giovedì 10 gennaio 2008

L'hobby dei fisici

Se ieri un passante si fosse attardato ad entrare nella nostra aula, durante uno degli innumerevoli - e mai abbastanza - quarti d'ora accademici, e distratto non avesse gettato uno sguardo, neanche fuggevole, alla lavagna ingombra di funzioni d'onda ed operatori, ma si fosse limitato ad ascoltare i nostri discorsi, avrebbe certo pensato di essere capitato nella facoltà sbagliata.

E non sarebbe neanche la prima volta, perché già in diverse occasioni il discorso si è volto da quelle parti.

C'è questa specie di hobby dei fisici, o perlomeno del giro di fisici che frequento - perché ho notato, pur essendo noi in pochi e conoscendoci - approssimativamente - tutti bene, la tendenza spontanea a formare gruppi e gruppuscoli di sodali rimane, ed anzi quest'anno - in modo misterioso - si è rinvigorita, al punto che gruppi troppo numerosi si sono sfaldati sotto queste spinte -, che sarebbe di lanciarsi in speculazioni ardite tra le vette della teologia e della religione.

E ieri il punto (ispirato da una predica del parroco di Cisano Bg.sco che uno di noi ha riportato) era questo, se fosse più in linea con gli insegnamenti di Santa Madre Chiesa la credenza in un universo finito o infinito. La cosa curiosa è che questo parroco, assai poco ferrato in materia di scienze naturali, sosteneva fosse falsa e pericolosa l'idea di un universo finito, e propendeva per un universo infinito come infinita è la maestà del Creatore.

Non fosse che io sono per un universo finito, la tesi del pastore d'anime ci è sembrata rischiosa. A parte le implicazioni sulla Redenzione (ed infatti si accennava sorridendo al fatto che la Parusia non sia ancora avvenuta perché il Redentore ha da finire il giro di infiniti pianeti con infinite umanità da redimere), c'è il fatto che con la stessa tesi Giordano Bruno sia stato messo al rogo. Oggigiorno non si brucia più nessuno, ma non è che le idee sbagliate siano diventate giuste...ma accendiamo un dibattito!

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martedì 8 gennaio 2008

L'ultimo fine settimana di ferie

Mi sembrava di essermi dimenticato qualcosa, tra domenica e ieri. Non ho ammorbato il web con il resoconto del mio fine settimana, che ormai è tradizione di questo blog.

È a tutti noto che quello appena trascorso è stato l'ultimo fine settimana di ferie, e che quindi era inopportuno starsene a casa a guardare la televisione, anche per rispetto agli amici che non ti hanno visto a cavallo dell'ultimo perché eri via con gli adolescenti.

Cautela inopportuna, visto che venerdì gli unici a farsi vivi sono i tuoi colleghi educatori. E si prefigura una serata come non ce n'erano da anni, in primo luogo perché il venerdì è da quasi due anni che non è serata utile, per via del gruppo adolescenti, ed in secondo luogo perché nessuno ha voglia di guidare, ed allora lo passiamo seduti ad un tavolino del bar dell'oratorio. Che io sarei anche rimasto senza problemi al bancone, a bere un bicchierino di Greenlivet dietro l'altro (sono piccolissimi, rispetto alle dosi che danno ai bar veri, ma il prezzo è irrisorio), anche perché al piano terra c'era la solita comitiva di pensionati, ed al primo piano una piccola folla degli adolescenti che avevamo al campo, e che dopo tutto l'indottrinamento sul Rosciate rulez hanno iniziato a migrare dai loro oratori al nostro, che quindi mi uscivano abbastanza fuori dagli occhi per volerli vedere di nuovo.

Ma quando è arrivato Fabio non c'è stato modo di trattenerlo al bancone, perché ha voluto a tutti i costi salire a socializzare. Intento che è durato meno di un quarto d'ora, perché poi, come colombe dal disio chiamate, costoro (che chiamo adolescenti perché in tal guisa sono classificati, ma sarebbero in realtà quasi-diciannovenni per la maggior parte) sono spariti per andare a recuperare qualche loro sodale, e siamo rimasti IO, Fabio ed il Pedro (citazione del Bepi, trasparente solo per i valligiani DOC, credo) a parlare di tutti i vari fatti ed aneddoti accorsi al campo. Tra cui l'intenzione di realizzare un videoclip per il grande successo Luca Riva.

Va beh, sabato pomeriggio ho dovuto accompagnare mia sorella in centro che doveva assolutamente trovare quella borsetta in saldo da Zara (e che, ovviamente, era finita - e credo sia un bene per tutto quanto c'è di buono e bello nel mondo), e per fare l'operazione di pre-scelta del regalo di compleanno di mia madre (che è domani, e spero che qualcuno dei miei fratelli minori ci abbia pensato perché io non so fare regali). Io sono andato, pur tra innumerevoli tontognamenti, perché dovevo ritirare gli occhiali nuovi, che saranno da fighetta come dice Chiesa - aggiungendo, improvvidamente, ti si addicono proprio - ma intanto tutti si sono complimentati, ma ho trovato l'occasione per comprare un bel cappello intanto che mia sorella si disperava per la sua borsetta. Poi, al solito, è un po' piccolo, ma di questo passo dovrò farmi fare cappelli su misura per il mio crapone. E l'operazione pre-regalo si è conclusa con mio padre che ha comprato il regalo da parte sua, tra le mie caute perplessità e la patente contrarietà di mia sorella.

Sabato sera, copione simile. All'oratorio si inizia a bere whisky (io) e Cynar (conviviale, autoironico, la migliore tradizione italiana del dopopasto...) Fabio, mentre i soliti adolescenti (meglio assortiti per età) rumoreggiano ai ping-pong ed al biliardino. Per fare la posta ad una di loro, Fabio mi convince a sfidarli...ebbene, direi che si è proprio sentito che non sono mai stato un gran giocatore di calciobalilla, figurarsi dopo anni di inattività. Arriva Daniele, che ha passato un tristissimo Ultimo tra lavoro e solitudine, ed andiamo al Jam di Nembro a bere. Al solito c'è un casino più finito. Daniele il solito margarita, questo sì da fighetta, Fabio prova il Jack Daniel Single Barrel, strappando un perfetto! al barman-proprietario-intenditore, davvero un'altra categoria rispetto al Jack normale, ed io ordino un Laphroaig perché la carta mi incuriosiva ma, per una volta, volevo riposare sui miei allori, e quello si sbaglia e mi serve un Lagavulin, ma lo perdono. Poi, visto che il casino è davvero troppo, evaporiamo.

Bisogna tirare ancora almeno un'ora e mezza che Pedro finisca il solito sabato sera dai parenti, e Fabio ha la fantastica pensata di chiamare gli adolescenti che se n'erano poi andati dall'oratorio e di raggiungerli al bowling di Albino. E tutto questo per fare la posta a...ma sia. Ci andiamo, e la prima tappa è il bancone del bar. Whisky & Soda. Credo sia ormai il quarto wkisky della serata. A me e a Daniele della partita di bowling degli adolescenti, che ormai era agli sgoccioli, e tantomeno dell'adolescenta in questione ce ne fregava meno di niente. Fortuna che nella pista accanto giocavano due gambe non male. Giusto per buttare lì un po' di gretto materialismo maschilista.

Quando la partita finisce andiamo in paese a recuperare Pedro, e poi via al distributore di latte crudo. Prima passiamo da quello nuovo di Scanzo, pubblicizzatoci in settimana, ma non si capisce se non è stato ancora aperto o di notte lo tengono chiuso. Così ripieghiamo su quello di Pedrengo che non tradisce mai. Brindisi al latte, un salto a mangiare freddo ed altre schifezze alla pasticceria Florian, e poi a nanna.

Della domenica ci sarebbe da segnalare solo la preghiera dei giovani al noviziato, ma ora come ora non ho voglia di riflessioni profonde. Però un accenno sì. Abbiamo fatto una meditazione sul perdono (così, per chiudere un po' in fretta e furia il percorso sul Padre Nostro, tanto che non abbiamo trattato né tratteremo l'escatologico Liberaci dal male) che era abbinata (non ho colto bene il nesso) con la crocifissione. Ed il curato a dire magari non è la riflessione più adatta all'Epifania... Ed invece sì. Perché la manifestazione di Dio al mondo è la croce. Come ne era figura il serpente di bronzo nel deserto, quanti volgeranno gli occhi su di lui saranno salvati, ed il pagano che veramente quest'uomo era Figlio di Dio. Forse sono andato un po' fuori tema, ma ho buttato giù un abbozzo per una lettura scenica sulla Morte e Resurrezione di Domino Nostro Iesus Cristo. Magari la tiro fuori per la veglia pasquale, se non è troppo mistica...

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Libri

Oggi, arrivando in università, ho notato che in stazione hanno installato un distributore automatico di libri. Una macchinetta, come si suol dire. Alcuni studenti le gettevano uno sguardo distratto, altri si fermavano a commentare la buona idea. Io ero semplicemente basito. Libri equiparati a generi di consumo. Il menu offriva Il diavolo veste Prada, svariati attorucoli di Zelig, l'ultimo best seller sanguinolento, se l'ho visto l'ho rimosso ma senz'altro c'era qualcosa di Moccia.

Dicono che gli italiani leggono poco. Se devono leggere queste schifezze, meglio non leggano del tutto.

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lunedì 7 gennaio 2008

La mia biblioteca cresce



Anche se, di questi giorni, starei aspettando che mia sorella si compri e porti a casa HP ed i doni della morte (di cui credo di intuire il finale, l'ultimo nemico ad essere sconfitto sarà la morte come si legge in copertina e - prima - in 1 Cor), intanto sono felice quasi come un bimbo perché mi sono arrivati i Racconti perduti, secondo volume della Storia della Terra di Mezzo - e uno dei pochi editi in italiano. Ah!

Perché, gentili lettori, dovreste sapere che la passione per il mondo di Tolkien non mi è nata vedendo i film, e nemmeno leggendo Il Signore degli Anelli, ma dall'insolito regalo di mia zia, che mi portò a casa gli stranissimi, e di difficile lettura, Racconti ritrovati, primo volume di HoME. Al cui confronto il pur bel Silmarillion è un gioco da ragazzi. Ed adesso ho, finalmente, il secondo!

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Thinking blogger award

Questo meme deve aver avuto un bel successo, se mi viene rilanciato da tanti che professano non rispondere mai a queste cosiddette "Catene di Sant'Anblog". Sono stato indicato da Chiara e da Daniel, nonché, indirettamente, da Juliet, e quindi temo mi tocchi.

La catena del Thinking blogger award vuole premiare i cinque blog che risultano più profondi o riescono a far pensare di più l'autore di questo. Le regole di questa catena sono:

  1. Partecipare solo se si è stati citati da altri, indicando altri cinque blog
  2. Linkare il post originale della catena
  3. opzionalmente, mettere in vista la targhetta del Thinking blogger award, disponibile nelle versioni argento ed oro


Qui di seguito la mia personale classifica

Dicevo che non sono sicuro che Chiara valga perché sono stato indicato anche da lei, ma quello che è giusto è giusto. Insieme a Ronkas, che ho conosciuto in quanto allievo del professore, mi fa tornare la fiducia negli adolescenti, che ogni volta che vado ad uno dei nostri incontri va in caduta libera. Come tutti gli adolescenti, a volte pecca di psicologismo, ma è forse l'umanità che mi manca.
Il professor Beccaria è un grande, sia nel suo modo di trasfigurare la vita quotidiana che per le idee che sostiene. Qui forse io faccio difetto, ad apprezzare chi la pensa come me ed a leggere con più fastidio quanti dal mio modo di vedere il mondo sono distanti, ma il 121 posto nella classifica di blogbabel è comunque marchio di interesse.
Berlicche è veramente interessantissimo, ed utile. In una società in cui il cattolico internettiano si divide in cattolico di sinistra - o adulto -, se parla delle condizioni degli ultimi di questo mondo e della nostra responsabilità sul Creato, e cattolico di destra - o militante - se tiene il punto, di fronte ad assalti laicisti, sui cosiddetti valori non negoziabili, un cattolico che parli di Dio è raro e prezioso.
E poi c'è Kalash, che ci mostra come il Partito Democratico non sia stato un traguardo ma sia una sfida ancora aperta.

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domenica 6 gennaio 2008

Campo multimediale

Era ora, che aggiungessi alla mia lunga e sbrodolatissima cronaca del Campo al Trasimeno (partono delle buone mezz'ore a leggerla tutta, e sono raccontati tanti di quei dettagli che più che cronache dovrebbe chiamarsi log, come quei lunghissimi file di testo che accompagnano le istallazioni dei programmi, con tutti i file che vengono copiati e le chiavi di registro modificate), qualche supporto multimediale così, come giustamente dice Fabio, uno vede il campo senza bisogno di passare per la mia interpretazione.

Abbiamo così l'album fotografico che ho messo tra le mie foto, facendo un po' (immaginate quante sono tutte) di cernita tra quelle dei miei fratelli e quelle di Fabio, naturalmente, che si trova qui. Inoltre, grande novità di oggi, il canale video su Youtube, dove verranno caricati tutti i filmati di questi giorni.

PS: Se vedendo i video o le foto qualcuno ritenesse di doverne assolutamente conoscere i soggetti, si senta libero di farmi sapere. Morte alla privacy!

PPS: La suora non è libera...è sposata con Gesù!

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Meme agenda

Eh, già, se Juliet non mi avesse citato esplicitamente, mica mi sarei sentito in dovere di rispondere - come per il meme sui blog che più mi fanno pensare che, infatti, lascerò cadere. La cosa dei meme che più mi lascia perplesso è sempre quella di passarla a degli altri, perché mi dà sempre questa sensazione di obbligatorietà per chi si sente citato...dodici blogger, che sarebbe il numero richiesto, sono veramente troppi. Intanto iniziamo con il farlo, poi penso a chi passarlo.

Il meme intende essere una sorta di riconoscimento dei tratti della personalità sulla base del mese di nascita. Essendo io nato in Marzo, sarei:

MARCH: Attractive personality. Sexy. Affectionate. Shy and reserved. Secretive. Naturally honest, generous and sympathetic. Loves peace and serenity. Sensitive to others. Loves to serve others. Easily angered. Trustworthy. Appreciative and returns kindness. Observant and assesses others. Revengeful. Loves to dream and fantasize. Loves traveling. Loves attention. Hasty decisions in choosing partners. Loves home decors. Musically talented ('nsomma...). Loves special things. Moody.

Naturalmente, dopo aver scelto dall'elenco il vostro mese ed averlo copiato diligentemente in un post, non è finita qui. Dovete evidenziare quali delle caratteristiche vi si addicono di più (e con me credo abbiano sbagliato in pieno, come vedete dal poco che ho evidenziato - a proposito, potrei, e dico potrei sopravvalutarmi, quindi riprendetemi con durezza se qualcuno avesse qualcosa da ridire), e scegliere 12 (dodici!) sfortunati a cui passare il moccolo. Per avere le caratteristiche degli altri mesi il link è questo.

Io passerei, se non hanno niente in contrario, a Chiara - non so perché ma rimane in testa alle mie blogpreferenze, conseguentemente a Daniel (non voglio accendere liti in famiglia...), se non è un'attività troppo borghese a Silvio, e già che insisto sui desenzanesi a Meghi e Fabio. Poi ai due professori, Studenti di Oggi e Far finta di essere sani. Ed al Barto (non sono certo che uno senza il suo contatto messenger possa vederlo,ma almeno mi apre tutto un pubblico di giovani ed adolescenti...).

E raccomando gli interpellati di non sentirsi in nessun obbligo a rispondere

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sabato 5 gennaio 2008

Cronache del Campo /7

Era già sera, e fu mattina. Quinto giorno. Ed ultimo!


Sveglia presto, perché per essere intorno a mezzogiorno a Vicchio, nel Mugello, dobbiamo partire da Torricella di Magione entro le 9.30, dopo aver sistemato tutto. Ed il lavoro sarà duro. Il servizio della mia contrada non è uno di quelli lunghi, ma senz'altro di quelli pesanti, perché dobbiamo trasportare tutti i materiali non personali dalla casa fino ai pullman, che sono nel parcheggio. Ed i viveri portati, come al solito, si sono rivelati troppi, perché ce n'è ancora una montagna da riportare indietro. E poi c'è da pulire tutte le stanze e gli spazi comuni, e controllare che non rimanga indietro niente. Io sono ancora decisamente seccato per la notte, in primo luogo perché ho individuato la camera (e l'educatore responsabile, quindi) che al completo si era riversata a Gomorra (oltre ad alcuni altri sparsi), e che non aveva sorvegliato a dovere, ed in secondo luogo per un fatto personale riguardante la camera Gomorra, che ho già ampiamente esposto al curato ed alla suora e non ci tornerò sopra, lettori curiosi!. E quindi immaginate voi con che garbo ho risposto ad una di quelle delle camere quando sono venute a dire che avevano trovato in camera loro due magliette da uomo e non riuscivano a capire di chi fossero. Nonostante i molti servizi partiamo in un ritardo accettabile, intorno alle dieci meno un quarto; alcuni di noi, definitivamente malati, partono col furgone per fare ritorno direttamente a casa, mentre con gli altri ci dirigiamo a Barbiana, per quel don là.


Dovevamo fermarci a Vicchio, ma per qualche motivo non meglio identificato andiamo in pullman fino a dove è possibile spingersi, e ci fermiamo al parcheggio di un'osteria affacciata su un laghetto artificiale gelato, con toscana veracia detto Lago della Baldracca, dove il gentilissimo oste ci accoglie per il pranzo al sacco, rifacendosi sulle scorte di bibite che gli esauriamo. E sul Chianti che, era ora, con altri educatori consumiamo con conviviale moderazione.


Prima di salire a Barbiana, i nostri furbissimi adolescenti pensano di giocare un po' con il lago gelato, ed una, cui certamente va la palma della furbizia, ci finisce dentro con tutta la gamba, e va cambiata. Nonostante sulle prime nessuno di noi volesse credere a tanta stupidità. La salita per Barbiana è una passeggiata di quattro-cinque chilometri su una stradella che se fossi il CAI di Firenze mi vergognerei di aver cosparso di segnavia, ed alla fine arriviamo a queste due case con chiesina (veramente microscopica, faremo una fatica indicibile ad entrarci tutti) e canonica-famosa scuola popolare. Ascoltiamo prima un'interessante testimonianza di uno dei suoi primi allievi - interessante non perché non ne conoscessimo in anticipo il contenuto, avendo visto il giorno prima ampi spezzoni dello sceneggiato, ma perché così abbiamo toccato con mano il clima che ruota attorno alla controversa figura sacerdotale. Visita alla scuola, ed incredibile mangiata di freddo, poiché non ci si stava dentro tutti. E scuotere la testa per l'imprecisione dei grafici riguardanti la composizione del parlamento in epoca fascista. Come al solito, renderla più nera di quanto non fosse realmente. Più tardi, veloce messa in chiesa, anche perché ormai eravamo in condizione di non starci più dentro, e rapido passaggio dal cimitero, posto sul sentiero per il rientro.


Una discussione con la suora, perché è vero che è il don ad avere la mania di don Milani ed a vederlo come un esempio di vita sacerdotale, e su alcune cose si può anche concordare, ma la suora, al solito, vive o finge di vivere in un mondo rosa di buoni, e non vuole nemmeno concordare sul fatto che una così "grande" esperienza, sostanzialmente morta con lui e quindi sterile, che valore possa avere per il mondo di oggi? Se lui stesso non voleva che la sua scuola, che sarebbe stata decisamente interessante, continuasse dopo la sua morte, che uomo era - oltre a quel saccente megalomane che, possono girarla come vogliono, non smette di sembrarmi? E può dire quello che vuole sulla differenza tra il carisma del fondatore e quello della fondazione, ma per uno che non ha fondato niente mi sembra inadeguato.


Il viaggio di ritorno procede bene. Facciamo una sosta (che io avevo sconsigliato, ma meglio così) al Fini di Modena, e poi viaggiamo con il patema di questi cartelli luminosi che prevedono neve, ma nevicherà solo nella notte, una volta arrivati a casa.

Dopo aver scaricato i pullman nel parcheggio davanti all'oratorio di Scanzo, dopo aver dribblato saluti e baci, restiamo soli. Domenica prossimo incontro.


Il nostro pullman A, viaggio di ritorno.
NOTA: io non sto dormendo, ma ascolto la mia musica, tranquillo, finalmente

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Cronache del Campo /6

Arrivando all'ultima sera, tutti o quasi gli adolescenti si erano professati stanchissimi, distrutti, malati, assonnati, od in qualsiasi altra condizione che prevedesse l'immediato coricarsi. Al punto che, credo, sia stata questa la ragione che ha spinto la nostra organizzazione a prevedere l'immediato riposo, una volta arrivati alla casa.

Devo dire, anche se sembra facile con il senno di poi, che alcune dichiarazioni di stanchezza mi sembravano troppo caricate per essere veritiere, anche se venivano da adolescentini di prima superiore. Ed infatti. Il primo problema della serata, comunque, viene da quelli di quinta. Si sono riuniti praticamente tutti, maschi e femmine, di fronte alla mia stanza, e schiamazzano nel corridoio per chissà quali questioni sentimentali neanche fossero ipersensibili quindicenne (plurale di quindicenna dall'ovvio significato - thanks to Daniel per il suggerimento dei neologismi), e ci vuole del bello e del brutto per convincerli a parlarsi il mattino dopo, quando sarebbero stati più lucidi e riposati. Scacciate le due-tre giovani lacrimanti (storie di corna, pare) i maschi entrano anche nella propria camera, onde iniziare a fare uno stupidissimo casino - incontenuto dall'educatore della camera, che è già tre giorni che si lamenta che sono troppo grandi rispetto a lui e che fanno quello che vogliono.

E' in questo contesto che matura Sodoma, una delle due camere-tormento della notte. Durante un'irruzione per contenere l'incongrua confusione (s'ha da considerare che, per mezzanotte e mezza, le altre camere, per quanto potessero essere svegli gli abitanti, quiescevano silenti o quasi), infatti, mi trovo di fronte due di questi, biotti, mentre gli altri scattavano foto e giravano filmati. Altro grosso problema è il finto malato. C'è questo adolescente, che dire grande e grosso è un eufemismo, che non so se sia per problemi seri o per miope cuismo (pratica del cuà eccessivamente), che ad un certo punto dei campi, sia questo che quello di Spormaggiore di quest'estate, deve ammalarsi. Allora eravamo in montagna, ed aveva malissimo ai piedi, adesso era inverno ed aveva malissimo alla testa. E così il pomeriggio era rimasto a casa, invece di seguirci ad Orvieto. E la sera, mentre gli altri, quelli sì stanchi davvero, andavano a letto, lui saltava fuori, prima con la scusa di andare a prendere del miele in cucina, e dopo con la giustificazione che non aveva più sonno. Credo che siamo stati in due a levarlo da terra (levarlo solo metaforicamente, perché non credo che alcuno sia in grado di spostare di un solo centimetro questa montagna umana di criminale deficienza). Mi appoggio, nuovamente, al termosifone in testa al corridoio; blocco con lo sguardo uno della camera Sodoma che un paio di volte prova a mettere fuori la testa. Poi, temporaneamente, demorde. E vado in camera mia.

Lì è impossibile dormire, perché due dei miei compagni, con lo sporadico intervento di un terzo, stanno confessando inconfessabili risvolti della propria vita sentimentale, e di stare lì a sentire adulti grandi e grossi che fanno gli adolescenti proprio non ne ho voglia. E poi la loro voce ha forse coperto il rumore della porta tagliafuoco sulla tromba delle scale? Salto fuori; corridoio deserto e silente. La porta sulla scala d'emergenza è aperta - era aperta anche prima. Con due salti sono fuori ed entro al piano di sopra. Percorro rapido il corridoio (anche le ragazze sono zitte, ma la camera da tenere sotto controllo è la prima, in cima alle scale interne...e vi arrivo in tempo per bloccare tre adolescenti a metà scala. Tra cui il giovanissimo che faceva di tutto per accreditarsi come stanco morto.

E' evidente che nella camera di quelle ragazze ce n'è dentro qualcun altro, non fosse altro che per le risatine sceme che ne escono. Soltanto che sono ben nascosti, e - scegliete quale delle due giustificazioni ha più valore - se sia che sono troppo persona d'onore per dare mostra di non fidarmi della parola delle adolescenti, sì, ma comunque donne o sulla strada per esserlo, o che non ho nessuna voglia di imbarcarmi in polemiche con i vari giovani ed ardimentosi morosini per aver messo le mani tra le lenzuola delle Loro. Già mi era bastato sorprenderne una di quelle in deshabilles quando tardava per colazione.

Dopo aver ricondotto i tre fuggiaschi nelle loro camere, provo nuovamente ad andare a letto; ma la discussione è ancora in corso - e si è arrivati agli insulti. Provo ad adeguarmi, anche perché non è che possa stare in giro tutta notte aspettando che quelli si chiariscano. Ma il rumore che sento è casino di grado A. Salto fuori di nuovo, ed ancora mi trovo il corridoio già vuoto. L'avevamo detto che era un errore lasciare la nostra camera dalla parte opposta rispetto alle scale. Nuovamente salgo al piano di sopra. Il casino è localizzato nella camera 1, quella di fronte alle scale. Visto che è ben localizzato, e presumibilmente lo sarà ancora per un po', mi prendo lo sfizio di fare un controllo approfondito di tutte le altre. Silenzio, luci spente, tutto in regola. Se solo presso le donne fosse stata pretesa la regola, che evidentemente siamo riusciti a fare applicare solo ai maschi - troppo lassismo, troppo lassismo - di non chiudere dall'interno le camere, avrei potuto averne la certezza, ma a posteriori non mi ero sbagliato. Arrivo, allora, e mi appoggio al muro accanto alla porta della stanza 1 - stanza di cui si era iniziato a parlar male già nel pomeriggio - prima o poi qualcuno avrebbe fatto il passo falso di uscire, ed intanto avrei avuto modo di individuare le voci dei presenti. Non ho voluto chiedere perché, ad un certo punto, abbiano mandato fuori una ragazza a fare un giro di controllo, forse per vedere se c'era la strada sgombra per qualcun altro che volesse salire. Esce, guarda giù dalle scale, e prima di rientrare, voltandosi, si accorge che sono lì che la guardo truce. Te, scecc, c'è qui il Casati che vi ha sgamati tutti. E' meglio che usciate. Sarà meglio sì. Passano fuori uno alla volta, in modo che io abbia il tempo di memorizzare qualche volto. Non tutti, perché sono davvero troppi. Ne ho contati una decina, per una camera di otto ragazze. Di cui almeno due assolutamente fidanzate. E tra i maschi che ho buttato fuori non c'erano i morosi. Pensa te se io vado a pensare che i morosi non ci fossero davvero, perché va bene fidarsi, ma questo era impossibile. Ed invece, dopo ispezione più approfondita del solito, uno è saltato fuori, ma l'altro era effettivamente assente. Ci parlo io domani con quel poverino... E così la camera prende definitivamente l'appellativo di Gomorra.

Scendo nuovamente a letto. La discussione dei due si è spenta. Adesso posso dormire, anche perché nel giro dei dieci minuti prima che prendessi sonno non ci sono stati nuovi reati...

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venerdì 4 gennaio 2008

Cronache del Campo /5

Era già sera, fu mattina. Quarto giorno. 1 gennaio.

E' sempre un'esperienza singolare alzarsi il primo dell'anno senza mal di testa. Saranno le otto meno un quarto; un paio dei miei compagni di camera hanno intenzione, come me, di partecipare alla preghiera del mattino. Ci ritroveremo in una decina di educatori e tre ragazze. Di prima superiore. Che meritano il nostro plauso, e per la buona volontà e per il contegno tenuto nella gelida chiesina.

Scopro, mio malgrado, che la parte più urgente della sistemazione era stata fatta la sera prima, e che quindi è praticamente già pronta la colazione. Prima della preghiera ho anche scroccato un paio di tazze del primo caffè della giornata. Tutto benissimo. Dopo la preghiera, iniziano a scendere i primi dei ragazzi. Il latte tarda un po' a fare compagnia al caffè, e visto che sono rapido a perdere la pazienza inzuppo i cantucci avanzati dalla sera prima (e sono ancora tanti...come è tanta la crostata, nonostante l'impegno di Dario a finirla la notta, ma quella è un po' troppo dolce per i miei gusti) nel caffè. In tutto ne butto giù tre tazze intere. E, a ripensarci, capisco com'è che per tutta la giornata, e fino a notte inoltrata, sono stato il più sveglio e nervoso tra gli educatori ed i ragazzi.

Il programma della prima parte della mattina è semplice e fondamentale: trattasi in sostanza di riordinare tutto quello che era rimasto in giro dalla sera prima: decorazioni di vario gusto, residui di cibo scivolati dietro i tavolini, cravatte abbandonate sull'attaccapanni nella foga del ballo...alla nostra contrada della chiocciola tocca il salottino degli antipasti, il che è anche abbastanza semplice, perché non è molto grande...anche se mi devono spiegare chi ha avuto l'idea di tirar giù il sacco di sabbia per boxeur che penzolava in quella specie di sala giochi-tv-salottino (e fin qui ottima idea) per sostituirlo con una gruccia di bambù che decorava una parete, abbellita con fiori di carta realizzati anche con una certa maestria. Non che ci stesse male, in quell'universo kitch che era la casa, ma sarebbe stato più discreto levare il sacco e piantarla lì. Dopo metà mattina, quando i servizi si esauriscono, il curato si inventa un modo per passare il tempo che aumenti lo spessore della giornata. Guardiamo degli spezzoni dello sceneggiato RAI su don Lorenzo Milani, onde essere sufficientemente preparati per il giorno dopo, quando saremmo andati tra le quattro capre di Barbiana. Mangiamo molto presto, peggio che le galline, perché nel pomeriggio ed alla sera abbiamo in programma la visita ad Orvieto.

Non ero mai stato ad Orvieto. La funicolare, necessaria per salire in città dal parcheggio, è più rapida di quella di Bergamo ed è senza conducente. Però è su un binario singolo, e c'è una sorta di chicane intermedia per evitare la collisione tra la vettura che sale e quella che scende. Purtroppo Orvieto, nella nostra geografia mentale, felice espressione coniata dal don, era molto più vicina al Lago Trasimeno di quanto non sia in realtà, ed arriviamo in città verso le tre e mezza, con il famoso e bel duomo che - crediamo - chiude alle quattro. Inoltre, non è stata presa in considerazione la questione della cena, e lungo il percorso dalla stazione superiore della funicolare al duomo due nostri rappresentanti si fermano presso un fornaio per commissionare una montagna di pizza. Infatti, avevamo già avuto contatti con l'oratorio di Orvieto per gli spazi, e ci saremmo fermati lì a mangiare. Le nostre informazioni sull'apertura del Duomo sono, ovviamente, false. Per quel pomeriggio era in programma una messa gospel con il vescovo di Orvieto-Todi e le autorità cittadine nell'ambito della manifestazione Umbria Jazz (fatevi anche voi la nostra stessa domanda, che c'azzecca il gospel con il jazz...e non vale la risposta di Herbert le radici nere del jazz, perché allora voglio una messa gospel anche all'Heineken Jamming Festival - le origini nere del metal via rock via blues), ed il duomo sarebbe stato aperto non fino alle quattro, ma dalle quattro, per consentire l'afflusso dei numerosi fedeli. Chi vuole entrare lo fa, gli altri ci si sparpaglia liberi fino alle 18.00, quando con appuntamento di fronte al duomo saremmo andati nella vicina chiesa di San Bartolomeo per la messa. Mentre adolescenti e giovani si riversavano e sparivano nelle strette strade del centro, colme di bottegucce oscure, da quelle bellissime di prodotti gastronomici alle orrende kitcherie di ninnoli ceramici, accompagno la suora, insieme al segretario del vescovo di Orvieto che, evidentemente, gli fanno fare di tutto, prima dalle clarisse per lasciare il materiale della messa e vedere la chiesa, poi dall'altra parte della città per vedere l'oratorio, recentemente realizzato nel complesso del seminario oramai pressoché deserto e frequentato solo durante i pochi giorni di ritiro per i sacerdoti giovani, ed avere così la preziosa occasione di discutere sulle diverse esperienze pastorali di due diocesi così diverse (ed andarsene con la convinzione che non abbiamo che da ringraziare il Cielo per come sia buona la situazione della Chiesa bergamasca, nonostante il Secolo...). Dopo queste incombenze il giro, di un'oretta, per Orvieto al seguito del curato, che si infila in un negozio di stampa alternativa, in cui erano in vendita libri che credevo banditi da anni, come le opere di Bakunin o improbabili teorie complottarde circa le elezioni del 2006 (teorie complottarde di cui stavo elaborando una mia personale a fini narrativi, ma è un'altra questione), e ne esce con una biblioteca intera.

La chiesa in cui celebriamo messa è fantastica. Bella. Altro che chiese di geni di architetti moderni che sembrano fuori dei cinema multisala e dentro dei capannoni del Trevigiano; un gradevole e misurato barocco di scuola borrominiana, molto monastico con la sua bianca monocromaticità. Peccato per il freddo.

Ci trasferiamo poi dall'altra parte della città vecchia, all'oratorio, dove ci accomodiamo, invero un po' stretti, nel salone, appena pulito dopo la festa dell'ultimo (ed infatti, quando lo avevamo visto al pomeriggio, era ancora in aria e c'erano grossi avanzi di dolci, che purtroppo erano stati portati via), e riceviamo le teglie di pizza. Mangiamo con incredibile ordine - quanto tempo è passato da quando si gettavano come animali sulle pizze al metro -, anche se un po' poco, tanto che in molti opteranno per un dopocena altrettanto, se non più, sostanzioso (penso al kebab del gruppo Rosciate Rulez, ma non solo), e poi alcuni ardimentosi (o affamati) sfidano il freddo serale, mentre altri rimarranno all'oratorio fino all'ora del rendez-vous finale. Con il curato, la suora, le signore Cinzia e Chiara, ed un gruppetto intorno alla prima superiore siamo usciti in cerca del caffè o del dolce; per prima cosa abbiamo perso la suora e le primine davanti ad un cuoco che realizzava con sublime maestria crepes alla nutella (anzi, per amore di copyright, crema al cioccolato con nocciole), poi siamo entrati in una pasticceria dall'aria lussuosa per bere caffè, tisana, mangiare una fetta di torta (gli altri) e bere finalmente un buon whisky torbato (Laphroaig 10 yrs., che ha riscosso successo anche presso il don).

Dopo aver fatto un viaggio a vuoto all'oratorio, perché quelli che erano rimasti se ne erano già andati chiudendo tutto e riordinando, ci ritroviamo alla funicolare per il ritorno. Si arriva a Torricella di Magione in tarda serata, verso le 23 e 30, e si danno disposizioni di andare subito a letto (nonostante io avessi optato per le celebrazione di una compieta comunitaria). Il troppo caffè della mattina starà ancora facendo effetto, oppure il whisky mi avrà dato la carica che era necessaria, o qualche altro motivo, fattosta che sono in gran forma per la mia notte di sorveglianza. Metto il pigiama e mi appoggio con aria allo stesso tempo paternalistica e minacciosa al termosifone in cima al corridoio. Invito i miei colleghi ad andare a letto, se avessero voluto, ché tanto ci sarei stato io. Essendo l'ultima sera, e tutti provati, non fanno troppi complimenti.

Ed inizia la mia guerra personale.

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Cronache del Campo /4

Mi scuso, perché volevo aspettare di avere qualche foto della sera dell'ultimo prima di proseguire, ma né mio fratello né mia sorella, che facevano le foto, ne hanno qualcuna di decente, e non so quanto dovrei aspettare prima di recuperarne qualcun'altra. Poi metterò sul mio space le foto più significative ad uso e consumo di tutti. In barba alla privacy.

Salgo in camera, come dicevo, alle otto meno venti, devo fare la doccia e vestirmi. Quando arrivo in camera i miei coinquilini stanno già legandosi il nodo della cravatta; devo essere un po' teso. Mi invitano a rilassarmi, che ci sono ancora venti minuti. Non dovrò mica fare ancora la doccia? Allora sì, devo proprio agitarmi. Comunque ce la faccio. Vado nel panico solo quando le alette della camicia non ne vogliono sapere di stare simmetriche dietro al papillon. E scendo a messa.

E' proprio un bel colpo d'occhio, cento e passa persone vestite a festa che si assiepano in una cappella. E finalmente la suora che indossa l'abito vero del suo ordine. Omelia sull'autoironia, il vedere il mondo come dono, il vivere con gioia i doveri di ogni giorno. Dovrei forse stare più attento alla Messa, invece mi scopro a riflettere sul modo che le varie persone hanno di intendere abito elegante. L'impressione è che ad avere capito come funzionino queste questioni ci siano arrivati solo i più grandi. Alcuni educatori, certo, e gli adolescenti di quarta e quinta superiore, sono praticamente gli unici che possano vantare di essere in etichetta, come dice mia nonna. Non si può, comunque, essere troppo pignoli, come con quello di quarta che ha abito nero, camicia nera e cravatta nera. Mi sono vestito anch'io così, una volta. Per suonare ad una festa di Halloween. Anche perché i più piccoli sono abbastanza lontani dalla decenza. Passi per l'alternativo, che per ideologico rifiuto della società borghese è tre giorni che si veste da rapper della costa occidentale, e per stasera si è riempito di pacchiani catenoni con il simbolo del dollaro, ma il truzzo discotecaro che scende con una CAMICIA GESSATA (su cui già si potrebbe discutere) aperta fino all'ombelico è talente rivoltante che viene spedito a coprirsi, almeno fino a dopo cena. Tutto sommato, i maschi sono passabili. Emanuele, uno di noi educatori, si è anche fatto la barba, sacrificando un'opera cui attendeva da mesi...Discorso a parte per le ragazze. Era qualche giorno che sostenevo, anche con gli educatori, la differenza fondamentale che passa tra abito succinto ed abito da sera, ed incontravo una strenua resistenza al motto di "e noi concordiamo!", che può sembrare mi dessero ragione ma in realtà c'è un patente riferimento alla predica di Natale del mio parroco e significa, all'incirca, "ci piacciono le ragazze poco vestite". A parte il fatto che, a me, piacciono solo se sono belle, e per tirarne fuori di quelle quaranta la decina (abbondante, in effetti come oratorio non siamo messi male) che potrebbe incontrare il mio gusto non ero disposto a correre il rischio delle altre trenta, non volevo certo che la serata organizzata dal Casati potesse essere tacciata di istigazione alla concupiscenza. Insomma, queste ragazze (con qualche rarissima eccezione) non hanno idea di cosa sia un abito da sera. Con qualcuna è andata discretamente, altre erano pronte forse per andare a ballare in discoteca, concediamo pure una discoteca elegante...

Dopo Messa spiego cosa avremmo fatto per l'aperitivo. Panico totale per i numeri primi. Dopo un quarto d'ora di smarrimento totale permettiamo che entrino nella sala in cui è stato predisposto l'aperitivo-antipasto anche senza gruppetto, qualcuno ce l'aveva fatta ed il nostro intento, di evitare cioè un eccessivo assalto alle tartine, era riuscito.

Adesso arriva il momento peggiore. Sono già le dieci meno venti e dalla cucina comunicano che ci vorranno ancora venti minuti prima di aver pronto il risotto. Ci inventiamo che, per entrare e prendere posto, devono entrare in coppia con la consueta coda cui sono senz'altro abituati quando vanno in qualche discoteca fighetta. Ed infatti aspettano molto diligentemente fino che sono entrati tutti, più di un quarto d'ora senza lamentele. Il mio "perfetto" meccanismo di assegnazione posti si è incastrato, perché noi avevamo preparato con tutte le sedie in chiesa per la messa, e nel riportarle chi di dovere deve aver tenuto poco in considerazione i posti apparecchiati. Bisogna poi aggiungere che le sedie presenti erano decisamente ingombranti. I posti che saltano più facilmente sono quelli degli educatori che erano stati disposti a metà tavolata. Approntiamo un tavolino extra e ci arrangiamo in qualche modo. Grande irritazione per le palesi violazioni della casualità dei posti. Passino tra ragazzi (so' ragazzi, si dice appunto), abbiamo fatto di tutto, riuscendoci, per mettere vicino, ed al tavolo d'onore (maledizione, ci fosse almeno la foto del tavolo d'onore), le due coppie di educatori, ma le coppie tra educatore ed adolescente (devo inventare un modo, forse un apostrofo dopo ed, per indicare che adolescente va inteso femminile), oltre a poter benissimo essere guardate con sospetto (ma non ci volgio fare crociate prima che tra qualche mese la cosa mi venga rinfacciata), potevano almeno star separate per qualche ora e niente smancerie in pubblico. La palma del lassismo e della maneggioneria va al cugino assessore, bell'esempio di civismo, uomo di specchiata virtù. Io voglio solo sperare (ed è senz'altro così) che la mia commensale di sinistra fosse frutto del caso.

Durante la cena serviamo ai tavoli noi educatori, e quindi è tutto un mettere e togliere le bianche scossaline prese il giorno prima della partenza; ma tra una portata e l'altra facciamo un po' di conversazione, e specialmente il gioco del don e della suora, venduto come una competizione tra tavolate per accaparrarsi lo spumante per il brindisi. Il problema più grosso è che il tempo vola e le portate molto meno. Salta la distribuzione del dolce, verrà portato fuori al momento del brindisi...la frutta sciroppata, invece, latiterà e non ho ancora capito bene chi se la sia sbafata. Alle undici e venticinque dichiariamo conclusa la cena, mandiamo signori e signorine a rinfrescarsi (per qualcuno sarà togliersi la cravatta, per qualch(Una) educatrice mollare la gonna e vestirsi da strassera, per il truzzo di cui sopra mollare il distinto maglioncino crema e tornare a mostrare il petto implume a tutti), sparecchiamo tutto (discussione perché c'era un gruppo di adolescenti che aveva l'incarico di sparecchiare, ed infatti nelle due ore del pomeriggio era stato in pausa, ma qualche amicone ritiene che, poverini!, sarebbero gli unici che lavorano mentre tutti si divertono, e che quindi sia più giusto lavorare il doppio noi - neanche il curato riesce a fargli mutare consilium), liberiamo la sala e ci prepariamo a servire i dolci e lo spumante.

Mentre l'animazione di Herbert inizia lasciando libertà ai due adolescenti DJs io corro in dispensa a prendere le bottiglie, trovo i bicchieri e dispiego il servizio d'ordine a guardia delle bottiglie, ché qualcuno dei più agitati non ne faccia sparire alcuna. Arriva mezzanotte; arriva il 2008. Non voglio nemmeno sapere chi è stato a dare in mano ad un paio di quelli di quinta le bottiglie da stappare, che a momenti allagavano la casa di spumante appiccicaticcio (purtroppo la qualità lasciava un po' a desiderare). Li avrei puniti io, ma credo siano bastati gli insulti delle ragazze con il loro migliore (sempre nell'ottica di cui dicevo prima) vestito macchiato. Dieci minuti di lavoro duro a servire da bere, e poi un secondo di pausa. Esco, e dal lago salgono i fuochi d'artificio. Benvenuto ad un altro anno mediocre.

Poi torno dentro, in fin dei conti ho due balli prenotati (avevo richiesto alla mia commensale di sinistra il secondo, sapendo bene che per il primo era da mettere in conto la signora Pezzotta - che si risente ogni volta che le dò del lei e la chiamo "signora" e così insisto); ma, intanto che i due fanno la discoteca, non siamo certo nel genere di balli che la signora balla e che io intendevo. CassinaDJ fa un'house elettronica minimale abbastanza tediosa, a mio modesto parere, e quel bambo di mio fratello fa Lento Violento ed antica commerciale. Converte il curato al lento violento. E per fortuna non durano più di mezz'ora. Poi arriva Herbert con il suo feticcio dell'animazione e dei balli che neanche al peggiore villaggio vacanze...ne metto un video perché renda l'idea. A dire il vero, di saltare come un ossesso trascinato da questi adolescenti non ne ho gran voglia. Mi siedo nel salottino con quelli che sono spossati e vengono a tirare il fiato, ed intanto faccio onore alla crostata ed ai cantucci. E bevo pochissimo, giusto per finire le bottiglie onde evitare che rimangano lì e qualcuno ne abusi o, peggio, le rompa.

L'animazione non accenna a finire. Ed io mi stanco. Mi spiace per i balli che ho in carnet, ma se qui vanno avanti fino alle due o più tardi a fare i balli del CRE...che poi è vero, ballarli con l'animazione del loro autore è raro ed interessante, ma non fa comunque per me. Ed all'una e mezza saluto e vado a letto; non avevo smesso di saltare qua e là dalle tre per preparare la serata, il lebbrosario aumenta costantemente per dimensione e non voglio correre rischi. Ovviamente me ne pento subito, perché non ho fatto in tempo a buttarmi sotto le coperte che i balli d'animazione finiscono ed attaccano i balli veri. Ma ormai sono a letto. La festa finisce intorno alle due e mezza; tutti salgono, ma i miei colleghi staranno giù parecchio a mettere a posto, almeno per la colazione. Credo che sia l'unico momento del campo in cui ho lasciato fare le cose agli alri. Ovviamente i ragazzi fanno un po' di casino, ma niente che mi spinga ad alzarmi dal letto. Poi i miei colleghi mi diranno di essere stati su fino ad oltre le quattro, per contenerli. Mi sa che l'ultima sera sarà giusto che io faccia un po' il castigamatti. E che lasci dormire gli altri. Il primo dell'anno, preghiera facoltativa alle 8.00; sveglia per tutti alle 8.30.

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Cronache del Campo /3

E fu sera, e fu mattina. Terzo giorno. 31 dicembre.

Sveglia relativamente tardi, alle 8.00. Dopo l'esperienza di ieri avevo anticipato ulteriormente la mia personale; inutilmente, perché le due non si sono fatte vive. Così sono pronto prestissimo, mentre i corridoi del piano superiore sono ancora popolati da zombie che camminano ondeggiando. Ed esco dalla casa per fare due passi. E finalmente vedo il Lago. Già si era iniziato ad insinuare che questo fantomatico lago Trasimeno non esistesse, perché nessuno l'aveva mai visto. Appena arrivati era sera e non si vedeva nulla, il giorno prima al mattino c'era nebbia e la sera siamo tornati ancora che era buio. Finalmente oggi è una bella giornata di sole, senz'altro fredda, ma molto limpida. Ed il sole, da dietro le colline, si specchia sul lago.


Il tema della giornata di oggi è la Gioia. Sarà l'unico giorno in cui non ci muoviamo dalla casa. Il mattino passa tra i servizi ed un interessante momento di lavoro di gruppo; il pomeriggio sarà in buona parte libero, poi ci saranno due ore per preparare la serata, poi ancora un'ora per mettersi in tiro; alle 20.00 la Messa di chiusura dell'anno, nella chiesa annessa alla casa, a seguire cena e veglione.



Oggi il mio gruppo ha come servizio la cucina dopo pranzo, quindi al mattino non abbiamo da fare altro che pulire ciascuno la propria stanza. All'ora convenuta ci sparpagliamo per il lavoro. Non so con che animo qualche altro educatore li porta in giardino per la riflessione. Per quanto mi riguarda, fa troppo freddo. Rimaniamo in sala da pranzo, insieme ad altre due o tre contrade, a diversi angoli della stessa, per questo lavoro sulla gioia, finalizzato a trovarne una definizione condivisa ed una proposta per gli altri gruppi. Essendo in due educatori, ora, riusciamo a starci sopra meglio - certo, c'è chi parlerebbe in continuazione contenstando tutte le idee altrui e quello cui bisogna tirare fuori monosillabi con le tenaglie, ma nella nostra oretta e mezza si arriva, almeno, ad una conclusione. Dopo la condivisione, momento del pranzo. Ed il drammatico dopo pranzo.

Avvenne, cioè, che essendoci almeno tre ore, tre ore e mezza libere prima delle 17.00, i nostri adolescenti maschi avessero organizzato delle partite di calcio, nel cortile della casa. Ed un paio di quelli della mia squadra dovevano partecipare. Ma il turno di cucina è sempre molto lungo, specialmente se non si lavano i piatti come si deve e bisogna rifarli, e c'è voluto del bello e del brutto per trattenere i ragazzi che quasi piangevano perché non li si faceva giocare. Ovviamente hanno avuto tutto il tempo che volevano, dalle tre alle cinque.


Finito il servizio, inizia il tempo libero. Ah, che bello...Ci sono due ore per preparare i preliminari della cena. Infatti, gli animatori responsabili per la sera dell'ultimo eravamo Herbert (anche presidente dell'UPEE, pezzo grosso) ed io, e ci eravamo sostanzialmente divisi i momenti: precena e cena io, dopocena con annessa animazione lui. Ciascuno con reciproco sospetto dell'attività dell'altro. Mentre lui col suo computerino se ne sta in soggiorno a sentire un po' di balli per stasera, io mi faccio schemi su schemi per trovare il modo più razionale di disporre i tavoli per la cena, affinché ci stiamo tutti ed il colpo d'occhio non sia una caotica babele, prendo contatti (diciamo pure esaspero) le signore della cucina per capire il menu, il numero delle portate, se ci sono le tovaglie, dove sono i bicchieri, cosa si prepara per aperitivo, come mai non c'è più l'antipasto previsto...E così, dopo aver compilato almeno tre o quattro disposizioni alternative dei posti a tavola, dopo aver finalmente deciso che l'aperitivo non verrà servito in corridoio ma nel soggiorno, arrivano le 17, ora in cui tutti i ragazzi scendono (o rientrano, quelli che avevano ben pensato di fare un giro sul lungolago) per la distribuzione dei compiti. Con la difficoltà di dovere, allo stesso tempo, lavorare con la mia squadra per il nostro incarico (segnaposti ed assegnazione degli stessi) e supervisionare il lavoro di tutte le altre - tranne di quelle in cucina, che già devono lavorare anche in sala da pranzo - che così tarda ad essere sistemata. La cosa migliore del lavoro con la mia squadra è che ho finalmente imparato a fare le barchette di carta.


Per l'assegnazione dei posti, la mia mente contorta aveva partorito di far estrarre ad ogni adolescente un cartellino con un numero (pari per le ragazze, dispari per i maschi) preso dalla tabellina di un numero primo "complicato" (partendo dal 13, fino al 47). Prima dell'aperitivo, avrebbero dovuto ritrovarsi con tutti quelli della stessa tabellina; poi sarebbero entrati in sala da pranzo, accolti dagli educatori che avevano, al contrario, il posto assegnato in modo palese, avrebbero cercato il segnaposto che corrispondesse al proprio numero e si sarebbero ivi accomodati. In tal modo avremmo in un colpo solo evitato il formarsi dei soliti gruppetti di commensali ed ottenuto una disposizione di genere (opportunamente alternando numeri pari e dispari - essendo 41 le donne e 40 gli uomini) consona alle norme del galateo a tavola. Questa storia dei numeri primi manda un po' in panico, prima ancora dei ragazzi che lo scopriranno all'ultimo, la mia squadra che deve cimentarsi nella preparazione delle tabelline. E così, dopo aver preparato veramente alla svelta le barchette, si va nel panico per oltre un'ora nello scrivere i giusti numeri; si riescono a sbagliare le moltiplicazioni, poi ce ne deve essere uno che non ha svolto il proprio compito perché c'è tutta una tabellina mancante, ma non si capirà mai chi sia costui...poi si scopre all'ultimo che c'è anche un errore mio, e che ho dato disposizione di preparare meno segnaposti del necessario. Gli adolescenti fremono per andare a prepararsi alla gran serata, e rimaniamo io e gli altri educatori a fare le ultime cose; specialmente a sistemare ai tavoli i segnaposti. E continuo a girare per la sala da pranzo, sono stati apparecchiati più posti del dovuto, no - sono troppo pochi, e così salgo a prepararmi (e devo anche fare la doccia) che sono già le otto meno venti. Incubo.

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giovedì 3 gennaio 2008

Cronache del Campo /2

E fu sera, e fu mattina. Secondo giorno.


La sera prima siamo andati a letto molto tardi, anche perché abbiamo finito di cenare alle dieci passate, e poi s'è dovuto sistemare tutto, e preparare il pranzo al sacco per l'indomani, e poi era comunque la prima sera...E svegliarsi entro le sei e mezza (entro, perché alle sei e mezza è da dare la sveglia, e non tutti gli educatori possono permettersi di farsi buttare giù dal letto alla stregua degli altri ragazzi) non è facile. Fortunatamente non è facile neanche dormire, perché basta respirare che il letto a castello fa un baccano d'inferno. Mi alzo così intorno alle sei ed un quarto, facendo di tutto per non svegliare i miei compagni di stanza, e mi preparo diligentemente per essere pronto alle sei e ventinove, onde uscire a bussare alle porte di tutti quelli del mio piano spaccando il secondo. Stavo giusto finendo di fare il nodo alla cravatta (saranno state le sei e ventisette circa) quando sento un concerto di voci stridule e schiamazzi levarsi dalla cima del corridoio. Balzo fuori infuriato - perché nessuno si deve lamentare di essere svegliato in anticipo, onde evitare strascichi polemici - e trovo queste due ragazze (di cui cito le iniziali perché torneranno altre volte nel racconto, A. e S.) che, in piedi dalle cinque e mezza, a detta loro, hanno pensato bene di rendersi utili aiutandoci a svegliare tutti. Le scaravento fuori dal corridoio. E passo a dare la sveglia come si deve, ovvero bussando sulle porte dicendo semplicemente "Sveglia."



Essendo la prima colazione ci sono dei problemi di calibrazione, tipo che il caffè arriva un quarto d'ora dopo il latte e ci sono almeno dieci litri di tè che vanno sprecati perché non lo beve nessuno, o quasi. Mentre ragazzi ed educatori scendolo alla spicciolata ed il sole lentamente sorge in un mare di nebbia, che non si vede dall'altro lato della strada, si mette lentamente in moto la macchina per la partenza. Servizi di cucina, finire di preparare le ceste con i panini al sacco, si stabilisce che la distribuzione del pranzo avverrà in loco, e si sale sui pullman alle sette e mezza. Bisogna arrivare a Rivotorto, appena fuori Assisi, alle nove meno un quarto. In questi giorni i due autisti che ci hanno portato da Bergamo si fermano nel bed&breakfast accanto alla nostra casa, rimanendo sempre a nostra disposizione. Tutto il viaggio fino ad Assisi è immerso in una nebbia lattiginosa, tanto che dalla chiesa di Rivotorto non si capisce nemmeno da che parte sia questa famosa "Assisi" di cui si parla tanto.


Tema del giorno è la pazzia; è in programma, per il primo pomeriggio, un'inconsueta attività personale e di gruppo. Alla chiesa di Rivotorto celebriamo la messa alle 9.00, per poi essere trasportati fino ad Assisi, nella zona di San Damiano. Arriviamo che la nebbia non si è ancora sollevata dalla pianura, ma ormai ne siamo fuori e ci rendiamo conto che sarà una fredda giornata di sole. Il tentativo di visitare San Damiano viene bloccato dalla concomitante presenza di un gruppo numeroso almeno quanto noi; pertanto, dopo aver tenuto consiglio, si decide di dividersi per contrade come previsto e di lasciare il pomeriggio fino alle 17.00 libertà agli educatori dei singoli gruppi di gestire il momento di riflessione, le visite culturali ed i momenti di svago.


Sotto la mia guida inflessibile, il gruppo conosce una netta spaccatura. Poiché noi dobbiamo raggiungere la Basilica Inferiore per il nostro momento di riflessione (ogni contrada in una chiesa diversa) e non era più tardi delle undici ed un quarto, dispongo che si raggiunga la basilica, dalla parte opposta di Assisi, indi si pranzi, indi la riflessione, poi avremmo deciso che fare. Durante il viaggio, alla prima brevissima tappa per vedere Santa Chiara (abbastanza sterile tornare indietro poi, per visitarla), i maschi del mio gruppo, anche complice il fatto che un altro gruppo proprio in Santa Chiara dovesse fermarsi, si ostinano a fermarsi lì per pranzo e ci avrebbero raggiunti in seguito, ché nessuno si perde ad Assisi (tenete a mente questa frase...). Con le tre ragazze arriviamo alla meta, consumiamo il nostro pranzo al sacco ed aspettiamo una mezz'oretta che arrivino gli altri i quali, accodatisi al gruppo che doveva lavorare in Basilica Superiore, ci raggiungono soltanto quando l'educatore dell'altro gruppo mi chiama seccato che se ne voleva liberare.

Dopo un brevissimo fervorino in cui ribadisco le già illustrate consegne per la meditazione, i ragazzi devono dividersi per osservare e riflettere sulle persone che incrociano nella basilica. Si ripiega sulla piazza perché è appena finita la messa e di perdiamo in una folla che non va né avanti né indietro. Due - tre di loro (dei maschi, ovvio) spariscono nel momento in cui bisogna dividersi per restare un po' da soli. Li ritrovo al termine dei primi venti minuti di riflessione, davanti alla basilica superiore, insieme a quelli dell'altro gruppo, che giocano con la PSP. Me lo segno sul mio taccuino mentale e li conduco dagli altri, per la seconda parte: chiedere ai passanti cosa li spinge ad Assisi, di cosa sono in cerca, se sono credenti o meno. Dovevano fare questo lavoro da soli, da programma, ma già al mattino il curato aveva concesso il lavoro a coppie. In pratica stanno tutti insieme, ed in mezz'ora riescono solo a farsi dire da un turista che sta cercando la toilette. Per l'ultima fase della meditazione, abbastanza sconfortato, li porto a pregare in basilica. Li faccio accomodare e poi inizio a preoccuparmi anche della mia anima. Non si saprà mai se hanno usato bene o male quel tempo. Li vedo, invece, presi bene per le tombe di San Francesco e dei suoi primi compagni. Sono io che devo aspettarli.


Adesso inizia la parte più complicata; finita la riflessione, si sentono tutti liberi, e devo penare non poco per convincerli a vedere almeno gli affreschi di Giotto. Poi cedo, e li lascio andare dove vogliono. Sanno dove e quando raggiungerci. Con chi mi segue (le tre ragazze) abbiamo in programma di metterci in cammino per l'eremo delle carceri - a patto che ci si fermi per una cioccolata. In effetti è da poca passata l'una e mezza e fa già un freddo cane. Dovevamo incontrarci con alcuni della contrada della Selva, che sarebbero venuti con noi all'eremo, ma quando li incrociamo con il loro educatore che stavano andando a visitare le Basiliche francescane capisco che ci saranno dei problemi d'orario. Ma la parola è data. L'appuntamento con loro è fissato all'anfiteatro romano alle tre (vengono dati quattro chilometri da lì all'eremo, in due ore si dovrebbe riuscire ad andare e tornare) e li si và a prendere la cioccolata e ad attenderli. In pratica riusciamo a muoverci con loro solo intorno alle tre e venti, perché tardano non poco, e per qualche motivo il sentiero per l'eremo c'è scritto richiedere più di un'ora. Potremmo muoverci lungo la strada, ma questa è un auto parcheggiata dietro l'altra e, nonostante l'ambiente, è tutto fuorché bucolica. Allora prendiamo il sentiero, e andrà come andrà. Dopo una mezz'oretta, avendo sentito che quelli partiti più di mezz'ora prima di noi erano appena arrivati, stanti le minacce di ammutinamento noi tre educatori che li accompagnavamo, i due Emanuele oltre a me, decidiamo di fare rientro con la coda tra le gambe. Arriviamo al luogo dell'appuntamento, dopo essere scesi per percorsi alternativi alle quattro e mezza, ma già sono tutti lì. Difficile gestire la libertà di un pomeriggio, quasi tutti gli adolescenti si sono riuniti per aggregazione spontanea. Gli ultimi ad arrivare, oltre a don e suora, sono due educatori che, però, si erano persi. Eravamo in giro strafuori, l'elegante giustificazione.

Incontrando don Alessandro, riporto l'increscioso incidente PSP. Mi viene raccomandato di amare di più i miei ragazzi. Ma intanto, la sera, farà loro una lavata di capo. Prima di conoscere lui stesso il potere deviante della Play. Intanto che aspettiamo l'ora di partire, mi si fa incontro minaccioso il ragazzo di A., una di quelle del mattino, che deve aver saputo che ho cacciato in malo modo la Sua. Con la soggezione che mi può mettere un gracile quindicenne ascolto che non devo toccare la sua ragazza (dove il toccare -più propriamente sospingere- si presume, a ragione, essere avvenuto per allontanarla fisicamente dal luogo a lei precluso); eccetto che se sta sbraitando. Ci confrontiamo e concordiamo che, dati i fatti, ne avevo pieno diritto. Ed anzi, sono raccomandato di ripetermi finché non capisca.

Il viaggio di ritorno, benché relativamente breve, per Torricella, è l'inizio di una lenta agonia. Uno dopo l'altro, nei giorni successivi, legioni di adolescenti si ammaleranno, chi per una sera, chi per un giorno, chi in via definitiva. E fiorisce il mercato nero della tachipirina.

Arrivati alla casa si prepara la cena, ed inizia la fortuna del pianoforte, che da questo momento avrà sempre qualcuno (molto spesso io) che ci mette sopra le mani. Dopo cena, che pur non trascinandosi molto diventa tardi, perché c'è anche da mettere in conto il tempo per i servizi, proiezione del film La Febbre di Alessandro D'Alatri. Non tutti gradiscono, e preferirebbero andare a letto. Ma meno sono stanchi, più casino si fa nelle camere. E poi il film è considerato "contenuto" del campo. In modo misterioso. Ma, comunque, piacevole.

Nel frattempo ci hanno raggiunto gli educatori mancanti ed anche l'adolescente Luca Riva (di cui la foto), che non ci ha accompagnato il primo giorno per questioni di salute. "I Rosciatesi festanti posero", come si leggeva sulla lapide in onore della sua sedia. Con gli educatori mancanti arriva il mio collega della contrada della Chiocciola. Domani saremo a ranghi completi. Faccio il minimo indispensabile di controllo notturno, non perché sia particolarmente stanco ma perché la situazione è del tutto sotto controllo. In poche camere, quando salgo, resistono focolai di chiacchiericcio molesto. Tutto sembra in ordine. Mi accorgerò due giorni più tardi di quanto sia illusoria questa quiete. Ma intanto vado a dormire.

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Cronache del Campo /1

Siamo tornati ieri sera. Prima del previsto: alle 23 eravamo già al parcheggio di fronte all'oratorio di Scanzo; dribblando gli adolescenti per scaricare dai pullman i materiali della parrocchia, ho evitato i saluti e i baci. Poi la piazza si è svuotata. E siamo rimasti in pochi, a guardarci. Domenica prossimo incontro.

Siamo partiti sabato mattina, come da programma. Mette un pizzico di invidia vedere che tutti gli adolescenti sono accompagnati in auto da genitori apprensivi che portano loro appresso i borsoni acché non si stanchino troppo, mentre tua madre si è alzata tontognando che doveva fare i panini ai tuoi fratelli e ti ha spedito a piedi fino giù a Scanzo, tirandoti dietro borsone, zaino, porta abito et co. Per fortuna Emanuele, che aveva preparato tutti i giochi e fino all'ultimo secondo utile non si sapeva se sarebbe venuto o meno, si presenta. Solita odissea per caricare tutto sugli autobus. E dire che quest'anno erano due, e pensavamo di avere spazio. L'ingombro dei bagagli è non-lineare con il numero dei partecipanti, evidentemente. Poi ci si divide. Senza nessun criterio se non quello occulto di qualche manovratore misterioso (che avrà modo di estrinsecarsi nei giorni sccessivi). E si parte, con il cielo ancora scuro, alla volta di Siena. Primo giorno.



Viaggiamo bene. La A21 Brescia-Piacenza è immersa nella nebbia e nella galaverna. Ed è deserta come al solito. Il sole si alza malato; sul mio pullman (pullman A) gli adolescenti sono più agitati di quello che ci si aspetterebbe a quest'ora. Non abbiamo ancora iniziato a stancarli. Ci fermiamo sull'A1 all'altezza di Casalecchio, prima del tratto appenninico. Caffè, giornale e tavoletta di cioccolato fondente all'88% - che non riscuote grande successo tra i ragazzi perché troppo amara. Meglio. Ce n'è di più per me.


Arriviamo a Siena verso le undici e mezza - mezzogiorno. Secondo i programmi del gioco di Emanuele avremmo dovuto entrarci dalla parte opposta, invece i pullman ci lasciano a San Domenico. Salta la prima fase del gioco. Scendiamo a Piazza del Campo dove ci accampiamo alla bella e meglio e consumiamo il primo dei nostri frugali pranzi al sacco. Altro caffè, ed inizia il gioco. Bisogna rendere ogni onore alla preparazione di questo grande gioco, che intende far conoscere Siena conducendoci a vedere i luoghi più significativi, conoscere la gente delle contrade e lo spirito che le anima. Punto primo, divisione in contrade, dieci squadre di dieci persone (otto adolescenti, due educatori - io sono solo, il mio collega scenderà dopo un paio di giorni). Chiocciola. Per prima cosa, trovare la sede della propria contrada, chiedere informazioni agli abitanti, rispondere alle domande, comprarne la bandiera. Potevano mandarmi ancora più lontano...nonostante abbia trascinato adolescenti con nessuna voglia di correre il più velocemente possibile, arriviamo praticamente ultimi alla fine della prima fase. Nella seconda fase viene consegnata ad ogni contrada una mappa di Siena con segnalati luoghi di interesse collegati ad una trentina di domande. Luoghi di interesse disparati, che era impossibile collegare con un percorso lineare. Ci sono due ore di tempo prima della messa a San Domenico, quindi o si lascia indietro qualcosa o si corre come dei disperati. Io sarei per la seconda, ma opteremo per la prima. Alcune chicche dalle risposte (non tutte della mia squadra, ma degne di nota): il Santuario di Santa Maria di Provenzano è stato forse eretto per commemorare la cattura del famoso latitante? Il vino più pregiato prodotto in provincia di Siena è il barolo? Il santo che ha preso i voti francescani nella chiesa di S. Francesco è Padre Pio? Perché inserire la paninoteca nazionale tra i luoghi d'interesse?

Si arriva sudati fradici a San Domenico verso le cinque e mezza; nella chiesa è spento il riscaldamento; qualcuno era già di salute precaria prima della partenza. La celebrazione della Messa è un concerto di colpi di tosse e starnuti, con tutte le intensità e le gradazioni.

Spendiamo due parole sul tema del campo, Don Chisciotte, San Francesco, don Lorenzo Milani pazzi necessari. Un libretto corposissimo realizzato dal nostro curato, con in allegato il libretto dell'UPEE (Ufficio Pastorale Età Evolutiva) sulla figura di don Milani, con in allegato un secondo libretto dell'UPEE con preghiere e canti. Il primo giorno si predica sugli inizi delle esperienze dei nostri tre. Finisce la Messa e si risale sui pullman, destinazione Torricella di Magione, a sud-est del lago Trasimeno. I ragazzi sono un po' più stanchi, ergo più tranquilli.

Arriviamo a Torricella intorno alle otto; facciamo un paio di giri per le strette stradine ed i due passaggi a livello della minuscola frazione prima di capire da che parte approcciarci alla Casa sul Lago, nostra sistemazione per questi giorni. E scarichiamo valigie e scatoloni di viveri e materiali, ed accumuliamo tutto nell'atrio. La prima impressione è positiva. E disarmante. Abituati alla spoglia sobrietà delle case per gruppi, questa è un sovrabbondante kitch di ogni genere di possibili soprammobili, financo scatole di sigari vuote. Poi c'è un pianoforte. Terribilmente scordato nelle note basse, ma sarà un graditissimo passatempo. E, considerata la qualità di molti esecutori, la nostra partenza lo vedrà ancora più scassato. La sala da pranzo è "piccola" e ci stiamo a pelo, ma bisogna considerare che siamo in oltre cento. Sarà un problema per l'ultimo. La cucina è quanto di più irrazionale si sia mai visto. Difficilissimo girarcisi dentro, sarà un problema soprattutto per le due signore che ci accompagnano con questa mansione. Il mio gruppo si deve subito dare da fare per apparecchiare, ed apparecchiamo troppo. Una parola sul gruppo. Sono tre ragazze e cinque ragazzi, tutti tendenzialmente piccoli - siamo dalla prima alla quinta superiore, devo averne due o tre di terza e gli altri di prima. Buoni, non di quelli che fanno disperare. Ma ce ne sono tre che delle amebe sono più vive ed attive. Ma di loro avrò da lamentarmi più tardi.

Sistemazione nelle camere, fin troppo spartane e non tutte in buono stato. Siamo su due piani, il primo riservato ai maschi ed il secondo alle ragazze. Problemi organizzativi: gli educatori sono quasi tutti maschi, ci sono solo due educatrici oltre alle due signore, che non sono qui per fare le cuoche - benché lo facciano - ma sono in forza regolarmente ai vari gruppi e la suora. Le camere sono da sei-otto posti letto. Con i maschi mettiamo uno o due educatori per stanza, delle ragazze siamo invece costretti a fidarci. Errore numero 1. Siamo comunque in tanti, educatori maschi, e una camera rimane riservata solo a noi. Ed in questa camera finisco io. Se, da un lato, si dorme meglio, dall'altro siamo messi alla fine del corridoio, dalla parte opposta rispetto alle scale (accanto a quelle di emergenza, ma si accorgeranno di questo solo tra un paio di sere). Errore numero 2. L'indomani la sveglia sarà alle 6.30 perché s'ha da andare ad Assisi (anzi, a Rivotorto) ed essere là entro le nove. Per essere la prima sera, condotta nella norma. Niente scandali, niente retate.


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