Solo, è evidente che il nostro sentiero, discretamente tracciato e saltuariamente segnalato come Alta Via delle Grigne, incrocia una strada cementata che, previo conforto della cartina, non può che essere il sentiero n.4. Lasciamo l'Alta Via, da cui abbiamo in programma di scendere, e ci inerpichiamo per la strada, che si rivela subito estremamente ripida e particolarmente noiosa, perché di tornante in tornante guadagna quota in un bosco che lascia poco spazio a panorami. Dopo un'ora di salita faticosa e di imprecazioni raggiungiamo le prime case del borgo di Campelli (949 m), da cui si apre una vista (meravigliosa se non fosse ostacolata da inutili pali del telefono) sul Lago, la Grignetta e le altre cime dei dintorni.
Dopo una mezz'ora abbondante di ristoro riprendiamo a salire, decidendo di optare per il sentiero e di snobbare la strada asfaltata (con la recondita ed illusa speranza di ricongiungerci presto). Il sentiero sale in un bosco di betulle che alterna tratti invasi da foglie morte - nel tentativo di seguire la strada più logica, arriveremo a sprofondarci fino al ginocchio - a tratti di rara bellezza che ce lo fanno battezzare il bosco degli elfi, finché - persa completamente ogni traccia di sentiero, in quanto tutto il bosco era estremamente agevole - sbuchiamo nella radura a me nota (grazie alla presbiopia, sicuramente) come Prato della Neve e che, ad un più attento esame della mappa, si chiama Prato della Nave (1100 m, 30' da Campelli). La mappa si ostina a darci su un sentiero che, per noi, è completamente invisibile, e ci orientiamo in leggera salita andando a naso e seguendo ciecamente la bussola. Qualcuno stava ormai perdendo le speranze, e vaneggiava di enormi cani neri e di briganti, quando, oltre le cime degli alberi, il mostruoso condominio dei Piani Resinelli ci apparve indicandoci, al tempo stesso, la direzione giusta (quella che era già mezz'ora che seguivamo) e che entro pochi minuti avremmo raggiunto la civiltà, od almeno le sue vestigia. Raggiungiamo, infatti, il piazzale delle miniere ed il rifugio SEL (1277 m, quasi 1h da Campelli), dove ci aspetta un lauto pranzo a base di pizzoccheri e polenta taragna.
Dopo aver abbondantemente mangiato e bevuto (ma avremmo potuto bere di più) ed esserci affrontati in una partita a scopa dalle assurde regole milanes-brianzole, che non stavano né in cielo né in terra - tant'è che ho presto raccolto la solidarietà dei miei amici di Bergamo - abbiamo iniziato la discesa, con l'intento di percorrere tutto il tratto dell'Alta Via delle Grigne dai Piani Resinelli ad Abbadia. Così facendo, invece di scendere a Campelli, saremmo rimasti in quota fino ad arrivare al Forcellino del Coltignone, per poi scendere sulla nostra destra; peccato che, raggiunto il belvedere (1287 m, 20' dal rifugio SEL)a strapiombo sul lago che avevamo previsto, non se ne sia trovata traccia (probabilmente per colpa mia, avremmo potuto provare a seguire le indicazioni per il sentiero dei Tecétt in cerca dei bolli rossoblu sempre più rari e sbiaditi) e si sia dovuti tornare sui propri passi, per scendere dalla stessa via dell'andata (anzi, preferendo la strada fino a Campelli piuttosto che il peregrinare alla cieca nel bosco).
Fare a ritroso la strada dell'andata ci ha permesso di mettere nella giusta luce la assurda pendenza della strada cementata, e l'assurda pianeggianteria della val Monastero. Mentre, da una parte, si scendeva celermente, dall'altra alla mia compagnia sono iniziati ad insorgere un'infinità numerabile di dolori; alcuni ovvi, altri comprensibili per via degli scarponi nuovi, altri inspiegabili o, comunque, spiegabili con difficoltà. Ma, alla fine, accompagnati dai complimenti dei villeggianti della domenica che passeggiavano poco sopra il paese e non potevano capacitarsi che si potesse arrivare fino ai Piani Resinelli, abbiamo raggiunto l'auto a Linzanico ed abbiamo fatto rientro nel caldissimo e rumorosissimo mondo vero. E se qualcuno avesse veramente saputo la strada saremmo anche arrivati a casa senza passare dalla Villa Reale di Monza.
Per una più multimediale analisi dell'escursione, segnalo una selezione di foto (mie) dell'escursione ed il file di GoogleEarth per vedere il percorso e le tappe principali. Inoltre, ricordo a chi di dovere che è atteso il post dell'ospite.
E, settimana prossima, altro giro!
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dal Caterpillar (Giornalino del Liceo Mascheroni) 04/08:
l'unico che catalizza la figa è lo Scotti, grazie alla sua gnocchezza assurda
Ma si può scrivere una cosa del genere alla pagina 6?
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...echissenefrega!, per rifare il verso al tormentone di Cochi e Renato in Nebbia in Val Padana, che a suo tempo mi piacque assai (qui la non abbastanza apprezzata sigla). Però, così facendo, ho visto la televisione dopo settimane; certo, ci sarebbe Sky, e mentirei dicendo che non ho, con la coda dell'occhio, seguito uno dei film che trasmettevano - con la coda dell'occhio, nel senso che saprei raccontarne la trama, ma non molto di più: perché la mia attenzione è stata subito calamitata dall'atmosfera anni '60 di Stasera niente MTV (a cui, scopertamente, fa riferimento il titolo del post), condotto da Ambra Angiolini.
Uno dice: cosa mai di buono può venire da...Ambra Angiolini, che per me e per tutti è ferma alla ragazzetta svampita che conduceva Non è la RAI? In realtà, quegli stralci di critica che avevo intercettato dopo la prima puntata, passata settimana scorsa e da me bellamente ignorata, non ne parlavano male. E basta poco per, al di là dell'intento promozionale che sempre anima gli addetti ai lavori, riconoscere che qualcosa di interessante deve pur essere.
A me, per esempio, ha fatto morire l'angolo dell'eterosessuale e la campagna per l'impoverimento del vocabolario, e la Premiata Forneria Marconi, che non conoscevo se non di nome e che, specie nei brani strumentali, si è dimostrata veramente degna di nota.
Tutto bene, allora? Troppo facile. A dire il vero, non ho visto - né ho in programma di farlo nel medio periodo - Saturno contro di Ozpetek, ma se l'Angiolini recita come in televisione, allora dev'essere un film assai imbarazzante.
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