venerdì 29 maggio 2009

Identità di Jacobi-Nijenhuis

Mi rendo conto che sono quasi venti giorni che non aggiorno il blog. Non bisogna pensare che in questo lasso di tempo sia caduto in una sorta di bolla temporale, o - come si diceva l'altra mattina a lezione di relatività - che vada cadendo di buco nero in buco nero, stando attento di trovare sempre buchi neri rotanti e di non avvicinarmi troppo alla singolarità fisica, e sia quindi finito di universo in universo non potendo quindi - per ovvie ragioni - trovare un quarto d'ora per questo spazio sempre più negletto.

In realtà, più o meno - appunto - venti giorni fa, tutto bello fiero di aver concluso i calcoli sul bialgebroide di Lie iniziati a metà dicembre, scopro - insieme al professore - che i risultati trovati non sono per niente confrontabili con quello che ci aspettavamo, e che quindi - in prima approssimazione - abbiamo (ho, soprattutto) buttato via gli ultimi sei mesi. La cosa, come è facile intuire, non mi ha fatto piacere ed - in pratica - da allora a questa parte mi sono chiuso nella più monotona quotidianità tentando di non pensare, per quanto possibile, a Lie Mackenzie Xu ed a quei maledetti algebroidi. Poi, con calma, la cosa ha ripreso senso e sono impegnato in un paio di calcoli che, pur essendo tecnicamente pesanti, non riservano certo sorprese e dai quali si spera di poter gettare luce sulla regione di confine che si estende tra i miei bialgebroidi di Lie e gli algebroidi di Yano del professore.

Ho, così, dimostrato che l'identità di Jacobi per l'algebroide di Lie-Nijenhuis, che già avevamo dimostrato - in modo alquanto fumoso - per la tesi discende, come ci si aspettava, dall'identità di Jacobi per il commutatore standard e dalla torsione di Nijenhuis per il commutatore modificato. In altri termini, detto $N$ il tensore di Nijenhuis, $T$ la torsione del Nostro, l'operatore Jacobiatore, per dirla alla geometrichese (da non confondere con lo Jacobiano degli analisti) risulta

$Jac^N(X,Y,Z)=[X,T(Y,Z)]+T(X,[Y,Z])+\frac{1}{3}N^2Jac(X,Y,Z)+$
$+Jac(NX,NY,Z)-NJac(NX,Y,Z) + p.c$

dove $Jac$ è lo Jacobiatore del commutatore standard.

Ora sto lavorando all'analoga espressione per l'algebroide di Lie-Poisson, espressione che in effetti dà qualche problema in più per l'apparente annullarsi di alcuni termini in virtù di proprietà generali della derivata di Lie (che, a dire il vero, potevano essere usate anche nel primo caso, vedremo...)

Ad ogni modo torno a rassicurare i miei lettori: sono ancora vivo e attivo (forse un po' troppo).

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lunedì 11 maggio 2009

Respingimenti

Brutta parola, tra l'altro (dal puro punto di vista dell'italiano).

Comunque, come si suol dire nell'ambiente internettiano, quoto Fini; ha ragione. Il diritto internazionale permette di respingere gli immigrati clandestini. Guardate, si potrebbe tirare in ballo discorsi antropologici, etici, morali, storici, e chi più ne ha più ne metta.

Ma non ce n'è bisogno. Perché, allo stesso modo, il diritto internazionale impone di accogliere chi gode, ai sensi delle norme internazionali, del diritto d'asilo. Allora, qualcuno mi spiega come si fanno ad identificare 'sti clandestini ed a scoprire se godono o meno di questo benedetto diritto d'asilo, mentre si è impegnati a riaccompagnarli a bordo delle motovedette a Tripoli? Già ci si mette una vita nei Centri di Permanenza Temporanea dove, giova ribadirlo, si dovrebbe fare questo: identificarli e rispedire indietro chi non gode dello status di rifugiato.

La mia impressione è che sia un fuoco di paglia, tutta 'sta storia. Che ai soliti annunci segua una minima azione del governo, e quando la gente si sarà dimenticata della questione troveranno qualcos'altro per cercare di drenare consenso. Ciò non toglie che, ora, bisogni darsi una mossa e far capire che basta affrontare la questione come una faccenda di diritto internazionale, per vedere come la tattica dei "respingimenti" faccia acqua.

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domenica 10 maggio 2009

Sentiero Caslini - variante

Ieri si è tenuta la tradizionale marcia da Scanzorosciate fino alla Malga Lunga di Sovere; e non dev'essere un caso che in questi giorni si sono moltiplicati i download del tracciato del Sentiero Caslini che ho realizzato in occasione della mia ultima visita. Ora, io non ho mai ricevuto critiche su quel tracciato, che in effetti riproduce il mio itinerario di quella volta, ma in questo ultimo anno e mezzo la situazione è cambiata. Per cominciare, il CAI della Val Cavallina ha compiuto una colossale opera di segnalazione sentieri e, dunque, il segnavia "Sentiero A. Caslini (Rocco)" è presente ed installato (a volte con l'indicazione del tempo stimato di percorso, perlopiù senza) già a partire dalla sbarra di Gavarno. Per ragioni a me oscure, tra l'altro, nel tratto Forcella di Valle Rossa-Forcella di Ranzanico non abbiamo nemmeno seguito il segnavia e, penso per risparmiare tempo, ci è stato fatto tagliare per pascoli, in assenza di sentiero o traccia, e capisco perché a suo tempo i proprietari avevano avuto da ridire, essendoci - stando alle mappe CAI - un sentiero che fa lo stesso percorso, magari con un po' più di giri, ma segnato e "regolare"; tra l'altro, non deve essere una facile sfida ricostruire il percorso tra quei pascoli, senza la segnaletica temporanea e l'erba calpestata da chi è passato prima di te.

Ad ogni modo, leggo dal precendente tracciato che con mio fratello avevo fatto già un bel casino in località Cascina Scapla, tra i pascoli di Altinello ed la forcella di Valle Rossa. Inoltre, va aggiunta la descrizione del sentiero "vero", che dalla Forcella sale alla Croce di Bianzano e poi, dapprima ancora per bosco e poi per pascoli, conduce alla Forcella di Ranzanico per l'itinerario più diretto (benché, voglio ricordare, il sentiero CAI in questo settore non fa lo stesso percorso).

Ridendo e scherzando (no, non è vero, sputando sangue e sudore) ieri ho anche battuto il mio record sul percorso, mettendoci sei ore (e dovendo in questo tempo contare le pause ai punti di ristoro e quelle obbligate da incipienti collassi cardiorespiratori).

Ho sostituito il file che nell'altro post viene scaricato, che comunque è scaricabile anche cliccando qui.

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mercoledì 6 maggio 2009

Papi

Diamo per scontato che la vicenda di questi giorni non raggiunga, se non nel furore di qualche dipietrista, il sospetto di pedofilia. Non che ci possa giurare, ma non è certo una buona base su cui impostare il discorso.

Mi sembra molto più sospetto cercare di capire chi sia il vero "papi" della fanciulla, cui il Silvio fa un'improvvisata così, per amicizia.

Visto che non è, come si è detto, l'autista di Craxi, in quanto l'autista di Craxi ha preso la parola ed ha smentito, e la persona è di fin troppo oscuri natali per poter immaginare come stiano davvero le cose.

Il mio Maestro insegna che a pensar male si fa peccato, ma...

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domenica 3 maggio 2009

Conca del Farno e pizzo Formico

Favorito dal lungo weekend, dal bel tempo e - in maniera determinante, come mi ha fatto capire il negoziante di Cirano - dal buon tempo, sabato mi sono cimentato nella prima vera escursione di questa stagione, cominciata troppo tardi per via dello sfigatissimo meteo di aprile, prima con gli scarponi nuovi che andavano inaugurati prima della Malga Longa di sabato prossimo - belli, neh...ma va bene rigidi e tutto per l'alta quota, ma per la bassa montagna un po' eccessivi.

Dopo lunghi tentennamenti e continui abboccamenti con i miei consiglieri, ho optato per salire al pizzo Formico, che già avevo messo in programma per inizio aprile e che poi era saltato. Per non fare le cose facili, ho posto la partenza a Cirano, negletta frazione di Gandino (negletta, perché tutti conoscono Barzizza, ma Cirano non se lo fila nessuno). L'idea era salire per la lunga Val Concossoio fino alla Montagnina, e di lì al Formico. Ma l'azione congiunta di una cartina a grande scala e del fatto che il parcheggio fosse ad una certa distanza dal sentiero, e che quindi si dovesse fare un po' di strada asfaltata, che si somigliano tutti mi hanno messo sul sentiero che più decisamente puntava verso l'alto, a prescindere dall'effettiva fattibilità e più o meno anche della direzione, e quindi mi ritrovo ad inerpicarmi su per il Gerù (ghiaione, per gli extraorobici), finché incrocio un segnavia CAI che - già lo sospettavo, peraltro - numerandosi 549 tradiva il Barzizza-Formico, e che quindi seguo salendo e rimontando ed arrancando fino alla grande croce lignea che sovrasta Cirano ed alla cappella del CAI di Gandino, dove c'è anche una fonte - cosa in linea teorica rara, in questa zona, e saranno state le piogge d'aprile sarò stato io che mi confondo con la zona dei Monticelli, in effetti di fonti non tante, ma alcune si trovano - da cui mi arrischio a bere nonostante frammenti non identificati galleggino nel mio bicchiere, dopo averlo riempito. Un'ora ed un quarto dalla partenza.

Visto che ormai sto facendo l'anello al contrario, decido di farlo fino in fondo, e devio in costa alla sinistra, tagliando alto il gerù, lungo quello che la mappa indicherebbe come segnavia 545 ed i segnavia 549A, urge procurarsi una mappa aggiornata del CAI, per arrivare nel bel mezzo della Conca del Farno (l'immagine che sembra uno sfondo di Windows) - dove perdo un po' il sentiero e punto a vista verso la grande croce del Formico che tutto sovrasta (e che da questo punto di vista, dai 1300 metri su cui più o meno mi trovo, sembra molto meno imponente che visto da Clusone), fino ad incrociare la carrareccia del Farno ed a scorgere, oltre ad una teoria di escursionisti che procedono verso la vetta, un segnavia CAI che mi indica la strada.

La salita al Formico non è particolarmente interessante; guadagna qualcosa quando si sbuca sullo spartiacque tra Val Gandino e Val Seriana, con la vista sui molti paesi donde inizia l'alta valle, Ponte Nossa e Parre sopra tutti, e certo Clusone con le sue chiese nel suo altopiano. Qua e là, ai lati del sentiero, gli ultimi accumuli di neve. Arrivo alla grande croce, mezz'ora dall'attacco, e mi riposo quel poco che basta per veder venire degli ardimentosi in trial-bike che si sono issati fin qui portandosela a spalla, e così ora scenderanno come dei matti. Scendo dall'altro lato, abbassandomi rapidamente alla Forcella Larga, ai ruderi (ma costruivano in cemento armato??) della Capanna Ilaria e di lì verso lo spartiacque tra la conca del Farno e la Val Borlezza, dove si trova un laghetto, un tabiotto che ha l'aria di essere stato usato, negli anni '70, tipo come noleggio pattini ed una cappella, dove mi fermo a pranzo. Mezz'ora dalla vetta (l'immagine con la croce, ovviamente, via Flickr).

Dal laghetto della Montagnina la direzione da prendere per chiudere il mio anello è controintuitiva. Evitando di seguire la traccia più battuta, che rimonta di una cinquantina di metri il dosso erboso e conduce - presumibilmente, e a posteriori perché sulla mia mappa non è segnato nulla - al rifugio Parafulmine, si scende lungo un sentiero poco battuto (ma indicato dagli onnipresenti segnali di divieto d'accesso, manco fossimo in un centro storico) che, dapprima nella macchia poi in bosco si abbassa, non senza qualche evoluzione per evitare abeti caduti, al Campo d'Avene (1222m), un immenso prato ritagliato nel bosco, con una baita ed un crocifisso nel mezzo, sul cui limitare si diparte il sentiero CAI 548 che, discendend tutta la Val Concossoio, rimena a Cirano. Per la prima mezz'ora la discesa è veramente gratificante. Si procede incassati tra le franose e dolomitiche (Formazione di Castro secondo la Carta Geologica della Provincia) pendici del sistema pizzo Secco-monte Corno sulla sinistra (croce che imperiosa svetta sulle guglie, mi sembra ci sia anche una ferrata che vi giunge dall'altro versante) ed i piedi dell'ampia costa della Guazza (la mia mappa riporta "Prati del Sole") sulla destra. Un ruscello scorre nella valle e spesso, essendo il sentiero costretto a passaggi a volte un po' fini a sé stessi dall'una all'altra sua sponda, lo si attraversa; si incontra una piccola edicola dedicata a Sant'Anna in memoria dei morti del Campo d'Avene (e non è chiarissimo, almeno a me, se facesse riferimento a qualche tragico fatto della Resistenza, visto che è zona e pare che il Campo sia stato bombardato in quell'occasione, o a non meglio specificati operai morti durante qualche lavoro) e si giunge ad una carrareccia silvopastorale che fa da strada di servizio ai molti casolari sparsi tra bosco e pascoli. La discesa si fa noiosissima, ed a volte eccessivamente ripida, perché difetto della Val Gandino è avere la testata, su cui mi trovavo alla Montagnina, distante chilometri dai paesi. Si supera, tra le altre cose, una graziosa cappelletta con il portico che si allunga scavalcando il sentiero, una fonte abbondantissima e ottima, e si giunge alla chiesa di San Gottardo, a pochi minuti di cammino dal parcheggio e dall'auto. 1h30' dalla Montagnina.

È come sempre disponibile il file del tracciato per la visualizzazione con Google Earth.

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venerdì 1 maggio 2009

Micromusic

Ieri sera; dopo la serata conclusiva del torneo di calcio di Rosciate organizzata con sdilinquente sentimentalismo da mio fratello; su istigazione di Geordie, subito rilanciata da Fabio; cui mi sono associato volentieri; al Polaresco di Bergamo (ché così ci sono stato, ed effettivamente non è il mio genere di locale); micromusic, cioè musica realizzata con sintetizzatori anni '80, usando Commodore64, Gameboy ed altre amenità da modernariato elettronico; due gruppi di interpreti, Cobol Pongide e Chip and Fish 8 bit, l'uno di Roma gli altri di Torino; due stili diversi ed entrambi apprezzati, l'uno per l'ingegno compositivo l'altro per l'immediatezza d'ascolto; l'album dell'uno comprato e dell'altro scaricato; sprazzi da youtube per rendere l'idea.


Chi deve intendere intenderà...che sia questa la musica perfettamente sintetica che andavo cercando?

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domenica 26 aprile 2009

Pampuro - le foto ed i video

Sono state caricate su Facebook le foto della gita a Pampuro e Verona di settimana scorsa.

Inoltre, sul canale video di YouTube sono disponibili i video girati nell'occasione (di cui ne riporto uno in anteprima)

Per gli altri video cercare qui e qui

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martedì 21 aprile 2009

Correr o Corer?

Essendo stato a Jesolo per Pasqua, ho avuto modo di notare come la via in cui abbiamo la casa, fino a pochi mesi fa intitolata - con una certa congruenza, essendo la "zona" dei patrizi veneziani - a Correr (che sia il papa Gregorio XII Correr o Teodoro Correr come l'omonimo museo veneziano non importa più di tanto) ha improvvisamente mutato denominazione ed è spuntata una selva di cartelli indicatori (come quello in figura 1) che riportano il nome via Corer.

Poiché, sebbene con anni di frequentazione abbia cominciato a raccapezzarmi nei dialetti veneti, non sono certo quello che si può dire un professionista, qualche giorno fa ho scritto una mail all'URP del Comune di Jesolo chiedendo quale fosse la denominazione della via. Benché non ci credessi più di tanto, il comune mi ha risposto dicendomi che sì, la via è intitolata alla famiglia veneziana, che in realtà si chiama "Corer" e non "Correr". Ora, la cosa mi ha lasciato moltissimo perplesso perché, come si può vedere in figura 2, il museo veneziano ha tutta l'aria di chiamarsi con due erre, ed anche sulle varie enciclopedie che ho per casa (e su Wikipedia, pure) tutte le varie fonti sono "consistenti".

La mia opinione è che, visto che i veneti - come tutti i settentrionali - sminuiscono le doppie, il solerte funzionario che ha dato l'ordine di sostituire i vecchi cartelli di via Correr con quelli nuovi, che segnalano anche le traverse un tempo anonime, come quella in cui abito, in buona fede fosse convinto che /corèr/ (pronuncia testata in loco) vada scritto Corer. A tale tesi fa riferimento anche il post dedicato alla medesima questione sul forum ViviJesolo, che pure introduce interessanti possibilità legate all'idrografia del posto, possibilità però smentite dallo stesso comune di Jesolo.

Pur essendo tentato di scrivere alla fondazione Civici Musei Veneziani per dir loro che da sempre chiamano il proprio museo col nome sbagliato, stando al comune di Jesolo, lascerò cadere la cosa. Anche se, certo, la disponibilità di chi mi ha risposto sostenendo palesemente un'assurdità aggiunge ridicolo al ridicolo...

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lunedì 20 aprile 2009

Pampureggiando

Ogni compagnia di amici ha i suoi tormentoni. La nostra, probabilmente, ne ha di più. Si va da sciallo che sarebbe stato inventato dal Gil (sarebbe "Gilles", ma "les" non si pronuncia...) a B.O.R.S.I.N.G.L., acronimo sempre integrabile di nuove lettere (per ora siamo a Betlemme Oratori Rosciate Sarnico Insieme Nomadelfia Gandosso Libici - quelli di Ritorno al Futuro). Uno dei più celebri è Pampuro, inteso come posto fuori mano, difficile da raggiungere, e dove si invita a recarsi i propri interlocutori. Il fatto divertente è che Pampuro esiste, of course, ed è una minuscola frazione del comune veronese di Sorgà, ad un tiro di schioppo da Mantova. La vista aerea ne mette in luce l'estrema piccolezza e sperdutaggine, considerato che Pampuro sono solo quelle cinque case all'incrocio tra via Belgioioso e via Zavatta.

Il fatto ancora più divertente è che venerdì sera, davanti ad una buona birra, ci siamo finalmente risolti ad andarci; ed anche Geordie, che non era con noi, subito informato ha raccolto l'invito con entusiasmo; e, dunque, accorpando alla pampureggiata la consueta sosta a Verona per i dischi di Vibrarecords e - molto opportunamente - per una pantagruelica mangiata, subito dopo il pranzo di sabato ci siamo messi in viaggio, confidando nel navigatore (ma, dimenticandoci la via precisa e non mettendo nella giusta luce il fatto che Sorgà, pur avendo meno abitanti di Rosciate, è straordinariamente esteso) che ci ha condotti di fronte ad un negozio di strumenti musicali, fortunatamente a Sorgà capoluogo. Di lì, un po' confidando nel mio senso d'orientamento e un po' chiedendo ad un fruttivendolo che sembrava uscito, così come la località in cui eravamo, da un film di don Camillo (ma eravamo a trecento metri dal primo cartello indicatore per Pampuro, 2 km) che pronto ci chiede anche «Cercate qualche posto in particolare?» e noi quasi a scoppiare a ridergli in faccia, abbiamo raggiunto la nostra agognata meta (la foto in alto a sinistra testimonia il raggiungimento del nostro obiettivo).

Ora, poiché elencare tutto ciò che non c'è a Pampuro sarebbe troppo lungo (ma posso darvi un assaggio: per quanto ci risulta, non c'è alcuna base militare segreta), elenco dopo il "Leggi tutto" tutto ciò che c'è, aiutandomi in questo anche con un depliant ivi reperito.

Elenco di cose che ci sono a Pampuro:

  • La chiesa, in corso di restauro, dedicata a S.Gaetano
  • Un piccolo cimitero sempre aperto, di cui i residenti hanno il telecomando del cancello
  • Il "bar ostaria" La casa del vino, anche enoteca, che offre trippa e baccalà, stando ai cartelli (alle quattro del pomeriggio non ci è sembrato di dover assaggiare)
  • Un campetto da calcio
  • La pro loco, nelle vecchie scuole elementari (se vi chiedete a che serva, siamo in due)
  • Il gruppo podistico "I s'ciopadi", che organizza una marcia non competitiva per il 21 giugno: partecipate numerosi!
  • Un mobilificio (ma la showroom è a Castiglione Mantovano)
  • Un ferraiolo (vendita lavorazione e posa in opera ferro e rete elettrosaldata per c.a.)
  • Una cascina in rovina che sarebbe un bellissimo oratorio
  • Una fermata dell'autobus (linea Verona-Isola della Scala-Sorgà-Villimpenta-Nogara)
  • Un monumento ai caduti (con una notevole sproporzione prima-seconda guerra - troppi nella seconda)
  • Un fazzoletto di verde pubblico con due vecchie altalene
  • Campi coltivati, in particolare risaie (siamo nella zona di produzione del riso vialone nano veronese, insomma!)

Dovrebbe esserci anche il fiume Tione, ma - pur avendolo visto da Google Earth - avendolo cercato invano, deduco sia una truffa mediatica.

Ad ogni modo, ora dobbiamo trovare un altro paese-feticcio

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giovedì 16 aprile 2009

QFT

Per ribadire il minipost di Twitter, non vuole più vedere una teoria φ-3 da rinormalizzare in vita sua, in qualsiasi numero di dimensioni. Pertanto (anche se non ha capito alla perfezione il meccanismo di valutazione) si accontenta del miserrimo 26.

E da domani (mettnedo tra parentesi Fisica Teorica) si occupa - almeno per un po' - di quello che gli piace: geometria, meccanica, and so on

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lunedì 13 aprile 2009

OrsInfo a Pasquetta

Orrendo neologismo nel titolo per significare la Gita informale degli Oratori di Scanzorosciate Insieme; informale perché era semplicemente una gita senza pretese, degli Oratori eccetera eccetera perché, appunto, siamo andati con un gruppo, ristretto ma bello, dei nostri Oratori; un venticinque persone con cui stavamo larghi nel pullman piccolo.

Dopo che la primitiva ipotesi per meta, cioè le isole di Murano Burano e Torcello nella laguna veneta, era tramontata di fronte all'insormontabile problema del costo, per una settimana abbiamo fatto a gara a chi proponeva la gita più fattibile; ed alla fine, tra le mille proposte messe in campo, l'ha spuntata - eh eh - una delle mie, cioè l'abbazia di Bobbio (PC), anche se poi - per riempire la giornata - al programma si sono aggiunte Piacenza e l'improbabile Grazzano Visconti.
Ma ora ecco una cronaca minima (con il corsivo enfatico perché già immagino che minima lo sarà ben poco.

Considerato che eravamo tornati da Jesolo la domenica sera, la sveglia del lunedì di Pasqua alle sette meno venti non è stata del tutto indolore. Fortunatamente si era in buona compagnia, di quelli che domenica avevano fatto bello, e che si presentano in ritardo all'appuntamento, ore 7.30 piazzale della farmacia di Scanzo. Pochi adolescenti, perlopiù giovani - tra i quali abituées assortiti e personaggi improbabili; alcuni mascherano il sonno con le stupidaggini o - meglio - avendo sonno il loro cervello non mette filtro alle parole; ma è solo quello che credo, e quasi una speranza: la situazione, più che altro, è che l'uscita informale permette anche a quelli che solitamente sono compassati educatori di dar fuori di matto. E così, tra un "Fischi!" ed una risata ci mettiamo in moto, attraversando la pianura padana e, in un paio d'ore abbondanti, risalendo l'appennino - le collinette che qui chiamano montagne, per essere precisi - arriviamo a Bobbio, che ad onor del vero non ci si presenta col suo lato migliore (per intenderci, quello nella foto), ma piuttosto con quello di un noioso paesotto moderno. Superato l'infelice impatto iniziale, ci inoltriamo nel paese e nel centro storico e facciamo un giro a vuoto intanto che individuiamo una chiesa - tra le quattro-cinque presenti - il cui orario delle messe coincida con le nostre esigenze. Troviamo la messa della Cattedrale (già, perché la diocesi è Piacenza-Bobbio) durante la quale ci godiamo la Sequenza di Pasqua cantata in buon latino, e con ottima voce solista, dal celebrante ed un organo con un ripieno finale clamoroso, che quasi Notre Dame a Parigi. Dopo Messa ci inerpichiamo al castello (come? già finita la montagna?) per pranzo, e dopo una rapida visita al monastero rimontiamo sul pullman. E sveliamo perché mi sia venuto in mente di proporre Bobbio ed il monastero di San Colombano (uno dei più antichi del nord Italia, se non il più antico, finché non si abbatté la scure napoleonica); la causa della gita va ricondotta al mio famoso romanzo (Illa Diva de eis qui eam quaeritant, sul sito la riscrittura del primo libro e qualcosina del secondo, ad avere il tempo...) i cui ultimi capitoli e la catastrofe finale sono appunto ambientati al Monasterium Columbani Hiberni, cioè al monastero dell'irlandese Colombano...e volevo vedere un po' dal vivo i luoghi, e mi sa che qualcosina, se mai arriverò a rivedere anche il terzo libro, andrà toccato.

Seconda tappa della gita doveva essere, in teoria, soltanto una mera curiosità turistica, il borgo di Grazzano Visconti, segno di come possano essere folli e geniali i nobili, con questo paese finto quattrocentesco deliberatamente costruito a copiare un inesistente borgo medioevale, costruito ad inizio '900 con botteghe artigiane, case vere (dalla villa di ricchi svizzeri a più modesti appartamenti) ed inspiegabile attrazione turistica (la maggiore attrazione turistica del piacentino, pare) - quando abbiamo visto la folla che ne percorreva le vie abbiamo avuto la tentazione di girare il pullman e fuggire - per un'umanità variegata, dalla solita famiglia di milanesi al gruppetto di gothic-dark-doom-metallari che avrebbero fatto sembrare intonato un novello savonarola a caccia di streghe. Visto che era metà pomeriggio, ci stava una birrettina, ma abbiamo faticato mezz'ora per trovare posto e farci servire all'affollatissima taverna del biscione (perché i fondatori/proprietari del paese - e proprietari da ben prima che il paese avesse la forma attuale - sono, se non lo si fosse capito, i milanesi Visconti) da sofferenti cameriere in pedagnù pseudorinascimentale. Il fornitore di birra del locale è il parmense birrificio del Ducato, cui noi abbiamo pensato di far onore provando...tutte le birre di loro produzione, e trovando alcune chicche veramente degne di nota.

Decisamente soddisfatti ce ne siamo andati, per raggiungere la meta finale, cioè Piacenza cui siamo arrivati nel tardo pomeriggio. L'idea originaria non comprendeva la visita alla città anche perché - non me ne vogliano i piacentini - non è che ci sia chissà che da vedere (a parte sapere del wifi in piazza, ed alcune piacentine passeggianti che però, a occhio, erano sul limitare del Codice Penale) - nonostante noi ci sia messi d'impegno e si siano visitate cattedrale e chiesa di Sant'Antonino.

Rinfrancati in corpo da un frappé con troppo poco gelato ed in spirito da un manifesto della Democrazia Cristiana (non quella schifezza di Rotondi con la bandiera, ma proprio il caro vecchio scudocrociato con tanto di Libertas) che credo sia di Pizza, siamo dunque ripartiti per Scanzorosciate - schivando sbrufì e sbrufù di pioggia e grandine, ma purtroppo beccandoci in pieno tutte le idiozie che menti stanche da una giornata di allegro turismo possono partorire (Guaranita per dirne una, ma anche Starsky e Accy, e troppe - ad ogni modo - per registrarle tutte. Fischi.)

L'unica riflessione è che se noi educatori dobbiamo anche metterci a tirare il "gruppo info", mai nato ente organizzatore di questo genere di attività, stiamo freschi o, come dicevo nell'ultima riunione, mettiamo su un Ordine Secolare e prendiamo tutti quanti i voti (o, visto che va di moda di questi tempi nella Chiesa - e io credo sia colpa degli ambrosiani, è sempre colpa loro - facciamo una congregazione laica che se cambiamo idea siamo sempre a tempo). Ma io lo faccio solo se prima mi precedono tutti gli altri.

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giovedì 2 aprile 2009

Overrated

Esame di Teoria Quantistica dei Campi. Già non tutto va come vede all'inizio, perché ero rimasto che saremmo stati in due a sostenerlo oggi ed invece mi trovo solo ad attendere il docente davanti alla porta chiusa dell'ufficio.

Mi consegna un foglio scarabocchiato con il testo di alcuni esercizi, tra cui alcuni di indicibile (almeno, per me stamattina) difficoltà: «Non sono domande standard, ma ho fiducia in lei».

Morale: «Vedendola in classe durante il semestre pensavo ne sapesse una più del diavolo. Invece mi delude. Torni dopo pranzo, che vediamo che fare»

Dopo due domande per evitare l'imbarazzo de non so che voto darle, il verdetto - preceduto dall'offerta di una tazza di caffè decaffeinato, che declino perché...decaffeinato?? - «Io le devo dare ventiquattro, e lei deve rifiutare il voto. Ci vediamo la settimana dopo Pasqua»

Tra due settimane, ossia. Sperando che il concorso combinato di aver capito cosa diavolo vuole quando scrive: teoria phi-qualcosa e l'abbassamento delle sue aspettative serva ai miei fini.

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domenica 29 marzo 2009

Benvenuto al vescovo Francesco

Poiché non riesco ad inserire il lettore video direttamente sul blog, vi rinvio al sito dell'Eco di Bergamo a cui si trova il video realizzato per dare il benvenuto al nuovo vescovo, proiettato sabato sera alla presentazione del CRE (io, per fortuna, ero assente, così non mi sono fatto problemi. Per capire perché me li sarei fatti, aspettate fin verso la fine...)

Eriberto me la paga...

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mercoledì 25 marzo 2009

Quarta Fase - La vendetta


Dal Corriere della Sera di oggi, articolo di Maria Teresa Meli. Fonte: Rassegna stampa PD

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