domenica 31 agosto 2008

Contra sperimentales

Poco da dire, loro ed il loro LHC.

Volete mettere i gatti che cadono?

Venuto a conoscenza della cosa tramite Consonni.

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La festa di Epo

Durante uno dei passaggi cruciali che avrebbero portato, di lì ad una ventina di minuti, a terminare l'ultima delle relazioni di Calcolo, suona il cellulare. O meglio, più che suonare emette un paio di squittii, e si contorce un po' su sé stesso - il che implica sia arrivato un messaggio. Da Fabio, che già dovevo sentire per questioni inerenti la drum machine Fruity Loops; per propormi un regalo di compleanno per l'Epo che, come usanza, compiendoli in giorno feriale, cioè lunedì, festeggia il fine settimana più prossimo.

Avendo stabilito che ormai abbiamo una certa età, e abbiamo tutto quello che ci serve, ed anche di più, il messaggio recitava «Hai in mente qualcosa per il regalo? Io pensavo ad un hula hoop!». Siamo dunque partiti alla volta di un negozio di giocattoli, presto convertiti ad un cubo di Rubik, od alla maschera dell'incredibile Hulk. Ma presto, colori e disposizione sugli scaffali studiati per attirare i bambini ci avevano conquistato, ed in ogni corridoio che imboccavamo avevamo scelto un regalo diverso; fino allo spumante dei Gormiti. Poi, mentre costeggiavamo la negletta parete dei giochi in scatola, abbiamo avuto la nostra illuminazione. Era il regalo.

Il programma della festa, sabato sera, prevedeva anche una grigliata generalizzata, ché era del tempo che non si faceva - praticamente, ci eravamo fatti scappare tutta l'estate. Ma, essendo tornati da Parigi in settimana, i miei hanno ritenuto fosse prioritario invitare a cena nonni vari, e precettare tutti quanti almeno fino alle nove di sera. Sono arrivato là, al mitico portico, e pensavo di aver sbagliato festa, dalla folla che era convenuta. È il disagio del dopo-campo estivo, constatare che tutti sono amici di tutti, e che tutti invitano tutti a tutte le occasioni. È il concetto di Amisù; concetto che non abbiamo mai amato. E sarà ancora più disagio quando, tempo un mese-un mese e mezzo, quando riprenderà il cammino adolescenti, e tutto il tran tran, sarà come se non fosse successo niente. Intanto, godiamoci quello che ci tocca.

Quando arrivo il nostro regalo, avvolto da carta argento, troneggia tra gli altri: qualche busta di negozi di vestiti, una bottiglia di un celebre triple-sec...La combriccola ha già quasi finito di mangiare, ed anche se mi sono offerti gli ultimi cotechini la cena a casa mi ha già saziato, senza entusiasmarmi. Però un bicchiere di vino non si rifiuta. Considerato che erano settimane che non ci si vedeva tutti insieme, la conversazione non langue nemmeno un secondo, e dobbiamo essere sollecitati all'apertura dei regali ed alla torta, perché altrimenti saremmo andati avanti ancora a lungo dimenticandocene - e facendo così il gioco di chi, di nascosto, in un angolo faceva sparire una fetta di torta dopo l'altra.

Arriva il momento del nostro regalo; si scarta il primo strato di argento, e poi il secondo, ed emerge la...dama del bere, accompagnata da una bottiglia di grappa di Pinot, e da una di grappa ai mirtilli - onde riempire di due colori diversi i bicchieri. E mai regalo fu più azzeccato. Dopo le torte divorate e la bottiglia di spumante, per una delle rare volte non sparsa sul tavolo, ma quasi tutta finita nei bicchieri, si organizza immediatamente una partita. Lunghe discussioni per decidere se è il mangiatore od il mangiato a doversi bere il bicchierino, messe a tacere dalle istruzioni riportate sulla confezione, che bastava girare per leggere; benché il mio buonsenso suggerisca ancora il contrario; un tavolino spostato e messo all'aperto, ché dentro si moriva, ricoperto da un regolamentare tappeto rosso, e bicchierini riempiti. Basta un assaggio alle grappe per intuire che non è fattibile una partita uno contro uno, causa mancanza di tali incoscienti beoni; si procede, dunque, tre contro tre - il che comporta discussioni non sempre piacevoli, specie per i vicini che magari volevano dormire, ma tassi etilici sopportabili - e io scelgo, molto acutamente, la squadra che deve bere la grappa di mirtillo, non tanto per il gusto quanto per quei sette gradi in meno che, prima o poi, si sarebbero fatti sentire. Infatti, benché il gioco sia partito in equilibrio, l'abilità dei nostri avversari diminuisce più rapidamente della nostra, e riusciamo a vincere clamorosamente (credo di non aver mai vinto una partita di dama in vita mia, prima di ieri sera).

Finita la partita degli uomini, inizia quella delle donne - ma sarà che sono solo due per squadra, giocano malissimo ed alla fine siamo costretti a bere ancora noi, perché loro ad un certo punto si sono ammutinate. Bere che, va da sé, non rifiutiamo.

Finché, finite le partite, Fabio ci spiazza tutti con un candido ho sete... (di acqua, cosa credevamo?). Ad ogni modo, di rado una festa di compleanno è stata tanto aggregante. Solitamente o sono riti formali, che si passano un po' stancamente, o va a finire che salta fuori qualche magagna. Nel nostro caso, l'unica è stata la difficoltà a giocare con la scacchiera bagnata, che i bicchierini scivolavano via dalla propria posizione. E molte altre partite, ci si augura. Le bottiglie sono ancora piene per metà.

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venerdì 29 agosto 2008

Stupore

Non mi piace stupire le persone. O meglio, mi piace, ma non mi piace che mi sia detto. Perché porta guai, voi lettori pensate di no, ma vi assicuro che porta guai. Con leggera sfumatura biblica della parola (cioè, non tanto sventure, quanto il contrario di beati).

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giovedì 28 agosto 2008

Amare la fisica

A volte uno se ne dimentica, e pensa che siano odiose, tutte quelle relazioni, l'una uguale all'altra anche se diversa (simili ma con differenze, l'espressione più inutile della nostra lingua), e che tutto sia odioso, e a quanto sarebbe meglio realizzare l'impresa alpinistica che si era progettata prima di Parigi, piuttosto che studiare.

Poi, per fortuna, arriva un misconosciuto prof. Surya Ganguli dell'università di California S. Francisco, con questo capolavoro (attenzione, è un file PostScript, e quindi non tutti riusciranno a leggerlo), e uno si ricorda cosa gli piace, e perché. Ah, prima che me ne dimentichi: l'articolo si intitola Fibrati tangenti e teorie di Gauge in meccanica classica: una descrizione unificata per gatti che cadono, monopoli magnetici e fase di Berry. Come si può non adorarlo?

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mercoledì 27 agosto 2008

Kant

Legge morale...

Tra i fischi dei rimorchiatori, l'Invicta si avvicina alla banchina del porto. I fumi delle vaporiere riempiono l'aria, come se una nebbia nera e pesante si alzasse ad ondate dalla superficie del mare; i mozzi abbassano la passerella ed aprono il cancello; i passeggeri, che si erano accalcati sui ponti per salutare agitando i fazzoletti i conoscenti che li attendono, premono disordinatamente e ad ondate scendono in città. Prima i passeggeri di prima classe, i gentiluomini con i cappelli a cilindro o le pagliette, a seconda se il viaggio è di lavoro o di piacere, e le signore con le velette; poi, via via, la seconda classe e la terza. La folla di curiosi, per l'arrivo del transatlantico, ed i parenti e gli amici, ed i portatori ed i garzoni, tutti lasciano la banchina, che rimane deserta, salvo - in un angolo - quella carrozza con le tende socchiuse, da cui si scorge - a tratti - una mano guantata che scosta le cortine, ed il cocchiere a cassetta.

Il mozzo, dalla nave, si guarda attorno; deve verificare che tutti siano scesi, prima di levare la passerella. Urla sguaiato, che tutti devono scendere, e se qualcuno è rimasto indietro. Solo allora, mentre i fumi si stanno diradando, perché le macchine sono ferme, da una cabina del primo ponte esce Lui. Barba fatta di fresco, baffi impeccabili. I guanti nella sinistra, ed il bastone da passeggio nella destra. I suoi bagagli, qualcuno li ha già scaricati, e fatti portare a casa. Scende lentamente - non ha fretta, e gliela devono fare i mozzi che, alla fine dei conti, lavorano e non hanno tempo da perdere - e, dopo aver messo i piedi sulla terraferma, si guarda a destra e sinistra. Si sofferma un attimo, come a valutare la direzione più conveniente, e poi si incammina a destra. Così facendo, finisce per passare accanto alla carrozza; e, in quel momento, la porta si apre, e la proprietaria della mano guantata scende agilmente.
«Le sono mancata?»
«Senz'altro», e così dicendo la stringe tra le braccia, si avvicina al suo viso, e si ferma.
«Cosa fa?»
«Nulla. Attendevo la sua reazione». E, così facendo, la lascia, le volta le spalle, e riprende il cammino, con passo lento.

Allora, Lei gli corre avanti, gli si para di fronte, e gli si getta fra le braccia. Esitando, Lui decide di non rifiutare l'abbraccio.

«Ci ho pensato, signore; e penso che, se lei vuole, potrei essere sua, stanotte. E per quella a venire. E per altre cinque, ancora».
Lui sospira, come a tradire la soddisfazione per un'attesa durata a lungo; per un attimo, sembra che possa rispondere. Poi si ferma.
Sospira di nuovo; questa volta sembra come l'ultima parola di un lungo discorso, che parla di speranza persa, e di fiducia tradita. La mascella gli si serra, ed aggrotta le sopracciglia. Poi si ferma, ancora.
Sospira di nuovo; scuote la testa, ma la sta scuotendo a sé stesso. Chiude gli occhi, e le labbra si inarcano leggermente. Sembra rassenerato.
«No, signora. Non voglio. Non posso».

Lei sembra contrariata; lo è. Lui ha abbandonato l'abbraccio, e Lei gli gesticola sotto il naso.
«L'ha voluto lei. Non funzionerà mai, tra noi. Lei è troppo difficile, e mai contento»
«No, è lei che è troppo disinvolta. E, se non matura, non vorrò mai avere niente a che fare con lei».

Non ci sono più parole; Lui si volta, indossa i guanti, e si avvia lungo il marciapiede. Lei rimonta sulla carrozza, si chiude dentro, e sta.

...o massima immorale

Lui cammina veloce, sul selciato umido. Continua a scuotere la testa, leggermente, come continuando il discorso con sé stesso. Ad un certo punto, la strada passa su un ponte, sotto il quale scorre tranquillo un canale. Si ferma, e guarda le acque limacciose che lente si avviano al mare. Si liscia i baffi. Le labbra si inarcano leggermente, ma questo non è un sorriso, è un ghigno.
«Ed ora la fase due».

Alle sue spalle, la carrozza si è messa in moto.

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Una Messa val bene Parigi?

Premesso che, nell'ordine, non amo fare il turista; se le cose si fanno, vanno fatte con un certo criterio, ché è solo perdere tempo tirarsi in giro come delle trottole avanti ed indietro per il gusto di farlo; se c'è un programma, è giusto che si rispetti, ma prima è giusto che il programma sia fatto bene, pena modificarlo.
Premesso questo, dicevo, nessuno si aspetti una cronaca della gita a Parigi con tutta l'allegra famiglia; e non solo perché sono un po' saturo di cronache, dopo i campi estivi, ma anche perché una lista di musei e monumenti non è punto interessante. Ma, piuttosto, un elenco delle cose significative - non necessariamente inerenti Parigi.

  • In Francia hanno spazio da buttar via; o, se si preferisce, spazio da vendere per battaglie campali - e si coglie soprattutto dall'aereo, donde la Francia è un nero punteggiato da luci di paesi e città, e l'Italia una sola grande distesa di luci, e se non si vedono è perché sei sopra un lago;
  • I canti in latino (messa gregoriana a Notre Dame) interpretati da un coro francese hanno una pronuncia più corretta di quanto ci si aspettasse. Ma se c'è scritto Deus si legge deus, non dius;
  • Fanno tanto i rivoluzionari, ma poi riempiono la Francia di Cappelle Espiatorie per il regicidio, e trattano il presidente di turno - ed i precedenti - come e peggio di Luigi XIV (un historiale per De Gaulle, come da noi non farebbero nemmeno per il Papa);
  • Un centro commerciale aperto, ma con tutti i negozi chiusi: surreale;
  • I francesi di mezza età si dividono in due categorie, salvo eccezioni: gli stereotipi di francese e i post sessantottini impenitenti - sessantenni grigi con pizzetto ed orecchino, robe così;
  • Dover insistere per mangiare in un ristorante francese (o, perlomeno, con piatti francesi). Ci sono, quasi, più ristoranti "italiani";
  • Francesi di entrambi i sessi sono, in genere, magri; ma dev'essere un fatto dovuto alla diversa successione delle portate; in luogo di antipasto-primo-secondo-dolce, qui hanno solo antipasto-secondo-dolce. E non hanno idea dell'esistenza del riso;
  • Non è vero che tutte le strade portano a Roma, tutte le strade portano a Sortie (cioè all'uscita, da mio fratello)
  • Da un lato, la città fa tutta pendant con sé stessa, tetti grigi ed edifici giallini, e questo è un bene; dall'altro, però, dal Cinquecento in poi gli architetti hanno rivaleggiato per pomposo cattivo gusto;
  • Dicono sia la città dell'amore; a me sembra più la città delle effusioni sfacciate - cinquantenni che si danno la manina come liceali, forse dovreste rileggervi Morte a Venezia;
  • Vorrei sapere quanto pagano i parigini di ICI, o di addizionale IRPEF, o delle loro analoghe tasse, perché i vari mairies hanno soldi da buttare;
  • Alla fine, tutto il mondo è paese, però più di fretta.

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mercoledì 20 agosto 2008

Una "Fantonata" - Ardesio 2008


Poiché le cose non vengono mai sole, non basta che stanotte si parta per Parigi, non certo me hortante, o che sia indietro - drammaticamente - con le relazioni di Calcolo, e soprattutto non sia qui a morire d'entusiasmo all'idea di doverle finire, ma ieri pomeriggio sul tardi, mentre annaspavo nelle dimostrazioni, mi chiama Fabio - e contemporaneamente mi emmeesseenna Epo - riferendomi l'invito a passare serata e notte - ed eventualmente giornata successiva - in quel d'Ardesio, alla casa del Geordie che è su in ferie con Pedro. In pratica, il ritrovo della compagnia, ma in Alta Valle.

Questo alle ore diciotto e quaranta, mentre - di lì a poco - ricevevo Fabio e, soprattutto, le sue foto ed i suoi video del campo; ed alle diciannove e trenta si progettava la partenza. Ora, negli ultimi tempi è invalso l'uso di definire una mattata organizzata all'ultimo momento una "Fantonata", perché il Nostro è maestro in queste cose, e - come segno beneaugurale - ci pare buona cosa mettere le nostre trovate sotto la sua protezione; tanto che anche questo post presenta come immagine un'icona del Nostro.

E sono state un diciotto ore intense, sebbene, fì che fó, non che si sia fatto poi molto.

Infilati nello zaino una maglietta di ricambio ed il sacco a pelo, siamo partiti rombando, e fermandoci dopo meno di dieci minuti all'Esselunga di Nembro, dove la nostra strada incrocia la Val Seriana, per prendere qualcosa di cui fare omaggio ai nostri ospiti; tappa, in teoria breve, che al solito si prolunga per quaranta minuti, onde discutere se la differenza di prezzo tra la birra Splügen e la birra Wührer (detta anche Führer) corrisponda al diverso packaging od alla qualità diversa, o scendere a compromessi tra la qualità del vino ed il costo per il nostro portafogli. Poi, ripresa la strada, arriviamo ad Ardesio sul far della sera, mentre una pletora di ragazzini frequenta l'oratorio e l'antioratorio, entrambi davanti alla casa che ci ospiterà, e troviamo anche l'Anello mancante della nostra compagnia, ovvero il TAR.

Ci siamo dunque tutti e, parzialmente deludendo le aspettative di Fabio in merito a lasciarlo cucinare, il Pedro ed il Geordie hanno già approntato la cena, e dunque a noi spetta solo l'aperitivo - che, col nostro solito costume, rende di fatto la cena superflua, o meglio una stomegata. La cena, abbastanza incuranti dei vicini che - probabilmente - hanno tutta l'intenzione di dormire, si protrae a lungo, mentre mangiamo un chilo di pasta in sei, ci riempiamo di salame nostrano, decidiamo che la birra Führer non fa per noi, o noi non facciamo per questa birra, ed ascoltiamo e ridiamo sguaiati in merito ad aneddoti vecchi di un decennio, od a quelli nuovi, se possono essere utilizzati contro qualcuno dei presenti. Senza un vero motivo, mentre l'orologio si porta verso la mezzanotte, usciamo a passeggiare per Ardesio; ci fermiamo all'oratorio per le caramelle, ma ormai gli unici frequentatori sono gente del tutto sbiellata, e - dopo aver girato fino alla piazza del mercato, senza aver trovato nulla né nessuno - ci fermiamo all'unico bar dall'aria decente del paese, serviti da una cameriera sosia rustica di una giovane Gianna Nannini, e cerchiamo di capire cosa abbiano le quattro ragazze del tavolo a fianco da fare di divertente a Valgoglio (visto che là ci sono solo condotte forzate). Al rientro a casa siamo cotti, messi alla prova e vinti dalla sola cena. Ma il meglio deve ancora venire

Dopo essermi svegliato alle otto in una casa silente, disturbata - ma è il giusto contrappasso - solo dai vicini che si urlano qualcosa da un balcone all'altro, mi impossesso del libro che la sera prima sono solo riuscito ad adocchiare, ovvero Toponomastica del comune di Albino, che però mi lascia presto molto perplesso, perché - se alcune delle tesi ivi esposte sono condivisibili - mi lascia molto perplesso, ad esempio, decidere in modo all'apparenza arbitrario che una volta il termine ha una radice, che so, illirica, ed un'altra una radice ligure, con significati diversissimi, quando le due parole sono identiche. Perché, ad esempio, Bondione dovrebbe c'entrare con l'acqua, e Bondo con i recinti. Poi ci si alza tutti, più o meno presto, specialmente se raffrontato con gli orari a cui mi aveva abituato, soprattutto, Geordie al mare, ed un commando esce per comprare le brioches, mentre un'altra task force prepara il caffè ed il latte.

Dopo la colazione ci prende il dubbio di cosa fare, per riempire le ore prima del pranzo, dopo il quale saremmo dovuti tornare a scendere; ed abbiamo deciso, per ingannare il tempo, di cucinare ininterottamente; abbiamo così avuto zucchine saltate in padella e soffritte, e zucchine impanate e fritte. Bocconcini di pollo delizia, anche se avremmo voluto le mandorle ed abbiamo deciso all'ultimo secondo di non sostituirle con le arachidi salate, e pasta al sugo; poiché alla COOP locale erano sforniti, se non di commesse gradevoli, di gamberetti. Poi, petti di pollo crudi - tanto per provare - ed anguria alla panna montata; in realtà, un innominabile coacervo di sapori, perché mi sembrava il caso di provare. E, dopo aver litigato alquanto con il cavatappi sbilenco, anche bagnato dal miglior vino che avevamo a disposizione, un Valpolicella del 2005 - consumato con moderazione, anche perché una bottiglia per cinque non permette di bere più di tanto, e poi si doveva guidare, ed andare a casa a studiare (cosa non fatta, my fault). Per poi tornare giù, decisamente satolli ed a rischio appiocco, anche perché la quantità di pasta era la stessa della sera di ieri, ma eravamo in uno in meno e c'era molto altro da mangiare.

Attualmente, è allo studio per il mio rientro da Parigi una due giorni escursionistica con l'anello Valbondione-Coca-Curò, non fosse che c'è da svegliare un po' Fabio che ha sempre paura di aver male alle gambe; intanto, le sette ore dell'altro giorno, smarriti tra i contrafforti e le nebbie del Pizzo Tre Signori, non hanno avuto un grande effetto fisico, ma ora la montagna in questione è nella mia lista nera, come lo è stato per un paio d'anni il Resegone; cioè in quella delle cime da salire a qualsiasi costo. E vedremo chi è più duro.

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martedì 19 agosto 2008

Cronache dal Campo - I luoghi

Sono ora online, raccolti in un pratico file di GoogleEarth, tutte le passeggiate e le escursioni dei nostri campi estivi. Considerato che è un lavoraccio, fingete almeno che vi piacciano.

Inoltre, qualcuno mi ha chiesto dei video girati in questi giorni, se mai finiranno su Youtube. Premesso che io ne ho raccolti, per ora, pochissimi, e di questi quelli presentabili stanno sulle dita di una mano, fatemi avere, che oggi e domani sono ancora a casa - ad ogni modo, finiranno, come di consueto, sull'account di aaaamisu. Ed anche altre foto, specie quelle delle medie, che non ne ho nessuna. Anche per quelle, tenete sotto controllo gli album Picasa di Amisù.

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lunedì 18 agosto 2008

Cronache dal Campo: Day 17 - 15 agosto

Uno si aspetta che, il mattino dell'ultimo giorno, il clima del campo sia significativamente più commosso del consueto. Oppure, come minimo, più frenetico. Invece, quando apro gli occhi, come sempre accolto dal fragore del Rio Nero, la stanza è addormentata, o quanto meno lo sembra. Il primo rumore di origine umana è una delle mogli, che viene a raccattare robe da infilare in valigia. Per fortuna che ci sono le mamme, insomma, che in cucina stanno già affettando gli affettabili, che diventeranno affettati da inserire nel pane, cioè il nostro pranzo; mamme, se non ce ne si fosse accorti, un po' apprensive, tante da essere scese in due alle sei del mattino, per verificare il motivo della porta aperta del Mulino, sia mai che un maniaco omicida si sia spinto fino ai mille e tre e, armato di mannaia, abbia deciso di far strage di dodicenni...ma, se da un lato l'apprensione appare eccessiva, dall'altro risulta utile perché è servita per tenere traccia dei movimenti non autorizzati nella notte, avvenuti dopo che l'ultima ronda si era ritirata, ed in sufficiente silenzio perché, all'alba, solo alcune delle notizie, frammentate e frammentarie, fossero riuscite a diffondersi.

Mentre il cielo e le nubi continuano a mutare, passando da brutto brutto a brutto, per bruttissimo e forse si fa fuori, decidiamo di azzardare la messa all'aperto; e - secondo me in seguito alla lettura di alcuni capitoli del Piccolo Principe che non avevo calcolato - arriva qualche goccia, che ci fa accelerare, e poi - a messa finita, mentre si caricano i pullman - inizia a piovere seriamente, e nuovamente cala (o sale dal fondovalle, boh) la nebbia. Dopo esserci divisi tra terza media e privilegiati da una parte, e resto del mondo dall'altra (divisione che mi vede contrario, ma ricalca quella dell'andata, e poi in qualche modo bisogna procedere), scendiamo a raggiungere la Statale Aurina, e ci infiliamo in coda, come se tutto l'Alto Adige volesse scendere a Brunico, ma più probabilemnte la ragione del caos è la Festa di Ferragosto di Campo Tures, che ci tiene inchiodati per quaranta minuti mentre sfila tutto lo sfilabile, dal soccorso alpino a tizi che vanno in giro in fiamme - o immersi nell'acqua delle viti, ché l'effetto è simile). E così perdiamo tempo, mentre non si capisce se dovremo fermarci nuovamente ad Arte Sella, ché questo è un altro gruppo, ma il tempo dev'essere a dir poco incerto anche in Valsugana; mentre qui piove a dirotto, ed il traffico dev'essere bloccato alle nostre spalle praticamente fin dove c'è una strada, ed in senso opposto da Brunico.

Chissà se in Alto Adige hanno mai il sole. Sia all'andata, che ora al ritorno, il nastro d'asfalto si snoda tra verdi vallate, accanto a torrenti o fiumi più o meno impetusi, tra alte pendici distese di abeti, avvolti da nubi e sotto un cielo di piombo. Anche le viti, che danno questo vino di montagna, trogno trogno, e molto buono, non si capisce dove prendano il sole per fare lo zucchero. Come nei clichet da Studio Aperto, i nostri ragazzi sono - ora, al ritorno, morbosamente attaccati al cellulare, con cui si telefonano, videotelefonano, messaggiano, infrarossano e bluetoothano stupidate gli uni gli altri, telefonano (inserisco queste righe prima che credano che io non li ascolti né li veda) ad amici assenti per raccontarsi le avventure, gli amorini e gli amorazzi, loro uomini fatti a dodici anni (ci sono stato insieme due giorni, ma non che ne avessi voglia. Adesso l'ho passata al tal altro). E si avvicina l'ora del pranzo, e non accenna a smettere, ed il problema di dove fermarci per il nostro packed lunch.

Concordiamo (più o meno) su Trento, che ormai è diventata la tappa fissa dei viaggi per i campi estivi (insomma, negli ultimi due anni ci siamo sempre fermati, e per qualche motivo tornando sul ponte che scavalca la ferrovia, o entrando nell'isola pedonale, o facendo ingresso nella piazza, in faccia al protiro del duomo, è come se non fosse passato un anno, e fossi ancora in giro con il walkie talkie del Brevi, per muovere insieme la colonna). Ma, a differenza della volta scorsa, e di quella prima, ed in sostanza di sempre, a Trento fa freddo (o, almeno, non caldo). Mangiamo in piazza e tentiamo, tra le resistenze più o meno accese, di realizzare foto segnaletiche di tutti i partecipanti al campo, e via di nuovo, giù per la Val Lagarina.

Tra le proteste di alcuni, e l'entusiasmo dei più bambini, ci accompagna il DVD con la serie di Heidi, in cui il don sostiene di aver trovato il proprio modello antropologico di riferimento, il nonno (ed io il mio, la Signora Rottenmeier, faccio una battuta e subito tutti i ragazzi "ehi, questa signora è come il Casati"); almeno fino all'autogrill, dove uno acquista il film di Alvin Superstar, ed i cartoni di quando ero piccolo erano molto più belli.

Ma ormai, superato un violento temporale dalle parti del lago di Garda, siamo in dirittura d'arrivo; e, dopo aver trascinato a ritroso i miei bagagli da Scanzo fino a casa, declinando le molte offerte di accompagnamento, perché volevo tornare così come ero partito, ho potuto finalmente pronunciare, sull'uscio della casa deserta, il fatidico
«Sono tornato!»

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Cronache dal Campo: Day 16 - 14 agosto

I padri, salutisti e sportivissimi, saranno una compagnia eccellente, ma danno qualche problema notturno; fondamentalmente per l'usanza di dormire con la porta del terrazzo aperta, anzi spalancata, che quindi ci si sveglia, sbattendo per il freddo, attorno alle sei. E, il bello dei giorni senza uscita, c'è quiete fino alle otto; tanta quiete, che quasi mi dispiace disturbare, ed infatti do la sveglia senza bussare (o meglio, bussando solo al Mulino perché là non si sono ancora fatte vive - e scoprendo così situazioni di gente che dorme in più d'uno nel medesimo letto). Se il conto dei giorni non m'inganna, questo dev'essere il cinquantesimo caffè nero - ed amaro - del Campo Estivo. I papà partono per l'ennesima impresa alpinistica, che quanto mai ho suggerito loro! (adesso non mi farò più sfuggire neppure un accenno al Giogo Lungo, perché altrimenti questi mi salgono via ghiacciaio, di notte e cammiando all'indietro), mentre noi ci dobbiamo occupare dell'attività, con il Piccolo Principe, la Volpe, amicizie ed affetti, e la mia solita parte di terza media che non perde occasione per degenerare, ed oggi decide in blocco di non essere molto produttiva, ma di concentrarsi piuttosto sulla liaison tra adolescenti, che questi lasciano correre senza tentativo di arginare, come se fossero più soddisfatti di essere al centro delle lusinghe che interessati ad arginare la - erronea - ricostruzione dei fatti che i ragazzi diffondono. Fatta presente la situazione ai miei superiori, ed ottenutone un sostanziale segno di disinteresse, decidiamo di lasciare la cosa a sé stessa (o nelle mani di chi di dovere, che si sperano buone).

Dopo pranzo, il programma prevede di andare, nonostante il tempo non caldissimo, al laghetto di Gais, ma problemi con gli autoservizi Ohenzollern ci costringono a scendere in due tronconi diversi, ed io parto con terza media al seguito. Non pensavo si potesse essere così nonne, a tredici quattordici anni, e camminare così piano, e fermarsi ogni due o tre passi, ed in sostanza dimostrare almeno sessant'anni; salvo poi dover recuperare, e passare a dimostrarne sei, chiedendo di fermarsi al parco giochi e passando i dieci minuti d'anticipo guadagnati nella discesa arrampicandosi sugli scivoli o sulle giostre, e fotografie testimoniano l'evento. Dopo essere arrivati al lago, ed essere stato illuminato a propostio dei costumi del nostro ragazzo anticonformista - sempre all'opposto, tanto da essere sceso per il bosco ripido in infradito, dopo non averle mai messe per tutti i giorni precedenti, solo perché era stato indicato di non metterle. Ancora, il gruppo di terza media si accampa in attesa degli altri. Direi che le ragazze, anche quelle che sembrerebbero meno inquadrabili nel gruppetto di terza media, hanno scelto quale dei due schieramenti supportare, e lo fanno capire abbastanza esplicitamente, ma forse sono gli altri che hanno in testa ancora solo il calcio, beati loro.

Arrivano poi gli altri, tra cui la vistosa dodicenne con bikini colo oro, due taglie più grandi affinché le caschi dappertutto, e quelle di terza che hanno ormai adocchiato i più vistosi di seconda; e si materializzano a sorpresa (a sorpresa solo per gli ignari, ma lo sono quasi tutti) direttamente dal campo adolescenti, Fabio e Fanto, subito a monopolizzare l'attenzione dei (e soprattutto delle) più grandi. Buffo, del giorno, è l'apprensione che si è diffusa, tra ieri ed oggi, a proposito di queste mie note (perché c'è un riconoscibilissimo quaderno su cui spesso appunto, e loro ignorano che in realtà sono cose vecchie, e credono che scriva quello che stanno facendo, dicendo o pensando). Intanto, si spera che i ragazzi abbiano imparato una lezione, utile per la vita, sulla differenza tra Stato e Nazione, in un violento alterco con preadolescenti locali, su dove ci trovassimo in realtà. Torniamo a casa, in attesa della messa; mentre don e genitori si sfogano sui metodi educativi, noi ci occupiamo di intrattenere colui che ho deciso essere il mio erede, che ad esempio ieri, dopo essersi ferito, si è medicato con carta igienica e spago, e non voleva assolutamente farsi mettere le mani addosso dagli adulti, perché era già a posto.

La messa-fac di oggi (cosa che, pronunciata, suona malissimo, ma è un semplice acronimo per facoltativa) è stata la meno frequentata di questo campo, e probabilmente anche del precedente; ma questo ha finalmente permesso al nostro scalcinato coretto a capella di intonare dei canti che sono stati cantati con dignità. Dopo cena (l'Ultima Cena!) è stato velocemente preparato tutto per il film che, per motivi d'età degli spettatori e - soprattutto - di tempo, è stato scelto essere El Cid, una specie di versione consolatoria della vera leggenda (non ch'io m'intenda di medioevo spagnolo, diciamo quella eternata dal vecchio film e dalla campagna di Age of Empires II); film che non ha riscosso unanimi consensi, specie da parte di qualche rumoreggiante animatore che, non so se perché io cominciassi a patire la stanchezza dopo sedici giorni di campo (ma non credo, perché più che altro ad infastidirmi è stata la spocchia, e non che a me sia piaciuto). Dopo il film, non so bene cosa abbiano fatto tutti. Quando sono uscito, stavano andando a coprirsi per il falò, dove io mi sono subito recato, più a dare assistenza morale ai papà che altro, e certo a portare ad uno di loro il pile affidatomi dalla figlia premurosa, o forse dalla oglie apprensiva. Dopo aver approntato questo espediente scout, ed averlo reso sufficientemente vivace, è arrivato il gruppo in silenzio, e nella lontana luce del fienile, le ombre delle gambe in silente movimento si moltiplicavano quali quelle di un esercito in marcia. Sono arrivati, e c'è stato un bel daffare per convincerli a non mettersi tutti sottovento, ad affumicare come e peggio dello specke delle pile frontali, è stato letto un altro, importante e suggestivo (e questo è quello che non mi piace del libro: che sia suggestivo, ma suggestivo di cosa, non è dato sapere) capitolo del Piccolo Principe; dopodiché, preghiera, e rientro al maso teoricamente in silenzio. Teoricamente per vari motivi, il principale dei quali che noi "grandi" ci siamo fermati al fuoco, perché era un peccato sprecare le braci, e gettare le croste del grana. E, per un attimo, pecchiamo di anacoluto, come diceva il mio prof del liceo: la peggior coppia di fidanzati che abbia mai visto; ché ha la precedenza l'Amica, il che può essere letto in due sensi, che non guasta mai. Comunque, ad un certo punto ci prende il sospetto, benché dal maso non arrivi punto rumore, che su si stia consumando casino, e in due rientriamo a riordinare (ma non nel senso di riassettare). Forse, con una dose overzelante di energia, reprimiamo quelli che vogliono dormire sul terrazzo, tanto piùche è bastato spegnere il fuoco perché iniziasse a piovere; ma, spostando la ritirata più in là, fino all'una meno un quarto tutto è relativamente tranquillo, o viene tranquillizzato.

E si dorme l'ultima notte al fresco (anzi, verso mattina decisamente al freddo, nonostante le doppie coperte) fino al mattino umido e nebbioso. Che, però, è un Altro Giorno.

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Cronache dal Campo: Day 15 - 13 agosto

Bisognerebbe costruire un monumento alle signore, le cuoche e le mamme; ed anche ai due papà che sono scesi a Campo Tures alle quattro e mezza, per prendere il pane per i pranzi al sacco e per prepararli. Forse con troppa efficienza, dato che tutto era pronto alle sei meno un quarto. Solita trafila di camminata all'autobus, per salire a Casere onde raggiungere, di nuovo, il rifugio Brigata Tridentina ed i suoi simpaticissimi (si fa per dire) gestori. A differenza dell'altra volta, quando la partenza era rimasta in forse fino all'ultimo ma poi - almeno per il tratto in salita - era uscito il sole, e comunque era una giornata limpida; stavolta, invece, pur non avendo piovuto neanche nella nottata, e quindi essendo certa da sempre la partenza, la nebbia non s'alzava, e fin da subito s'intuiva che la visibilità, oltre gli zoccoli glaciali di Lahner Alm e del rifugio, sarebbe stata pessima. Ed il freddo, come al solito, mette le ali ai piedi nei primi chilometri; finché il misto di freddo e sudore costringe a coprirsi, ed il fatto che, così camminando, il mio gruppo di testa avesse seminato tutti gli altri, mi fa fermare, affidare la testa del gruppo ad uno degli adolescenti, e doveva scontare il fatto di non esserci arrivato la settimana prima, ad attendere il gruppo di mezzo, per portarlo su lungo la Scala Tortuosa.

Quando arriviamo allo scollinamento, quello che dovrebbe essere il rifugio è una sagoma indistinta in una nebbia indistinta; né tale nebbia accennerà a sollevarsi, finché rimaniamo in quota; solo, nei momenti fortunati, si vedrà il fondovalle. È un po' buffo indicare monti, passi, ghiacciai e mostrare una pagina bianca. Sommando il freddo, le condizioni meteorologiche che rendevano inutile la salita in Austria, e l'innata simpatia e disponibilità dei gestori austriaci del rifugio, subito dopo pranzo siamo scesi, e più o meno atleticamente abbiamo raggiunta la chiesa all'imbocco del sentiero, dove ho sperimentato per qualche quarto d'ora la vita del pastore, cioè steso sotto una pianta a sonnechiare ed a guardare che i ragazzi non cadano nel torrente (che, a dire il vero, sarebbe stato abbastanza inevitabile: al limite, ad avvisare che erano caduti). Ecco, direi che è la cosa più simile al buon tempo che abbia fatto in questi giorni. Ma, mentre gruppetti sciamavano verso il bar sull'altra sponda del ruscello, per comprare il gelato e tornare coi sottobicchieri della birra, onde farsi belli finché qualcuno non avesse scoperto il trucco, si consuma la tragedia della giornata; tragedia retorica, come Shakespeare chiamò il suo Giulio Cesare, frutto ultimo e visibile (perché alcune piangono) della guerra sottotraccia tra società sportive, ciascuna con il suo giro di amicizie ed il proprio harem (benché alle ragazze faccia anche comodo stare in mezzo, contese da cavalieri serventi). Tragedia che si trascinerà, con tuonante discorso alla Savonarola del don dal pulpito (uno dei migliori di sempre, tra l'altro) ed anche con un mezzo tentativo di sciopero della fame. Ma, sarà il mio guardo distaccato o il mio cuore di basalto, sarà la verità delle calde, la faccenda mi scivola abbastanza addosso; ed è più divertente assistere alle schermaglie dei pochi adolescenti che, ad esempio, sotto lo sguardo radar dei genitori, che però sono attenti solo ad alcune cose e meno ad altre, fanno strage, indipendentemente dal fatto che siano feroci ultras 'tècabega o miti scout I puffi sanno, di microrane appena mutate, escogitando sempre nuovi supplizi, in competizione con gli sterminatori della lettura di Ezechiele, che ho la ventura di proclamare. Dopo essermi avvicinato ad una di terza media che ascoltava un iPod vintage (concetto in sé contraddittorio, ma i testimoni possono confermare che rende l'idea), per farmi un po' un'infarinatura dei gusti di questi giovani...per rimanere sconvolto, perché si andava dalla colonna sonora di High School Musical alla suite "Un americano a Parigi" di Gershwin, dalla deteriore commerciale anni '90 ai pilastri del rock classico. Tutta colpa, senz'altro, dei 60 GB di disco che spinge a caricare senza pensarci più di tanto; per quanto riguarda il gusto, con il tempo si farà, credo.

Tornati a casa, con tutta la trafila di autobus a ritroso, troviamo la rediviva (e, stavolta, si spera definitivamente) Arianna, che da quando è iniziato il campo ha passato più tempo a letto che tra noi. Dopo la messa, cui si è già accennato, è venuto il momento della cena che - nonostante la fame post camminata - non ha riscosso molto successo, anche in seguito al tentativo di digiuno di solidarietà; e, dopo i servizi, preghiera e "messa a letto" dei ragazzi, con meno decisione del solito, ché già in tanti sono crollati.

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Cronache dal Campo: Day 14 - 12 agosto

Finalmente riesco ad alzarmi dal letto ad un orario decente, cioè prima del don, e più o meno insieme ai padri. Ancora, finalmente il pane è arrivato ad un'ora decente, e la sveglia la do io, come da costume. Ho già detto che adoro questi ragazzi? Ecco, poiché le mie sveglie sono abbastanza energiche, stamattina il Casati ci ha svegliato a calci rotanti. Dopo colazione, l'attività del giorno è travestirsi da personaggi dei vari pianeti incontrati dal Piccolo Principe, ed mio distinto Uomo d'Affari se ne sta a prendere il freddo per ore in camicia, cravatta e giacchetta, mentre le nuvole sempre più plumbee scendono dal Sasso Nero, e coprono lentamente le cime più lontane ed i ghiacciai, finché non rimane traccia di quello che c'è oltre il primo zoccolo glaciale, ed infatti una delle ragazze, dotata di indubbio spirito d'osservazione, scommette che non esistono altre montagne, e perde e deve pagae pegno, un bacio a stampo, a proposito del quale vengo edotto trattarsi di un bacio normale, e deduco che sia una specie di formula tipo entro e non oltre, necessaria alla formalità della scommessa.

Nel pomeriggio, mentre fa sempre più freddo, minaccia pioggia sempre più insistentemente, e sempre più strati di lana mi separano dal mondo esterno, giochiamo i tornei, ma più che altro giochiamo a fare e disfare le squadre, visto che, lasciando fare a loro, giocherebbero solo in ventotto su sessanta. Il tempo passa e così la temperatura, mentre il cielo rimane coperto, ma non scappa che qualche goccia di pioggia. Mentre osservo i ragazzi e le ragazze che giocano, capisco nell'ordine 1)perché le scale ogni giorno si riempiono di sabbia, dacché ce n'è un mucchio che servirebbe per l'ediliza, credo, e quattro o cinque, come all'asilo, ci giocano dentro; 2) cosa, in una delle ragazze, mi ricorda la sorella maggiore, ben piazzata nelle mie grazie: occhi e naso; 3) che, dopo aver deciso che padre mi piacerebbe essere, ho stabilito come tirare su i miei figli. Bene. Adesso arriva il difficile.

La cosa più divertente di questi giorni, comunque, è la spada di Damocle che mi curo di appendere sopra la testa delle nostre adolescenti al seguito, con la ventilata mossa del blog, o la più esplicita di parlare direttamente con i genitori, presenti, con cui divido il desco, e che ascolterebbero volentieri. Per ora, sono solo risate. Spero che prima o poi arrivino le lacrime. Dopo cena, serata d'animazione.

Io avrei un'informazione con la quale sconvolgere un'adolescente, ma per ora mi trattengo; e raccolgo attorno a me una piccola folla di refrattari al ballo, cui narro i primi giorni di queste cronache. Poi si va a letto presto, in buon silenzio, perché l'indomani la sveglia è alle 5.30; e non per finta, checché ne pensino, fino all'ultimo, i ragazzi. La disciplina è buono nonostante l'eccitazione da balli, e devo solo fare una lieve strigliata alle ragazze di terza media, che si sono svegliate dopo tre giorni di coma, ed alle signore che rumoreggiano più del solito.

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Cronache dal Campo: Day 13 - 11 agosto

E già la seconda mattina il ritmo naturale delle cose, come se il giorno prima fosse stato una specie di Carnevale della Sveglia. In altre parole, siamo noi a svegliare loro e non viceversa. Derubandomi dell'incarico, le due adolescenti al seguito delle famiglie si occupano di passare nei piani e ricordare ai ragazzi che, oggi, avrebbero scoperto la differenza tra una passeggiata ed un'escursione, essendo che si sarebbe andati a Schöllberg Alm. Dopo colazione e distribuzione dei panini, messa in pericolo dall'inusitato ritardo del misterioso "Gnomo del Pane", ci incamminiamo verso Schwarzenbach Alm per prendere il sentiero - che ci aveva dato problemi già con gli adolescenti - che circonda tutto il Monte Lupo, ed entro un paio di tentativi la imbrocchiamo, e non capire come abbiamo fatto a non trovare l'imbocco la volta precedente. I ragazzi delle medie camminano in modo molto più compatto; nessuno corre avanti a chi guida la fila, e soprattutto nessuno osa fermarsi prima del più bello, al ponte di Stallila. A Schöllberg Alm è un'altra giornata di sole, minacciata invero da un terrificante temporale che, però, come è sceso dallo Schwarzenstein così ci è tornato, ed i ragazzi in quantità si sono buttati a fare il bagno nel torrente; sperando di avere abbastanza tachipirina per i giorni a venire.

Il rientro è rapido, e per l'unica volta nei due campi otteniamo che l'animatrice da sempre chiudifila tagli per prima il traguardo, almeno una volta, almeno da qualche parte.

Nuovamente le docce e, poiché sembra che sia stato neutralizzato il commando-guardoni del giorno prima, un paio di ragazzine deve correre ai ripari andando a fare la doccia nel bagno responsabili, e passando in discinto desabilles in mezzo a tutti ("Ma sotto ho l'intimo"). Prima della messa, dobbiamo anche registrare che - in mancanza di spazio, pare o, meglio, dicono - un due tre ragazzine debbono chiudersi in bagno con un manipolo di ragazzi, per raccontarsi i segreti, e chissà perché sono proprio quelle che segneresti a dito. Alla faccia dell'apparenza che inganna; ma qui, probabilmente, non c'è molto altro, dietro l'apparenza.

A Messa, o - meglio - nel fervorino preMessa, viene messa in luce la più peculiare delle divisioni tra i ragazzi, cioè quella tra Scanzesi e Sisaliani (cioè, tra giocatori della squadra di calcio del paese, la Sportiva, e quella dell'oratorio di Scanzo). E, sarà il differente modello umano di riferimento, con che allo Scanzo tengono solo quelli brillanti, ed i giocatori lo sanno, ma la mia simpatia va ai Sisaliani sempre in divisa, piuttosto che agli Scanzesi che si atteggiano a grandi campioni con assurdi vezzi, tipo il codino in fronte da chihuahua; pur dovendo scontare una giovanile militanza nella Sportiva - che mi hanno detto essere veniale, perché ai miei tempi la Sisal non c'era, e poi non sono di Scanzo, ma di Rosciate, e quindi non si capirebbe perché dovrei giocare nella squadra dell'oratorio del paese rivale. In effetti, c'era in cantiere una società sportiva Oratorio di Rosicate, ma è stato un progetto, per quanto covato da alcuni, presto abortito alla prova pratica. Nonostante la simpatia, è comunque naturale che non sarà questa a farci recedere in quanto a norme disciplinari, e ne combinano parecchie gli uni come gli altri.

Dopo cena, mentre noi adulti gustavamo lo strudel regalatoci dal panettiere che, sacco di pane dopo sacco di pane, si sta costruendo una villa alle Maldive, bisogna iniziare a trattenere i genitori che - preoccupati, alcuni a ragione altri con meno ragione - dell'igiene morale delle figlie, bevono il caffà con un occhio retroflesso, a cogliere quello che succede attorno a loro. Vorrei avere - anzi, no, vorrei essere - un padre così (con lo scialpinismo e tutto il resto). Dopo aver guardato l'impagabile Cappuccetto Rosso e gli Insoliti Sospetti, e le scene tagliate, tra le quali entrerà nella storia "Segui l'uovo. Le uova galleggiano sempre verso sud", il rientro a letto è stato ancora più pacifico del giorno precedente, salvo la cagnara della mia camera, dove padri madri figlie facevano a gara a chi si dava più sulla voce, tanto che il don, entrando e facendo il verso al trampoliere del film, se ne esce con "imbarazzo..." e si allontana. Noi (da intendere in senso maiestatis) scrolliamo le spalle, perché niente ci imbarazza, di queste cose, e tutto ci è noto; e ci divertiamo con l'oscura e ventilata minaccia (che poi non è una minaccia, ma è verità) di pubblicare queste noite, e si sa mai che sfugga, da qualche parte, un nome o criptiche iniziali, ma non abbastanza nascoste.

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domenica 17 agosto 2008

Cronache dal Campo: Day 12 - 10 agosto

Il primo pensiero prodotto, al mattino, è che questi sono pazzi. Avevamo la sveglia alle 8.00, e dalle sette meno venti tutte (o quasi) le stanze si sono animate ed alzate, ed hanno incominciato a prepararsi ed a rumoreggiare. Al punto che, al contrario del solito, sono stati loro a svegliare noi e non viceversa. Ed abbondantemente prima delle otto. A mio avviso, la nuova gestione delle colazioni presenta luci ed ombre: luci, perché c'è la spremuta, ed ombre perché il servizio ha l'aria molto più caotica. Mentre sembra che si sia guadagnato in efficienza, nelle colazioni, pr quanto riguarda il pulire - ma sarà perché lo facciamo noi "grandi". Per le attività, la divisione in gruppi mi assegna la responsabilità di metà terza media, e devo dire che qualcosa di buono c'è, anche a scavare un po' sotto la stupidità ostentata di qualcuno.

Più tardi messa domenicale, con esclusivo accompagnamento a capella di Michaela e mio, perché il nostro chitarrista rock non conosce gli accordi, ed a parte incomprensioni sulla nota d'attacco di Quale Gioia credo ci siamo disposti in un intervallo vocale di una quinta esatta (cioè, è come se cantassimo con gli accordi). Nel pomeriggio, per tiempire i tempi, altra passeggiata verso Rio Bianco (Weissenbach). Passeggiata che, per l'apprensione e per la cura delle mamme, prevede scarponi obbligatori; io vengo con sandali e piedi scalzi, e mal me ne incoglie, ché nel risalire le prime pendici del Montebello (Schonberg), tentando di usare una gentilezza all'austriaco felice che sfalciava il prato in mezzo al mio sentiero, ci infiliamo ad aggirarlo nel bosco peggio tenuto di tutto l'Alto Adige. Per poi vedere che l'agreste tagliaerba ha tolto il distrubo, e gli ultimi entrano tranquillamente nel prato. Incomincia un lungo traverso per pascoli e brevi tratti di bosco insidiosi d'ortiche, finché un gruppo di raccoglitori di ribes, attardatosi, si perde, e ci fermiamo proprio sopra Oberegger per fare merenda; scendiamo per la vecchia strada fino ad Innerbach, vecchia strada ormai per lunghi tratti completamente abbandonata ma ancora segnata sulle mappe, dove l'asfalto riaffiora, a chiazze, sotto l'erba di questo Verdecammino. E, con grande gioia di tutti, si fanno fare le docce.

Devo riconoscere che questi ragazzi sanno essere simpatici, almeno in parte; ad esempio, edotti del fatto che la nostra sistemazione è nella Valle di Rio Nero, che si cammina verso Rio Bianco, e che l'indomani saremmo andati a Rio Rosso, qualcuno aggiunge che, a camminare ancora, saremmo presto finiti a Rio De Janeiro; e, dall'altro lato, mi hanno - non so bene per che motivo - equiparato a Chuck Norris, dacché Il Casati ha contato fino all'infinito. Tre volte. Mentre scalava questa montagna con una mano sola. e cose del genere; e, dopo il gioco notturno, identico a quello degli adolescenti, anche Maestro Casati, o Lord Casati. Il gioco notturno, appunto, ha sollevato qualche problema. Il primo, di tipo tattico: sarà stata la paura del buio, sarà stata la poca fortuna ma i ragazzi si sono mossi in gruppo, e per caso dalla parte sbagliata; e dunque sono passati al Lato Oscuro a decine alla volta, anche perché i papà giocano con troppa serietà, e seminano strage; il secondo problema è di tipo sociale, per via dei rapporti fattisti tesi con l'inferocito vicino di Ausserbach Hof, che ha liberato i suoi cani contro i ragazzi, ed è sceso a minacciare denunce. ed ha fatto finire il gioco in anticipo; il terzo, e ben più grave, di tipo etico, perché così facendo ha vinto il Male, e Darth Fener ha ucciso Obi-Wan prima del tempo. Ma la seconda sera del campo è stata fantastica. Tutti a letto quasi subito, e comunque in silenzio. Adoro questi ragazzi, che basta alzare la voce una volta, e tutto tace. E sarà sempre meglio, credo. perché li stanchiamo sempre di più, e saranno sempre più debilitati ed assonnati. Ed anch'io dormo sempre meglio, nonostante la camera sia affollata ed i papà, calorosi, dormono con la porta-finestra spalancata. Così si irrobustisce e diventa più vigoroso il mio mal di gola.

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